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    Quali rapporti hanno

    nell’Antico Testamento

    il tempio e il re

    con la preghiera? 

    Commento al Compendio del Catechismo /5

    Enzo Bianchi


    All’ombra della dimora di Dio – l’arca dell’alleanza, poi il tempio – si sviluppa la preghiera del popolo di Dio sotto la guida dei suoi pastori. Fra loro, David è il re “secondo il cuore di Dio”, il pastore che prega per il suo popolo. La sua preghiera è un modello per la preghiera del popolo, poiché è adesione alla promessa divina e fiducia, colma d’amore, in Colui che è il solo Re e Signore.

    (Compendio del Catechismo n. 538)  

    Il Dio che nessun luogo può contenere (cf. 1Re 8,27) stabilisce un luogo della sua Presenza sulla terra, il Santo dei santi all’interno del tempio (cf. 1Re 8,6), per continuare a incontrare il suo popolo anche dopo la peregrinazione nel deserto. Il Santo dei santi – la stanza cubica al cuore del tempio in cui era contenuta l’arca dell’alleanza (cf. 1Re 6,14-22) – era davvero il luogo della Presenza di Dio nel mondo, era il sito in cui il Dio invisibile e tre volte santo poteva essere localizzato.

    Ed è “all’ombra della dimora di Dio che si sviluppa la preghiera del popolo di Dio sotto la guida dei suoi pastori”. È nei pressi dell’arca che il giovane Samuele prega dicendo: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (1Sam 3,9.10). Questo è il primo atto della preghiera, che noi siamo sempre tentati di capovolgere in: “Ascolta, Signore, perché il tuo servo parla”. Sì, l’ascolto è preghiera e ha un primato assoluto in quanto riconosce l’iniziativa di Dio, il fatto che Dio sia il soggetto del nostro incontro con lui: l’ascolto non è passività ma attiva risposta, azione per eccellenza della creatura nei confronti del suo Creatore e Signore.

    È significativo in proposito che, all’invito rivoltogli da Dio di presentargli delle richieste, il giovane re Salomone abbia replicato chiedendo “un cuore capace di ascolto” (1Re 3,9). Ecco la richiesta più gradita al Signore, perché è la domanda che è generata dalla volontà di Dio, è la domanda primordiale, è il presupposto della fede. 
    Salomone, che edifica il tempio, è figlio di David, il re messia, colui che “è per eccellenza il re ‘secondo il cuore di Dio’ (cf. At 13,22), il pastore che prega per il suo popolo e in suo nome, colui la cui sottomissione alla volontà di Dio, la lode, il pentimento saranno modello di preghiera per il popolo” (CCC 2579). David è il peccatore pentito perché credente, perché sa che Dio è con lui anche quando egli lo contraddice con il peccato. Per questo ha il coraggio di intonare il salmo 51, il Miserere, dopo essersi reso conto del grave peccato di omicidio da lui commesso ai danni del marito di Betsabea. David è un uomo di grande fede e, soprattutto, un uomo che vive e canta con passione l’amore di e per Dio: “Il tuo amore, o Dio, vale più della vita” (Sal 63,4); “Io ti amo, Signore, mia forza” (Sal 18,2).

    E la preghiera di David si compie in quella del Messia Gesù. Non a caso il Nuovo Testamento si apre con queste parole: “Genealogia di Gesù Cristo figlio di David” (Mt 1,1); e si chiude con Gesù che proclama di sé: “Io sono la radice e la stirpe di David” (Ap 22,16). 

    (Famiglia cristiana, 23 settembre 2012)



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