Gli abiti

    della passione

    Zav (Lv 6,1-8,36)

    Daniel Taub

     sacerdotiebrei

    La lettura di Lv 6,1-8,36 si apre con una descrizione del primo dovere dei sacerdoti, quello di pulire la cenere dopo l'offerta dei sacrifici sull'altare. In teoria, si trattava di un compito sacro e spirituale, che doveva essere eseguito dai sacerdoti; nella pratica, però, per come è descritto dal Talmùd, era molto diverso, e molto meno spirituale.

    Il Talmùd (trattato Yomà, 23a-b) descrive come nella pratica fosse assolto il comandamento di pulire l'altare, e l'impressione che dà è tutt'altra cosa dalla cerimonia solenne e sacra che potremmo immaginare:

    Accadde una volta che due sacerdoti stavano correndo insieme su per la rampa [dell'altare nel Tempio, per essere il primo e quindi quello che avrebbe eseguito il servizio sacrificale della giornata]. Uno di loro superò l'altro di poco. Costui estrasse un coltello e glielo affondò nel cuore.

    Nella passione del momento, il sacerdote che era tanto ansioso di essere il primo ad assolvere il comandamento dimenticò i propri basilari istinti morali e il risultato non fu altro che un assassinio.
    Il Talmùd prosegue descrivendo la replica di rabbi Zadok a questo scioccante incidente. Stando sui gradini del tempio ricordò al popolo la legge della `eglà ha` arufa, "la giovenca dalla nuca spezzata". Questa legge stabiliva che, se si trovava un cadavere e non si conosceva l'omicida, gli anziani della città erano obbligati a fare una dichiarazione sopra una giumenta a cui avevano spezzato la nuca: «Le nostre mani non hanno versato questo sangue» (Dt 21,7).
    Il Talmùd giudica sconcertante la reazione di Zadok. Qual è, si chiede, la rilevanza della legge citata, la `eglà ha` arufa, per il caso in questione? Questa legge non si applica a Gerusalemme e di certo non nel caso in cui, come qui, sia nota l'identità dell'omicida. Il Talmùd dà una risposta strana, che cioè Zadok citò questa legge "per aumentare il pianto". Ma perché citare una legge irrilevante dovrebbe far piangere il popolo?
    Rabbi Aharon Lichtenstein ha suggerito che Zadok cercava di dimostrare una tesi circa la natura della società in cui viveva. Il principio che sta dietro la `eglà ha` arufa è quello della colpa collettiva. Il messaggio di Zadok è che, quando un sacerdote ne uccide un altro, questo non può essere semplicemente considerato come l'atto di un singolo malfattore. A un livello più vasto, anche la società nel suo complesso dovrebbe assumersi la responsabilità di aver creato un ambiente in cui si è potuto verificare un tale evento. Per usare le parole di Lichtenstein:

    [La società al tempo di Zadok] era senza dubbio responsabile di aver enfatizzato un solo aspetto: l'importanza della competitività, della devozione, dello zelo e dell'ardore, senza sottolineare a sufficienza l'importanza corrispondente di fraternità, amore e rispetto.

    Molte società sono costruite su convinzioni vibranti e appassionate circa temi cruciali. La forza della dedizione verso tali valori e convinzioni è una vasta parte di ciò che ha permesso loro di sopravvivere. Ma la lettura del nostro brano è un promemoria dell'altra faccia d i questa equazione: passione e fervore portano con sé un potenziale di violenza e discordia, a meno che non siano temperati da tolleranza e amore fraterno.