Non hai il diritto di insegnarmi niente


    Matteo Selmo *

    (NPG 2015-01-39)

    “Prete! Non hai il diritto di insegnarmi niente” (Prete - Cristicchi). Questo brano, mai trasmesso alla radio, mi aveva incuriosito quando cercando un video su youtube era apparso tra le novità del noto cantautore. Ritmo accattivante, parole taglienti. Sentimenti contrastanti! Da poco ero prete e mi chiedevo cosa un giovane potesse pensare di questo pezzo. Non lo sentivo rivolto a me, ma era quasi offensivo verso i sacerdoti che mi avevano attratto quando ero adolescente e che poi, senza saperlo, mi avevano portato alla mia scelta di vita!

    Uomo dell’accoglienza

    Se penso alla prima figura di sacerdote che mi ha affascinato devo tornare bambino quando tra le elementari e medie iniziai a fare il chierichetto. Entravamo nello studio del don e l’accoglienza era sempre molto dolce: CocaCola e caramelle per tutti! Certo, forse non era l’alimentazione più sana di questo mondo, ma il fatto che ci facesse sentire a casa, ci accoglieva con il sorriso, questo per noi era tutto. Uomo dell’accoglienza: ecco, questo è la prima caratteristica che intravvedo in un sacerdote! Gli incontri che facevamo, le serate di gruppo, la Parola di Dio raccontata con entusiasmo e passione ci aveva conquistati. Riflettevo dentro me: “Se questa è la vita del prete, beh un pensierino lo faccio”.

    Il buon Pastore...

    Poi si sa che crescendo arrivano gli anni burrascosi ed entusiasmanti dell’adolescenza e di certo l’idea principe non era la vita in seminario. In questa età un altro sacerdote ha conquistato la mia attenzione, un prete che mi ha accolto com’ero, ha amato e perdonato tante cose di me e questo suo atteggiamento di buon pastore ha fatto sperimentare pienamente cosa significhi Chiesa! Nonostante le mie incostanze e cadute, non mi ha mai cacciato o lasciato da parte, anzi, insieme abbiamo fatto uno splendido cammino che mi ha portato ad essere il prete che sono! Quando ho deciso di dire di sì a Cristo, la preghiera che ho fatto a Lui è stata quella di essere prete come lo sono stati questi sacerdoti! Lasciare la famiglia, la ragazza, il lavoro e lo sport che più amavo e che magari poteva portarmi lontano, non è stato facile, ma in questi preti vedevo la pienezza e la felicità vera.

    ... che cura le ferite

    Oggi, sacerdote da 5 anni, rivivo ciò che loro avevano vissuto con me. Due anni fa mi sono trovato di fronte ad una situazione dove alcuni animatori adolescenti non si erano comportanti molto bene in una notte di festa e il giorno dopo partivamo per un campo! Sapevo tutto, ma con loro mi sono comportato come al solito. A metà settimana uno è venuto a parlarmi, certo che io fossi venuto a sapere tutto e mi ha chiesto: “Come fai a stare con noi nonostante le delusioni che ti diamo?”. Subito ho risposto senza pensarci molto: “Perché semplicemente vi voglio bene!”. In quel “Vi voglio bene” c’era la totale esperienza personale con il sacerdote che pazientemente aveva un tempo amato e curato le mie ferite, rialzato le mie cadute, accolto le mie povertà!

    … che si sporca le mani

    Questo è quello che desidero vivere da prete: un amore grande che ha lo sguardo di Gesù durante la lavanda dei piedi. Durante quel gesto non ha alzato gli occhi oltre il ginocchio per guardare in faccia di chi erano i piedi che aveva tra le mani, ma il suo volto era fisso tra quei calli e vesciche, in quell’acqua torbida della nostra umanità, e proprio in quell’acqua il discepolo ha scoperto riflesso il vero volto dell’amore! Più che mai oggi c’è bisogno di preti che siano appassionati di quei piedi e che non si vergognino di sporcarsi le mani.

    Remiamo tutti dalla stessa parte

    Oggi più che mai il sacerdote deve essere appassionato all’educazione e ai giovani che guardano con stima e curiosità ad una figura così in evoluzione. Un’immagine significativa la colgo dalle esperienze estive con gli adolescenti, in particolare l’esperienza del rafting. Sul gommone ho preso posto in tutte le posizioni: davanti, al centro e dietro; attorno gli adolescenti e giovani carichi ed entusiasti. Sul fondo, in piedi, l’istruttore! Ognuno su quel gommone porta la sua vita, la sua storia, i suoi entusiasmi ma anche le sue paure, le fragilità, la sua umanità. E anch’io porto la mia! Noi sacerdoti siamo prima di tutto uomini, battezzati, cristiani in cammino. Condividere con loro questo viaggio e tremendamente bello e forte! Un viaggio della vita come quello sul torrente: tranquillo in alcuni tratti e veloce e movimentato in altri. Ma la cosa bella è che tutti remiamo dalla stessa parte!

    Non davanti ma in fondo

    Papa Francesco ad Assisi nel 2013 parlando ai sacerdoti disse: “Camminate con il popolo: a volte davanti, per guidare la comunità; in mezzo, per incoraggiarla e sostenerla; dietro, per tenerla unita perché nessuno rimanga troppo indietro, e anche per un’altra ragione: perché il popolo ha “fiuto” nel trovare nuove vie per il cammino”. Quanto è bello come sacerdote poter vivere questo cammino, questa navigata! Saper star davanti, in mezzo e dietro! Ci vuole coraggio, lo so, perché il rischio è di voler sempre stare davanti, perché sembra che senza di noi nulla si può fare. Ma non ci accorgiamo che il posto d’onore è uno solo e non è davanti, ma in fondo al gommone dove sta l’Istruttore per eccellenza! Questo me l’ha fatto notare un giovane: “Don, noi abbiamo remato a ritmo di alcuni comandi che l’istruttore ci dava; noi non lo vedevamo perché dietro, ma lo sentivamo e ci siamo fidati! E poi, lui in mano aveva una pagaia, che ogni tanto usava per direzionarci, per correggere la rotta! Come Gesù!”.

    Appassionati di giovani, appassionati di Gesù

    Per essere appassionati dei giovani dobbiamo riscoprire la passione e l’amore di Gesù, l’unico vero figo! Prima che essere noi educatori, siamo chiamati ad essere educati, amati, plasmati da Cristo! Solo allora possiamo essere guide attraenti, punti di riferimento. E i giovani si accorgono quando non preghiamo, non ci prepariamo, non stiamo bene! Quando il nostro vivere è distaccato dal nostro predicare! I giovani sono stanchi di apparenze e tante cose di facciata, hanno davvero bisogno di compagni di viaggio che gli raccontino di Cristo! Che hanno il coraggio di stringere mani, dare abbracci e condividere l’umanità che ognuno ha! Jovanotti, e concludo, in una sua canzone scrive “La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare”: ecco, il sacerdote dovrebbe provare vertigine quando tiene tra le mani Cristo nel pane consacrato, senza paura però, anzi, con il desiderio di volare in alto e di portare con se giovani desiderosi di eternità. Buon volo!

    * 31 anni, Vicario Parrocchiale a Lonato del Garda. Collabora con il Centro Pastorale Diocesano "Adolescenti e Giovani" per l'area "Disagio giovanile"; insegna religione nel liceo.