Elogio dell'attenzione


     

    I grandi uomini e le grandi donne di ogni epoca si caratterizzano per la loro notevole capacità di attenzione. È stata proprio l'attenzione a renderli grandi. Non c'è da stupirsene, perché solo grazie a essa vediamo le cose come sono; e in questo, nel vedere che un albero è un albero, una pietra una pietra e un uccello un uccello, consiste l'autentica spiritualità. Non bisogna elucubrare, basta guardare. La realtà non nasconde nessun enigma all'infuori della realtà stessa. Voler scorgere enigmi nelle cose ci priva delle cose stesse.
    Nel Sahara ho imparato a stare attento. Le attività quotidiane qui si sono trasformate nella miglior scuola di meditazione. Quando coltivo la terra, coltivo la terra; quando preparo la cena, preparo la cena; quando vado a dormire, vado a dormire. Nulla interferisce col mio lavoro mentre lavoro, perché in quell'istante il lavoro per me è tutto; nulla interferisce mentre mangio, perché il cibo che assaporo per me è tutto in quell'istante; nulla turba il mio riposo quando vado a dormire, e proprio per questo riposo. Dal momento che queste attività sono necessarie, sono anche il cammino più giusto per la realizzazione dell'essere umano.
    Se si presta attenzione, è semplicemente impossibile fare male qualcosa. E l'opera ben fatta compensa sempre e generosamente il nostro sforzo di attenzione. Non si tratta nemmeno di uno sforzo; è più che altro un vigilare; ma non un vigilare teso, bensì rilassato e armonico. Lo spirito più vigilante non è il più teso, è il più ricettivo.
    Ho scritto questo libro per dirvi che la più grande miseria dell'uomo è la dispersione. Siamo dispersi da molte parti e in nessuna: è così che cominciamo a non trovarci, finendo per non sapere chi siamo.
    Vivendo attentamente, si smette di pensare a sciocchezze o futilità. Perché di sicuro ciò che siamo soliti considerare trascendente, è quasi sempre una futilità; i pensieri sulla vita quotidiana, invece, nonostante l'apparente futilità, sono davvero trascendenti. Sì, la salvezza si trova nelle cose elementari. Ecco perché a nessuno è preclusa la possibilità di un'autentica vita interiore. L'attenzione prestata nei confronti di qualcosa è l'indicatore più preciso del nostro amore. L'amore è uno stato di attenzione completa; e l'attenzione totale conduce all'amore. Dio stesso, che è fondamentalmente un mistero di attenzione, esiste solo nella misura in cui gli dedico attenzione. E dunque amiamo solo quello a cui badiamo. Risulta impossibile amare qualcosa a cui non si è prestata attenzione. La compassione o la carità fioriscono spontanee se ci mostriamo attenti nei confronti di chi ha bisogno. Non è possibile prestare attenzione a chi ha bisogno e non essere compassionevoli o caritatevoli nei suoi riguardi. L'egoismo, l'avarizia, l'invidia...: tutto ciò, invece, è frutto della dispersione.
    Nessuno riuscirà a concentrarsi nella preghiera se non è stato in grado di farlo nella vita quotidiana. Il miglior indicatore di una vita di preghiera è l'atteggiamento di chi prega mentre svolge le faccende domestiche. Pregare non significa altro se non ringraziare per la vita quotidiana a cui abbiamo riservato la nostra attenzione.
    E come possiamo ringraziare per quello di cui non ci siamo accorti? Per questo, il miglior luogo dove imparare a pregare non è l'oratorio, ma la camera da letto, il bagno, la cucina... Tutti questi spazi sono autentici templi per il vero credente. Qualsiasi educazione indirizzata ai giovani dovrebbe basarsi sullo stimolo dell'attenzione.

    (Pablo d'Ors, L'oblio di sé. Un'avventura cristiana (Diario in prima persona di Charles de Foucauld), Vita e Pensiero 2016, pp. 381-383)