Israele racconta
la sua storia /1
I libri storici dell’Antico Testamento
Alessandro Sacchi
I fatti narrati nella Bibbia si sono svolti in una zona del nostro pianeta che gli occidentali chiamano «Medio Oriente» o «Vicino Oriente», e più specificamente al centro di quella fascia di terra chiamata solitamente «Mezzaluna fertile», in quanto assume la forma di una mezzaluna che per la sua fertilità contrasta con il deserto che la circonda. Essa abbraccia idealmente le zone fertili che vanno dalla Mesopotamia, irrigata dal Tigri e dall’Eufrate, all’Egitto, reso fertile dal Nilo, collegate tra loro da una striscia di terra costituita dalla Siria e dal Libano a nord e, più a sud, dalla Palestina. Fin dalle epoche più remote questa striscia costituì il passaggio obbligato di merci e di soldati e fu oggetto di contesa da parte delle grandi potenze che avevano sede in Mesopotamia e in Egitto Il nome «Palestina» risale ai dominatori romani che hanno unito questa regione alla Siria, facendone parte della provincia romana chiamata appunto Syria Palaestina. Il termine Palestina, usato da Erodoto, Filone e Giuseppe Flavio, è la forma grecizzata della parola ebraica resa in italiano con Filistea: essa designa il territorio dei filistei, un popolo che si è installato nella zona costiera del paese, a sud della moderna città di Tell Aviv, al tempo stesso in cui, secondo l’opinione comune, i clan israelitici usciti dall’Egitto vi giungevano da Oriente. Questo territorio è spesso presentato nella Bibbia come qualcosa di straordinario, una specie di paradiso in terra. In realtà si tratta di un fazzoletto di terra in se stessa ben poco appetibile, la cui fertilità poteva apparire straordinaria solo a tribù nomadi provenienti dal deserto Originariamente la Palestina era chiamata «Terra di Canaan» dal nome dei suoi abitanti, i cananei, una popolazione semitica come gli israeliti (cfr. Es 15,15). Successivamente essa prese il nome di Israele perché in essa esistevano, a partire dall’inizio del primo millennio a.C., due piccoli regni che facevano risalire la loro origine a un comune antenato, Israele. Solo uno di essi, però, situato nel Nord della regione, portava questo nome, mentre l’altro, più a Sud, aveva preso il nome di uno dei suoi figli, Giuda. In entrambi i regni si adorava una divinità chiamata con un nome la cui pronunzia è andata persa a motivo dell’abitudine, invalsa nel mondo ebraico, di sostituirlo con Adonaj (Signore). Di esso sono rimaste le quattro consonanti J H W H (sacro tetragramma), pronunziate oggi comunemente Jahweh. Dopo alterne vicende, il regno del Nord cadde sotto i colpi degli assiri (722 a.C.) e quello del Sud fu conquistato dai babilonesi (587 a.C.) e i loro abitanti furono condotti in esilio Mentre si perde notizia degli esuli del regno di Israele, con l’avvento dei persiani i giudei possono ritornare a Gerusalemme per riedificare il tempio dedicato a JHWH (538 a.C.). Durante la permanenza in Mesopotamia, la predicazione delle scuole profetiche aveva profondamente trasformato questi esuli, inculcando loro un monoteismo di forte ispirazione etica. Essi si trovarono così in contrasto con coloro che ancora abitavano nei territori dei due antichi regni, molti dei quali erano israeliti che non avevano fatto l’esperienza dell’esilio. Costoro continuavano sì ad adorare JHWH, ma lo facevano secondo modalità molto simili a quelle delle altre popolazioni dell’antico Medio Oriente I rimpatriati si impegnano immediatamente nella ricostruzione del tempio e formano una piccola comunità all’interno dell’impero persiano, tutta dedita al culto e radicalmente separata dal resto della popolazione locale. Fra di loro hanno un ruolo speciale i sacerdoti, i quali, per rendere possibile la ricostruzione del tempio, raccolgono e mettono per iscritto i ricordi riguardanti la sua struttura e i riti in esso compiuti. Ad essi aggiungono poi numerosi racconti riguardanti gli antichi progenitori del popolo, i patriarchi. A costoro – si raccontava – Dio aveva promesso di dare la terra di Canaan in cui erano vissuti come forestieri; con il suo aiuto i loro discendenti, che erano andati in Egitto a motivo di una carestia, avevano lasciato questo paese e avevano preso possesso della terra promessa ai loro padri. Questi racconti servivano ai rimpatriati per legittimare la loro pretesa di possedere un territorio la cui proprietà fondiaria si trovava in altre mani. Per chiarire poi che JHWH, il loro Dio, era il signore del mondo e dell’umanità, essi raccolgono altro materiale riguardante la creazione Dall’attività di queste élites sacerdotali ha origine anche una serie di libri, diversamente raggruppati nella Bibbia ebraica e in quella cristiana, nei quali sono descritte le origini e le vicende storiche del popolo di Israele a partire dall’ingresso nella terra promessa fino alle soglie dell’era cristiana. Questa vasta raccolta ha uno scopo prettamente religioso e nazionale. Non tutti questi libri hanno le stesse caratteristiche letterarie e i fatti in essi narrati presentano diversi gradi di attendibilità storica In base alle ricerche moderne risulta dunque che i libri storici sono stati composti quando ormai i persiani, subentrati ai babilonesi, avevano consentito ai deportati di Giuda di ritornare in patria e di costituirsi come gruppo autonomo sotto il loro dominio. In questo nuovo periodo, chiamato «giudaismo», si sono poste le premesse culturali per l’elaborazione e la messa per iscritto delle antiche tradizioni dei due regni. Questo periodo è noto attraverso i libri storici più recenti della Bibbia e altre opere di origine giudaica. Perciò nella nostra presentazione esamineremo anzitutto gli scritti più recenti, che ci aiuteranno a delineare le idee, la mentalità e la religione dei rimpatriati. In questo contesto storico-religioso situeremo poi lo studio del Pentateuco, dando il primato alla tradizione sinaitica, che ne rappresenta il centro ispiratore. Infine affronteremo i successivi libri storici

