Il perdono
nella Bibbia
Francesco Rossi De Gasperis
È sempre rischioso dare un tema sulla Bibbia, perché la Bibbia è una storia e quindi è difficile estrarre da un processo storico qualche cosa di sistematico, perché diventa un impoverimento di tutto un processo che è la rivelazione di Dio e dell’uomo in una storia. Per cui bisognerebbe seguire un po’ questo tema del perdono di Dio e del perdono degli uomini, perché il perdono degli uomini dipende dal perdono di Dio. Siccome Dio perdona, siamo chiamati a partecipare a questa santità di Dio che si esprime con il perdono. Però questo si è manifestato tutto in una serie di tappe storiche, ma che è importante seguire. Sarebbe pericoloso solamente fermarsi all’ultima tappa, dicendo: questa è la rivelazione più compiuta del perdono, perché le tappe che nella storia di Israele, poi dell’umanità, poi della chiesa hanno seguito questo tema sono poi le tappe che si svolgono anche nella nostra vita personale.
Io mi rendo sempre più conto che tutta la storia biblica non è altro che uno svolgimento esemplare di quella che è anche la nostra storia, la nostra acquisizione di certe nozioni, posizioni, qualità. Noi siamo completamente illusi se crediamo che noi siamo nel N.T. Nel N.T. forse ci siamo entrati con un piede almeno, ma non è affatto detto che ci siamo con tutti e due i piedi e con tutta la nostra persona. Questo passaggio dall’idolatria alla fede e dalla fede del Primo Testamento alla fede di Gesù è un passaggio progressivo che si sta svolgendo nella nostra vita. Basterebbe pensare al fatto dell’importanza della pena di morte nella vita degli Stati Uniti e in altri Paesi. Si può essere cristiani e stare ancora abbastanza indietro nella concezione dell’uomo. Per evitare di cadere in un’ideologia, come se il perdono nella Bibbia fosse una nozione semplice, elementare, io dividerei il discorso almeno in tre punti:
- prima di tutto dare un’occhiata a come il perdono viene presentato nei primi 11 capitoli del libro della Genesi, che sono un manifesto, quasi al di fuori del tempo, il disegno di Dio sull’umanità, a cui ci si può sempre riferire come principio;
- un secondo punto: dare qualche esempio su quella che è la prima alleanza, sul primo momento della rivelazione di Dio nella storia e quindi certe tappe almeno di come questa prima alleanza si svolge;
- un terzo momento: la nuova alleanza, che secondo la mia opinione, comincia già nell’A.T. La nuova alleanza non è la stessa cosa del N.T. La nuova alleanza comincia nell’A.T. con Geremia e poi si viene a compiere fino al tempo di Gesù e si sta ancora compiendo nello svolgimento della nuova alleanza. Per renderci conto di come il piano di Dio fin dal principio splende davanti a noi, però poi nella storia conosce diverse tappe di evoluzione e per aiutare ciascuno di noi a riconoscere a che punto sta in questa evoluzione.
A. Per i primi capitoli della Genesi, mi fermerei soprattutto sul 3, che è il capitolo del peccato e quindi del perdono. Quando parliamo di perdono vengono tutto un grappolo di nozioni come la punizione, la giustizia, il giudizio… tutto questo è un insieme mobile che si svolge nel tempo. Nel 3 cap. della Genesi io riconosco una splendida catechesi biblica sul peccato e su che cosa fa Dio davanti al peccato.
Dopo la presentazione della creazione dalle mani di Dio e in cui tutto ciò che esce dalle mani di Dio è buono e non c’è nessuna traccia di male se non come un pericolo insito nella libertà dell’uomo di usare male della sua libertà. Se mangerete il frutto dell’albero morirete! Poi si verifica qualche cosa che tutti noi conosciamo bene anche nella nostra esperienza: si verifica il venir meno di questa libertà e in questo capitolo, come uno schema che poi dura per tutta la rivelazione biblica, si svolge su 5 punti particolari:
1. Il primo è la tentazione, che viene dal serpente, ma che poi viene nella donna e nell’uomo. La tentazione di una sapienza alternativa a quella che Dio ha proclamato nella creazione quasi che ci fosse qualcosa che Dio non ha previsto, qualche cosa che uno non ha completamente rivelato, la sapienza alternativa a quella che è la parola di Dio.
2. A questa tentazione che comincia dalla donna, la donna resiste, poi pian piano c’è un secondo momento che è la caduta.
3. A questa fa seguito un terzo punto, che è la conseguenza di questa caduta, prima ancora che Dio appaia. Si vede subito che il peccato ha in se stesso una conseguenza intrinseca e questa conseguenza è il disordine di tutte e tre le relazioni fondamentali della creazione e cioè: il rapporto dell’uomo e della donna, che si rompe come armonia, tant’è vero che si nascondono l’uno agli occhi dell’altro; il rapporto con il mondo, che è il luogo della rivelazione della gloria di Dio, diventa invece il luogo in cui l’uomo si nasconde dalla presenza del Signore e addirittura usa le foglie dell’albero di fico per coprirsi, quindi una violenza fatta anche al cosmo; e poi il rapporto con Dio, perché quando il Signore si presenta nel giardino l’uomo dice: Mi sono nascosto, perché avevo paura! Ho sentito i tuoi passi e avevo paura!
4. Il quarto punto è la prima reazione del Signore, cioè la parola in cui il Signore rivela che cosa è avvenuto, rivela all’uomo e alla donna una sanzione che non è lui a imporre, ma che si è già verificata. Le conseguenze del peccato sono già presenti e in qualche modo, indipendentemente dalla volontà del Signore, ormai c’è un guasto che si è introdotto nei vari rapporti dell’uomo con Dio, dell’uomo e della donna tra di loro, dell’uomo e della donna con la terra. Sono le parole, in cui si dice: il lavoro diventerà pesante. Con il sudore della tua fronte coltiverai il suolo. Il parto sarà doloroso. Queste conseguenze vogliono mostrare che la punizione del peccato non viene da Dio, ma dalle conseguenze di ciò che uno ha fatto. Si introduce quel concetto che il catechismo di un tempo segnalava, parlando della colpa e della pena. La pena del peccato è là, è interna all’uomo stesso che l’ha commessa; se volete è la deformazione della coscienza dell’uomo, il quale ha sperimentato l’illusione di un disordine, che poi si è dimostrato disordine.
5. Che cosa fa Dio alla fine? E’ importante perché qui poi viene fuori il perdono. Il Signore ripara. L’uomo e la donna vivono la loro nudità con un disagio che prima non conoscevano. Questa nudità vuol dire che non ci si può fidare l’uno dell’altro. La nudità è la consegna fiduciosa dell’uno all’altro, senza aver bisogno di coprirsi e di nascondersi. Si è rotta questa armonia! Il disordine, non solo sul piano sessuale, ma anche sul piano interumano: non ci si può fidare dell’altro! Questa pena è intrinseca al male che uno commette. Se volete anche la prima volta che un bambino comincia a dire una bugia per sfuggire forse a qualche punizione immaginata può darsi che arrossisca, ma poi piano piano si convince che si possono dire le bugie e che conviene anche dirle; ma così si modifica la coscienza della persona: io mi abituo. Ho fatto una cosa alternativa per cui, oltre a fare le cose bene, c’è anche la possibilità di farle male, di ingannare, di mentire… Questa è una distruzione della innocenza della persona; questa è la pena del peccato. Dio non aggiunge proprio nulla a tutto questo, se non il perdono della colpa; cioè da parte sua, in quanto anche il peccato lo ha raggiunto; Dio si impegna a riparare. E allora fa i vestiti di pelle all'uomo e alla donna che sono nudi, promette che il demonio sarà vinto. Il 5 punto è quello che Dio fa per conto suo, d’iniziativa sua, di fronte al disordine che il peccato ha introdotto nel mondo. Vorrei che questo fosse acquisito, perché poi si ripete continuamente anche negli altri racconti del peccato, per esempio nel peccato di Caino, che uccide il fratello; l’ultima cosa che fa il Signore è un segno, un tatuaggio sulla fronte di Caino perché si rispetti colui che ha ucciso il fratello, perché Dio non ha figli da buttar via e se uno è morto, anche l’omicida viene protetto da Dio, perché Dio è il Dio della vita e non della morte. E la stessa cosa si potrebbe dire con il racconto del diluvio, perché si può dire: chi è che vuole il diluvio: Dio? Perché se vuole il diluvio, come mai allora poi vuole l’arca? Se vuole poi distruggere tutto, perché vuole salvare tutto? Perché evidentemente non è Dio che produce il diluvio; ma è prodotto dal peccato! Ci stiamo bene anche oggi in mezzo al diluvio! L’umanità è in una situazione di diluvio, ma questo diluvio è una somma dei peccati umani che si incrociano; non è certo Dio che ci manda il diluvio. Anzi, Dio prepara l’arca per salvare tutto, perché i rappresentanti della prima creazione siano tutti salvi e addirittura Dio chiude la porta dell’arca, perché non entri l’acqua; perché Noè obbedisce solo a quello che il Signore gli ha detto e siccome non gli ha detto di chiudere la porta, è Dio stesso che chiude la porta dell’arca.
La stessa cosa si potrebbe dire dopo la grande confusione della torre di Babele, perché è dopo il peccato di Babele che assistiamo alla confusione delle lingue, di una umanità che si è ubriacata con il modo di costruire con i mattoni, invece che con le pietre, che il Signore chiama Abramo e comincia la storia della salvezza. In questi primi capitoli noi abbiamo questa affermazione che si può chiaramente ricavare da questi 11 capitoli: il peccato ha la sua punizione e questo è inevitabile, perché la creazione è fatta bene, funziona bene e se io violo qualche cosa, produco delle conseguenze e Dio non intende abolire queste conseguenze, perché è lui il Creatore della creazione. Il perdono non è l’abolizione delle conseguenze del peccato; ma la restituzione dell’amicizia con Dio, anche se io ho peccato! Siccome il mio è il Dio della vita e non della morte ed è sommamente e infinitamente sapiente, Dio è capace di continuare a promuovere la vita comprese le conseguenze del peccato, compresa la pena del peccato. Il peccato non ferma la capacità di Dio di portare avanti la creazione, di promuovere il bene. Quindi, le conseguenze del peccato, la pena del peccato si impone a Dio stesso, ma Dio non si fa scoraggiare da questo e trova il modo non di tirare fuori il bene dal male. Il male non va fatto per tirarci fuori il bene, ma trova il modo di promuovere la creazione, la vita, comprendendo e abbracciando anche quel male che si è prodotto.
Questo è il quadro fondamentale che precede allo svolgimento di tutta la rivelazione biblica. Dio è capace di cambiare il senso del male che io ho commesso. Sottolineo molto questo, perché noi soffriamo della mancanza di senso e Dio è capace di cambiare il segno; un po’ come in una espressione algebrica: i valori restano quelli, ma se ci mettete un meno davanti e poi un più davanti cambia il senso di quella che è stata la conseguenza anche del peccato. E Dio offre sempre un senso nuovo che è al di là di quello che possiamo immaginare. Davanti al male che noi produciamo ci scoraggiamo a un certo punto e crediamo stoltamente di poter tornare indietro come se quello che è successo non fosse successo; questo non è possibile, perché il mondo è fatto bene ed è serio. La vita è seria, non è un gioco! Si può giocare con il bene o con il male, ma Dio offre la possibilità di trovare dei sensi sempre nuovi anche alle storture più gravi. Non si fa scoraggiare da questo; è abbastanza sapiente e potente per aprire continuamente delle forze diverse, nuove di vita, di luce, di bene, comprendendo il male che abbiamo prodotto.
B. In un secondo punto vediamo come questo comincia a svolgersi nella prima alleanza, nell’antica alleanza. L’alleanza è fatta con Israele, quindi la prima rivelazione di come Dio reagisce davanti al peccato e di come Dio perdona ci viene dato all’interno della rivelazione della storia d’Israele. L’alleanza del Sinai è il primo modo con cui l’alleanza con il popolo si produce, che si formula un po’ sulla scorta di trattati internazionali. Cioè: Io sono il Signore tuo Dio; ti ho liberato dall’Egitto; dunque tu mi appartieni, sei mio popolo! Allora devi fare questo che è buono; non devi fare questo che è cattivo! Se lo farai, se tu obbedirai, avrai le benedizioni, altrimenti avrai le maledizioni. Vi segnalo la formulazione di questo al cap. 26 del Levitico che è una delle pagine più dense di questo. Quali sono le benedizioni, quali sono le maledizioni? E, proprio nel descrivere le maledizioni, ci sono delle indicazioni molto interessanti. Per esempio dice a un certo punto:
Se voi farete il male, se voi non osserverete la mia alleanza, vi succederanno tanti guai. A quelli di voi che saranno superstiti infonderò nel cuore costernazione nel paese dei loro nemici, perché saranno deportati in esilio. Il fruscìo di una foglia agitata li metterà in fuga; fuggiranno come si fugge di fronte alla spada e cadranno senza che alcuno li insegua (Lev 26,36). Non c’è nessuno che li insegue, ma la paura, il panico, come conseguenza del male commesso. Si potrebbe dire: se sei fedele sei benedetto; se sei infedele, sei maledetto! Ma c’è una conclusione finale: “Nonostante tutto questo, quando saranno nel paese dei loro nemici, io non li rigetterò e non mi stancherò di essi fino al punto d’annientarli del tutto e di rompere la mia alleanza con loro; poiché io sono il Signore loro Dio; ma per loro amore mi ricorderò dell’alleanza con i loro antenati, che ho fatto uscire dal paese d’Egitto davanti alle nazioni, per essere il loro Dio” (Lev 26,44-45). Cioè: conosceranno le conseguenze dei loro peccati, saranno portati in esilio! Qui evidentemente si risente di tutta la storia di Israele: l’esilio di Babilonia e di Assiria… Però io non mi posso fermare solo alla maledizione, perché sono il Signore loro Dio! (di Israele).
Nella prima alleanza e anche i profeti dell’esilio ci sono oracoli terribili contro le nazioni, ma contro Israele no! Ci sarà sempre un perdono; il Signore non si fa vincere dal male. La stessa la ritroviamo quando l’alleanza diventa alleanza con Davide e allora nel salmo 89, dice così:
Ho trovato Davide mio servo; con il mio santo olio l’ho consacrato; poi stabilirò per sempre la sua discendenza, il suo trono come i giorni del cielo… l’alleanza con Davide è eterna; ci sarà sempre un discendente di Davide sul suo trono. Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge e non seguiranno i miei decreti, se violeranno i miei statuti e non osserveranno i miei comandi, punirò con la verga i loro peccati e con flagelli la loro colpa! Ma non gli toglierò la mia grazia e alla mia fedeltà non verrò mai meno. Non violerò la mia alleanza, non muterò la mia promessa. Sulla mia santità ho giurato una volta per sempre, certo non mentirò a Davide. In eterno durerà la sua discendenza, il suo trono davanti a me quanto il sole, sempre saldo come la luna, testimone fedele nel cielo”.
Se il discendente sarà infedele conoscerà le conseguenze del suo peccato. Qui si usano ancora espressioni che potrebbero far pensare che Dio li punisca.
Punirò con la verga il loro peccato e con flagelli la loro colpa!
Qui c’è ancora l’idea che il castigo viene dal Signore. Sappiamo dai primi capitoli che non è così! Che il castigo è intrinseco al peccato stesso, ma nella rivelazione progressiva storica c’è questa idea come c’è nella nostra educazione infantile e istintiva. Se mi cade un mattone in testa subito dico: che ho fatto di male? Il Signore mi ha punito! Quindi c’è questa progressiva rivelazione: dobbiamo arrivare piano piano al punto iniziale, cioè a capire che la punizione non viene dal Signore, ma da ciò che ho fatto io, da me stesso. Sono io modificato dal mio peccato; sono io la punizione del mio peccato! La pena del mio peccato sono io modificato dal mio peccato. Il Signore mi dà la forza di prendermi così come sono modificato e di andare verso di lui; non di ridarmi l’innocenza iniziale, ciò non è possibile! Ma non importa! Lui fa sì che io non sia soffocato dal mio peccato, dal mio male e mi aiuta a trovare nuovo slancio per camminare verso di lui. C’è sempre questa alternativa della mia libertà che coglie un’opportunità che il Signore mi offre. Ma questo per dirvi che anche dove c’è la punizione, quando si tratta di Israele c’è sempre una salvezza offerta.
Questo diventa ancora più chiaro quando la stessa alleanza si svolge nella storia: quindi l’alleanza popolare, quella con David; ad un certo punto entra nell’alleanza una figura sponsale. Cioè l’alleanza diventa alleanza con Gerusalemme, l’alleanza con la sposa, l’alleanza nuziale. È sempre la stessa alleanza che si specifica e si rivela in figure sempre più adeguate. Allora abbiamo il profeta Osea, Geremia (cap. 2-4), abbiamo Ezechiele (cap. 16), abbiamo Isaia 54… e quando l’alleato diventa sposa, allora anche tutta la storia della punizione del peccato cambia, perché il Signore non ha paura di apparire come un amante ingenuo che non rinuncia mai al primo amore. E quindi la sposa può moltiplicare i suoi peccati, gli adulteri, ma lui continua ad amarla; magari la fa ingelosire, perché le fa vedere che si innamora di altri, però lo scopo è quello di riportare la sposa a sé e dunque ricco di perdono. Ezechiele 16 termina con queste espressioni: Tu moltiplica i tuoi peccati, io ti chiuderò la bocca a forza di perdonarti, vediamo chi vince? Qui si rivela sempre di più che Dio è il Dio del perdono e non della punizione, del castigo. Anche davanti al castigo Dio non prende le parti del castigo, Dio cerca di aggirarlo e di rifare i vestiti all’uomo e alla donna che sono nudi, dopo il peccato del giardino.
Direi che questa ampiezza del perdono di Dio per Israele è quello che ha mantenuto Israele anche oggi, perché in tutta la spiritualità ebraica la festa più importante è quella dello Yom Kippur, che è il giorno dell’espiazione, in cui non soltanto ciascuno chiede perdono dei propri peccati, ma ciascuno si accolla in qualche modo tutti i peccati del popolo e si confessano a Dio tutti i peccati per avere il perdono. Quindi dire – per esempio – che il Dio dell’A.T. non perdona e che è il Dio dell’ira: questa è una cosa del tutto superficiale, perché al contrario è proprio il Dio del perdono. Già quando si rivela al Sinai a Mosè, Dio si rivela proprio così: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di fedeltà e di grazia, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione” (Es 34, 6-7), la punizione c’è sempre chiaramente, ma non viene da Dio. Anzi la comprende in questa misericordia, costruendo sempre nuovi mondi, inimmaginabili all’uomo, e fanno della vita l’ultima parola. Un’elaborazione del perdono concretamente diversa da quella che possiamo immaginare noi. Perché noi immaginiamo sempre: cancelliamo! Ritorno come prima! No, bisogna andare avanti! Ma ti sei corrotto? Va’ avanti con la tua corruzione! Hai perduto una gamba? Va’ avanti con l’altra! Il Signore offre la possibilità di questo! Gli errori e i peccati che possiamo fare noi potrebbero essere: o di pretendere di riessere come prima: ricomincio da capo! Qualche volta anche i consigli spirituali: adesso ricominci da capo! Non puoi cominciare da capo; hai già cominciato da parecchio tempo! Oppure, peggio ancora, cambiamo, chiudiamo un cassetto e ne apriamo un altro; ricominciamo da capo con un’altra storia! Mi rifaccio una vita mia! L’unica cosa è continuare nella mia vita, ma con la grazia che Dio mi dà per fare cose nuove.Basterebbe prendere la vita di alcuni santi. Sul loro peccato a un certo punto hanno costruito delle storie di misericordia e di perdono, perché poi questo si riflette su quello che tu devi fare all’altro. Per esempio, nella tradizione ebraica dello Yom Kippur, i peccati che si sono fatti contro il fratello, Dio non li perdona; sei tu che devi andare a chiedere perdono al fratello. Cioè, se tu hai fatto un’ingiustizia verso un altro, devi colmare quell’ingiustizia. Non basta confessarsi a Dio e basta! Questo si è sempre detto anche nella morale cristiana. I grandi e i piccoli furti bisogna ripararli con quello a cui si è rubato; non basta dirlo a Dio! Dio mi rimanda a far pace con il fratello. Il perdono dell’uomo nasce solo dal perdono di Dio! Con S. Pietro possiamo dire: Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello? Sette volte? Perché all’ottava mi rimbocco le maniche! E Gesù dice: non sette volte, ma settanta volte sette, cioè indefinitamente, come Dio perdona. Ma questo non vuol dire non tener conto delle conseguenze del peccato; questo non vuol dire fare ingiustizia. Tutti vi ricordate la preghiera del figlio di Vittorio Bachelet, quando fu ucciso il padre: “La mia famiglia, noi perdoniamo, ma noi vogliamo che anche giustizia sia fatta, non per vendetta contro chi ha ucciso mio padre, ma perché la vita di un paese è retta dalla giustizia”. La giustizia non è una mancanza di perdono come “ricordare” non è mancanza di perdono. A volte noi diciamo: gli ebrei si ricordano di tutto e questo li rende duri! Se li rende duri la durezza viene da altre cose, ma per perdonare bisogna ricordare, altrimenti che cosa perdoniamo? E Dio ricorda bene; non è che Dio dimentica! È che la memoria del Signore non ferma minimamente la sua misericordia; anzi… Quello però che colpisce in questo sviluppo della rivelazione dell’alleanza è questo: per le nazioni invece, soprattutto per gli imperi (la Siria, la Babilonia, la Persia, i Greci, i Romani…)… allora lì, nella Bibbia, non c’è il perdono! Le nazioni in quanto sono viste come concorrenza alla potenza di Dio (le bestie nell’Apocalisse); perché Dio vuole il salvatore degli uomini, non delle nazioni. È il salvatore del suo popolo, cioè di quelli che appartengono alle nazioni, che si uniscono al suo popolo e diventano popolo di Dio. Non è il Salvatore delle culture; le culture servono a formare degli uomini e loro sono eterni; non le culture, non i valori, ma le persone!
C. La nuova alleanza nasce, comincia con il ritorno dall’esilio di Babilonia. Geremia ne parla al cap. 31, 31-14 e proprio quei versetti sono l’unico testo dell’A.T. in cui si parla dell’alleanza nuova. Questa alleanza nuova è definita.
“Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno dal più piccolo al più grande, dice il Signore, poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato”.
Questa alleanza è rinnovata definitivamente; è rinnovata nel senso che non sarà mai più rotta, perché io perdonerò sempre. Si parla ancora del suo popolo, di Israele; però qui c’è un’affermazione come l’ultima parola di Dio è sempre il perdono. Quindi non c’è nessuna possibilità, nessuna paura di trovare la porta chiusa; da parte di Dio c’è sempre aperta l’accoglienza. Qui c’è già tutto il padre del figlio prodigo. Questa nuova alleanza giunge a compimento in Gesù, quando Gesù dice: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue della nuova alleanza! Parla di questa alleanza di Geremia e si invera in un modo compiuto nella sua persona, nella sua morte e resurrezione e Gesù è compiutamente esplicito soprattutto in Giovanni, alla fine del cap. 12 e l’inizio del 13. Lì Gesù dice a gran voce:
Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato. Chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno, perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. E ha detto che quello che lui fa è il Padre che lo fa. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole ha chi lo condanna: la parola che ha annunciato lo condannerà nell’ultimo giorno.
L’immagine che usa della luce è fondamentale. Perché la luce, se entra in una stanza, non fa ombra; la luce fa soltanto luce; l’ombra nasce da chi si oppone alla luce. Io non sono venuto nel mondo per fare ombra, ma per fare luce! Ma ha chi lo condanna: è il male che fa se resiste alla luce. E subito dopo nella lavanda dei piedi c’è tutto uno svolgimento in cui finalmente Gesù dice a Giuda, dopo avergli lavati i piedi: Senti! Tu hai deciso di fare quello che hai deciso; tu hai deciso di tradirmi, io ho deciso di farmi tradire da te! Fai quello che devi fare; io faccio quello che devo fare; ci ritroviamo nel giardino e là ti chiamerò ancora amico,perché io non sono diventato tuo nemico, per il fatto che tu sei diventato mio nemico. E questa la gloria del Figlio di amare fino alla fine. Questa rivelazione che Dio perdona sempre diventa quella che poi Giovanni dirà: Dio stesso è Amore e non ha nessuna parola di rifiuto di qualcuno; da Dio si può sempre andare ed essere accolti e non ha mai una seconda alternativa. Siracide dice che in Dio c’è ira e amore e perdono. Ira e amore, ma come faccio a sapere domani mattina quando mi sveglio se è il giorno dell’ira o dell’amore? Queste sono tutte cose che umanamente procedono attraverso una scoperta che noi facciamo; per questo dicevo che ancora in certi momenti noi siamo nell’A.T. forse ancora nel tempo del culto idolatrico. Ma il Signore si è rivelato come solamente perdono.
Quali conseguenze per noi? Dovremmo farci inondare da questa qualità del Signore. Solo chi perdona, sarà perdonato. Non si dispone a ricevere il perdono chi non perdona. La parabola del servo spietato.
Concludendo: che cosa dice la Bibbia sul perdono? Dice molte cose: c’è una rivelazione progressiva, in cui si va dall’idea che “se viene papà poi te le dà”; questo imparano i bambini, fino a scoprire a un certo punto il cuore del Padre che nel caso di Dio è veramente un cuore di Padre che perdona sempre. Non solo perdona, ma elabora, inventa, perché questo è il vero perdono! Non è solo: io ti perdono! Pensate alla triplice confessione che Gesù fa fare a Pietro dopo la risurrezione, quando dice: Mi ami tu? Pietro lo ha rinnegato tre volte e adesso deve confessare che lo ama; rimettere in piedi, ricostruire il discepolo: questo è perdonare! Ricostruire il mondo devastato con tutte le sue devastazioni che non si possono eliminare, ma fare di un vestito strappato una veste da sposa e questo Dio lo sa fare. Dio sa riparare, sa rammendare e i suoi rammendi sono più belli degli strappi e delle tele pure come erano prima. Ci vuole una grande fiducia nel nostro rapporto con Dio, nella capacità del Signore di perdonare. Tutto questo certamente ci fa scoprire il mondo della risurrezione, perché il Cristo Risorto è il Cristo crocifisso che è risorto e ha anche i segni della passione, ma questi segni della passione sono diventati splendenti di gloria.
Prendete lo tsunami o tutte le alluvioni, gli uragani… L’ultima cosa che dobbiamo fare è dire che Dio ha fatto tutto questo per punirci dei nostri peccati! Invece l’ultima cosa da fare è che Dio non si spaventa di queste cose, che per il Signore l’umanità è l’umanità che deve risorgere con Cristo; non è l’umanità che muore nelle alluvioni. Il Signore ci dice caso mai che gli uomini appartengono a lui; come i bambini che muoiono per l’aborto: quelli sono nelle mani del Padre; sono più vivi di quelli che li hanno uccisi! Proprio perché il Signore non ha figli da buttar via. Questo non deve minimamente indebolire la nostra lotta per la vita con i mezzi che abbiamo, ma questo deve lasciarci una grande fiducia nel cuore. Che se la chiesa si disperasse anch’essa, come già fanno gli uomini di tutti i mali che succedono e i guai che incontriamo, non sarebbe altro che un malato in più che incontriamo nelle corsie dell’ospedale. Mentre la chiesa ha questa parola del Signore; è una parola di vita e di vittoria, di trionfo sul male, che l’Apocalisse esprime in un modo molto numerico e dice che il dominio del male nel mondo è sempre di tre e mezzo, mentre il numero di Dio è sette, cioè il doppio. È vero che il demonio esercita il potere sul mondo; la menzogna ci circonda da tutte le parti, la disonestà, l’impurità, la doppiezza; basta sentire le notizie! Però non più di tre e mezzo! Il Signore dispone del numero sette che è la pienezza e lui sa far ritornare queste misure monche nella pienezza del suo amore, però questo lo crediamo nella fede e lo aspettiamo nella venuta del suo regno! Per questo, dico sempre: l’Avvento non è la semplice preparazione del Natale. Quattro settimane per prepararci al cenone di Natale! L’Avvento è la dimensione che noi viviamo tutto l’anno e tutta la vita. Noi aspettiamo che il Signore venga, non soltanto nella mia vita personale, ma venga nella storia, che concluda la storia con la sua parola di vita e anche se troverà un mondo devastato, il Signore sa fare terra nuova e cieli nuovi, anche da un mondo devastato, la Gerusalemme nuova anche dalla Gerusalemme di sotto. Per questo celebriamo il Natale: celebriamo la prima venuta per attendere la seconda, quella finale. La vita cristiana senza l’invocazione finale dell’Apocalisse: Marana tha, Vieni Signore Gesù, diventa una condanna a morte, un funerale.
Tra le cose non dette! Nel libro del Deuteronomio ci sono delle osservazioni terribili del Signore: Non perdonerete mai ai Moabiti, perché non vi hanno accolto, ospitato, quando attraversavate il deserto…; gli Egiziani potete perdonare, anche se eravate loro schiavi, ma i Moabiti assolutamente no! Nella Nuova Alleanza viene fuori il libro di Rut, la moabita, la quale ritorna, addirittura diventa la bisnonna di Davide. Davide avrà il sangue di una moabita nella sua discendenza e Dio fa alleanza con Davide per tutta l’eternità. Bisogna prendere tutto lo svolgimento della storia. Moabita: è quello con cui io non voglio assolutamente a che fare e poi a un certo punto ritorna e questa donna semplice, ingenua ma furba, che ritorna con la suocera, fa ritornare con lei a Betlemme tutto il popolo dei moabiti e diventa la moglie di Booz e la nonna di Davide. Ecco il perdono di Dio nell’A.T. Vedete bene come nella nostra vita personale dobbiamo giostrare questi giudizi; non possiamo continuare a dire: Dio mi ha punito! Che ho fatto di male? Dobbiamo allargare molto l’apertura e sentirci nelle mani del Padre, ma di un Padre di cui non possiamo nemmeno immaginare quanto il cuore è grande. Non c’è nulla di irreparabile e non deve essere nemmeno per noi davanti a certe cose, anche a delle ingiustizie che possiamo aver subito. Non dobbiamo mai chiudere il cuore! Da un punto di vista umano lo chiudiamo parecchie volte al giorno, ma dovremo ricordarci che Dio non è così e non è stupido in questo senso e non ci esorta a fare gli stupidi. Soltanto chi perdona davvero conoscerà una gioia che chi non perdona non conosce mai.
Per l’ebraismo che Dio perdoni rimane un’affermazione ultima, perché nello Yom Kippur non c’è nessun peccato che Dio non perdoni. È forte l’idea che Dio è aperto al perdono per il suo popolo. Quanto a perdonare noi, mi sembra che Ebrei non abbiano molto questo, perché hanno paura che perdonando si promuova l’ingiustizia. Quindi quello che desiderano è che sia fatta giustizia. Tutto quello che nella coscienza gli Ebrei hanno sofferto di discriminazione li rende molto sospettosi verso il discorso del perdono.Forse direi anche un po’ per colpa nostra perché prendiamo molto alla leggera questo fatto di perdonare. Mi fa paura alle volte come un giornalista di fronte un’ingiustizia fatta, chiede all’interessato: ma lei perdona? E magari gli hanno ucciso il figlio! Dio non perdona così. Dio ricostruisce sopra le rovine del peccato umano; quindi c’è una fatica notevole e questa fatica di Dio si vede nella passione di Gesù. La passione di Gesù è la fatica del Padre. Il Padre non è che assiste alla passione del Figlio, ma soffre nella passione del Figlio, evidentemente in modo suo, non come un uomo, ma come Dio. Dio si vede continuamente vanificato nel suo piano positivo per tutto il nostro negativo e lui ricostruisce il positivo, ma tutto questo comporta una fatica notevole per quanto si possa parlare di fatica, di pazienza e di longanimità di Dio. Longanimità (longus animus) = fiato lungo. Dio ha il fiato lungo perché prima che finisce un suo sospiro noi ne abbiamo fatti 200! Avere la coscienza di questo è importante per non prendere le cose alla leggera. Il perdono è forse la cosa più ardua e più difficile per noi e proprio perché è una cosa puramente di Dio e poi è una cosa estremamente costruttiva. Non è una semplice parola di perdono (flatus vocis). Anche perché bisogna poi chiederlo il perdono. Non è una cosa che noi semplicemente distribuiamo come acqua santa, ma se questo perdono è attivo e fattivo, bisogna che uno lo chieda. È vero quello che dicono gli Ebrei: noi non possiamo perdonare per le vittime dell’olocausto, perché questi sono morti! Sono loro che debbono perdonare. Non posso perdonare al posto di un altro! C’è una serietà, una gravità in tutto questo che è la gravità dell’esistenza umana. Bisogna entrarci dentro e affrontare questa fatica, che è una fatica nella costruzione dell’unico mondo che ci rimane, perché l’unico mondo da salvare è questo, quello che è devastato anche dalle nostre assurdità.
Di fronte al ragionamento di chi pecca, dicendo: tanto Dio poi alla fine mi perdona, che cosa rispondere?
Tu continua pure a peccare, ma continui a distruggerti. Il tuo continuare non fa pentire Dio di essere lui stesso perdono, ma ti stai autodistruggendo, perché ti rendi sempre meno capace poi di accogliere il perdono di Dio. Quando la dimensione morale diventa un gioco, per cui se una cosa è andata male se ne fa un’altra, si chiude un matrimonio, se ne apre un altro… questa è la distruzione totale degli uomini. Allora uno si riduce a consumare senza capire più che cosa gli capita tra le mani. Non è Dio che a un certo punto si stanca e dice: basta! No! Sei tu che ti stai distruggendo!
(Relazione presso la parrocchia di S. Roberto Bellarmino il 14 dicembre 2005. Il testo è stato tratto dalla registrazione e non è stato rivisto dall’autore)

