Promuovere

    la leadership

    Mishpathìm (Es 21,1-24,18)

    Daniel Taub

    leadership

    Dei 613 comandamenti nella Bibbia, qual è il meno obbedito? Ci sono parecchi candidati plausibili, ma c'è da scommettere che al primo posto, specialmente in Israele, dev'esserci quello, contenuto nel passo della Torà di Es 21,1-24,18, di non umiliare e denigrare i propri superiori: «Non ridicolizzare i tuoi giudici e non maledire i capi del tuo popolo» (Es 22,27).
    Lamentarsi dei propri capi è quasi un passatempo nazionale. Perché la Bibbia lo prende tanto sul serio?

    Come chiariscono i commentatori, questo comandamento non pretende che accettiamo i capi senza discussioni. Anzi, la Bibbia è piena di modelli di ruolo - soprattutto i profeti - che sfidano e criticano i governanti di Israele. Allo stesso tempo però riconosce che esiste una differenza cruciale tra la critica costruttiva e il semplice cercare di abbattere i capi.
    In particolare i commentatori si concentrano su tre modi diversi in cui maledire i capi può sortire effetti negativi.
    Maimonide si concentra sulla dimensione personale e considera "maledire" i capi come una forma d'ira. L'ira, nel pensiero di Maimonide, è una delle due sole emozioni (l'altra è l'orgoglio), che è totalmente negativa e non può essere incanalata verso direzioni positive. Dar voce alla nostra rabbia contro i nostri leaders e umiliarli senza alcuna azione costruttiva danneggia il nostro sviluppo personale.
    Il rabbi italiano del XIV secolo Menachem Recanati (citato in The Mitzvot di Abraham Chili) si focalizza sugli effetti che tali critiche possono sortire sulla qualità della leadership stessa. La critica ostile, osserva, rischia di convincere la gente che la leadership è un compito ingrato e di scoraggiare le persone dotate dall'accettare posizioni di pubblico servizio.
    Infine, il commentatore del XIX secolo Emek Hadavar (Naftali Zvi Yehuda Berlin), che scrisse in Bielorussia, suggerisce che disprezzare i leaders può sortire effetti dannosi a un livello ancora più ampio. «La gente ha la tendenza a cercare di sminuire qualsiasi leader che non riesca a soddisfare i suoi interessi personali» - scrive - «da qui, questa legge. Pur essendo proibito deridere qualunque ebreo, si è scelto il caso del leader, perché la gente è maggiormente incline a questa pratica e perché questo tipo di critica distrugge l'essenza della società in generale».
    La leadership, in Israele o tra il popolo ebraico, non è un compito facile. Un celebre aneddoto ricorda un dialogo tra il presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower e il primo ministro israeliano David Ben Gurion. «È molto difficile» - disse il presidente americano - «essere il presidente di 170 milioni di persone». E la risposta di Ben Gurion: «Sì, ma è più difficile essere il primo ministro di due milioni di primi ministri!».
    Il passo della Torà a cui abbiamo rivolto l'attenzione ci ricorda che anche noi abbiamo un ruolo da svolgere nel contribuire al successo dei nostri leaders. E come suggeriscono i nostri commentatori, mantenere costruttiva la nostra critica e sostenere quelli che occupano posizioni di responsabilità non porterà che benefici: a noi stessi, ai nostri leaders e alla società nel suo insieme.