Intervista a João Chagas *
(NPG 2022-08-35)
Sono trascorsi oltre tre anni dalla promulgazione dell’esortazione apostolica postsinodale Christus Vivit e quasi quattro dalla celebrazione del Sinodo dei Vescovi su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Secondo quello che è il vostro osservatorio all’Ufficio Giovani del Dicastero Laici, Famiglia e Vita della Santa Sede, in che misura la ricezione di questo processo sinodale sta influendo nella preparazione della GMG di Lisbona?
Premetto che per sua stessa natura, la Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) è già in sé un’espressione della sinodalità della Chiesa. Questo pellegrinaggio intercontinentale dei giovani si realizza con la sinergia di tutte le forze vive della Chiesa particolare che ospita l’evento, si estende all’intero paese, suppone la collaborazione tra le diocesi, tra le conferenze episcopali, con la Santa Sede e con la società civile. Inoltre, la GMG è anche il punto di arrivo celebrativo e il luogo di confluenza di numerosi processi virtuosi di pastorale giovanile sperimentati nelle varie Chiese particolari sparse in giro per il mondo. Infatti, nelle GMG ritroviamo tante buone pratiche sia in campo di pastorale giovanile che in ambito artistico, vocazionale, sportivo, culturale, spirituale, ecumenico, sociale…
Come Ufficio Giovani del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, abbiamo accolto anche noi il forte invito alla sinodalità emerso nel Sinodo dei giovani e abbiamo cercato di rafforzarlo nel nostro lavoro ordinario. Mi basti citare solo alcuni esempi concreti:
- Tre mesi dopo la pubblicazione di Christus vivit, abbiamo organizzato un Forum Internazionale dei Giovani – con la partecipazione di 250 giovani di 100 paesi – per ascoltare i giovani sul primo impatto del processo sinodale nella loro vita e nelle loro chiese di provenienza;
- inoltre, poiché il Sinodo aveva espressamente chiesto di rafforzare “l’attività dell’Ufficio Giovani del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita anche attraverso la costituzione di un organismo di rappresentanza dei giovani a livello internazionale” (cfr. DF n.123), abbiamo creato lo IYAB (International Youth Advisory Body), un organismo composto da 20 giovani di tutto il mondo, nostri consultori;
- accogliendo poi un suggerimento dei Membri e Consultori del Dicastero emerso durante l’ultima assemblea plenaria – ossia di coniugare sempre più l’edizione internazionale della GMG con la sua edizione locale, di integrare sempre di più questi eventi nella pastorale ordinaria come parte di un processo virtuoso – il Dicastero ha pubblicato gli Orientamenti Pastorali per la celebrazione della GMG nelle chiese particolari, un documento che è già stato tradotto in più di 13 lingue ed è oggi disponibile online sul sito del Dicastero;[1]
- abbiamo anche lanciato la piattaforma internet SynAct (Synod in Action), dove i direttori nazionali di pastorale giovanile delle conferenze episcopali e i responsabili dei giovani dei diversi movimenti internazionali possono camminare insieme, fare rete e scambiare le loro idee e le loro preoccupazioni.
Quindi, per rispondere nello specifico sull’impatto del processo sinodale nella preparazione della GMG di Lisbona, proprio quest’ultimo progetto illustra bene come la prossima GMG sarà più sinodale come non mai prima d’ora. I vari responsabili della pastorale giovanile, e con loro le loro chiese particolari, di per sé, sono impegnati in questo "camminare insieme" e Lisbona sarà solo una tappa lungo questo percorso.
E più in generale, per la sua posizione privilegiata di “osservatorio”, al nostro Ufficio giungono notizie di diverse iniziative nazionali nell’ambito della pastorale giovanile che raccontano come il processo sinodale stia diventando sempre di più lo stile della Chiesa. E in questo senso, credo che tanti giovani che si recheranno a Lisbona ci arriveranno avendo già toccato con mano la novità del processo sinodale.
Un solo esempio di buona pratica proveniente dalla Chiesa italiana: sappiamo di numerosi tavoli di dialogo aperto e franco tra alcuni vescovi italiani e i loro giovani per riannodare il filo della comunicazione intergenerazionale e superare “la reciproca estraneità”. Ci sono conferme dell’accresciuto protagonismo dei giovani in alcune zone del mondo dove essi avevano ben poco spazio, si moltiplicano le consulte dei giovani nelle Diocesi, ecc.
Quali sono i frutti più belli delle GMG che ha avuto modo di osservare in questi anni di servizio all’Ufficio Giovani nelle diverse parti del mondo?
Ogni GMG ci consegna storie sorprendenti di conversioni personali, alcune eclatanti, altre più ordinarie ma non per questo meno importanti, tutte accomunate dalla stessa relazione rinnovata con Gesù Cristo. Di città in città, è il Signore stesso che dà appuntamento ai suoi giovani per confermarli nella fede, ed è Lui che i giovani cercano e incontrano nel loro peregrinare. Nascono così tante vocazioni all’ombra della Croce e dell’Icona della GMG: alcuni giovani rispondono alla chiamata alla vita consacrata, altri maturano la decisione di costituire una famiglia e altri ancora abbracciano diverse vocazioni laicali. Questa è una dimensione essenziale della GMG: che i giovani possano fare passi importanti per la loro vita e nella sequela di Cristo. Queste testimonianze ci dicono quanto la GMG sia un vero laboratorio di fede e uno straordinario cammino vocazionale.
E la GMG non fa bene solo al singolo pellegrino. La GMG fa bene alla Chiesa tutta. Ne rivela il volto giovane e rinnova il suo entusiasmo. Durante la GMG, i giovani peregrinano con il Successore di Pietro e con i loro vescovi, riscoprono il senso di appartenenza alla Chiesa ed imparano ad amarla. Molti giovani – spesso per la prima volta – hanno così l’occasione di entrare in un dialogo immediato con i loro pastori, ad esempio durante le catechesi. E questo aiuta a piantare in loro il seme di una Chiesa sinodale che continua a germogliare e portare frutto anche quando tornano nei loro paesi rispettivi.
Il dinamismo della fede condivisa di tanti giovani dà a ciascuno di loro, così come a molti altri membri del popolo di Dio, una nuova speranza che Cristo è vivo (“Christus vivit”), la sua Chiesa è viva! Diverse chiese locali che hanno organizzato un'edizione della GMG hanno ritrovato un nuovo slancio nella pastorale giovanile. La GMG si è rivelata in questi decenni un’esperienza rigenerante anche per molti Vescovi. Spesso, arrivano alla kermesse dei giovani tristi e cupi… e ripartono gioiosi e con l’anima rinfrancata.
Quali invece le sfide più grandi che rimangono da affrontare nella celebrazione delle GMG e nella pastorale giovanile in relazione alle GMG?
- La prima, e forse anche la più ovvia, è la sfida organizzativa. Le GMG sono tra i più grandi raduni giovanili al mondo e quindi, come ogni grande evento, comporta un’altissima complessità organizzativa per la gestione delle folle di giovani. È lodevole l’immane sforzo che ogni Comitato Organizzatore Locale mette in campo per far combaciare, in un equilibrio non sempre facile da raggiungere, le esigenze logistiche organizzative con quelle pastorali per non imbrigliare la festa dei giovani. Anche la prossima edizione non farà eccezione. Non manchi il nostro sostegno orante al lavoro del Comitato Organizzativo della GMG di Lisbona!
- Un’altra sfida che vedo è quella di fare in modo che ogni GMG sia un’autentica esperienza di formazione umana e spirituale per i giovani. Il Sinodo dei Vescovi riconosce l’importanza di questo appuntamento nella vita di molti giovani quando dichiara: “Insieme ad altri incontri simili – nazionali e diocesani – esse (le GMG) svolgono un ruolo importante nella vita di molti giovani perché offrono un’esperienza viva di fede e di comunione, che li aiuta ad affrontare le grandi sfide della vita e ad assumersi responsabilmente il loro posto nella società e nella comunità ecclesiale”.[2] E poiché ogni generazione di giovani che partecipa alle GMG è diversa, e diverse sono le sfide alle quali devono far fronte in un contesto segnato da cambiamenti sociali tanto veloci quanto epocali, è compito della pastorale giovanile, e quindi anche compito della GMG, curare e aggiornare l’offerta pastorale per trovare di volta in volta strumenti didattici e linguaggi nuovi in grado di meglio comunicare loro l’unico Vangelo. Tutto ciò richiede duttilità e creatività pastorali nonché una certa capacità di mettersi in ascolto dell’universo giovani per intercettare le loro ansie e le loro speranze. Sarà questa attenzione ai protagonisti di ogni singola edizione a rendere ogni GMG unica.
- Un’altra sfida, a mio avviso, è riuscire a far partecipare il più grande numero possibile di giovani alla GMG. Parafrasando Papa Francesco, possiamo dire che una GMG non deve mai diventare un evento per giovani privilegiati. Infatti, il nostro Dicastero ha già da tempo posto a tema la partecipazione dei giovani meno abbienti alla GMG, istituendo un fondo di solidarietà a questo scopo. Come sappiamo, il motto della prossima GMG è: “Maria si alzò e andò in fretta” (Lc 1,39). Chiediamoci come può ognuno di noi alzarsi ed essere solidale? Sfidando i giovani che si preparano alla GMG di Lisbona, nel suo messaggio del 2020, Papa Francesco li ha invitati a porsi questa domanda: “Sto aiutando qualcuno che non può darmi nulla in cambio? Sono un amico dei poveri?”. Ma poiché i motivi ostativi alla partecipazione di molti giovani non sono solo di ordine economico (guerra, impegni lavorativi e familiari, regimi politici, difficoltà a ottenere il visto…), i tempi in cui viviamo oggi ci spronano a ingegnarci per trovare modalità alternative di partecipazione. Infatti, la pandemia ci ha fatto esplorare e familiarizzare con nuove modalità di incontri a distanza grazie alle nuove tecnologie. Pur con la consapevolezza che nulla potrà mai sostituire il calore di un incontro in presenza, queste nuove modalità d’incontro, se usate con intelligenza, potranno arricchire la GMG ed aprire nuove prospettive per tutti quei giovani che, per un motivo o l’altro, sono impossibilitati a fare il viaggio. Anche qui, occorrerà essere creativi per far sì che la partecipazione da remoto risulti effettiva ed affettiva e si sintonizzi sugli eventi della GMG internazionale.
- Il Sinodo dei Giovani ha posto l’accento sull’accompagnamento personale di ogni giovane, che, detto così, parlando della GMG, suona quasi come un ossimoro, essendo la GMG per definizione un evento di massa (anche se non massificante!). Questa è la via che traccia il Sinodo, e prima ancora del Sinodo, è il modello che ci indica il Vangelo. Entrando in Gerico, nonostante fosse stretto dalla folla, Gesù alza gli occhi su Zaccheo che voleva vederlo (Lc 19). E da questo incontro personale, scaturisce la sua conversione. Anche la Chiesa ha il compito di accompagnare personalmente ogni singolo giovane che cerca Dio. E questa è una sfida che la pastorale giovanile di tutto il mondo è chiamata a raccogliere. Durante la GMG, i coordinatori nazionali e le loro équipe giocano un ruolo cruciale sotto questo profilo, ed è merito della loro attenta preparazione remota dell’evento – nel silenzio e dietro le quinte di un lavoro pastorale ordinario e nella fatica di un accompagnamento paziente in grado di dissodare i cuori dei giovani e di prepararli all’incontro con Gesù – che la kermesse internazionale può davvero dare i suoi frutti migliori. E allo stesso modo, affinché la GMG non rimanga semplicemente un evento unico e l’esperienza dei giovani non si esaurisca una volta tornati a casa, è necessario che l’euforia della festa maturi e diventi fede e che l’accoglienza del Vangelo sia “approfondita e tradotta in scelte di vita”.
- Il processo sinodale, e in modo particolare il Pre-Sinodo, ha provocato la pastorale giovanile chiedendole di allargare i propri orizzonti per prendersi cura di tutti i giovani, “nessuno escluso”, e quindi non solo di quelli che già frequentano più o meno abitualmente le nostre comunità cristiane. Quanto la nostra pastorale giovanile abbia accolto questo invito a diventare sempre di più una pastorale inclusiva e dialogante con le altre espressioni e organizzazioni della cultura giovanile (pietà popolare ad esempio) è tutto da verificare. Questa è una sfida che ci aspetta per il futuro.
I giovani di tutto il mondo arrivano all’appuntamento di Lisbona dopo anni di pandemia da coronavirus e, in molti casi, da anni di conflitti, ora anche in Europa, crisi economiche ed ambientali. Cosa può rappresentare per i giovani la partecipazione alla GMG di Lisbona in questo contesto storico?
Lo abbiamo visto nelle nostre città! Appena si sono allentate le normative sanitarie sul distanziamento sociale, i giovani non hanno perso un attimo e sono tornati a gremire le nostre piazze e i luoghi pubblici, urlando così al mondo la loro voglia di vivere, di incontrarsi e di tornare alla normalità, lasciandosi alle spalle la crisi sanitaria. Poiché l’appuntamento di Lisbona cade dopo un tempo così travagliato di isolamento, di cui i giovani hanno pagato un prezzo altissimo, credo che i loro coetanei che andranno a Lisbona si faranno portatori di questo messaggio di rinascita e, con la gioia di vivere che caratterizza la loro età, vorranno scrivere “una nuova pagina nella storia dell’umanità”.[3]
Durante la GMG, i giovani sperimentano che le culture possono anche essere diverse, ma tuttavia qualcosa di più profondo li unisce: l’unità in Cristo! I giovani sperimentano che le nazioni e le culture non si contraddicono, ma si completano a vicenda: la differenza non è un pericolo, ma piuttosto un arricchimento. Le differenze culturali diventano ricchezze dell’unica Chiesa. La Chiesa universale diventa così un luogo di conoscenza dello straniero e, allo stesso tempo, di approfondimento della propria identità. Come diceva Papa Francesco in una udienza il 3 agosto 2016 dopo la GMG di Cracovia: “In effetti, alla GMG, le bandiere delle nazioni diventano più belle, per così dire ‘si purificano’, e anche bandiere di nazioni in conflitto tra loro sventolano vicine”. Le Giornate Mondiali della Gioventù possono contribuire a costruire la pace aprendo i giovani a questa esperienza di tolleranza e di fraternità.
* Capo del Dipartimento del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Da 8 anni è responsabile del Settore Giovani, che controlla l’intero ambito della pastorale giovanile, compresa l’organizzazione delle GMG.
Risposte con la collaborazione “sinodale” anche di altri esponenti dell’Ufficio Giovani.
NOTE
[1] cfr. http://www.laityfamilylife.va/content/laityfamilylife/en/GMGpastoralGuidelines.html.
[2] Documento Finale del Sinodo dei Giovani, n. 16.
[3] Francesco, Messaggio XXXVI Giornata Mondiale della Gioventù 2021.

