Il primo negoziato
Chayyé Sarà (Gn 23,1-25,18)
Daniel Taub
Il negoziato condotto da Abramo per la grotta di Macpela, la tomba dei patriarchi a Ebron, è il primo negoziato della Bibbia e ha per oggetto un territorio. In quanto esempio di contrattazione mediorientale è interessante da due punti di vista.
Il primo aspetto degno di nota della trattativa è il fatto stesso che abbia luogo. Dio ha già promesso ad Abramo: «Alla tua discendenza io ho dato questa terra» (Gn 17,8). Persino gli Hittiti, da cui Abramo sta cercando di acquistare il lotto come luogo di sepoltura per la moglie Sara, sembrano riconoscere che Abramo goda di particolari diritti su quel posto: «Tu sei un principe eccelso in mezzo a noi», gli dicono. «Seppellisci il tuo morto nel migliore dei nostri sepolcri» (Gn 23,6). Ma Abramo non cerca favori e insiste per sottoscrivere un accordo commerciale. E qui abbiamo il secondo aspetto degno di nota del racconto: Efron, il proprietario della terra, dopo avergli offertogratuitamente il lotto, adesso avanza una richiesta iniziale piuttosto esosa: 400 sicli d'argento. Chiunque abbia esperienza di contrattazioni in Medio Oriente si aspetterebbe che Abramo reagisca con una contro-offerta più bassa. Abramo invece non discute nemmeno il prezzo: acconsente e paga l'intera somma.
Rifiutandosi di accettare un trattamento preferenziale per la terra e acconsentendo a pagare il prezzo pieno, Abramo stabilisce un precedente che è seguito, nella Bibbia, in altre due occasioni.
- Quando un flagello che stava minacciando Gerusalemme si arresta, il re Davide riceve da Dio l'ordine di costruire un altare nel luogo in cui è cessato il flagello. Ma il campo appartiene a Ornan il Gebuseo. Ornan, come Efron l'Hittita nell'episodio con Abramo, offre il campo gratuitamente. Ecco la risposta di Davide: «No! Lo voglio acquistare per tutto il suo valore in denaro, perché non voglio presentare al Signore ciò che appartiene a te, per offrirlo al Signore in olocausto gratuitamente» (1Cr 21,24). Per il campo, sul quale sarà in seguito costruito il tempio, Davide paga seicento sicli d'oro.
- Il libro di Giosuè si conclude con una nota sorprendente, quando descrive la sepoltura delle ossa di Giuseppe nella città di Sichem. Malgrado le battaglie e le conquiste che riempiono il libro, questo posto, osserva la Bibbia, era «una parte del terreno che aveva comprato Giacobbe dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento sicli d'argento» (Gs 24,32).
Colpisce, e turba non poco, che proprio i tre luoghi che sono oggetto di questi negoziati - la tomba dei patriarchi a Ebron, il monte del tempio a Gerusalemme e la tomba di Giuseppe a Sichem -, siano sempre stati, fino a oggi, oggetto di aspre dispute e violenze.
Ma, mentre continuano le tensioni su queste aree, i tre racconti biblici forse possono offrirci una prospettiva per comprendere la natura del legame esistente tra il popolo ebraico e la sua terra. Ciascuno di questi racconti infatti descrive non soltanto una transazione, ma anche l'importanza della terra per ciascuno degli acquirenti: per Abramo, la terra era importante per poter avere un luogo dove far riposare in pace la propria moglie, se stesso e i suoi figli dopo di lui; per Giacobbe era importante avere un luogo in cui adempiere la sua promessa di riportare a casa le ossa di Giuseppe dall'esilio in Egitto; per Davide era importante avere un luogo dove erigere un altare, su cui alla fine sarebbe stato costruito il tempio.
Queste tre dimensioni del legame con la terra sono riecheggiate per il popolo ebraico lungo tutta la sua storia. La terra di Israele è per noi molte cose insieme: come per Abramo, è un posto dove, dopo anni di vita errante, possiamo costruire una casa permanente; come per Giacobbe, è un posto per accogliere i nostri esuli; e, come per Davide, è un posto dove erigere un centro spirituale per il mondo ebraico.

