Identità di Gesù
Sorella Sylvie - Bose
17 maggio 2019
25In quel tempo, alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano di Gesù:«Non è costui quello che cercano di uccidere? 26Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? 27Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». 28Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. 29Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
30Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. 31Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: «Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?».
32I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. 33Gesù disse: «Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. 34Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire». 35Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? 36Che discorso è quello che ha fatto: «Voi mi cercherete e non mi troverete», e: «Dove sono io, voi non potete venire»?».37Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva 38chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». 39Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.
Gv 7,25-39
Gesù è al cuore di Gerusalemme nel tempio, al cuore della fede ebraica, là dove dovrebbe regnare Dio attraverso l’obbedienza alla Torah, cioè l’“insegnamento”. Giovanni ci dice che Gesù sta insegnando, sta spezzando il pane della Torah per gli ascoltatori. Le sue parole e la sua presenza suscitano domande nella gente. Sono di fronte alla sua presenza che percepiscono certamente come autorevole, ma anche problematica perché non riconosciuta dalle autorità religiose. “I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo?”.
Le autorità hanno il mandato di custodire l’insegnamento della Torah, l’identità della fede ebraica tramite le tradizioni stabilite e il buon funzionamento del tempio. E l’evangelista Giovanni rimette in discussione la loro autorevolezza quando mostra il loro vero intento di voler arrestare e fare morire Gesù, uomo senza colpa riguardo ai comandamenti della Legge. “Non è stato forse Mosè a darvi la Legge, perché cercate di uccidermi?” (v. 19).
Il tema della conoscenza e riconoscenza della messianicità di Gesù è declinato secondo il vocabolario del “luogo”. “Ma costui sappiamo di dov'è, il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia”. Allora Gesù proclama: “Vengo da Lui ed egli mi ha mandato”, “Ancora per poco tempo sono con voi, vado da colui che mi ha mandato”; “Dove sono io, voi non potete venire”. Evidentemente sono affermazioni molto enigmatiche che richiedono un ascolto e un’attenzione più profondi, un lasciarsi coinvolgere accettando di uscire dagli schemi prestabiliti delle dinamiche autoreferenziali come quelle delle autorità che cercano di mantenere la loro influenza e quelle dei luoghi comuni che ci abitano: “Ma costui sappiamo di dov’è” (Gv7,27) e “Non è costui il figlio del falegname, da dove gli vengono allora tutte queste cose?” (Mt 13,55), si chiedono gli abitanti di Nazaret, come se una persona potesse essere definita soltanto dalla sua appartenenza a una famiglia o a un luogo territoriale. Comunque, questa conoscenza non permette di avere un potere riduttivo su di lei. Infatti in questo brano e in quello di Matteo, non riconoscono la messianicità di Gesù a causa di una conoscenza superficiale. Ognuno ha un'identità plurale che è la sua ricchezza e il suo irriducibile mistero. Gesù certamente è galileo, figlio di un falegname, ma è soprattutto figlio del Padre. Definisce se stesso soltanto in relazione con il Padre dal quale trova la sua origine, il suo senso: “Mi ha mandato” e la sua eternità: “Dove sono io, voi non potete venire”.
Questo misconoscimento non impedisce a Gesù di compiere la sua missione di annunciatore della salvezza, nel tempio, l’ultimo giorno, il giorno del Signore nel quale la liturgia ricorda le acque purificatrici che escono dal tempio, in Ezechiele 47,9, e che ridanno vita. In piedi egli promette l’acqua viva, quella che sgorgherà dal suo fianco trafitto sulla croce, simbolo dello Spirito santo che i credenti che accoglieranno la sua testimonianza a caro prezzo riceveranno gratuitamente.

