La scelta
di fronte a noi
Re'èh (Dt 11,26 - 16,17)
Daniel Taub

Vedi, io pongo oggi innanzi a voi la benedizione e la maledizione: la benedizione, se obbedirete ai comandi del Signore vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione, se non obbedirete (Dt 11,26-28).
Il celebre richiamo di Mosè agli israeliti perché seguano il sentiero della giustizia inizia con la parola «Vedi!». È insolito, perché l'enfasi ebraica punta molto di più sull'ascoltare che sul vedere. Nella preghiera Shemà', per esempio, non soltanto sottolineiamo l'importanza dell'ascoltare («Ascolta, Israele...»), ma ci copriamo gli occhi per evitare ogni distrazione visiva. In questo caso invece la parola "Vedi!" è appropriata, perché la scelta tra il sentiero della benedizione e quello della maledizione sta per essere presentata al popolo ebraico in modo visivo, in uno dei più potenti psicodrammi della Bibbia. La Mishnà (Sothà 7,5) descrive come così in scena:
Quando Israele attraversò il Giordano e giunse al monte Garizim e al monte Ebal... sei tribù salirono in cima al monte Garizim e sei in cima al monte Ebal. I sacerdoti e i leviti e l'arca dell'alleanza rimasero a valle tra loro... i leviti si rivolsero verso il Monte Garizim e pronunciarono le benedizioni e tutto il popolo rispose: «Amen». Poi volsero il volto verso il Monte Ebal e pronunciarono le maledizioni e tutto il popolo rispose: «Amen»... poi portarono delle pietre e scrissero tutte le parole della legge in settanta lingue.
È difficile immaginare una messa in scena più spettacolare di un popolo giunto a un bivio morale, di fronte a una scelta tra due sentieri destinati a incidere sul destino comune. Sebbene questa messa in scena si sia svolta molti secoli fa, tre lezioni mantengono ancora tutta la loro viva attualità, anche tremila anni dopo.
Una società giusta è ricompensa a se stessa
I commentatori si soffermano sulla curiosa formulazione del comando di Mosè al popolo. Invece di dire «la benedizione se ('im) obbedirete» e «la maledizione se ('im) non obbedirete», Mosè usa la parola "se" ('im) soltanto in relazione alla maledizione. In relazione alla benedizione usa 'ashèr ("che"). Così il versetto si traduce più accuratamente come segue: «la benedizione che è che obbedirete ai comandamenti». Come osserva il commentatore classico, il Malbim (Meir Lobush, Polonia, XIX secolo), la formulazione suggerisce che la ragione per seguire questi principi non è al fine di ricevere una benedizione, ma che edificare una società su questi valori è nei fatti benedizione e ricompensa di per sé.
La nostra scelta influenza noi stessi e la nostra società
Il comando di Mosè è insolito anche sotto un altro aspetto: inizia al singolare («Vedi») ma prosegue al plurale («innanzi a voi»). Ognuno di noi, suggerisce, deve imparare a considerare se stesso come individualmente responsabile del destino della comunità. Il valore di ogni individuo, e la capacità che ciascun membro della società ha di far pendere la bilancia da una parte o dall'altra, non potrebbero essere resi con maggiore vivezza che dall'immagine delle dodici tribù perfettamente equilibrate, sei su ciascuna vetta. Anzi, secondo il Talmùd (trattato Shebdòt 37h) fu proprio in quel momento che il popolo ebraico accettò l'idea della responsabilità comune.
Il popolo ebraico scelto per scegliere
Forse l'aspetto più sorprendente della drammatica descrizione dell'evento citato nella Mishnà di cui sopra non è l'ascesa al monte o la benedizione e maledizione, ma il breve versetto che segue. Una volta conclusasi la cerimonia, gli israeliti portarono delle pietre e incisero le parole della Legge in settanta lingue. Come sottolinea Shimshon Raphael Hirsch (Germania, XIX secolo), proprio nel momento di operare la scelta, il popolo ebraico doveva riconoscere che i valori verso i quali si impegnava non erano soltanto nazionali, bensì universali. Il popolo ebraico era stato scelto per scegliere, e per essere, così facendo, il portatore di valori morali basilari per il mondo nel suo insieme.
L'antica cerimonia documentata in questi brani della Torà ci ricorda che la fondazione di una società giusta è ricompensa a se stessa, che ciascun individuo deve compiere uno sforzo in questo senso per influire sulla società nel suo insieme, e che nel costruire una società di questo genere si porta un messaggio al mondo intero.

