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    Quando si rende a Dio

    l’azione di grazie? 

    Commento al Compendio del Catechismo /17

    Enzo Bianchi

     

    La Chiesa rende grazie a Dio incessantemente, soprattutto celebrando l’Eucaristia, in cui Cristo la fa partecipare alla sua azione di grazie al Padre. Ogni avvenimento diventa per il cristiano motivo d’azione di grazie.

    (Compendio del Catechismo n. 555) 

    Nell’episodio evangelico dei dieci lebbrosi guariti da Gesù a uno solo di loro sono rivolte le parole del Signore: “La tua fede ti ha salvato” (Lc 17,19); a colui che, vistosi guarito, ritorna indietro per ringraziare Gesù. Solo chi rende grazie fa l’esperienza della salvezza, cioè dell’azione di Dio nella propria vita. E dato che la fede è relazione personale con Dio, la dimensione dell’azione di grazie non riguarda solo la forma esteriore di alcune preghiere, ma deve impregnare tutta la persona. È ciò che chiede Paolo: “Siate eucaristici!” (Col 3,15). La fede cristiana è costitutivamente eucaristica, e l’intera vita del credente va vissuta “nel rendimento di grazie” (1Tm 4,4).

    L’azione di grazie scaturisce dall’evento centrale della fede cristiana: il dono del Figlio Gesù Cristo che il Padre, nel suo immenso amore, ha fatto all’umanità (cf. Gv 3,16). È il dono salvifico che suscita nell’uomo il ringraziamento e fa dell’Eucaristia l’azione ecclesiale per eccellenza. “È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, renderti grazie sempre e dovunque, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Gesù Cristo nostro Signore”: queste parole che aprono i Prefazi del Messale Romano indicano bene il perenne movimento del ringraziamento cristiano.

    E poiché l’Eucaristia, e al suo interno la preghiera eucaristica, è il modello della preghiera cristiana, il cristiano è chiamato a fare dell’intera sua esistenza un’occasione di rendimento di grazie. Alla gratuità dell’agire di Dio verso l’uomo risponde il riconoscimento del dono e la riconoscenza, la gratitudine dell’uomo: i cristiani sono coloro che “rendono continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore Gesù Cristo” (cf. Ef 5,20). Il culto cristiano consiste dunque essenzialmente in una vita capace di rispondere con gratitudine al dono preveniente di Dio: ilcristiano risponde a tale dono facendo della propria vita un ringraziamento, un’eucaristia vivente. Davvero la preghiera di ringraziamento non è solo risposta puntuale a eventi in cui si discerne la presenza di Dio, ma è l’atteggiamento radicale di chi apre la quotidiana trama dell’esistenza all’azione di Dio in lui.

    Nella sua sapienza la chiesa ha condensato tutto questo nella preghiera consegnata al cristiano come primo atto della giornata: “Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte”. Sì, ogni giorno, fino a quello della nostra morte, è per noi un dono dell’amore di Dio, che precede, accompagna e segue la nostra vita.

    (Famiglia cristiana, 30 dicembre 2012)

     



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