è essenziale
per conoscere Cristo»
Intervista al Card. Albert Vanhoye
Lucas Teixeira
Come e quando ha cominciato a interessarsi allo studio della Parola di Dio?
Card. Vanhoye: Il mio interesse per la parola di Dio, certamente, è cominciato sin dalla mia infanzia, ma si è approfondito e intensificato specialmente con lo studio della teologia. Mi preparavo all'ordinazione sacerdotale e allora mi sono appassionato al Vangelo di Giovanni. Ero preparato a questo studio perché prima della teologia, per due anni, ho dovuto insegnare il greco classico ad alto livello, a giovani gesuiti che preparavano i diplomi alla Sorbona di Parigi. Quindi ero in contatto diretto con il testo greco del Nuovo Testamento e anche ai testi greci dell'Antico Testamento.
In particolare ho studiato il tema della fede nel Vangelo di Giovanni, un tema evidentemente fondamentale. Per Giovanni la fede consiste nel credere in Cristo Figlio di Dio, questo non è semplicemente l'adesione a verità rivelate, ma è anzitutto adesione a una persona, una persona che è Figlio di Dio, che fa l'opera del Padre, in unione con il Padre e che invita anche noi a fare la sua opera.
Successivamente è diventato uno dei più grandi specialisti nella Lettera agli Ebrei…
Card. Vanhoye: Da questo studio di San Giovanni sono usciti alcuni articoli. Però per ragione di tempo, perché dovevo subito insegnare, non ho potuto continuare questo lavoro. Nello stesso tempo mi sono accorto che avevo trovato cose molte interessanti nella Lettera agli Ebrei e che quindi potevo, avendo qualche mese ogni anno, preparare una tesi su questo scritto, allora poco studiato. Quindi il mio interesse si è concentrato sulla Lettera agli Ebrei che è uno scritto molto profondo, una sintesi di cristologia sotto l'aspetto sacerdotale. Ammiro sempre la profondità di questa lettera che in realtà è un'omelia, in cui il mistero di Cristo è presentato in tutte le sue dimensioni, dalla dimensione più alta di Cristo Figlio di Dio, splendore della gloria di Dio, impronta della sua sostanza e fino al Cristo, nostro fratello, che ha assunto tutta la nostra miseria, e si è abbassato al livello dei condannati a morte proprio per mettere lì tutto il suo amore e aprire una via che va fino a Dio. D'altra parte
Quali sono stati i suoi presupposti per lo studio della Bibbia?
Card. Vanhoye: I miei presupposti sono chiaramente presupposti di fede.
In tutti questi anni di studio della Parola di Dio, cosa l'ha stimolata di più a continuare nella sua ricerca, nonostante le diverse difficoltà dell'ambiente esegetico o anche del lavoro stesso? Quali sono le sue motivazioni più profonde?
Card. Vanhoye: Certamente la convinzione che
Quali sono stati i frutti più preziosi per la sua vita sacerdotale derivanti dal contatto con
Card. Vanhoye:
Cosa manca oggi nella Chiesa affinché
Card. Vanhoye: Mancano due cose principali: da una parte i mezzi, gli strumenti, i sussidi che possano aiutare i fedeli ad accogliere bene
A questo scopo, come a più riprese ha affermato Papa Benedetto,
Card. Vanhoye: Certamente
Il Sinodo si occuperà anche del tema della predicazione della Parola di Dio, soprattutto nella liturgia. Dalla sua esperienza, quali sono gli elementi essenziali da tenere in conto nelle omelie?
Card. Vanhoye: Le omelie devono essere frutto della Lectio Divina, praticata in una maniera o nell'altra, cioè, le omelie devono veramente dare ai fedeli un contatto concreto con
Bisogna dire che per la predicazione è utile anche usare gli esempi dei santi. Perché i santi aiutano la gente ad accogliere alcuni aspetti dei testi biblici, che potrebbero rimanere un po' lontani. I santi invece rendono i testi biblici più a diretta portata dei fedeli. È chiaro che lo spirito d'infanzia spirituale ad esempio che è richiesto da Gesù nei Vangeli - "se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli" (Mt 18,3) -, viene compreso molto meglio dalla gente se si prende Santa Teresina come modello. Oppure per quanto riguarda la carità verso i poveri, Madre Teresa è un esempio che stimola la gente a capire che veramente la carità va ai più bisognosi, che non si può essere uniti a Cristo se non siamo aperti a questa carità. D'altra parte Madre Teresa ha messo molto bene in connessione la preghiera, l'unione a Cristo e la carità. La sua vita era nutrita di una preghiera molto profonda, di una vita spirituale esigente, talvolta anche dolorosa. Quindi gli esempi sono utili, ma devono essere usati in relazione ai testi biblici, perché i santi sono fatti per rendere testimonianza ai testi biblici.
Il Sinodo sta suscitando e susciterà un rinnovato interesse per
Card. Vanhoye: È chiaro che per un cristiano bisogna cominciare col Vangelo. Prendere un Vangelo, approfondirlo nella meditazione, nella preghiera, applicarlo alla propria vita. Questa è la prima cosa essenziale. Ma il Vangelo stesso rimanda all'Antico Testamento. Gesù è il messia promesso. Quindi è utile leggere i testi profetici, specialmente quelli che sono messianici. Per la preghiera i salmi sono utili, però bisogna dire che non hanno sempre lo spirito evangelico. Quindi bisogna fare una distinzione. Alcuni salmi sono pieni di imprecazioni contro i nemici, sono molto lontani dal precetto di Gesù di amare i nemici e di pregare per loro. È chiaro che per un fedele è necessario essere aiutato da sussidi, che presentino i testi e li mettano alla portata della loro intelligenza, della loro capacità di capire e di vivere. Poi tra i Vangeli naturalmente c'è una differenza tra i sinottici e il Vangelo di Giovanni. Il Vangelo più interessante a prima vista per un fedele è quello di Marco che è molto vivace, che racconta i miracoli in maniera dettagliata, ecc. Il Vangelo di Matteo ci dà un insegnamento più ricco e quindi bisogna sempre ritornare ad esso per essere riempiti di spirito evangelico. D'altra parte, il Vangelo di Giovanni approfondisce la fede in maniera meravigliosa. Bisogna meditare veramente il Vangelo di Giovanni, accoglierlo con spirito di fede e di amore per il Signore. Anche Luca è molto interessante. È il Vangelo del discepolo. Sarebbe possibile cominciare anche col Vangelo di Luca che si interessa di più della relazione del discepolo con il Signore Gesù. I grandi discorsi di Matteo sono spezzettati nel Vangelo di Luca. Le beatitudini invece di essere espresse in terza persona, sono rivolte direttamente ai discepoli: "Beati voi i poveri…". Questo è un esempio. Poi Luca si rapporta con Gesù in maniera molto delicata, specialmente nel racconto della Passione. Lì si vede benissimo il suo amore delicato per il Signore; il suo attenuare le cose più crudeli, più offensive.
Ai giovani sacerdoti, qualche volta i salmi possono sembrare un può lontani dalla loro realtà concreta. Che consiglio darebbe loro per trarre maggior profitto dalla preghiera della Liturgia delle Ore?
Card. Vanhoye: Consiglierei di cercare un commentario veramente adatto, cioè, un commentario approfondito, non puramente filologico, storico-critico, un commentario che metta in risalto il contenuto spirituale dei salmi. Perché è chiaro che i salmi contengono un ricchezza meravigliosa dal punto di vista spirituale: il senso di adorazione, il senso di fiducia in Dio, il senso dell'unione a Dio nella preghiera, nella vita. Ci sono veramente aspirazioni spirituali molto belle e molto forti nei salmi. D'altra parte Sant'Ambrogio diceva che il salterio è come il riassunto di tutto l'AT, perché ci sono anche salmi storici, salmi sapienziali, salmi di accoglienza della legge del Signore, ecc. Dopo il Concilio è stata facilitata l'applicazione dei salmi alla vita cristiana con l'omissione delle cose più lontane dal Vangelo. Una cosa a mio avviso opportuna questo perché un cristiano per esempio non può augurare che i bambini dei persecutori siano schiacciati sulla terra, come si dice nel salmo sulla riva, degli esiliati. Questo salmo esprime un affetto molto profondo e tenero per Gerusalemme, ma finisce con un augurio crudelissimo contro i nemici. A me sembra opportuno e utile dal punto di vista dell'accoglienza della parola di Dio omettere cose che sono state corrette da Gesù.
Il Sinodo si occuperà anche della Sacra Scrittura nel contesto dell'ecumenismo. Lei ha avuto qualche esperienza di lavoro, studio, preghiera in questo campo?
Card. Vanhoye: Io ho collaborato alla traduzione ecumenica francese, un'impresa suscitata dal Concilio molto feconda dal punto di vista ecumenico. Si è costatato che
Lei ha conosciuto ed insegnato a parecchi esegeti. Come è possibile evitare che
Card. Vanhoye: Mi sembra che il rimedio principale sia la meditazione dei testi biblici, in atteggiamento di fede e di preghiera. Gli esegeti non si possono accontentare di studiare i testi. Devono meditarli in una atmosfera di unione al Signore, di ricerca di Lui e coscienti sempre che soltanto Cristo dà tutta la ricchezza della Scrittura ispirata; che è Lui che apre pienamente le nostre menti all'intelligenza della Scrittura, come dice il Vangelo di Luca alla fine. Quindi, il rimedio è, direi, l'orazione, intesa come meditazione che ricerca l'unione con il Signore, l'accoglienza della sua luce, l'accoglienza del suo amore. Soltanto questo può preservare dal pericolo di un atteggiamento razionalistico e sterilizzante, che può diventare piuttosto un ostacolo per la vita dei fedeli.
Quali sono le sue aspettative sul Sinodo? Avrà qualche influsso anche sugli studi biblici?
Card. Vanhoye: Non sono sicuro che il Sinodo possa influenzare molto gli studi esegetici nel senso che possa seguire una prospettiva pastorale. È una prospettiva che certamente entra anche nella spiegazione dei testi biblici, ma l'esegesi è una ricerca scientifica approfondita, da un punto di vista che non è direttamente pastorale. Dal Sinodo possiamo sicuramente aspettarci indicazioni molto feconde per una più grande conoscenza della Bibbia, una più grande accoglienza della Bibbia nella vita delle comunità cristiane e nella vita spirituale delle persone. D'altra parte c'è anche un interesse ecumenico, che è direttamente espresso nell'Instrumentum laboris. Si può sperare un riavvicinamento ancora più forte delle diverse confessioni cristiane grazie a questa accoglienza della Parola di Dio scritta. L'Instrumentum laboris lascia intendere che il Sinodo si interesserà specialmente dalla Parola di Dio scritta, anche se allarga la sua prospettiva. Dice che

