Commenti a zig zag (sul Convegno "La fede nell'imprevedibile")


    Dal servizio SIR

    (NPG 2022-06-65)


    Don ENRICO
    Coloro che sono intervenuti hanno dato un aiuto a ciascuno di noi, come educatori, come accompagnatori dei più giovani, a non spaventarsi dell'imprevedibile, ma far tesoro proprio di quella fede che diventa un aiuto in questi momenti.

    MARTINA
    Mi è piaciuto molto l’aver posto come centrale questo tema, l’ascoltarsi reciprocamente. Io lo sento molto importante, perché avverto il distacco tra adulti e adolescenti, e sono felice di vedere che c’è una ricerca di incontro anche da parte degli adulti.

    Don FALABRETTI
    Abbiamo preso “l'imprevedibile” come una sorta di pretesto, ma anche come la sfida che questo tempo ci ha offerto. Quando una persona vive un'esperienza difficile, spesso si dice che viene fuori per quello che essa è, quindi l'imprevedibile fa emergere tutti i lati positivi e tutti i lati negativi delle situazioni. In questo senso la chiesa qui può fare una grande cammino perché possiamo fare i conti con i nostri limiti e le nostre fragilità, ma possiamo anche recuperare molto di quanto ci può aiutare ad andare avanti bene, a essere sale e lievito nel mondo

    Suor MARIANNA
    C'è una fraternità più bella, come se venissimo tutti da uno stesso posto e quindi ci si rapporta in modo più cordiale, più immediato. Vedere che c'è questo desiderio di ripresa e di ritrovarsi tutti insieme, e voler sentire pareri diversi, portare le proprie esperienze per capire come poter ripartire tutti alla grande dopo questo periodo un po’ difficile è davvero una cosa bella.

    Don ALFREDO
    Mi porto a casa intanto un senso di speranza, perché è stato bello rivedersi, conoscere tanti altri che condividono questa missione; e poi porto a casa anche uno spirito di comunione rispetto alla missione verso agli adolescenti, questa grande sfida che sentiamo tutti insieme.

    Suor NORA
    Porto con me la voglia di accompagnare i ragazzi nella dinamicità della vita, per poter sostenerli e supportarli e non sopportali come a volte possiamo rischiare di fare.

    Don FRANCO
    Ho colto le disperate richieste di aiuto da parte dei ragazzi “scapestrati”, dove essi chiedono aiuto proprio nelle cose scalmanate che fanno. E noi dobbiamo avere pazienza nel poter accogliere questi loro atteggiamenti di esuberanza e sperare che possano essere sempre accolti e compresi, come hanno fatto Don Bosco e altri santi educatori.

    Mons. GALLESE
    Si tratta di formare l'uomo in una dimensione soprannaturale che è molto più faticoso. Noi prima cercavamo di “formare” l’uomo, far diventare i giovani “buoni cittadini”, però spesso ci accorgevamo che questi buoni cittadini non erano poi così cristiani… E quello che si apre adesso allora è un momento certamente difficile ma anche entusiasmante, perché si apre una possibilità molto differenti e forse molto più valide.

    Don CARMINE
    Proprio in questo tempo che il papa ci ha invitato a parlare sul sinodo, è bello ascoltare anche la voce degli altri, delle altre diocesi, per poter camminare insieme.

    Don PASQUALE
    Ecco la bellezza della chiesa, di una chiesa capace di mettersi in discussione, di mettersi in ascolto soprattutto di quanti pur non chiedendolo esplicitamente, si portano dentro una domanda di senso, come sono i nostri giovani.

    GAIA
    Ecco, la bellezza dell'imprevedibile: sai di non arrivare mai e sai di poterti aspettare tutto dal Signore; ti rimetti sempre alla prova nella tua vita da educatore, da cristiano.

    Don DOMENICO
    La sfida educativa che oggi stiamo vivendo - anche come chiesa - sempre continua ed è veramente soltanto entrando nella logica di fede che si può affrontare questa sfida.

    Suor LIRIE
    Si aprono tante possibilità sicuramente davanti a me e a noi, e vedo che è possibile. Insomma, l'educazione è possibile ed è bella, quindi me ne torno speranzosa.

    Suor SHAINA
    Ecco la domanda, e l’invito che mi porto dietro: come riavviare questa speranza per i giovani.

    Don FALABRETTI
    Io vorrei augurare ai giovani di non lasciarsi scoraggiare. Questo è un tempo dove ho sentito molte storie davvero difficili, dove gli adulti per l'ennesima volta con egoismo si sono preoccupati di se stessi e non hanno rivolto lo sguardo ai propri figli. Però penso anche che la lotta per qualcosa di buono, la lotta per la propria vita sia sempre una sfida, e quindi vorrei augurare davvero i giovani questo: di non lasciarsi abbattere, di non pensare che in due giorni la vita possa andare bene o male, che continua il tempo in cui la devono costruire di continuare a sognare che è parte davvero della loro esistenza e caratteristica della loro età.

    XVII Convegno nazionale di Pastorale giovanile: parole e volti dei partecipanti (SIR)
    https://www.youtube.com/watch?v=UySU8Ws_RVU&t=184s


    Il brusco imprevedibile
    Commento a caldo di don Luca Gigliotti, direttore dell’Ufficio di PG - Lamezia

    Imprevedibile è una parola a cui il tempo che abitiamo ci ha educati – forse anche bruscamente – specie negli ultimi anni segnati dalla pandemia e ora dal grande conflitto che si sta consumando nella nostra Europa assieme a molti altri sparsi nel mondo.
    Ciò che è imprevedibile spesso ci spaventa proprio perché sfugge al nostro controllo, va oltre ciò che avevamo pianificato, sfugge ai nostri calcoli. In questi mesi più volte abbiamo fatto i conti con il fatto che ciò che avevamo programmato, pensato, sognato è sfumato all’improvviso.
    Abbiamo scoperto che anche le cose più semplici, quelle che davamo quasi per scontato, avevano un peso specifico nella nostra vita nel momento in cui “l’imprevedibile” ha fatto irruzione in maniera così evidente.
    È stato proprio l’imprevedibile a fare da filo rosso nei lavori del XVII Convegno Nazionale di PG a cui ha partecipato anche una rappresentanza della nostra diocesi.
    Dopo due anni di stop a causa della pandemia ci siamo ritrovati in circa quattrocento persone ad ascoltare, condividere, lasciarci provocare attorno ad un tema attuale e provocatorio: “la fede nell’imprevedibile”.
    Sono state diverse le voci che ci hanno accompagnato durante le giornate di lavoro tra cui sicuramente hanno spiccato Violette Khoury, che ci ha riportato la sua esperienza di vita a Nazareth dove l’imprevedibile è diventato il modo di scandire il tempo; Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta che ha lanciato delle importanti provocazioni su un’età assai affascinante e delicata come quella dell’adolescenza; Franco Nembrini, apprezzato insegnante e autore che in maniera molto viva ci ha fatto gustare uno spaccato della sua esperienza da educatore.
    A fare da cornice al convegno alcuni luoghi significativi per bellezza e per la storia che custodiscono come Venezia – dove abbiamo pregato guidati dal patriarca Francesco Moraglia sotto i bellissimi mosaici di San Marco –, Aquileia e Grado custodi di una storia importante che ancora vive nell’architettura di questi luoghi e infine Gorizia dove abbiamo pregato per la pace sostando al confine con la Slovenia, un tempo luogo di scontri e conflitti, oggi punto di incontro tra Nazioni.
    Le giornate sono state molto ricche ed è certamente difficile riassumerne il contenuto. Di certo possiamo sottolinearne l’importanza che hanno avuto in termini di incontro e confronto. È stato bello poter incontrare tante persone appassionate e desiderose di continuare a camminare accanto ai giovani e agli adolescenti del nostro Paese.
    Se il tempo che abitiamo è il tempo dell’imprevedibile, imprevedibile sarà anche la bellezza che potrà nascere dal nostro stare insieme. In fondo, imprevedibile è anche la vita dello Spirito che “soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va” (Gv 3,8).