Centro Giovanile San Luigi – Crema
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Il Centro Giovanile San Luigi è un oratorio autonomo, quindi non legato ad una comunità parrocchiale, che si trova nel centro storico della città di Crema. Nato nel 1847 dalla donazione di un nobile cremasco, si è trasformato negli anni passando attraverso diverse forme di gestione, da ente pubblico IPAB a come lo conosciamo oggi: una Fondazione in cui il presidente e il consiglio di amministrazione sono nominati pro tempore dal Vescovo e sono composti da professionalità specifiche, tali da garantire un’accurata gestione dell’ente sotto diversi punti di vista (economico, strutturale, sociale, educativo e religioso). Questa impostazione, del tutto inusuale per come è conosciuta la governance degli oratori, pone la capacità decisionale in capo ad un gruppo di laici volontari, affiancati da un assistente spirituale (un sacerdote), con un mandato definito nel tempo e un orizzonte condiviso di intenti.
Questa forma di regia stabile e orientata alla dimensione educativa, al di là della cura anche economica dell’ente, negli anni ha permesso di focalizzare l’azione su alcuni progetti, come ad esempio l’investimento in un’attività di doposcuola per soggetti in forte disagio (in collaborazione con l’Amministrazione Comunale) e la presenza di un educatore professionale, operativo anche in una vicina Unità Pastorale con l’obiettivo di animare la comunità.
Tali scelte di investimento educativo “in uscita” si sono rivelate vincenti, nonché un modello da perseguire. La cura e l’attenzione pastorale verso i più giovani possono insomma attuarsi attraverso un soggetto terzo che, con la sua ispirazione cattolica, può coordinare le azioni educative in un contesto ormai carente in tal senso ed essere, al tempo stesso, promotore di relazioni significative e proficue all’interno di più comunità parrocchiali.
La regia laicale, inoltre, sottolinea come non sia necessaria la presenza attiva di un sacerdote (secondo un modello più tradizionale), in quanto la chiarezza del mandato e la condivisione degli obiettivi permettono al laicato attivo di portare il proprio contributo all’edificazione delle comunità.
Il Consiglio dell’Oratorio – Livigno
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L’oratorio di Livigno e Trepalle è una giovanissima realtà, tanto originale quanto nuova. La particolarità unica è data da tre ordini di fattori.
Innanzitutto, legato al turismo il paese vive di un “boom economico” senza pari e questo porta con sé un incremento demografico strabiliante, in controtendenza rispetto a quello che sta avvenendo negli ultimi decenni in Italia. Questa realtà rende la comunità estremamente giovane e dinamica, con la presenza di pochissimi anziani. Il nostro oratorio è felicemente animato dall’allegria di tantissimi bambini, preadolescenti.
In secondo luogo, a causa dell’isolamento alpino, per frequentare le scuole superiori i ragazzi devono trasferirsi per sei giorni a settimana nei collegi di Sondrio o Bolzano. Così l’oratorio vive la “stranezza” di esistere per buona parte dell’anno “senza adolescenti”; solo durante l’estate possono tornare ad abitare l’oratorio, collaborando numerosamente alla realizzazione del Cre-Grest.
Infine, essendo una realtà giovane, inserita in un paese economicamente ricco, vede già svolti da altri enti – benissimo dalla società sportiva – tante attività solitamente sociali e assistenziali in genere “appaltate” agli oratori.
Tutto ciò ha condotto la comunità cristiana ad una profonda riflessione quando una quindicina di anni fa si decise di ristrutturare una vecchia stalla trasformandola nell’Oratorio, da poco dedicato a San Giovanni Bosco. Assumendo con gioia e serietà il “rischio educativo”, un gruppo di giovani e adulti, guidati nel discernimento dal parroco, costituì il Consiglio d’Oratorio. Non essendoci una vera e propria esperienza e conoscenza dell’oratorio in passato, se non alcune suggestioni salesiane che giungevano da Sondrio, il gruppo propose una sorprendente linea innovativa. Il Consiglio, da un lato, è composto da chi vive l’oratorio, espressione della comunità cristiana che si prodiga nell’educazione integrale delle persone: alcuni giovani e dei giovani genitori; dall’altro, è responsabile amministrativo, economico e fattivamente di tutte le attività proposte. Il coinvolgimento è molto più sentito da parte di tutta la comunità e il sacerdote (coadiutore) così può svolgere “liberamente” la sua missione specifica: non si disperde nelle fatiche burocratiche “di questo mondo” ma può svolgere il suo ministero pastorale, di annuncio e guida pastorale e il suo lavoro di insegnante a scuola.
Le famiglie missionarie a km. 0 – Monza
(p. 39)
È possibile pensare che una famiglia possa essere direttamente coinvolta nella pastorale di una parrocchia, non come semplice aiuto o assumendosi un impegno fra i tanti, ma come protagonista della missione di evangelizzazione? È quello che si sta provando a vivere nella comunità pastorale “Santi Quattro Evangelisti” di Monza.
Da giugno 2016, la famiglia composta da mamma Corinna, papà Mattia e i loro tre bimbi, Pietro, Letizia e Benedetta, vive nell’Oratorio di San Rocco, in un appartamento accanto a quello del sacerdote della Pastorale Giovanile don Luca.
Tornati da un’esperienza di Missione in Ecuador, hanno sentito forte il desiderio di provare a rivivere anche qui, con le dovute differenze ma con altrettante somiglianze, quell’esperienza di fraternità missionaria condivisa con i Padri della Consolata e i vari animatori della parrocchia a quel tempo affidatagli dal Vescovo di Guayaquil, nella baraccopoli alla periferia della città.
Di ritorno in Italia, accadde proprio che Corinna e Mattia condivisero la loro tensione missionaria con altre famiglie che hanno vissuto il medesimo cammino e che nel frattempo, rientrati, avevano intrapreso un confronto con la Diocesi di Milano sul sogno di una chiesa “formato famiglia”, dove il primato non fosse tanto quello di raggiungere obbiettivi e risultati ma quello di “cercare fratelli”.
I sacerdoti della Comunità Pastorale sono stati attratti dal pensiero che una famiglia potesse vivere in oratorio, non assumendo un ruolo di custodi o una particolare attività, ma semplicemente vivendo il proprio essere famiglia aperta, tessendo relazioni con altre famiglie, riconoscendo che questo è il modo più efficace per quell’annuncio da persona a persona, che come ci ricorda Papa Francesco, “non può essere sostituito da nessuna risorsa o strategia pastorale” (CV 218).
Così arrivò a Don Luca la proposta del Vicario Episcopale della zona di Monza, di accogliere la famiglia Longoni, e l’avventura ebbe inizio.
“La fraternità che inizialmente abbiamo cominciato con don Luca, nell’ultimo periodo si è allargata anche con alcuni giovani che ora abitano nell’appartamento a fianco ai nostri. Questo allargamento della fraternità lo abbiamo letto come un segno dello Spirito, come una conferma della bontà della nostra esperienza, dato che altri ci hanno visto qualcosa di buono, di vero e di promettente.”
La fraternità dell’ultimo piano dell’Oratorio, tra sacerdote, famiglia e giovani, pare diventare sempre più un unico focolare attorno al quale chi lo desidera può avvicinarsi per beneficiare del calore di un fuoco acceso.
“Ci sembra di riconoscere che siamo realmente dentro un processo: ogni giorno impariamo a stare insieme, ci stupiamo per i prodigi che il Signore compie nella vita nostra e degli altri, sperimentiamo la correzione e il perdono fraterno.”

