La Parola di Dio

    nella vita cristiana

    Bibbia e catechesi

    Cesare Bissoli

     

    LA STORIA

    1. “Pregate perché la parola del Signore si diffonda e sia glorificata” (2 Tess 3,1).

    La Parola di Dio è data per essere comunicata al popolo di Dio, non per restare chiusa nelle pagine del libro sacro, né bloccata sul tavolo degli esperti.

    In effetti la Bibbia, che della Parola di Dio ha valore e funzione di ‘sacramento’ e che già per sua natura è frutto per tanta parte di catechesi, ha continuato ad essere al centro dell’annuncio della Chiesa lungo una storia complessa, talora oscura e sofferta, che dallo splendore dei Padri, è giunta al rinascimento biblico-pastorale del Vaticano II.


    I CRITERI

    2. Alla luce del Magistero [1]collaudato dall’esperienza si ricava il profilo della retta comunicazione della Parola di Dio.

    Tale comunicazione avviene secondo le due modalità con cui la Chiesa possiede, interiorizza e vive la Parola di Dio, come narrazione della storia della salvezza, ed è la catechesi biblica o della Bibbia in senso stretto, e come esplicitazione del Simbolo delle fede, chiamata anche catechesi dottrinale (cfr DGC, n. 128). In ogni caso rimane sempre vero che la catechesi, per qualsiasi scopo e forma, non è integra e genuina se ultimamente non è ispirata dalla Bibbia.

    3. Questo significa che “la Sacra Scrittura, spiegata nel contesto della Tradizione, fornisce il punto di partenza, il fondamento e la norma dell’insegnamento catechetico” (PCB, L’interpretazione, IV C 3). In concreto ciò comporta che “la catechesi deve imbeversi e permearsi del pensiero, dello spirito e degli atteggiamenti biblici ed evangelici, mediante un contatto assiduo con i testi medesimi”, non dimenticando d’altra parte che “essa sarà tanto più ricca ed efficace, quanto più leggerà i testi con l’intelligenza ed il cuore della Chiesa” (DGC, n. 127)

    4. Riconoscendo che la Parola di Dio mira a rendere le persone partecipi di un progetto di salvezza, che egli compie nella storia (historia salutis), la catechesi “si fa costante ‘memoria’ degli avvenimenti salvifici del passato, narrandoli. Interpreta alla loro luce gli avvenimenti attuali della storia umana, e permane in una credente attesa della venuta del Signore” (DGC, n. 107). Perciò non potrà ridursi a pura informazione disimpegnata del dato biblico, ma diventare una proposta attuale, decisiva e quindi appellante al pieno coinvolgimento di sé.

    5. In questo contesto storico-salvifico la catechesi deve partire, in termini sostanziali, ma anche cronologici, dalla rivelazione come si è storicamente manifestata. Quindi il Libro Sacro va liberato dalla diffusa rappresentazione di contenitore di verità astratte, per farlo rivivere per quello che è, un mondo di persone vive, di avvenimenti, di parole, insomma di storia entro cui Dio porta avanti il suo progetto che salva, oggi come ieri. Con la eccellente personalizzazione di Dei Verbum, si terrà sempre presente che “nei Libri Sacri il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e discorre con essi” (n. 21)

    I COMPITI

    6. “Uno degli scopi della catechesi dovrebbe essere quello di introdurre a una retta comprensione della Bibbia e alla sua lettura fruttuosa, che permetta di scoprire la verità divina che essa contiene e che susciti una risposta, la più generosa possibile, al messaggio che Dio rivolge attraverso la sua Parola all’umanità” (PCB, L’interpretazione, ibid.).

    7. Compito della catechesi è di far “conoscere le ‘opere e le parole’ con le quali Dio si è rivelato all’umanità: le grandi tappe dell’AT, con le quali prepara il camino del Vangelo; la vita di Gesù, Figlio di Dio, incarnato nel grembo di Maria che con le sue azioni e il suo insegnamento portò a compimento la Rivelazione; e la storia della Chiesa, la quale trasmette la Rivelazione. Pure questa storia, letta partire dalla fede, è parte fondamentale del contenuto della catechesi” (DGC, n. 108).

    8. La catechesi non può marginalizzare e trascurare la Parola di Dio della prima alleanza, o AT, pena l’incomprensione e perdita dell’unico disegno di Dio come pure della specificità cristiana. Posto privilegiato per ampiezza ed approfondimento va data alla persona ed opera di Gesù Cristo, e dunque anzitutto ai Vangeli. “La presentazione dei vangeli deve avvenire in modo da provocare un incontro con Cristo. Che dà la chiave di tutta la rivelazione biblica e trasmette l’appello di Dio, al quale ciascuno deve rispondere” (PCB, ibid.).

    9. Dal punto di vista pedagogico-didattico si attenderà al modo con cui la Bibbia trasmette il suo messaggio, sia per sciogliere le inevitabili difficoltà, sia soprattutto per arrivare al significato della Parola di Dio attraverso la via con cui essa si esprime a noi. Si valorizzerà la narrazione, il linguaggio simbolico, la poesia salmica, i detti dei saggi, le parabole evangeliche.. La proposta catechistica va chiaramente commisurata sulla situazione dell’uditore, in modo che tutti, piccoli e grandi, in particolare i giovani, abbiano a ritrovare una Parola di Dio per ciascuno di loro.

    10. Tutto questo domanda l’attuazione di un contatto vivo, diretto, materiale con la Bibbia, che Dei Verbum intende estensibile a tutto il popolo di Dio con le parole chiare: ”E’ necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura” (DV, n.22).


    IL CONTESTO VITALE

    11. La comunicazione della la Bibbia, anche realizzata nel piccolo gruppo(gruppi di ascolto, gruppi del Vangelo…), non si riduce ad un contatto isolato e solitario, ma è sempre animata dal grande respiro della Chiesa. Perciò l’ incontro con il Libro sacro apre e si coniuga con gli altri segni della Parola di Dio, e cioè l’annuncio molteplice della fede, tramite il catechismo ed oltre esso, la celebrazione liturgica, segnatamente l’Eucaristia, la diakonia o il servizio concreto della carità. Sempre in comunione con i Pastori.


    IL QUADRO PASTORALE

    12. La pratica attuazione dell’incontro fra Bibbia e catechesi avviene in due grandi forme della pastorale biblica: la forma inclusiva (v. n. 11), quando cioè si propone la Bibbia nelle grandi azioni di Chiesa, in particolare nella liturgia, nella catechesi, nell’insegnamento religioso della scuola e nella predicazione. Questa forma realizza pienamente l’incontro con la parola di Dio; la forma diretta o immediata, quando la Bibbia è oggetto specifico di attenzione. Chiaramente, secondo la tradizione della Chiesa, questo incontro con la Scrittura ha valore per se stesso e d’ altra parte è mezzo indispensabile per la forma inclusiva. Oggi, al seguito del Vaticano II, l’incontro diretto è diventato sempre più una esperienza di popolo, specialmente nelle giovani chiese. L’esercizio di questo incontro diretto con il testo è chiamato ’apostolato biblico’, raccomandato ampiamente dai Pastori (cfr NMI, n. 39). La Federazione Biblica Cattolica è l’ organismo della Chiesa Cattolica ufficialmente riconosciuto ed operante in tutto il mondo.

    13. L’incontro diretto conosce diversi percorsi

    Ha la maniera più alta ed antica con la lectio divina, da intendersi come “lettura, individuale o comunitaria, di un passo più o meno lungo della Scrittura accolta come Parola di Dio e che si sviluppa sotto lo stimolo dello Spirito in meditazione, preghiera e contemplazione” (PCB, La Bibbia nell’interpretazione della Chiesa, ibid). ”La catechesi in concreto – afferma il DGC – deve essere ‘un’autentica introduzione alla ’lectio divina’, cioè alla lettura della Sacra Scrittura fatta ‘secondo lo spirito che abita nella Chiesa” (n.127). In corrispondenza alle diverse situazioni del popolo di Dio, viene chiamata anche ‘lettura orante’ della Parola di Dio, od anche ‘scuola della Parola’. Giovanni Paolo II ha proposto l’ascolto della Parola di Dio come un impegno prioritario per il III millennio, dando questo profilo unitario a tale esperienza: ”È necessario che l’ascolto della Parola diventi un incontro vitale, ne nell’antica e sempre valida tradizione della lectio divina, che fa cogliere nel testo biblico la parola via che interpella, orienta, plasma l’esistenza” (NMI, n. 39).

    14. Altre modalità di incontro diretto sono la traduzione e diffusione della Bibbia, i corsi biblici, i gruppi biblici, le domeniche o settimane della Bibbia, conferenze sulla Bibbia, la Bibbia tramite i massmedia, ecc.

    Va segnalata in particolare la pratica delle “‘comunità di base’ che centrano le loro riunioni sulla Bibbia e si propongono un triplice obiettivo: conoscere la Bibbia, costruire la comunità e servire il popolo… E’ motivo di gioia vedere la Bibbia presa in mano da gente umile e povera, che può fornire alla sua interpretazione ed attualizzazione una luce più penetrante, dal punto di vista spirituale ed esistenziale, di quella che viene da una scienza sicura di se stessa (cf Mt 11,25)” (PCB, L’interpretazione, ibid.). 


    LE SFIDE

    15. Non si può pensare che la comunicazione biblica attraverso la catechesi sia del tutto soddisfacente. Raccogliamo in quattro punti le sfide che ci stanno davanti.

    Anzitutto sta la sfida di rendere popolare la pratica della Bibbia.

    Non va dimenticato che il raccomandato “largo accesso alla Sacra Scrittura” (DV, n. 21) rimane ancora troppo stretto: l’incontro con la Bibbia è relegato sovente ai bambini nel catechismo della prima comunione e cresima, i gruppi biblici, pur crescendo di numero, sono sempre esperienza di minoranze, la lectio divina stenta di diventare pratica popolare. Certe volte si ha la sensazione che l’incontro con la Bibbia sia una ‘pia devozione’ fra le altre e possa essere riservato a l gruppo degli eletti. I giovani in particolare sono chiamati a dare ospitalità alla Bibbia.

    16. Una seconda sfida riguarda l’ascolto di ciò che veramente il testo vuol dire, e ciò riguarda sia il senso storico o letterale sia il senso globale o spirituale, cioè secondo ‘il mistero di Cristo e della Chiesa’

    Alla crescita di entusiasmo per la Bibbia si accompagna varie volte l’esperienza di un certo fondamentalismo biblico, ed anche di lettura superficiale o ideologicamente orientata per cui si rischia la strumentalizzazione del senso del testo, cercando ciò che esso non può dare, cioè delle ricette, e non accogliendo ciò che il testo può e vuole dare, ossia un messaggio religioso secondo una determinata espressione letteraria.

    17. Una terza sfida riguarda l’appropriazione della Parola per oggi

    Poco importa che vi sia la croce di Cristo se la croce di Cristo non è per te (R. Bultmann). Si avverte il bisogno di riconoscere l’attualità della Parola di Dio attraverso un corretto processo ermeneutico che crei una valida correlazione fra il testo e la vita. Tale attualizzazione della Parola che avviene tramite una varietà di metodi, presentati dalla già citata PCB, L’interpretazione della Bibbia, deve avere un impatto personale, ma anche comunitario, riguardare il mondo privato, ma anche le grandi questioni sociali (giustizia, pace), per cui la Parola risuoni come appello alla conversione, impegno di liberazione, fonte di consolazione e di speranza.

    18. Una quarta sfida proviene oggi alla Bibbia dalla situazione in cui avviene la Parola

    Oggi è tempo di pluralismo religioso e culturale, tempo di relativismo e indebolimento della fede, tempo di ricerca e di attesa. In particolare questo è il tempo della comunicazione mediatica.

    Si tratta quindi di porsi in ascolto della Parola di Dio per incrementare anzitutto il dialogo e la collaborazione fra le chiese e comunità cristiane; sempre di più si impone un confronto aperto e critico con altri Libri Sacri e i diversi mondi culturali in modo da fermentarli con l’umanesimo cristiano; si rende necessaria una inedita valorizzazione critica dei nuovi linguaggi massmediatici è indispensabile che la Parola di Dio sia accolta come pane necessario per la fede e fondamento della vita spirituale del credente: Gesù al pozzo che parla alla samaritana (Giov 4) diventa l’icona esemplare per un uso della Bibbia che attiri quanti sono in cammino verso la salvezza od ancora sono in attesa.

    NOTA

    DV c. VI; EN di Paolo VI (1975), CT di Giovanni Paolo II (1979), DGC(1997), PCB, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa (1993).