Il XIX Convegno nazionale di pastorale giovanile: “Va’ e accostati” (At 8.29)
Brindisi 31maggio - 2 giugno 2026
(NPG 2026-06-2)
Cosa è stato
È appena terminata, questa esperienza. Prima di chiudere le valigie e affrettarsi per il ritorno, qualche parola per ripercorrere e fissare il cammino percorso.
Dunque: XIX Convegno Nazionale di Pastorale Giovanile, Brindisi 31 maggio - 2 giugno 2026!
Già la scelta del luogo diceva qualcosa che nessuna relazione avrebbe potuto dire allo stesso modo. Brindisi e la Puglia ci hanno ospitato in una terra che, per storia e per vocazione, sa che cosa significhi accogliere chi viene dal mare, abitare le ferite, costruire ponti. Chi ha camminato lungo i cinque itinerari di evangelizzazione lo ha compreso meglio di quanto qualunque premessa avrebbe potuto anticipare.
Le presenze che hanno aperto quei giorni non sono state di circostanza. Mons. Giuseppe Satriano, Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese, ci ha accolti a nome delle Chiese di questa terra, offrendo al Convegno non soltanto una sede ma un contesto ecclesiale nel quale collocare il nostro lavoro. L’assessore della Regione Puglia Debora Ciliento ha voluto essere presente all’inaugurazione, e la sua partecipazione ha detto con discrezione che la questione giovanile non è affare interno di una istituzione religiosa, ma domanda che attraversa una società intera.
Mons. Maurizio Gervasoni ha accompagnato il cammino della pastorale giovanile in questi anni: la sua presenza a Brindisi è stata la conferma di una prossimità che non si è mai limitata alle scadenze.
Il Convegno si è aperto a pochi giorni dall’Assemblea Generale nella quale i Vescovi hanno consegnato alle Chiese che sono in Italia Radicati e costruiti in Cristo, il documento con cui si raccoglie il cammino sinodale di questi anni e si dice insieme verso dove vogliamo andare. Non era un riferimento fra gli altri. Quel testo è la casa nella quale, da quel momento, anche la pastorale giovanile abita, e il Convegno di Brindisi è stato il primo appuntamento nazionale a esserne interamente attraversato.
Una frase, in particolare, ha accompagnato le tre giornate come un basso continuo: «la trasmissione della fede cristiana, oggi, non è più un processo che si possa dare per assodato». I Vescovi lo dicono con una chiarezza che richiede coraggio per essere accolta. Non parlano dei giovani lontani, non parlano di qualche eccezione: parlano della condizione ordinaria del nostro tempo, anche dentro le nostre comunità. Chi legge queste pagine è invitato a tenerla nell’orecchio, perché quasi tutti gli interventi che seguono, ciascuno a suo modo, ne sono una verifica.
Questo dossier di NPG segue l’andamento reale di quei giorni.
Il primo movimento è stato l’ascolto del grido dei giovani a partire dalla prospettiva pugliese, seguito dalla Lectio di padre Sabino Chialà e dagli interventi che hanno portato in sala la ricerca, l’esperienza, la riflessione teologica: si tratta della sezione più esposta, quella in cui il Convegno ha scelto di non difendersi dalle domande prima di provare a rispondere.
Il secondo movimento è stato quello del lavoro.
La presentazione dei risultati della ricerca preparatoria condotta con l’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia ha offerto ai dieci laboratori sui luoghi esistenziali in cui i giovani vivono un materiale che non veniva dalle nostre intenzioni, ma dalla realtà. I laboratori sono stati un esercizio collettivo di discernimento e di microprogettazione pastorale, e la loro restituzione è forse la parte del Convegno che più difficilmente si lascia riassumere, perché è stata anzitutto un modo di stare insieme davanti a una domanda comune.
Il terzo movimento è stato quello del corpo e della preghiera: gli itinerari di Bari, la veglia a San Nicola, che hanno restituito al Convegno la sua misura di pellegrinaggio, e le liturgie condivise insieme, un tempo e un modo per riconoscere la fonte e il culmine del nostro agire.
Le pagine conclusive raccolgono l’orizzonte che si è aperto nell’ultima giornata: uno sguardo sulla realtà tedesca, che ha collocato il nostro cammino dentro una fraternità europea più ampia; la presentazione dell’ebook nato dalla ricerca sui giovani al Giubileo; la presentazione di Giovani in rete; infine gli sguardi sul futuro del Servizio Nazionale fino a Seoul 2027, dove la Giornata Mondiale della Gioventù ci attende non come un evento da organizzare, ma come un tempo che chiederà a ogni Chiesa locale di riconoscersi corresponsabile.
Restituire negli “atti” ciò che è accaduto in tre giorni comporta sempre una perdita. Queste pagine, tuttavia, non chiedono di sostituire quell’esperienza: chiedono di prolungarla, mettendola a disposizione delle diocesi, delle associazioni, dei movimenti, di chi a Brindisi non c’era e ha il diritto di sapere che cosa la pastorale giovanile delle Chiese che sono in Italia sta cercando, e da dove ha deciso di ripartire.

