Alessandro Ricci *
(NPG 2021-02-12)
L’età delle grandi migrazioni
La preadolescenza rappresenta una fase dello sviluppo umano, un’età compresa tra gli 11 e i 14 anni. È stata definita come un’età critica, difficile, complessa, delicata. La preadolescenza qualche volta assomiglia ad un ciclone o a qualcosa che mette in discussione tutto. Questi anni possono essere caratterizzati da incertezze, conflitti e difficoltà tanto per gli adulti (genitori, insegnanti, educatori) che cercano di comprendere i ragazzi, quanto per i ragazzi stessi, combattuti fra il volere e non volere essere compresi. La preadolescenza è un’età di progressivo assestamento che pone i presupposti per una stabile definizione di sé, e un’età di passaggio molto delicata perché il più delle volte tale passaggio è muto, senza parole, quasi inavvertito, che segna in modo globale e irreversibile lo sviluppo della personalità.
Di fatto, specie per chi si colloca in una prospettiva educativa, capire quanto la preadolescenza costituisca un segmento specifico della crescita di un individuo non è affatto un problema secondario. Infatti, è importante riconoscere la specificità di questa fase, per non continuare a vedere e trattare i ragazzi di questa età come bambini o per evitare di sospingerli, all’opposto, verso un’adolescenza anticipata. Questa età rappresenta poi una fase di passaggio assai significativa tra la fine dell’infanzia e l’avvio dell’adolescenza. Si tratta di un segmento di raccordo che, quanto più è vissuto bene tanto più tutto ciò può costituire un buon imprinting evolutivo per i successivi anni di crescita (Gambini, 2007, 90).
Quel tenero bambino e quella dolce bambina che si era convinti di conoscere bene mostrano aspetti nuovi, comportamenti inaspettati, atteggiamenti sconosciuti fino a quel momento. Tali trasformazioni portano con sé l’emergere di nuove potenzialità, di nuovi desideri che spingono al raggiungimento dell’autonomia e verso la costruzione dell’identità adulta. La preadolescenza rappresenta “l’età delle grandi migrazioni”: da un corpo infantile verso un corpo adulto, dalla famiglia come unico punto di riferimento all’ingresso nel gruppo dei pari, da un pensiero basato sulla logica operativa ad uno fondato su quella formale, da un forte senso di appartenenza scolastica ad un senso critico nei confronti della stessa, da una religiosità legata alla frequenza della chiesa all’avvio di una religiosità più soggettiva e personalizzata, r da una definizione di sé fondata sull’identificazione all’elaborazione di una propria identità personale e sociale (Gambini, 2007, 90).
Tabella 1

Un’età a più velocità
Il nucleo della personalità è ancora in divenire, frammentario, fragile. Il processo preadolescenziale è infatti un processo evolutivo lento e complesso, che si svolge durante uno specifico periodo dello sviluppo umano, periodo caratterizzato da profonde trasformazioni che hanno luogo sul piano fisiologico, intrapsichico, cognitivo e sociale. Tali trasformazioni portano con sé l’emergere di nuove potenzialità, di nuovi desideri che spingono al raggiungimento dell’autonomia e verso la costruzione dell’identità adulta. Ciò determina profondi cambiamenti nella mente del ragazzo, nel suo modo di vedere i genitori e di porsi in rapporto con loro. Il processo di formazione dell’identità si inizia a collocare, specialmente nella preadolescenza, in modo ben diverso dai processi di identificazione e introiezione infantili. Il soggetto è in grado di selezionare alcune fra le sue identificazioni infantili scartandone altre, ed è in accordo con i propri interessi, talenti e valori che egli giunge a formare la sua identità. La formazione dell’identità chiarisce l’orientamento allo sviluppo di tutti gli stadi precedenti del ciclo di vita e costituisce la base per gli sviluppi successivi della personalità (Ricci, 2011, 40).
Le abilità apprese negli stadi precedenti sono fondamentali per il preadolescente poiché lo aiutano a prendere iniziative, a capire di cosa ha bisogno, a scoprire come trattare in modo appropriato i bisogni degli altri e a valutare la realtà che lo circonda. Solo attraverso l’uso di queste abilità di base può continuare ad agire per soddisfare i propri bisogni e i desideri personali, tenendo in considerazione che anche gli altri hanno voleri e bisogni loro (Mastromarino, 2018, 283).
La percezione di sé è, così, segnata dalla velocità della trasformazione e della disarmonia del cambiamento. È un periodo caratterizzato da nuovi tipi di amicizia, da cambiamenti negli interessi e da una consapevolezza crescente, un’epoca in cui si passa da un posto all’interno della famiglia a un posto nel mondo esterno (Ricci, 2011,40).
Questo processo di transizione, nella straordinaria varietà di forme che assume, può travolgere qualsiasi aspetto; in esso, inoltre, è possibile riscontrare momenti di disorganizzazione, riorganizzazione e consolidamento della personalità e, anche se questi processi sono presenti lungo tutto l’arco della vita, è in questo periodo che diventano particolarmente evidenti (Mastromarino, 2018, 285).
Tabella 2

La risperimentazione è caratterizzata dal: cambiamento fisico – cambiamento del modo di pensare – cambiamento delle competenze. Il preadolescente in questa fase si risperimenta nelle conquiste evolutive fatte fino a quel momento; con il suo bagaglio di competenze e conoscenze si accinge a scalare la vetta della crescita; e verifica se ciò che ha appreso fino a quel momento gli sta bene o no.
L’ambivalenza è: connessa ai dubbi, alle perplessità e alle contraddizioni tipiche di questa età che il preadolescente manifesta continuamente con il suo comportamento; legata al fatto che il preadolescente si trova ad un bivio della sua vita; collegata al fare dei passi avanti verso la maturità ma anche al fermarsi e/o fare dei passi indietro verso la fanciullezza.
Il preadolescente cresce se si “separa” dalla famiglia. Solo così può avere con essa un rapporto di amore non istintivo ma scelto e rinnovato. Crescere significa passare dall’indistinzione (indifferenziazione) alla distinzione (differenziazione), dalla con-fusione alla com-unione.
Nella tempesta dei cambiamenti
L’idea è che la specificità della preadolescenza sia quella di essere così organizzata attorno ad alcuni compiti evolutivi, anzitutto quelli legati alla crescita fisica, all’identità corporea e alla definizione sessuale, ma soprattutto quella di essere una fase dello sviluppo in cui avvengono, in modo a volte improvviso, numerosi cambiamenti quando l’individuo non possiede ancora gli strumenti adeguati a livello psicologico per affrontarli ed elaborarli. Come scrive Palmonari (1993) la preadolescenza, più che rappresentare un’età “di transizione”, rappresenta un’età “in transizione”, contraddistinta dai suoi specifici processi. In realtà il percorso di transizione che va dall’infanzia all’adolescenza è una fase di cambiamento, sia a livello fisico sia a livello cognitivo, che per rapidità e profondità viene dopo solamente a quello della prima infanzia (Gambini, 2007, 91).
BOX 1
I preadolescenti ai tempi della pandemia
Gli scenari familiari che si incontrano adesso dopo la pandemia sembrano contenere tutti un significativo disagio accumulato durante il tempo lungo del lockdown e non ancora metabolizzato. Per certi versi è “normale” che sia così perché l’esperienza che ci ha attraversato non è pari a nessun’altra. Fatica e sofferenza che esprimono gli adulti con i segnali frequenti della tensione e dell’ansia diluita un po’ ovunque nei rapporti sono, allo stesso tempo, narrate in mille altri modi dai preadolescenti che evidenziano il disagio con comportamenti provocatori o, in maniera inquietante, con l’incremento di nuove forme di dipendenza.
Qualcuno a questi ragazzi ha già dato l’appellativo di “generazione coronials” quasi a dire che il surplus di atteggiamenti provocatori e violenti, o l’eccesso di imprudenza sono la risultante di un tempo in cui la vita sospesa delle relazioni sociali bloccate, ha messo i ceppi a corpi in trasformazione e colmi di energie. Li ha costretti a stare fermi, dentro le strette pareti domestiche, a contatto costante con quei legami familiari che a questa età vanno fisiologicamente trasformati.
Immaginiamoci cosa possa significare per un ragazzo o una ragazza sentirsi bloccati nelle interazioni sociali in un tempo in cui, ai massimi livelli, c’è il bisogno di muoversi, andare fuori, uscire con gli amici, prendere le distanze dalla famiglia. Vivere la preadolescenza vuol dire attraversare la fase della vita in cui è grande la fame di cose nuove da scoprire, la curiosità verso un mondo da leggere o inventare, e in tutti i modi da esplorare. Invece la pandemia ha azzerato ogni movimento e (quasi) arrestato il processo di trasformazione. Ora probabilmente presenta il conto che potrebbe essere più salato per i bambini e i preadolescenti. Essi, durante il periodo del lockdown, hanno intensificato i contatti e le connessioni virtuali col mondo. È accaduto a tutti, ovviamente anche ai grandi, di trovare nella rete compensazione all’isolamento sociale. Ma è altra cosa in età evolutiva, quando per crescere c’è bisogno di relazioni che non siano solo virtuali.
Invece i ragazzi di adesso, se non si danno agli eccessi reali quasi a voler recuperare quella lunga inattività fisica, se ne stanno chiusi nelle loro stanze, reduci da un periodo di iperconnessioni assolute che, a differenza solo di qualche anno fa - quando il ritiro dal mondo passava attraverso la console dei videogiochi fatti in solitudine -, ora li fanno giocare online con altri. Si incontrano e si cercano per divertirsi insieme e simulano in rete relazioni e rapporti che sono lontani dalla dimensione reale. I genitori, una volta preoccupati per le cattive compagnie che li preferivano abulici e apatici nella loro cameretta, adesso temono questo star chiusi dentro la loro stanza a riempire le ore con i diffusissimi “giochi sparatutto” per loro incomprensibili. Ed è un timore giustificato perché è in aumento il ritiro sociale. Però serve capire che la preadolescenza ora non è più solamente “l’epoca delle passioni tristi”, ma una fase cruciale della vita in cui c’è fame di emozioni forti che ti riempiono. I videogiochi che circolano che dispensano a piene mani sensazioni inebrianti, sono fatti a posta per soddisfare il bisogno di contatto con il mondo dei pari e per stimolare la competizione, l’agonismo. Tutto questo per fortificare, apparentemente, un Io fragile perché quando vinci e fai fuori tutti, ti senti unico, eroe. Super! In realtà questo genere di gratificazioni non ti soddisfano mai.
Ma da questo acuto bisogno di sensazioni intense a cui, in preadolescenza, mancano i freni dell’autocontrollo e dove, soprattutto, sono insufficienti gli adulti capaci di porre regole e confini, nascono gran parte delle nuove dipendenze. Da un’eccessiva esposizione questa realtà e da un’esperienza totalmente virtuale che non fa fare alcun allenamento reale alla vita e alle relazioni, nasce il rischio maggiore per la crescita. Essa, ancora di più oggi, richiede agli adulti e ai genitori attenzione e vigilanza.
Compiti di sviluppo del preadolescente
I processi di maturazione e integrazione del proprio sé sono fortemente condizionati dal contesto sociale in cui si sviluppano, ne registrano i cambiamenti, ne assumono le istanze e ne accolgono gli stimoli. Ogni età e fase di crescita sono espressione del proprio sviluppo individuale, è quindi importante definire quali sono le caratteristiche e i bisogni tipici di ogni età (Ricci, 2011, 11).
Lo sviluppo umano appare come un processo permanente e continuo che impegna tutte le dimensioni della persona. Lo sviluppo individuale è caratterizzato da un insieme eterogeneo di influenze ereditarie (o genetiche) e di influenze ambientali che interagiscono reciprocamente (Aceti, 2010, 15).
Vivere “per costituzione” è un divenire continuo, è cambiamento, superamento di uno stadio per entrare nel successivo, pur conservando il nucleo centrale della propria identità personale in una continua ridefinizione di sé. Vivere pienamente è un’arte che si acquisisce strada facendo, imparando ad affrontare positivamente ciò che si modifica durante la nostra esistenza (Ricci, 2011, 15).
Tabella 3

Sviluppo fisico e sessuale
Dal punto di vista fisico, la crescita avviene più velocemente che in qualunque altra fase della vita, fatta eccezione per quella nel grembo materno, e parallelamente i cambiamenti associati alla crescita mentale e affettiva sono più che mai incessanti e impegnativi.
Il motivo per cui i preadolescenti sono attratti dai mostri è perché essi stessi si sentono un po’ mostruosi a causa dei cambiamenti nel corpo che giungono spesso improvvisi e rapidi. La pubertà si presenta sempre più anticipata. Ciò comporta dei cambiamenti fisici rapidi e accentuati che sono destabilizzanti per il preadolescente.
La preadolescenza è la fase nella quale le trasformazioni corporee si compiono in gran parte. Il rapporto con il proprio corpo rappresenta il problema centrale e dà l’impronta all’insieme degli eventi anche psicologici che si compiono nel soggetto (Marocco Muttini, 2007, 4).
È durante la pubertà che il corpo muta enormemente, rapidamente. È soprattutto l’accelerazione della crescita del corpo, il cambio della sua forma, con lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari e la maturazione sessuale, che segna il passaggio a un corpo pienamente sessuato. La velocità di questi cambiamenti comporta un forte impatto emotivo e una fragilità nella percezione che i preadolescenti hanno di se stessi: ciò può essere all’origine di atteggiamenti di rifiuto e negazione del proprio “nuovo corpo”, di sentimenti di vergogna e paura di essere “fatti male”. È il periodo in cui gli abiti assumono maggiore importanza, perché permettono di camuffare il cambiamento e la perdita della familiare immagine di sé, favorendo l’identificazione con il gruppo dei coetanei.
In definitiva l’aspetto più significativo delle mutazioni che avvengono durante lo sviluppo puberale non sta tanto nella loro ampiezza, in quanto tutto ciò avviene anche in altre fasi del ciclo di vita. La vera specificità sta nel fatto che, grazie alle trasformazioni cognitive che accompagnano quelle fisiche, l’individuo può osservare se stesso in cambiamento, ha la capacità di rappresentarsi e di valutare quanto sta avvenendo in lui (Gambini, 2007, 92).
Il preadolescente, deve fare un enorme lavoro d’integrazione per quanto riguarda l’immagine che ha di se stesso.
La paura che accompagna questi cambiamenti riguarda la loro adeguatezza. Sempre a questa età, infatti, l’osservazione di sé stessi è abbinata ad un’accresciuta capacità osservativa nei riguardi dei pari. Spinto da un bisogno di autorassicurazione il preadolescente è pronto a confrontarsi quasi ossessivamente con i propri coetanei per valutare quanto il proprio sviluppo corrisponda a quello degli altri. A complicare le cose a questo proposito entra in gioco la grande variabilità con la quale la maturazione puberale si presenta da individuo a individuo. È il problema dei ritardi o viceversa degli anticipi rispetto ai propri coetanei che possono indurre sentimenti di inferiorità o anche di “anormalità”.
Oltre alla variabilità interindividuale, un altro aspetto che complica il vissuto psicologico del preadolescente, rispetto al proprio sviluppo, sta nel fatto che la crescita del corpo avviene in modo disarmonico. Le temporanee disarmonie morfologiche sono dovute al fatto che certe parti del corpo arrivano alla loro dimensione definitiva prima di altre. Per esempio nella crescita dell’altezza le gambe si allungano prima che si sviluppi il tronco. La paura principale che preoccupa i ragazzi e le ragazze in questo senso è che questi cambiamenti, sentiti come sgradevoli, restino stabili.
È facile comprendere come tutto ciò abbia delle conseguenze psicologiche non indifferenti. I mutamenti del corpo, che stanno alla base dell’identità personale, possono significare per il preadolescente la perdita di quel senso di sicurezza e di autostima che aveva costruito durante l’età infantile. Tutti questi elementi, di cui abbiamo parlato, comportano per i ragazzi e le ragazze il superamento di un compito di sviluppo ben preciso, quello di ristrutturare la propria identità corporea, di appropriarsi profondamente dei propri cambiamenti somatici per ricostruire una nuova immagine del proprio corpo (Gambini, 2007, 92-93).
Il preadolescente ha bisogno di essere visto, accettato e benvoluto in questa nuova veste, per poter a sua volta accettare una nuova immagine di sé, in continuità e in cambiamento con il recente passato da bambino (Ricci, 2011, 41). Chiaramente l’accettazione dei mutamenti del proprio aspetto fisico può essere favorita da un atteggiamento rassicurante e valorizzante da parte degli adulti i quali devono mostrarsi attenti e delicati verso questa forma di disagio. Diventa quindi fondamentale la vicinanza di adulti che sappiano osservare, riconoscere e restituire loro i cambiamenti che stanno vivendo come qualcosa di naturale e desiderabile che li proietti verso il mondo adulto.
BOX 2
Consigli utili per organizzare un incontro on-line con i preadolescenti
• Chiediamo ai ragazzi di prepararsi alla riunione come se dovessero uscire e andare fisicamente in parrocchia, oratorio, ecc. Questo predispone all’attenzione e alla attivazione cognitiva;
• Come educatori facciamo pause brevi ma frequenti durante l’incontro. Evitiamo di tirare tanto per le lunghe una riunione a distanza con monologhi e raccomandazioni;
• Non riproporre la riunione che avremmo fatto in presenza on-line;
• È fondamentale la componente para-verbale: cambiamenti nel tono della voce, nella velocità dell’eloquio, il ritmo, ecc.;
• Sollecitiamo domande, di qualsiasi tipo, purché concrete e che partano dalla vita dei ragazzi, possono essere l’occasione per mantenere l’attenzione e il coinvolgimento attivo;
• Mantenere un tono emotivo positivo e fiducioso, per trasmettere entusiasmo ai ragazzi, e aiutarli a confrontarsi ma con toni rispettosi e accoglienti delle opinioni di ciascuno;
• Rendere l’incontro on-line il più possibile interattivo. Dare piccoli stimoli e attivare le risposte dei ragazzi (vedere una breve scena di film; immagine; domanda): questo permetterà ai ragazzi di mantenere l’attenzione e sentirsi parte attiva dell’incontro on-line.
Sviluppo cognitivo
Tra i mutamenti che coinvolgono la preadolescenza vi sono anche quelli relativi all’acquisizione di modalità inedite di pensiero che, seppur non visibili ad un osservatore esterno, costituiscono ugualmente dei cambiamenti radicali alla stessa stregua di quelli fisici. Il pensiero del preadolescente comincia a svilupparsi sul piano dell’astrazione, la realtà viene analizzata e interpretata verso nuove modalità più complesse di quelle proprie dell’infanzia.
Da un punto di vista cognitivo, la prospettiva specifica più nota è quella offerta da Piaget (1956), che colloca proprio in questa fascia d’età la conquista dello stadio formale, o pensiero ipotetico-deduttivo. Questo cambiamento offre all’individuo la possibilità di rappresentarsi il mondo (famiglia, scuola, società, ecc.) non solo come è, ma anche come potrebbe essere, e questa nuova possibilità avvia anche la capacità critica del ragazzo. Una capacità che però, come vedremo più avanti, ha solitamente uno sviluppo più lento rispetto alle altre competenze. Il ragazzo diviene capace di valutare esperienze possibili, anche se non accadute e di dedurne le possibili conseguenze. Più frequentemente il preadolescente vive nel presente, nell’immediato, nel concreto. Ha bisogno di sperimentare fisicamente la realtà, per tradurla in vissuto personale. La conoscenza passa attraverso il corpo, che è mediatore di sviluppo (Marocco Muttini, 2007, 6).
Grazie a questa nuova capacità cognitiva il preadolescente ha anche la possibilità di riflettere sul proprio pensiero e su quello degli altri. Tutto ciò gli permette anche una maggiore introspezione e coscienza di sé. Il compito evolutivo della preadolescenza rispetto a questo tipo di sviluppo sarà allora quello di giungere ad una più profonda riflessione e conoscenza di sé e della realtà.
BOX 3
Preadolescenti digitali: qualche attenzione per i genitori
In preadolescenza le nuove tecnologie diventano un modo per creare e intrattenere relazioni con i coetanei, infatti, iniziano a investire le loro attenzioni su Social Network e cellulare, ovvero i mezzi che consentono loro di intrecciare relazioni e rapporti con il gruppo dei pari, principale oggetto d’attenzione e interesse in questo momento evolutivo. Allora l’essenziale per i genitori è saper gestire e regolare l’uso crescente delle nuove tecnologie nei figli. Ecco allora alcuni suggerimenti pratici per i genitori.
• Dare al figlio il primo cellulare contenente solo funzioni basilari
• Introdurre gradualmente i ragazzi alla scoperta dei social network nell’ottica di insegnare le regole della gestione della privacy, di come postare foto/video, di chi accettare come amico, ecc.
• Visionare e limitare l’utilizzo dei videogiochi
• Abituarli a spegnere il cellulare durante la notte
• Non posizionare dispositivi elettronici nella camera da letto
• Favorire la socializzazione off-line e le attività all’aria aperta
• Educarli al rispetto di quello che postano attraverso messaggi e foto verso se stessi e gli altri
• Non utilizzare le nuove tecnologie durante lo svolgimento dei compiti
Sviluppo psico-sociale
La preadolescenza è un’età caratterizzata da un movimento di “uscita dalla famiglia” e da uno di “entrata nel mondo sociale”, è una nuova età di scoperta; rappresenta una fase di nuova relazionalità amicale; è ancora un’età di multiforme dipendenza; si configura come transito “dalle identificazioni verso l’identità”; in essa la progettualità è in un timido avvio.
Durante la preadolescenza inizia a cambiare il rapporto con i genitori. Anche se durante questa età permane un atteggiamento di forte dipendenza e di idealizzazione nei confronti di queste figure, allo stesso tempo emerge anche l’esigenza di rendersi un po’ più indipendente (Gambini, 2007, 94).
È una fase in cui si assiste ad un lento e progressivo passaggio da un “orientamento verso i genitori” ad un “orientamento verso i pari”. Il preadolescente pur essendo ancora dipendente dalla famiglia cerca e inizia a guadagnarsi dei propri spazi di autonomia. Quanto all’apertura sociale i preadolescenti possiedono una grande sensibilità, sono particolarmente attenti e capaci di cogliere gli stati di bisogno attorno a sé, tra i coetanei e nell’ambiente sociale.
In questo periodo il gruppo dei pari acquista sempre più importanza. Ora il gruppo dei pari e/o l’amico del cuore, coetaneo dello stesso sesso ci interessa perché assolve ad una funzione primaria: quella di alter ego in cui specchiarsi. È come se volesse sapere se anche a qualche altro “umano” succede ciò che sta succedendo a lui. I coetanei appaiono come tanti gommoni di salvataggio che egli può imbarcare nella sua zattera e affrontare così, con un briciolo di coraggio in più, il mare aperto (Gillini – Zattoni, 2009, 199).
L’amicizia significa affermazione di sé, espressione d’autonomia ed esperienza dell’indipendenza nei confronti dell’autorità. I ragazzi si sostengono tra loro nella loro ricerca di un’identità e a fronte del loro avvenire.
Dai 10 ai 14 anni è più forte un’amicizia fondata sulle attività, più incentrata sul fare delle cose insieme che sulla relazione in sé. Gli amici sono quelli con cui si svolgono delle attività comuni.
A questa età i ragazzi e le ragazze sentono molto intensamente il bisogno di stare insieme. Se all’inizio, tra i 10 e gli 11 anni, la tendenza è quella di stare in mezzo a tanti amici, con il passare degli anni sia i maschi che le femmine tendono a selezionare sempre di più i propri amici e ciò, a livello psicologico, rappresenta uno strumento attraverso il quale il preadolescente può ridefinire la propria identità.
Nella strutturazione dell’Io in divenire, l’amico per la pelle, l’amica del cuore, rappresentano per il preadolescente un prolungamento della propria personalità, un essere nel quale in certo modo il preadolescente si rispecchia e si scopre con tutta la risonanza emotiva che l’accompagna. L’amicizia preadolescenziale è la ricerca di un “tu” per costruire un’immagine significativa di se stessi con qualità e caratteristiche personali socialmente apprezzabili; è un’esperienza transitoria nella quale viene investito un elevato potenziale di energie in direzione accrescitive per la personalità.
L’amicizia per il preadolescente è dunque quella condizione in cui può trovare aiuto per superare alcuni passaggi delicati e difficili che sta vivendo. È con l’amico che il preadolescente può confrontare le proprie convinzioni e, in un’atmosfera di parità, trovare non solo approvazione e conforto, ma eventualmente anche critica e rimprovero che solitamente risultano più accettabili. Il gruppo di amici è importante anche come luogo di sviluppo delle competenze sociali e relazionali come luogo di superamento di momenti di frustrazione e solitudine tipici di questa età (Ricci, 2011, 42).
I processi di sviluppo che abbiamo descritto sopra pongono il preadolescente in una crescente attenzione a sé e in una lenta ma progressiva consapevolezza di sé, che comunque non sono ancora tali da permettergli di definire la propria identità ma solamente di avviare un lento processo dall’essere come all’essere io. Nella strutturazione dell’Io in divenire, durante la preadolescenza, si rileva un concetto di sé ancora poco autonomo e in continua costruzione, veicolato dal “fare”, più che trascritto in definizioni astratte o puramente concettuali, costituito da un misto di valutazioni altrui e proprie, da ciò che il preadolescente vorrebbe essere, da ciò che desidera cambiare e ciò che vuol far permanere (Gambini, 2007, 98).
Tabella 4

* Psicologo e psicoterapeuta, professore presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma
Bibliografia
GAMBINI P. (2007), La sfida educativa dei preadolescenti, in «Pedagogia e Vita», 2, 89-110.
GILLINI G., ZATTONI M. (2009), Ben-essere in famiglia. Proposta di lavoro per l’autoformazione di coppie e di genitori, Queriniana, Brescia.
MAROCCO MUTTINI C. (2007), Preadolescenza. La vera crisi, Centro Scientifico Editore, Torino.
MASTROMARINO R. (2018), Genitori e figli: crescere insieme. Un itinerario per genitori tra le diverse fasi evolutive, Erickson, Trento.
RICCI A. (2011), Famiglia tra risorse ed emergenza. Un percorso educativo, Elledici, Torino.

