Chiara Parodi *
(NPG 2015-01-44)
Non possiamo suonare da soli
C’è chi sostiene che la vita abbia una colonna sonora. Per anni mi sono specchiata nelle canzoni di questo o quel cantante perché in quelle parole mi ritrovavo pienamente, mostravano il mio stato d’animo: il sentirmi felice o triste, la voglia di crescere o di rimanere un’eterna ragazzina. Oggi, guardandomi, ripensando alle esperienze di ieri e sognando quelle di domani, mi accorgo che non basterebbe una top ten di canzoni per raccontarmi in tutte le sfumature. Tuttavia la musica, come l’arte, sono dentro l’uomo e credo che se cercassimo la nostra colonna sonora, troveremmo un pentagramma: in parte scritto e in parte tutto da completare con delle nuove armonie. Il bello di questo nostro pentagramma è che è fatto per essere suonato insieme ad altri. Non possiamo infatti suonare da soli, siamo strumenti che necessitano di un’orchestra: grande, magnifica, che aspetta sempre qualcuno pronto ad aggiungersi, pronto a stravolgere completamente l’andamento.
La famiglia, la comunità e il prete
Nella mia esperienza di vita ho ricevuto la Grazia di aver avuto una famiglia praticante e inserita nella comunità cristiana che mi ha insegnato ad amare Gesù, a vivere la fede, ad accogliere le persone che mi circondano. Un ruolo significativo nella mia semiografia musicale di ieri e di oggi, è stato svolto dai sacerdoti, strumenti particolari all’interno di una orchestra, strumenti con mani preziose che suonano una musica Nuova. Molti di loro hanno suonato con me, molti ne ho affiancato, alcuni mi hanno ferito lasciando degli adagi malinconici, altri hanno caratterizzato delle svolte radicali e, da un incontro per caso sono nati i pezzi più belli di una sonata gioiosa, di un pezzo Jazz dal sapore indecifrabile.
Il Jazz è la musica che più mi piace associare ai momenti di svolta, agli incontri casuali e, sicuramente il Jazz era presente quando Don Guido è entrato nella mia vita. Lui con schiettezza mi ha mostrato i punti di forza e le debolezze del mio fare servizio, di un fare troppo legato a programmare, decidere e organizzare.
Nel fare mi ero persa lo stare cuore a cuore con Gesù.
Per fare occorre essere
Don Guido mi ha aspettata, mi ha presa per mano, con pazienza e una travolgente luce negli occhi, mi ha accompagnata per una nuova composizione, per un cambio di ritmo che mi ha portata a guardare negli occhi il maestro d’orchestra. Io che volevo essere il primo violino, colei che tutto può e tutto sa, ho imparato che per fare occorre essere, che il primo violino non è chi suona da solo ma chi sa suonare con gli altri guardando a chi conduce e, se il maestro d’orchestra è Gesù, non c’è pausa o diesis che possono distogliere dal guardarlo.
Sei libero di suonare ciò che vuoi ma se ti affidi a Lui i tuoi spartiti saranno unici, sarai il primo violino della tua vita.
Don Guido mi ha accompagnata a guardare il maestro, mi ha indicato la strada dove cercare, la persona da cui viene la forza nei momenti bui e nei momenti in cui sarei voluta scappare, mi ha mostrato la via per la felicità, quella vera. Mi ha aiutata a cambiare lo sguardo sulle cose per vedere i miracoli perché, si, se crederemo vedremo miracoli. È arrivato quando non lo volevo, quando non lo aspettavo, probabilmente non si è nemmeno accorto di quanto è stato importante per me. Il suo amore per Gesù, Maria e la Chiesa mi hanno cambiata e conoscendolo ho scoperto che la mia vita può essere sempre puro Jazz: quando trovo il coraggio di affidarmi a quel maestro d’orchestra che, possiamo dirlo, ha una fantasia da Dio!
I sacerdoti educatori per eccellenza
È bellissimo vedere i sacerdoti con i bambini e i ragazzi, guardarli giocare e ascoltarli mentre raccontano di come si sono innamorati di Cristo, di quanta è stata semplice o travagliata la strada per una scelta di vita radicale. È straordinario pensare che delle mani umane, per mezzo della Grazia, possano trasformare un pezzo di pane nel corpo di Cristo.
I sacerdoti sono educatori per eccellenza, sono uomini innamorati che trasmettono la loro travolgente passione. Il loro ruolo non è quello di animatori, consulenti, dirigenti, amministratori… Questi ruoli non gli appartengono, essi sono il suono delle campane a festa che ci chiamano alla mensa della vita.
Se loro sono radicati in Dio, se loro amano Maria come una madre e la Chiesa come una sposa, lì avranno tutto ciò che serve nella loro missionarietà coi giovani. Io cercavo radicalità, qualcuno che non dicesse solo di crederci ma che in un Dio Trino e Unico ci credesse davvero.
Oggi in un tempo in cui l’opinione e il sentimentalismo dominano, ciò che i giovani cercano è qualcuno che non parla troppo, che non ti spiega le strategie per essere taggato su facebook ma qualcuno che ha capito chi è ed è felice perché anche nel dolore ci può essere la gioia.
Preti, uomini di Dio
Serve radicalità. Servono poche, sane cose indispensabili: la Messa, la Riconciliazione, la preghiera. Poche, sane cose indispensabili che cambiano la vita.
Se i sacerdoti sono radicati in Cristo i giovani li ameranno e si lasceranno condurre ad amare Cristo, solo allora la musica sarà nuova, travolgente, imprevedibile, perché con Dio, in Dio, tutto è possibile.
Io ho conosciuto sacerdoti radicati al Padre e amati dai giovani e so per certo che questa concomitanza non è casuale, con loro ho suonato una musica nuova e la mia vita è cambiata, non senza fatica ma ora so che il cuore di tutto è Gesù. Grazie uomini di Dio.
* 26 anni, lavora nel mondo della scuola; responsabile regionale PG della diocesi di Genova

