(NPG 2022-08-50)
La mia partecipazione alla GMG di Cracovia
Giorgia Cozzi *
“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 15-20) Alla mia prima Giornata Mondiale della Gioventù, nel 2016 a Cracovia, non ci sarei nemmeno andata se un caro amico non mi ci avesse, in un certo senso, portato di peso. A diciotto anni vivevo una fase di rabbiosa repulsione verso la Chiesa, aggravata da una fede molto pigra. Obbligata a parteciparvi, mi ero rassegnata all’idea che avrei stretto i denti per 15 giorni. Sono partita all’avventura con scarso entusiasmo: nemmeno la prospettiva di fare un viaggio migliorava il mio umore. Polonia, Cina o Turchia non avrebbe fatto alcuna differenza.
Mia sorella aveva partecipato alla GMG di Madrid nel 2011, era tornata a casa raccontando di una gioia nuova nel cuore vissuta sulla pelle durante la “spianata”; si preparava ora a partire come volontaria in Casa Italia, a servizio dei giovani pellegrini della Giornata. Irradiava la sua energica felicità sotto i miei occhi cinici.
C’è stato bisogno di tempo per me. La mia GMG l’ho ricevuta nei mesi, negli anni successivi, ho dovuto assorbirla come una medicina... ma mi ha scavato dentro: i colori e le voci di milioni di giovani del mondo, il calore della condivisione, l’accoglienza, la natura tutta intorno. Gesù Cristo era dappertutto, nelle parole di Alessandro, nella simpatia di Luciano, nella vicinanza di don Gino, anche nella pioggia battente che ci ha letteralmente inondato il giorno dopo la veglia con Papa Francesco. Abbiamo cantato “Misericordia!” e, col tempo, ho capito che cos’è questa immensa gioia di cui avevo sentito parlare.
Che tu sia credente, titubante o solo curioso, la GMG può essere uno scalino, un momento di crescita, un’esperienza; è senza alcun dubbio cultura, è arte, è storia.
La GMG è immensa ed è, forse più di ogni cosa, fraternità. Mi sento di invitare, oggi, i giovani alla loro Giornata Mondiale ricordandogli di non temere di non viverla a pieno, o di non sentire come sentono gli altri, di non provare le stesse emozioni: come ogni cosa importante, ho imparato, scorre silenziosa dentro noi e ci trasforma.
Fate la GMG e fidatevi!
* 24 anni, studentessa. Diploma Accademico di I livello in Pianoforte in conservatorio; iscritta al Biennio di pianoforte al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia e al corso di Laurea Magistrale in Scienze dello spettacolo presso l’università degli studi di Padova.
Il primo passo di un cammino
Giacomo Palombi *
Pesaro, gennaio 2016.
Come ogni sabato, sono in parrocchia per l’incontro con i ragazzi del dopocresima.
“Vi fermate qualche minuto a fine incontro? Ho qualcosa da dirvi”. È il nostro don.
La curiosità deve attendere, ora ci sono i ragazzi.
“Eccovi… che ne dite di andare insieme alla GMG a Cracovia a luglio?”.
È così che è iniziata questa avventura: un invito, una chiamata.
Reduce dall’esperienza della GMG del 2011 a Madrid nutrivo qualche dubbio: con noi erano venuti tanti ragazzi e molti l’avevano considerata una vacanza con gli amici, nulla di più.
Oltretutto, nel mio gruppo stavo bene, nel mio modo di vivere la fede ero sereno, perché andare a cercare altro? Perché muovermi per un’esperienza che mi avrebbe portato fuori dal mio seminato? In fondo però avevo compreso una cosa: un’esperienza come la GMG puoi viverla in tanti modi, può addirittura cambiarti la vita. Basta volerlo… e lasciar fare a Dio! Così ho risposto “sì” a quell’invito.
A volte, la scelta tra rimanere sul divano oppure uscire non è poi così difficile.
“Scegliendo la prima non si sbaglia mai”, mi sono detto più volte. Ma quando ho scelto di mettermi in cammino, di uscire dalla mia “comfort zone”, ho scoperto la bellezza di un cammino condiviso, la bellezza di andare verso l’altro, la bellezza di conoscere il diverso.
È stato Papa Francesco a ricordarmi questa bellezza, durante la veglia della GMG il 30 luglio al Campus Misericordiae: “Amici, Gesù è il Signore del rischio, è il Signore del sempre “oltre”. Gesù non è il Signore del comfort, della sicurezza e della comodità. Per seguire Gesù bisogna avere una dose di coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti.” Il viaggio verso la GMG è affascinante: tante ore di pullman, un po’ di scomodità ma tanta condivisione. Ed è un’opportunità imperdibile perché ti prepara all’incontro: con l’altro, con il Papa, con Dio. E senza preparazione difficilmente farai esperienza di Dio, perché (spoiler!) potresti anche non incontrare Dio! Se il cuore e lo spirito non si mettono in ascolto in modalità “accoglienza”, Dio passerà, busserà alla tua porta, ma tu non sentirai.
Oggi non sono qui a dirvi com’è andata la mia esperienza, mi piacerebbe che un giorno mi raccontaste voi come avete vissuto la vostra di GMG. La mia è stata unica. Così come, ne sono certo, lo sarà la vostra.
Pesaro, 2022.
La vita scorre. E corre. Grazie a Dio, quel giorno, quel divano l’ho abbandonato! Ora sono sposato con Chiara e felice per aver risposto alla chiamata della mia vocazione e alle tante chiamate di Dio nella mia vita.
A distanza di anni, rileggo sovrappensiero le parole del Papa durante la via Crucis di quel 29 Luglio a Cracovia.
“Dov’è Dio, quando persone innocenti muoiono a causa della violenza, del terrorismo, delle guerre? Dov’è Dio quando malattie spietate rompono legami di vita e di affetto? Esistono quelle domande per cui non esistono risposte umane. Possiamo solo guardare a Gesù e domandare a Lui”.
Quanto sono attuali, oggi, queste parole, dopo aver vissuto due anni di pandemia e visto l’inizio di una guerra che sembra non avere un fine né una fine? Ancora oggi quella GMG parla alla mia vita.
Rispondete quando il Signore vi chiama, non sarà semplice, ma se direte il vostro “sì” sarà il primo passo di quel cammino che il Papa ci ha invitato ad intraprendere e che vi donerà meraviglie ogni giorno.
* 32 anni. Lavora nell’ambito digitale con la realizzazione di siti web, creazione di video di divulgazione culturale in grafi ca animata e come tecnico di dirette streaming.
Granelli di una “polvere” avvolgente
Vito Panniello *
"Qualunque cosa si muovesse sollevava in aria la polvere, i passi degli uomini la facevano alzare fin sopra la cintola. A poco a poco il cielo si scurì di polvere, e il vento si abbassò fino a sfiorare il suolo, liberando la polvere e trascinandola via" (JOHN STEINBECK, Furore, Bompiani, Milano, 2013),
John Steinbeck nel primo capitolo del suo romanzo “Furore” per ben ventisette volte utilizza una parola: polvere, ripetuta talmente tanto da renderla tangibile, permettendo al lettore quasi di poterla toccare, di respirarla nell’aria. Vorrei essere capace di trasmettere le stesse sensazioni nel descrivere la prima immagine che si affaccia al mio pensiero nel ricordare quei giorni di agosto 2011 a Madrid, un ricordo dell’ultimo evento di quella Giornata Mondiale della Gioventù di ben dodici anni fa incastonato nella mia memoria.
Polvere. Eravamo in cammino, insieme con il gruppo diocesano, verso il luogo stabilito per la veglia del sabato e la messa conclusiva del giorno seguente, quando notai una nuvola scura e bassa in direzione della nostra destinazione: l’aeroporto di Cuatro Vientos. Dovetti arrivare a destinazione e metterci un po’ prima di capire come quella nuvola non fosse fumo, smog o la più classica delle “nuvole di Fantozzi” ma polvere. Una coltre di polvere sollevata dal semplice passeggiare di quella moltitudine di ragazzi che, come me, si muovevano per le vie principali e secondarie di una vera e propria città priva di muri, cemento e pietra e brulicante di vita. Dalla stampa, tempo dopo, abbiamo scoperto di essere più di due milioni: una metropoli, in pratica.
Io, che all’epoca avevo 24 anni, in quel momento ho avuto la possibilità di sperimentare con una chiarezza disarmante la spaventosa bellezza di essere un granello di quella polvere che, invisibile da solo, insieme a tutti gli altri poteva essere in grado di essere scorto a chilometri di distanza. In quella marea di ragazzi e ragazze della mia età, con nelle orecchie il suono di decine di lingue diverse, ricordo il senso dell’inedito nell’essermi sentito parte di un popolo - non riesco a pensare ad un termine più adatto - che aveva risposto alla convocazione del papa Benedetto. Tutti insieme dicevamo, con la nostra presenza, che volevamo provare a vivere “radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede”. Certamente non eravamo partiti con l’idea di fare solamente un’esperienza spirituale, e l’attrattività di conoscere un paese straniero e viverlo per un tempo prolungato, anche grazie al gemellaggio, ha svolto un ruolo non secondario nell’invogliare la nostra presenza; è stato bello e significativo però comprendere come sia possibile vivere la propria fede senza fare cose diverse da quello che altri coetanei fanno, nella semplicità, in tutto il mondo. Non siamo soli! Oggi, anche grazie al mio servizio nella Pastorale Giovanile, mi trovo a dover organizzare la partecipazione alla prossima GMG di Lisbona. Accolgo questa opportunità con tanta curiosità, in un contesto in cui le distanze sono ancora più corte e ciascuno di noi si trova quotidianamente a relazionarsi ad un livello globale. Credo fermamente che la storia che stiamo abitando ci convochi, con maggiore urgenza rispetto al passato, a fare una scelta personale e a vivere la GMG per sperimentare la gioia di essere parte di un popolo di fratelli.
Alziamoci per camminare insieme sollevando nell’aria la polvere al nostro passaggio.
Diamoci questa opportunità!
* 35 anni, Incaricato laico del Servizio Regionale per la Pastorale Giovanile - Puglia.
Inaspettatamente… GMG
Martina Sardo *
“Bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate”. Era il 30 luglio 2016 e l’invito di Papa Francesco – durante la veglia al Campus della Misericordia – ad alzarsi dalla divano-felicità, a lasciare perdere la comodità e i comfort, per lasciare un’impronta nel mondo, conduceva alle battute finali la XXXI Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia. Avevo 22 anni, e avevo appena vissuto – anche se ancora non me ne rendevo conto – una delle esperienze più belle della mia vita: la mia prima GMG.
Sono stata una animatrice di quella che, seguendo l’intuizione dei giovani che l’allestirono, fu per tutti noi in quei giorni di fine luglio “Inaspettatamente… Casa Italia”.
Assieme ad altri 17 volontari, provenienti da tutta Italia, sono stata chiamata a mettermi a servizio di altri giovani, provando a rendere “casa” appunto, il luogo – tra il Castello del Wawel e la Piazza del Mercato – pensato per accogliere i pellegrini italiani, ascoltarli, regalare un sorriso o un semplice bicchier d’acqua, tra una tappa e l’altra della GMG.
A Casa Italia tutto è stato per me “inaspettato”.
Ci sono entrata dentro quando ancora non c’era nessuno. Piano piano l’ho vista riempirsi di giovani, educatori, preti, vescovi, giornalisti di ogni diocesi di Italia, fino a diventare, davvero, crocevia di volti e storie.
Ho vissuto i giorni della GMG attraverso i racconti dei giovani che ne hanno varcato la soglia. Racconti pieni di fatica, di lacrime, ma soprattutto di entusiasmo e di gioia. La gioia di essere lì in quel momento, con la vita di tutti i giorni messa per un attimo in stand-by (gli esami da preparare a settembre, le ferie completamente “andate”, pur di accompagnare i ragazzi), la gioia per essere arrivati a Cracovia dopo un momento di buio, dopo una malattia, quasi come una conquista.
Mentre i pellegrini che si incontravano nel cortile di Casa Italia tentavano di comporre la “Misericordia” – “Beati i misericordiosi” fu il tema della GMG del 2016 e ciascun giovane aveva con sé una maglia con una diversa sillaba della parola – il timore che inizialmente avevo avuto per un’esperienza così nuova, così grande, lasciava spazio alla meraviglia e alla gratitudine. Mai mi sarei aspettata di ricevere così tanto dai racconti e dalla vita delle persone che, anche solo per pochi minuti, sono passate da Casa Italia, né di intessere in così poco tempo legami preziosi, che sarebbero diventate presenze costanti nella mia vita.
Pregare assieme, poi – sempre con persone diverse, con un’intenzione particolare, a messa tutte le mattine o nei grandi eventi – mi ha aiutata ad aprirmi alla gioia dell’incontro, e a trovare nell’altro un compagno di viaggio col quale condividere la bellezza e la fatica di quelle giornate, ma anche la bellezza e la fatica del quotidiano.
Se ti metti in ascolto, se apri il cuore all’inaspettato, senza nessuna pretesa, anche (e forse soprattutto) attraverso l’assenza delle comodità cui sei normalmente abituato, ogni incontro alla GMG diventa occasione di confronto, di racconto di sé. Ti rendi conto che non sei solo nelle tue preoccupazioni, nei tuoi dubbi, nelle tue domande, nelle tue speranze, nei tuoi sogni. E che condividerne il peso e la gioia con gli altri, mettendo tutto in preghiera magari, ti fa sentire più leggero: ti fa sentire pieno! Capisci che ne è valsa la pena alzarsi dal divano e partire. E che vale sempre la pena mettersi in gioco, fosse anche solo per provare a lasciare un poco di te, la tua piccola impronta, nella vita di un’altra persona.
* 28 anni, Dottoranda di ricerca in Diritti Umani.
Quanto vorrei…
Desideri e attese per la prossima GMG (dopo Lisbona)
Elizabeth O’Connor
Mi chiamo Elizabeth, ho 16 anni e frequento il cosiddetto Year 13, presso un istituto gestito da suore alla periferia di Londra (nella Greater London). Sono entrata negli ultimi due anni di scuola prima degli a-levels, la maturità inglese.
Frequento anche la parrocchia, ovviamente, e mi fregio della qualifica di altar-girls, le chierichette. Quando ho iniziato, timidamente perché un mondo quasi sempre di ragazzi, mi ci sono messa con tanto impegno e mi piace farlo perché mi sento più vicina al Signore.
Come cattolici in un paese dalla maggioranza anglicana, non abbiamo tante attività e proposte, ma tra scuola e parrocchia vengo a conoscenza della vita ecclesiale, e in realtà ne sono molto interessata perché la sento come la mia famiglia spirituale, il luogo della mia crescita cristiana e dell’incontro con Gesù.
A scuola di religione ho sentito che il prossimo anno a Lisbona ci sarà la Giornata Mondiale dei Giovani, a cui parteciperanno tantissimi giovani da tutto il mondo, dove ci sarà il Papa, dove si farà una esperienza di fraternità e di amicizia con giovani di nazioni e culture diverse. Ci hanno detto il tema dell’incontro, la frase di Maria e della sua visita a Elisabetta: “Maria si alzò e andò in fretta”. Mi ha colpito, forse perché mi chiamo come la più famosa cugina di Maria… e perché mi sono sentita personalmente chiamata in causa: alzarsi, andare di fretta. Lo faccio già quando vado a scuola… ma questo ovviamente mi dice di più: mi parla di guardarmi attorno, di accorgermi di più degli altri, di mettermi in gioco, di diventare anch’io un aiuto, una risorsa per chi è al di fuori, e forse ha bisogno di una mano e di un sorriso che io posso dare. Insomma, di uscire da quello che mi è ordinario e facile, e di guardare dove io posso essere utile, dove ci sono bisogni, dove c’è l’altro.
E poi ho saputo che uno dei “protettori” di questa GMG è il Beato Carlo Acutis, che è nato proprio a Londra: lo sento allora quasi come un invito personale, come se un amico o un compagno di scuola mi invitasse a una bella esperienza.
Naturalmente ho chiesto di poter partecipare, ma mi dicono che l’età minima è di 18 anni… e poi qui dalla parrocchia o dalla diocesi non ho sentito di nessuno che ci va, e non ho ancora il coraggio di andarci da sola (per non parlare dei miei genitori a cui dovrei strappare un pressoché impossibile permesso!!!).
Ma adesso almeno ho capito che questo evento si tiene ogni 2-3 anni, e dunque alla prossima occasione farò di tutto per esserci, magari coinvolgendo qualche amica o amico; in fondo avrò già 19-20 anni! O forse dovrò aspettare la prossima occasione europea, se la prossima viene fatta in un altro continente… e chissà che non si possa fare in Inghilterra, anche se purtroppo siamo “fuori dall’Europa” per quel Brexit che non è stato desiderio di noi giovani! Ma pensare a una prossima GMG dove io stessa possa partecipare e capire cosa si prova a sentirsi in tanti, a desiderare in tanti le stesse cose, e fare un’esperienza di incontro aperto, a pregare insieme, a consolidare la fede… penso che è meraviglioso.
Intanto mi preparo, alzandomi.
E andando di fretta: una fretta di crescere, una fretta di mostrare che essere cristiani è una spinta interiore, una fretta di amore, una fretta di pace, che costruiamo con la cultura, con il cuore, con l’occuparci degli altri.
Ecco, sono già entrata col cuore nella prossima GMG, intanto auguri a tutti per questa di Lisbona.
Beati loro… ma la prossima… beata me!

