Conversazioni di giovani sul tema del Giubileo
Gioia Quattrini
(NPG 2015-05-06)
La chiamano la generazione Y. Quelli che usano internet, le email, gli sms, Facebook, MySpace e Twitter, ma non sanno parlare e sembrano non avere opinioni. Quelli che scrivono per formule, immersi nei loro telefonini, nessi consonantici, suoni gutturali, e che danno la sensazione di pensare nello stesso modo. Di contrarre i pensieri fino a ridurli come piccoli noduli dolorosi.
La generazione che ha migliaia di amici e un numero infinito di “mi piace” ma che si muove preferibilmente sola e si fonde nel gruppo solo nella confusione e nel delirio. La generazione che ha amici ma non li conosce e con i quali non ha mai fatto a pugni. La generazione che si innamora senza incontrarsi mai. Solo perché quando ci si conosce non ci si può vendere diversi. La generazione che sembra aver avuto molto più dei suoi genitori e invece continua ad avere fame di speranza, di opportunità, di abbracci e di futuro.
Quando da giovani si guardava lontano, noi vedevamo l’immagine sfocata di un mondo che presto si sarebbe rivelato. Come un amante che gioca a negarsi. I nostri figli invece non vedono nulla e l’amore lo cercano altrove.
“Mi sento sazio. Ecco come mi sento. Sazio”.
“In che senso?” domando a Riccardo, insinuandomi con falsa indifferenza nell’accesa conversazione che ha coinvolto in un attimo tutta la gioventù presente.
L’avevo lanciata là, senza troppe speranze, approfittando della Festa di Primavera nella sede della nostra strepitosa associazione giovanile di quartiere: “Ehi ragazzi avete sentito: il Papa ha annunciato per l’anno 2016 il Giubileo della Misericordia!”. L’avevo lanciata là, come a parlar di una cosa qualunque in un posto qualunque. Alla generazione Y.
“La solita roba di Chiesa”, dice Massimo con fare saputo.
“Beh la misericordia è una gran bella cosa”- replica Anna.
“Che vuol dire, però è sempre legata alla religione”.
“No, è legata alla bontà. Significa fare qualcosa di buono nei confronti di una persona che è in difficoltà. Cercare di capire e dare sostegno a qualcuno che ha sbagliato. Perderci del tempo, oggi che tutti vanno sempre di fretta e hanno mille cose da fare”.
“Appunto: una cosa di Chiesa!”.
“Ma perché, scusa, la bontà verso gli altri è in tutti gli uomini, mica solo in quelli che credono in Dio”.
“Vabbe’ però quelli che non credono in Dio, al Giubileo mica ci vanno”.
“E che ne sai? Far del bene unisce tutti. Chi il bene lo riceve e chi lo dà. Solo che aiutare qualcuno non ti dà il diritto di sentirti superiore agli altri. Non è che tu devi pensare: adesso aiuto questo scemo che ha sbagliato tutto e guarda in che guaio si è cacciato. Non funziona così. Vi ricordate quando abbiamo aiutato Marco: non lo abbiamo fatto per sentirci più bravi di lui ma perché pensavamo che sarebbe potuto succedere anche a noi. Sbagliare anche noi così per stupidità come era successo a lui. Penso che il segreto sia questo: riconoscersi nell’altro. Nelle sue debolezze riconoscere le nostre. E soprattutto riconoscere in lui tutte le potenzialità per essere diverso, per essere migliore”.
“Hai pensato che così facendo nessuno imparerà mai dai propri errori? Allora si può fare qualunque sciocchezza, tanto poi qualcuno che ti aiuta lo trovi sempre. Io penso che chi sbaglia deve accettare le conseguenze di quell’errore da solo. Soltanto la fatica di rimettere tutto a posto infatti gli insegnerà a pensarci bene la prossima volta prima di fare cose avventate”.
“Ma dai, Massimo: allora siamo tutti soli sulla terra. Ci incontriamo per strada e non ci filiamo proprio. Qualcuno sbaglia e noi non lo aiutiamo, così impara perché è brutto e cattivo. Allora tu non sbaglierai mai?”.
“No, magari sbaglio pure, ma saranno fatti miei!”.
Tutti ridono. Massimo è così: testardo e un po’ severo. In verità però non si nega mai.
“E poi mica succede di aiutare solo quelli che hanno sbagliato. Ci sono anche tante povere persone che non hanno alcuna colpa della situazione difficile nella quale si trovano: chi ha fame, chi è povero, chi è malato, chi è orfano. Il mondo è pieno di gente che soffre senza alcuna colpa. E noi non abbiamo organizzato feste di beneficenza per aiutare qualche caso che ci sembrava molto grave e non siamo andati insieme nelle case-famiglia con i nasi da clown a far divertire i bambini e negli ospedali per aiutare a mangiare i malati soli e nelle case di riposo ad organizzare karaoke per far cantare e ballare tutti gli anziani? Ma che ve lo siete dimenticato! Fate i duri ma poi siete pieni di attenzione per chi è nella necessità!”.
Una misericordia che fa scandalo
Dal gruppo si solleva un brusio di approvazione: si sono scoperti misericordiosi e a modo loro ne sono orgogliosi. Ed io vorrei abbracciarla Anna per aver detto questa cosa bellissima. Essere misericordiosi come fosse una rivoluzione. La rivoluzione della Misericordia. I combattenti della misericordia. L’amore che si fa strada senza che tu neanche te ne accorga. Che nasce nel cuore come azione prima del pensiero.
La misericordia che fa scandalo, che lacera il tessuto dei luoghi comuni e delle convenzioni per abbracciare il nemico.
La misericordia come pietra d’inciampo per tutti quelli che vogliono ridurre il mondo solo a se stessi. Per quelli che hanno un pensiero così debole da non poter abbracciare l’umanità intera, così miope da non vedere oltre i propri piedi.
Ne lancio un’altra: la misericordia anche verso chi ci ha colpito.
A rompere l’incantesimo ci pensa Laura: “Si, voglio proprio vedere se qualcuno ti fa del male come reagisci. A fare i buoni si fa presto, se non siamo coinvolti in prima persona. Ma se il danneggiato sei tu? Non mi parlate di perdono perché non ci credo. Io quando la gente dice che perdona qualcuno che gli ha fatto del male: io non ci credo. Non è possibile. Non ci credo che si può dimenticare. Che uno dica: certo mi hai ferito oppure hai ferito qualcuno che amo però io ti perdono. Ma che vuol dire? Sei un ipocrita. E’ impossibile”.
Laura, come la fai semplice. E mica la misericordia è così: un fulmine, immediato e improvviso, che folgora. Mica è un calcolo matematico. Un’equazione di vario grado che si risolve con un procedimento stabilito. La misericordia verso chi ci ha ferito è un percorso doloroso, che richiede impegno e forza. Soprattutto forza. Tu ne parli come fosse sintomo di debolezza, come se i misericordiosi fossero degli smidollati troppo codardi per vendicare il torto subito. Con il tempo capirai che è vero esattamente il contrario: la misericordia è l’amore al massimo della potenza, lo slancio che allontana lo sguardo dallo specchio e lo concentra sull’altro, quando l’altro è buono e quando è cattivo, quando l’altro ci ama e quando ci odia. E’ lo slancio che permetterà all’amore di avvolgere anche chi lo disprezza, lo rinnega, lo offende.
Perché il disprezzo, l’offesa, il dolore subìto solo così trovano un significato: nella creazione di un legame che prima non c’era, di un percorso che sembrava impossibile, di un’unità che sorge da uno strappo. Trasforma un bosco di rovi in un ambiente delizioso e aperto alla vita, alla luce, alla gioia.
Ricostruisce dove la terra rigetta i semi. Investe l’altro e ove questo anche facesse resistenza lo costringe a conoscere una realtà che non credeva, che non immaginava.
E’ molto molto difficile resistere all’amore. Si impadronisce di te e ti trasforma.
Te ne accorgerai quando il tuo cuore batterà nella gola e ti sembrerà di non avere abbastanza fiato. E’ indomabile l’amore.
Lo si vorrebbe indirizzare ma stravolge gli argini, ci strappa le redini dalle mani e va per la sua strada, una strada che potrebbe anche non piacerci.
Rende chiaro quello che a lungo ci sfugge: il progetto va oltre di noi, il senso della vita non può esaurirsi negli schemi della nostra mente, nelle angustie dei nostri capricci…
"Sazio. Ecco come mi sento. Mi sento sazio".
"In che senso?" domando a Riccardo.
"Quando torno a casa e ho la sensazione di aver fatto la differenza. Quando scelgo la strada meno semplice, mi metto alla prova e perdo ma è la sconfitta di un momento. Sono già nuovamente in piedi. Non è facile: a volte si danno schiaffi al buio, si rincorre il vento, ma quando si riesce a donare qualcosa di sé agli altri: allora ci si sente sazi".
"E la giustizia? La punizione per aver fatto del male? Allora li lasciamo tutti impuniti tanto li perdoniamo così loro possono redimersi e a noi resta il dolore, il danno". Ancora Laura.
"Tranquilla Laura, non è come immagini. La misericordia non si oppone alla giustizia, non la sostituisce come versione buonista e semplificatrice. Nessuno può essere sottratto alle proprie responsabilità. L’errore va sanato. Pagare è l’inizio del nuovo percorso. Tappa che fonda la conversione. Ma più importante di tutto è fare in modo che quanti hanno sbagliato diventino consapevoli. E’ un processo che inizia dalle viscere, scuote le radici e fa tremare. Si ricomincia da capo. Tutto da capo. Dentro e fuori. Le relazioni con gli altri e quelle con se stesso. Non è il lavoro di un minuto. Il bene non è una cosa che si digerisce facilmente se ti mancano gli enzimi giusti. Un po’ come il latte".
Insiste Laura: "E poi potrebbe anche essere che chi ha sbagliato non voglia il nostro perdono e non voglia neanche cambiare. Potrebbe anche essere che della nostra misericordia non se ne faccia nulla. Che il bene non lo conquisti. E allora? Tanto sforzo per nulla".
"Come per nulla?". Luca è stupito. Ha taciuto finora perché sostiene di non avere le idee chiare. Ma questa domanda gli è nata proprio dal cuore.
"L’amore non è mai per nulla".
Sorrido silenziosa. Forse non hanno mai sentito la frase di San Giovanni della Croce: “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”, ma davvero non corrono alcun pericolo. Le loro menti galoppano vivaci e appassionate cercando una strada che i loro cuori freschi hanno già trovato.

