Prima parte
CONOSCENZE MINIME
(NPG 2022-07-14)
Iniziamo con una serie di definizioni giuridiche di “Minore Straniero Non Accompagnato”, in ordine di specificità e di concretezza:
• dell’ONU: “quei minori separati da entrambi i genitori e da altri parenti, sotto la tutela di nessun adulto al quale, per legge o consuetudine, spetta tale responsabilità”;
• diritto comunitario: “colui che giunga nel territorio dello Stato membro senza essere accompagnato da un adulto che ne sia responsabile in base alla normativa o alla prassi dello stato membro interessato, e fino a quando non sia effettivamente affidato a un tale adulto; il termine include il minore che venga abbandonato dopo essere entrato nel territorio degli Stati membri” (Parlamento europeo e del Consiglio, 2011, n95, art2 comma 1);
• legge Zampa: “per ‘minore straniero non accompagnato’ presente nel territorio dello Stato si intende il minorenne non avente cittadinanza italiana o dell'Unione europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell'ordinamento italiano”.
Rispetto alle diverse definizioni riportate, annotiamo alcune diversità e specificità. Dalla prima definizione evidenziamo la frase “separato da entrambi i genitori”, mentre nella seconda “il minore che venga abbandonato".
Da tali sottolineature emerge come sia ragionevole pensare, quando parliamo di MSNA nelle nostre comunità, ad un minore fisicamente solo, ma soprattutto, ad un adolescente, con le sue naturali crisi di crescita, che sta costruendo il suo futuro lontano dalla propria famiglia, dalla propria patria e dalla propria cultura. Ci troviamo dunque davanti ad una persona che chiede di essere presa in carico non solo perché minore, bisognosa di tutela, ma anche perché adolescente e immigrata.
Da educatori, l’espressione “essere privi di assistenza”, contenuta nella legge Zampa, attira la nostra attenzione. Leggendo l’intero testo della legge possiamo utilmente cogliere una buona lista di diritti che tutelano il ragazzo. Purtroppo, però, il testo è anche povero di indicazioni circa le prassi educative che garantirebbero la maturazione umana del minore, lasciando la qualità di questo processo a discrezione degli enti gestori del servizio.
Una complessità che merita, prima di addentrarci in ulteriori riflessioni, il chiarimento di alcune definizioni, utili per capire a fondo gli approfondimenti che descriveremo successivamente.
L’accoglienza
Le comunità accoglienti
Le comunità educative-assistenziali (di entrambe le sedi) sono opere salesiane destinate all’accoglienza dei Minori Stranieri Non Accompagnati di età compresa tra i 13 e i 18 anni.
La comunità offre un servizio educativo, formativo e professionalizzante volto a ridurre i rischi e i danni legati alla dispersione dei ragazzi, permettendo una maturazione umana più ampia possibile e un’integrazione nel territorio.
Il numero massimo di minori accolti presso il San Luigi di Gorizia è di 88, mentre presso la comunità del Bearzi di Udine è di 25. Ad ogni ragazzo accolto è assicurato un rapporto personalizzato, per poter tradurre operativamente quei passi di crescita utili per il suo progetto di vita.
Esse operano nella regione del Friuli Venezia Giulia, una regione di confine, crocevia di diverse rotte migratorie. Può rappresentare sia la meta finale che una tappa di un viaggio che ha come meta finale altri stati Europei (Spagna, Francia, Germania, Svezia, Portogallo). La “rotta balcanica” è quella principale, percorsa da pakistani, bengalesi, afghani, siriani, e altre minoranze in fuga da situazioni sfavorevoli sia per conflitti che per motivi economici. Inoltre si registra una presenza massiccia anche di minori provenienti dalle più vicine Albania e Kosovo. La “rotta mediterranea”, anche se in maniera meno consistente, passa anche attraverso la regione per chi è diretto verso Germania o gli stati dell’Europa del nord. Quindi incontriamo anche minori provenienti da varie parti dell’Africa.
Dal punto di vista politico-istituzionale (e dunque con decisive conseguenze socio-economiche), è una regione caratterizzata da dinamiche sociali e di mercato complesse e, quindi, essendo a statuto speciale può definire in maniera autonoma alcuni aspetti dell’accoglienza.
volontari
Il sistema d’accoglienza
L’accoglienza di MSNA da quest’anno prende una duplice forma, attraverso due strutture autonome. La prima è la pronta accoglienza, ovvero un servizio attivo 24 su 24, e dal 2020, causa emergenza covid, garantisce di un periodo di quarantena di 5/14 giorni prima dell’accoglienza ordinaria.
La seconda è l’accoglienza ordinaria, che nella mission salesiana rappresenta la vera e propria comunità educativa. La comunità educativa intende sostenere l'appartenenza sociale dei giovani migranti che raggiungono il territorio italiano e che necessitano di un accompagnamento educativo che si basa su uno sviluppo integrale della persona (composto sia di competenze professionali sia di maturazione umana).
La comunità è in stretta collaborazione con le Forze dell’Ordine, le quali sono gli attori principali del rintraccio di un minore sul territorio. Successivamente contatteranno una comunità convenzionata con il Servizio Sociale locale; avvenuto il collocamento in luogo sicuro, avviene la cosiddetta presa in carico del MSNA da parte dei Servizi Sociali dell’ente locale competente sul territorio e vengono avviate le procedure previste dall’ordinamento giuridico italiano: l’apertura della tutela, l’affidamento, l’attivazione di un percorso d’integrazione e la richiesta del permesso di soggiorno.
Durante il rintraccio le Forze dell’Ordine provvedono ad un primo screening sanitario (comprendente anche tampone covid19) e al fotosegnalamento per verificare la sua minore età. Il fotosegnalamento è una procedura che permette di verificare se il minore è già stato rintracciato altrove in Europa e l’anagrafica che aveva precedentemente dichiarato, tramite l’inserimento delle impronte digitali nel database europeo “EURODAC”.
Il Servizio Sociale locale è l’organo affidatario, mentre la comunità sarà l’ambiente concreto e quotidiano dove stilare e svolgere il progetto educativo del minore.
Dichiarata la minore età, si deve poi far riferimento alla procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, il quale su istanza del responsabile della struttura, deve avviare il procedimento di apertura della tutela al fine di offrire al minore “l’accompagnamento” del quale è privo.
Il progetto educativo del ragazzo verrà costruito fino al giorno del suo 18° compleanno, giorno nel quale ci saranno le dimissioni. Nei casi in cui il percorso in comunità debba essere velocemente sospeso (ad esempio: per agiti importanti da parte del minore che hanno messo a rischio la sua tutela e quella degli altri ragazzi), la comunità farà emergere tale situazione come grave per la comunità ai Servizi Sociali affidatari per poter procedere ad una riprogettazione del percorso per il ragazzo.
Nei casi in cui il ragazzo stia svolgendo un percorso meritevole e valido per la sua maturazione, la comunità, in accordo con i Servizi Sociali, può richiedere al Tribunale per i Minorenni la possibilità di attivare il prosieguo amministrativo, che permetterà al ragazzo di poter rimanere in comunità fino ai 21 anni e concludere il buon percorso intrapreso.
Dalla Legge 7 aprile 2017 dove l’art 11 (...) emerge l’istituzione di una nuova figura a tutela dei minori stranieri, ovvero il tutore volontario. A tal proposito, qualora fosse stato nominato un tutore volontario, la comunità avrà il compito di interfacciarsi anche con esso per ogni scelta e/o decisione in merito al percorso di vita del ragazzo del quale ne ha la tutela.
Rotte
Le rotte e le difficoltà annesse sono molto variabili a seconda della nazionalità del ragazzo, del budget a disposizione e del momento storico in cui si decide di partire.
Nello specifico i ragazzi di origine asiatica (bengalesi, pakistani e afghani), nella quasi totalità dei casi si muovono via terra utilizzando mezzi messi a disposizione dai “passeur” (persone autoctone o che hanno già affrontato il viaggio che, in cambio di denaro, facilitano l’attraversamento dei confini) oppure a piedi. Percorrono dai 6 agli 8 mila km (passando per India, Pakistan, Iran, Turchia, Grecia per poi proseguire per la rotta balcanica) in un tempo variabile a seconda della propria disponibilità economica. Se un ragazzo ha una scarsa disponibilità economica è probabile che si fermerà nei vari stati che attraversa per poter guadagnare la cifra chiesta dal passeur. La maggior parte dei migranti entrano in territorio italiano dai confini friulani. Negli anni la rotta è diventata sempre più sicura ed economica. Si è passati da una media di un anno di viaggio e 16/18mila euro nel 2016 a una media di 6/8 mila euro e 3 mesi (tolti i mesi di lavoro negli stati attraversati). Rimangono comunque molti i pericoli durante la traversata. Noti sono gli episodi di violenza che capitano attraversando il confine tra Bosnia e Croazia, il cosiddetto “game”. I ragazzi raccontano di aver dovuto fare tanti tentativi, di essere stati intercettati dalla polizia croata e malmenati, derubati dei vestiti e degli oggetti personali, colorati i capelli per poterli riconoscere meglio. O di aver attraversato i confini camminando per giorni nei boschi senza cibo né acqua. O ancora le condizioni in cui si trovano a lavorare in alcuni luoghi che sono al limite dello sfruttamento. Fino anche ad arrivare ad esperienze di sfruttamento sessuale, anche maschile.
I ragazzi di origine africana (tunisini, eritrei, maliani, egiziani, marocchini) raggiungono l’Italia via acqua in condizioni precarie. Il Friuli per la sua posizione geografica non è solito essere raggiunto direttamente da ragazzi di queste etnie, i quali, se lo raggiungono, è a seguito di tratti in treno percorsi lungo l’Italia.
Il loro percorso, prima di sbarcare lungo le coste del sud Italia è lungo e rischioso. La spesa del viaggio, per i più poveri, è frutto dell’aiuto dell’intero villaggio che spera almeno per quel giovane un futuro migliore. Attraversando la Libia alcuni diventano fonte di riscatto e perciò di nuove quantità di soldi da dare per poter sopravvivere e proseguire il viaggio.
La rotta dei ragazzi di origine balcanica (albanesi, kosovari) è rimasta pressoché invariata dagli anni ‘90 ad oggi. Può essere via mare attraverso traghetti mercantili o passeggeri oppure via terra utilizzando mezzi pubblici (bus, treni, aerei…), o privati (accompagnati da parenti su suolo italiano), mentre alcuni raggiungono l’Italia a piedi o in autostop.
Obiettivi
I vari attori di questa esperienza hanno obiettivi propri che spesso convivono senza essere concordi; è fondamentale fare un continuo lavoro di chiarificazione e consapevolezza.
I ragazzi partono per poter sostenere economicamente la famiglia d’origine e cercare un futuro migliore anche per loro stessi. L’obiettivo quindi della loro permanenza in comunità è quello di regolarizzare i documenti per poter poi trovare un lavoro e rispondere al mandato della famiglia.
Altri invece scappano da situazioni di conflitto nel loro paese di origine: in questi casi gli obiettivi sono quelli di regolarizzare i documenti e di trovare un luogo sicuro dove potersi stabilizzare e avviare una vita più sicura.
La decisione di partire per cercare un futuro migliore può essere che sia stata fatta in autonomia dal ragazzo, ma può anche essere della famiglia sia come mandato prettamente economico sia come modalità per allontanare un figlio che crea problemi e non si riesce più a gestire, sia come forma di protezione da situazioni di pericolo.
Per quanto riguarda la comunità educativa, emergono obiettivi che hanno uno sguardo più ampio sulla persona. Garantendo il soddisfacimento dei bisogni primari (mangiare, dormire, vestirsi, apprendimento della lingua) e la regolarizzazione della posizione burocratica, ci si può focalizzare sullo sviluppo e la crescita umana nella sua interezza.
All’interno della crescita integrale della persona, come ulteriore obiettivo, c’è anche la maturazione di competenze professionali.
Tale obiettivo è in linea con l’obiettivo del ragazzo stesso, che vuole trovare lavoro, ma traduce questa prospettiva in una progressione educativa che diventa formativa per lo stesso ragazzo (piuttosto che ideale “vado in Italia e trovo subito lavoro”).
L’attenzione ai giovani come esigenza e peculiarità del nostro carisma salesiano ci invita a strutturare tempi e spazi di relazione dove il minore può trovare un posto sicuro in cui conoscersi, esprimersi e sperimentarsi. Tutto ciò è possibile grazie alla costruzione di relazioni sane con adulti capaci di accompagnarlo e sostenerlo nel difficile percorso di traduzione culturale nel nuovo stato.

