Zaccheo: un incontro

    può cambiare la vita

    Luciano Manicardi

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    Entriamo nella lettura di questo testo che ci narra un incontro.

    Noi sappiamo che l’incontro è una delle  realtà più vitali della nostra esistenza: gli incontri possono cambiare la vita, come in questo caso! Non sono  strategie o progettazioni pastorali ad indurre mutamenti nelle persone, ma degli incontri. Zaccheo entra in  conversione a partire da un incontro in cui si sente visto, riconosciuto, accolto (il contrario di quello che  succedeva fino a quel momento).  

    Tutto inizia con Gesù che cammina  

    La seconda parte del Vangelo di Luca è occupata dal viaggio di Gesù verso Gerusalemme; e Lc 9, 51 dice che  Gesù ‘rende duro il suo volto’ per andare a Gerusalemme, per dire la risolutezza di un cammino intrapreso,  un cammino che andrà avanti costi quello che costi. Questa risolutezza gli sarà necessaria quando avrà  opposizioni, rifiuti, quando dovrà dire cose scomode. E in questo cammino deve passare attraverso Gerico,  accettando di fermarsi e dando tempo a qualcuno.  

    Quando inizia un incontro? Quando noi accettiamo di mettere un alt, fermando le nostre attività e il nostro  cammino e accettiamo di dare tempo, ascolto, parole e presenza a qualcun altro: allora può avvenire un  incontro! Tutte cose non quantificabili e tuttavia quanto mai preziose, perché sono le cose grazie a cui una  persona si sente viva, riconosciuta, importante per qualcuno. Gesù entra nello spazio vitale di Zaccheo. In  questo testo non ci sono miracoli, ma la meraviglia dell’incontro del quotidiano, che può produrre miracoli  nel cuore delle persone.  

    Gesù in Zaccheo incontra e vede un uomo, non un pubblicano  

    Gesù incontra un uomo, sulla via da Gerico a Gerusalemme. Noi sappiamo già chi era questo – perché il  Vangelo lo dice all’inizio -: un uomo dal mestiere fastidioso, non popolare, colluso con i romani, che lo  rendeva impuro e diceva anche la sua disonestà (Zaccheo di fatto ammette di aver rubato!). Gesù non vede  un pubblicano, un uomo ricco e disonesto … vede un uomo! ‘Ecco un uomo’ indica ciò che Gesù ha visto,  quindi non delle categorie, ma l’umano che c’è in ogni persona, quali che siano le sue condizioni di peccato  o di disgrazia. Gesù riesce a fare quello che noi di solito non riusciamo a fare. In Lc 7, 36-50 Gesù non ha  discriminazioni, incontrando tutti, accettando l’invito di andare a casa di un fariseo, molto rigoroso e con  grande volontà di santificazione della vita quotidiana; ma allo stesso tempo, quando entra una prostituta e  tutti vedono la prostituta ben conosciuta in paese, Gesù vede una donna che in quel momento ama e che fa  gesti di gratuità e di umanità.  

    Gesù sa vedere l’amore dove noi uomini religiosi spesso vediamo ‘casisticamente’ il peccato: ecco quello  che ci chiede di vedere anche in Zaccheo, togliendo dagli occhi le scaglie che ci fanno vedere stereotipi. E ci  interpella: come guardo l’altro? Ogni altro che arriva è per me un invito a purificare lo sguardo. Zaccheo in  ebraio significa ‘uomo integro’, il che sembra addirittura ironico (che sia una strategia di Luca, che vede  anche il puro là dove di solito si vede solo impurità e peccato?). Gesù sa vedere in profondità: cosa vediamo  quando guardiamo l’altro?  

    La preferenza di Gesù per i peccatori pubblici  

    È messo in scena, dunque, questo uomo che incontrerà Gesù. e ci si può chiedere: perché Gesù ha  incontrato così spesso pubblici peccatori? Perché ha scelto spesso questi (i Vangeli sembrano dire che preferiva proprio queste compagnie a quelle più pie e religiose)? Perché vuole risvegliare l’umano che c’è in  ogni uomo, e perché vuole annunciare la misericordia, che si manifesta nel perdono anche per chi è  ‘lontano’. Gesù non ha preclusioni a incontrare persone religiosamente ai margini, annunciando loro la  misericordia. E notate: tutti sanno chi è questo Zaccheo! Anche noi ragioniamo così, perché anche noi  siamo peccatori, ma ci va bene finché il nostro peccato rimane nascosto e non lo sa nessuno. Questa è una  distinzione importante: finché uno può nascondere i peccati (dissimulazioni o addirittura doppia vita) fatica  ad uscirne, perché i nostri peccati ci piacciono, li amiamo; invece Gesù incontra persone marchiate ed  etichettate, e proprio per questo appena incontrano uno sguardo diverso potranno forse aprirsi ad una  grazia, una conversione (‘non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a conversione’). Sono le  persone più disposte a cambiare, se però incontrano uno sguardo che dia loro il permesso di essere più  autentici umanamente.  

    Zaccheo era ricco  

    È ricco: uno dei grandi temi che attraverso tutto il Vangelo di Luca è il rapporto con la ricchezza. Gesù sa  bene che il denaro non va demonizzato, ma non deve nemmeno essere divinizzato. In un passo di Luca dice:  ‘non potete servire Dio e mammona’. E mammona viene dalla radice ‘aman’, che è la stessa di ‘amen’, che  indica il credere, l’aver fiducia. Dunque mammona dice la stabilità, perché nel denaro si mette fiducia,  perché il denaro dà senso di potere. Nella grande ricchezza succede questo: che ciò che si possiede ci  possiede, e nella ricchezza spesso arriviamo a impoverire la nostra umanità.  

    Zaccheo cercava di vedere chi fosse Gesù  

    È un uomo che cercava di vedere chi fosse Gesù. Questa ricerca è importante: ne aveva evidentemente  sentito parlare ma la folla per lui era un ostacolo; vede tante schiene ma non un volto, e qui si innesta il  movimento di fede di Zaccheo. La fede porta a superare l’ostacolo, è un processo interiore in Zaccheo che  può diventare anche il nostro processo interiore, che si esprime nella realtà. Un altro esempio sono i  quattro uomini di Mc 2 che scoperchiano il tetto della casa per far entrare il paralitico, e Gesù vede la loro  fede intelligente, creativa, che sa trovare una soluzione, che non cade nella cultura del lamento.  

    Questo uomo cerca di vedere Gesù: quest’uomo ha un desiderio, che è incontrare Gesù. Il desiderio è il  cuore della ricerca e della vita di fede. Nella Chiesa c’è bisogno di persone che non siano bravi  funzionari/esecutori – la Chiesa non è un’azienda – ma di persone che abbiano un desiderio, un fuoco  interiore. Così è Zaccheo, che però ha un limite.  

    La grandezza di Zaccheo è che deve assumere i propri limiti per trovare il proprio cammino per raggiungere  Gesù. Deve riconoscere di essere piccolo: non maledice la natura perché è troppo piccolo, né la folla che gli  è di ostacolo, né il mondo cattivo che ce l’ha con lui; ma fa un atto intelligente, abitando la sua piccolezza  per poter superare i suoi limiti. Tutti noi abbiamo dei limiti precisi, fisici, morali, intellettuali, ma quando noi  riusciamo ad assumerli con serenità, pace, intelligenza, i limiti non sono più un ostacolo per incontrare il  Signore. Non è la piccolezza che c’è in ciascuno di noi ad impedirci di incontrarlo, ma è al contrario la  negazione dei limiti ad impedirci di entrare in contatto con noi stessi, con gli altri e con Gesù.  

    Quindi costui che vedeva solo schiene e che invece voleva vedere Gesù si lascia guidare dal suo desiderio,  cioè da qualcosa che ha a che fare con il senso stesso della vita (i cristiani sono uomini e donne di  desiderio!). Mosso da questa passione Zaccheo trova la maniera per incontrare Gesù e superare gli ostacoli  che la vita, gli altri e la storia gli pongono e che invece potrebbero portarlo a ribellione contro la vita.  

    Le tappe del desiderio di Zaccheo

    1. Quest’uomo immagina: non può vedere, dunque deve immaginare una via, ed ecco che pensa ed  immagina un possibile; la difficoltà diventa per lui possibilità di inventiva/intelligenza.  

    2. Quest’uomo è creativo: ha capacità di vedere, ascoltare, rispondere. Vede le impossibilità, risponde  però anche alle opportunità che la vita gli pone ed elabora il suo piano.  

    3. Quest’uomo ha coraggio: ci vuole molto coraggio per fare quello che ha fatto Zaccheo! Un uomo  potente, capo dei pubblicani, noto nella città di Gerico, che vien visto correre e poi salire su un  albero: c’è qualcosa di ridicolo in tutto questo! Il coraggio è qualcosa che ci fa partire con una  novità anche se ci espone; nel coraggio noi osiamo rischiare e anche perdere qualcosa di noi,  addirittura anche perdere la vita. L’uomo dunque non è solo bisogno egoistico, ma è anche capace  di trascendenza, gratuità, donazione, alterità: tutti noi sentiamo la verità profonda che c’è nel gesto  di uno che si butta per salvare qualcun altro – la verità della vita è che la vita vale in quanto è spesa  per un altro, in quanto è dono -. Un’azione coraggiosa è come accendere luce nella notte.  

    L’importanza degli incontri e dei dis-incontri  

    Ecco il coraggio di Zaccheo che osa anche il ridicolo, esponendosi alla derisione degli altri, perché c’è in  gioco qualcosa di troppo importante, ossia la verità dell’incontro. E proviamo a pensare cosa significano gli  incontri importanti nel passato della nostra vita: noi siamo prima di tutto il frutto dell’incontro di un padre  e una madre, ma ci sono tanti incontri che ci hanno segnato positivamente (o a volte negativamente).  Quello che dà senso alla nostra vita è un incontro pieno e bello con qualcun altro.  

    Il rischio infatti è quello del dis-incontro, del fallimento dell’incontro, che non diventa poi una storia. La  nostra vita è piena di questi incontri falliti. Se Zaccheo non avesse avuto questo coraggio forse l’incontro  non ci sarebbe stato e lui non avrebbe potuto cambiare la sua vita. Una grande arte spirituale è quella di far  diventare un incontro storia, con una vita di relazione, con il perdono, l’attesa, la fedeltà.  

    Gesù cerca Zaccheo: cercato da Dio  

    Ecco che Zaccheo mette in atto il suo piano e Gesù arriva: alza lo sguardo, lo vede, gli parla. Quindi Zaccheo  si sente visto da colui che cercava di vedere. Anche la nostra vita spirituale è fatta di un sentire che il Gesù  che noi cerchiamo era già in cerca di noi, gratuitamente; e Zaccheo si sente chiamato per nome. Zaccheo  non è ‘il capo dei pubblicani e il ricco’, ma è il proprio nome, ovvero la propria unicità, il proprio volto. Il  grande dono che noi possiamo fare agli altri è essere noi stessi.  

    Gesù ‘deve’ fermarsi: l’importanza dell’oggi  

    Gesù lo guarda e lo chiama: Zaccheo, scendi! Torna alla terra! C’è un ‘devo’ che non esprime la prepotenza  di Gesù che si vuole introdurre nella casa di Zaccheo, ma dice la necessità che la volontà di Dio si compia.  Ecco perché Gesù permette che il proprio viaggio verso Gerusalemme si interrompa, per raccontare la  gratuità di Dio verso tutti, anche quelli che sono etichettati ed emarginati. E c’è un’urgenza: ‘oggi’, subito, è  questo il momento presente che non deve essere perso. Questo ‘oggi’ nel Vangelo di Luca compare fin dalla  nascita (‘oggi nella città di Davide è nato per voi un salvatore’) di Gesù e arriva fino alla croce: ‘oggi sarai  con me in paradiso’. Questo oggi è per noi la nostra quotidianità che può diventare lo spazio in cui Dio ci  incontra. Allora siamo chiamati ad accogliere il frammento di tempo che abbiamo come un’occasione che ci  è data per vivere il tutto dell’amore, l’incontro con Dio, la carità.  

    Gesù osa il proprio bisogno: l’autorevolezza/autorità di Gesù

    ‘Mi faccio ospitare da te, ho bisogno di entrare nella tua casa’ è il modo tipico di fare di Gesù, come è  successo con la donna samaritana: ‘dammi da bere, io ho bisogno di te!’. Questa è l’autorità, di chi si mette  ai piedi dell’altro e lo fa crescere; questa è l’autorità nella Chiesa, augere, far crescere l’altro, e questo è  anche quello che secondo Paolo vige nella comunità cristiana, con la metafora delle membra del corpo: si  tratta, sempre per usare le parole di Paolo, del debito dell’amore reciproco.  

    L’accoglienza di Gesù e la conversione di Zaccheo  

    Gesù non agisce per stereotipi, ma adatta il suo linguaggio alla gente che incontra; ed ecco che subito  Zaccheo scende e lo accoglie pieno di gioia, e questa gioia è il segno di ciò che avviene già nel cuore di  Zaccheo. E quello che ha fatto Gesù è accogliere Zaccheo, non giudicarlo o metterlo sotto interrogatorio –  papa Francesco dice che i confessionali non devono essere sale di tortura – e questo apre una breccia nel  cuore di Zaccheo, che da se stesso arriva a dire ‘io cambio la mia vita’. Questo è il miracolo! È il perdono,  come amore che non giudica ma ama anche mentre noi siamo peccatori.  

    Oggi la salvezza è entrata in questa casa: il significato della salvezza in un incontro umano  

    Gesù risponde: ‘Oggi per questa casa è venuta la salvezza perché anche lui è figlio di Abramo’. Gesù spezza  le etichette! Quest’ultima parola ci permette di cogliere un ultimo elemento estremamente importante per  capire cos’è questa salvezza. La salvezza avviene in un incontro, che è anzitutto umanissimo, come quello  con Gesù e Zaccheo; la storia della salvezza è la storia del desiderio di Dio che incontra il desiderio  dell’uomo: questa è la Bibbia! Il Figlio dell’uomo è impegnato a cercare e salvare ciò che era perduto.  Quindi non è riscatto o riparazione, ma ha a che fare con il desiderio, di Dio e dell’uomo.  

    Ma poi: chi è entrato in casa di Zaccheo? Una persona, che allo stesso tempo è ‘la salvezza’. Quindi la  salvezza è concreta, è una persona, un corpo e un volto. Non ha a che fare quindi solo con l’aldilà, ma è  pienezza di vita che avviene già ora e diventa ‘storie salvate’, al plurale. È così per Zaccheo, è così per  Bartimeo, è così per la peccatrice incontrata a casa di Simone il fariseo … Questa salvezza richiede il  riconoscimento dei propri limiti, che è una capacità umanissima; richiede allo stesso tempo un  atteggiamento di abbandono e fiducia.  

    E la salvezza che entra in casa di Zaccheo è narrata da come Gesù vive: questa salvezza che qui cominciamo  ad assaporare è una pratica di umanità, è una vita sensata, salvata, in cui la relazione con Dio e con gli  uomini è attraversata dall’amore. Certo, questo lo ha portato a scontrarsi con la sofferenza, ma ne valeva la  pena!  

    La pratica dell’umanità come arte dell’incontro  

    Il nostro testo ci dice allora che incontrare la salvezza significa che è possibile cambiare. E Zaccheo può  cambiare, ma ha bisogno di qualcuno che lo accolga, che risvegli le risorse di umanità che sono in lui per  poter intraprendere un cammino nuovo. La salvezza che ci viene lasciata in eredità è la pratica dell’umanità  come arte dell’incontro. Il lavoro che dobbiamo sempre fare è passare nei testi dall’umanità di Gesù alla  nostra. Allora stasera proviamo a chiederci: che umanità è quella di Gesù? Che umanità abita in questo  uomo che fa questi gesti? E posso fare il confronto con me, per la trasformazione del mio cuore. Che  umanità abita in questo uomo che rovescia i banchi dei cambiavalute, che sgrida i discepoli perché  allontanano i bambini, che scandalosamente si lascia avvicinare da una pubblica prostituta accettando i  suoi gesti e vedendo in essi l’amore, che pronuncia le beatitudini, che sa avere un’umanità calda, animata  da passione, desiderio, amicizia, che sa imparare dalla natura a parlare di Dio, che incontra tanti malati nel  corpo e nella psiche e mostra una grandissima capacità di compassione? Ogni Vangelo è offerta di un modo di stare al mondo, una offerta di pratica di umanità: Gesù è colui che  nella sua umanità ha narrato Dio e continua oggi a narrarlo a colui che legge il Vangelo. E quando la  salvezza entra dentro di noi crea questa umanità simile a quella di Gesù di Nazareth.  

    Conclusione  

    Io vorrei terminare questa riflessione dicendo che la salvezza che visita Zaccheo può entrare in ciascuno di  noi, se sappiamo entrare nello stesso dinamismo che ha animato Zaccheo. Perché niente può opporsi alla  misericordia di Dio che ogni giorno ci permette di ricominciare, anche nelle storie di dolore: ‘tu puoi’  riaccendere il desiderio, la passione, accogliendo i limiti e le fragilità, e non rimuovendoli! Allora anche noi  potremo sentirci dire: ‘Oggi per la tua casa è venuta la salvezza!’.

    Modena, Parrocchia della Madonna Pellegrina - 6 aprile 2014