«Lasciarsi misericordiare»
Espressioni tipiche di papa Bergoglio
Victor Manuel Fernandez
Ecco una breve analisi di alcune espressioni utilizzate frequentemente da Bergoglio.
- Autoreferenziale. Indica una Chiesa che si guarda l'ombelico, avviluppata in intrighi interni o bisogni mondani, anziché aprirsi, Spendersi con gioia e servire con umiltà. Ha sempre patrocinato una Chiesa missionaria e serva, non ripiegata su se stessa ma a servizio della gente. Bergoglio abbraccia gli anziani, bacia i poveri, va a trovare chiunque, si interessa o chiama le persone più semplici, perde tempo con gente senza alcun potere, mostra una Chiesa spoglia ed estroversa. Ha chiesto fino allo sfinimento che i preti restassero disponibili al popolo, si mantenessero aperti alla ricerca e al dialogo, non fossero giudici implacabili, conservassero l’odore della pecora".
- Pregate per me. Lo dice sempre. Mostra la consapevolezza dei suoi limiti, per cui ha bisogno dell'aiuto costante di Dio e della preghiera degli altri. Per questo, appena eletto, si è inchinato al popolo chiedendone la preghiera.
- Scarti. Esprime brutalmente come la società butti fuori gli "avanzi" che non trovano posto nella logica della produttività e del consumo. Chi non ha bellezza, denaro, potere o giovinezza viene buttato come spazzatura nel cestino dell'oblio.
- Umiltà. È quel che prescrive a chi sta facendo molto bene. Per la sua formazione gesuitica è convinto che l'umiltà sia indispensabile per non rovinare le opere migliori: «Umiltà, perché il Signore possa continuare a fare grandi cose». Quando gli offrirono il pontificato rispose: «Sono un peccatore, ma accetto».
- Audacia. La richiama per dar coraggio a quelli che si sottovalutano o si lasciano vincere dalle paure. Secondo lui, nulla è mai del tutto perduto. Non si ritira mai, per quanto tentino di demolirlo con calunnie e attacchi personali. Lui è sicuro che, alla fine, il bene e la verità trionfano sempre. Io stesso ho passato momenti nei quali avrei preferito scomparire, e lui mi ha tirato su con fermezza dicendo: «Coraggio. Rialza la testa e non lasciare che ti rubino la tua dignità».
- Periferie esistenziali. Ha invitato gli operatori pastorali a non rinchiudersi e andare verso le periferie, lì dove non va nessuno: «Uscite dalle catacombe, uscite dalle sacrestie... Meglio correre il rischio di essere investiti da un'auto che starsene rinchiusi». Invita a lasciare le comodità personali o i circoli delle persone per bene, per farsi vicini a tutti. Così faceva Gesù, che dedicava il suo tempo al cieco lungo la strada, al lebbroso, alla peccatrice.
- Passione apostolica. La menziona per motivare un impegno generoso e di cuore. Perché si capisca che nessuno cambia il mondo facendo le cose per forza. Chi ha lasciato traccia in questo mondo era mosso dal fuoco interiore della passione. Per questo critica la «mondanità spirituale» di chi si aggrappa a pratiche esteriori o all'apparenza religiosa, ma interiormente è privo della forza dello Spirito.
- Cultura dell'incontro. Cerca di incoraggiare tutto ciò che avvicina, unisce, affianca, crea contatti tra le persone e i gruppi. È appassionato del bene comune e dell'amicizia sociale.
- Prendersi cura della fragilità del popolo. Lo chiede a chi riveste autorità. Nessuno riceve potere o forza per ricavarne benefici o glorie mondane, ma piuttosto perché si prenda cura della gente, per sostenere e promuovere i più deboli. «Prendersi cura» è in generale una parola che lo definisce, e che ritrova incarnata nella figura di san Giuseppe.
- Lasciati misericordiare. Èuno dei suoi neologismo felici. Invita le persone che si caricano di scrupoli e di sensi di colpa a lasciarsi perdonare e abbracciare dalla tenerezza di Dio Padre. Come dice il gesuita Angelo Rossi: «I più fragili hanno sempre incontrato in lui un padre, direi quasi oltre il possibile, con una magnanimità nei confronti della fragilità umana che certamente segnerà il pontificato».
(da Settimana, 21 luglio 2013)

