I fantasmi
dell'odio
Roberta De Monticelli

Chissà se i ragazzi, le ragazze d'oggi ne sanno qualcosa dei figli dei fiori, dei vagabondi ragazzi di quarant'anni fa, che cantavano «We shall overcome» e «Fate l'amore, non la guerra». Ecco: una canzone, e perfino un ideale, non debbono necessariamente essere intelligenti o dar prova di profondità metafisica. Però pensate a come si può banalizzare lo slogan sull'amore e sulla guerra. Chi non sarebbe d'accordo che la prima cosa è meglio della seconda? Non c'è neppur bisogno di consultare Alberoni. La cosa è tanto ovvia quanto vuota è l'esortazione, se il suo senso è tutto qua: fate una cosa buona e piacevole, non una una cosa dolorosa, sporca e atroce.
E invece no, non è tutto qua. C'è una cosa che perdiamo di vista, stando, come facciamo di solito, alla superficie delle parole. Eccola: di tutti i Montecchi, di tutti i Capuleti, Giulietta e Romeo sono i soli che ci vedono. Che si vedono. L'uno vede l'altra per quello che è: lei, come è, nient'altro. La vede nella sua unicità. Nella sua individualità irripetibile e senza eguali. E lei vede lui, allo stesso modo. Se i Montecchi e i Capuleti potessero vedere in ciascun individuo della parte avversa un individuo, svanirebbero le ragioni dell'ostilità reciproca delle parti. Ma tutti gli altri non vedono Tizio, Caio e Sempronio. Vedono in ciascun rappresentante della parte avversa solo l'avversario. Un'astrazione, una generalità. Un universale. In questo senso, i due innamorati sono i soli che hanno gli occhi aperti sulla realtà. Gli altri è come fossero sonnambuli. Non escono dall'universo dei loro fantasmi. Pensate a come gronda di retorica fantastica, da sempre, il linguaggio della guerra. Guerra a universali astratti: al terrorismo, ad esempio, anche se poi le bombe cadono su uomini e pecore individuali. Dizioni collettive: gli ebrei. Gli arabi. I reprobi. Espressioni da fumetto o da medioevo fantascientifico: L'Impero del Male. O anche più crude, da saloon e mezzogiorni di fuoco: gli Stati-canaglia. E quanto fantastiche sono le Entità Avverse, il Nemico, tanto vacue e vaghe sono le Identità tenute insieme da quest'opposizione all'ingrosso. Temibili identità da grossista, declinate sempre al noi (la prima persona plurale non è da sempre il rifugio di chi stenta ad esser persona al singolare?), disperatamente puntellate dal «voi» – voi altri, voi contro cui dobbiamo difenderci.
Ecco fatta la menzogna più tronfia e sanguinaria di questi anni: che quello in atto dopo l'11 settembre sia un conflitto di civiltà. Abbiamo in queste pagine sfiorato i nomi di Hegel, di Heidegger, accennato a quello che intendono loro per «Spirito» e per «Occidente». Abbiamo citato Carl Schmitt, l'autore di quella estrema, e a nostro parere barbarica, semplificazione delle «categorie del politico» che riduce l'essenza della politica all'opposizione amico-nemico. Di questa menzogna, hanno colpa anche loro.
Penserete che non sia necessario amare per vedere gli individui. È vero. E infatti su queste pagine ci metteremo alla ricerca di quelle forze interne ed esterne che tanto ci offuscano la vista da nasconderci la caratteristica più straordinaria, la sola assoluta, di ciò che siamo – quella comunissima fonte dell'incomparabile valore di ogni vita personale che è la sua unicità. Abbiamo cominciato dalla più cruda di queste forze: l'odio. E quindi, ci perdoni Alberoni, siamo costretti a parlare anche del suo contrario, l'amore. Perché l'amore, in ogni sua forma, resta la sola percezione piena ed evidente, benché anch'essa inadeguata, che ci sia dato sperimentare, dell'unicità di un altro. Questa unicità, che altrimenti ci lascia freddi (perché unici siamo tutti, no?), appare all'occhio amorevole per quello che è, la vera radice del valore di ciascuna persona, a prescindere dalle sue qualità, buone e cattive. Si ama qualcuno perché è lui. Non perché è buono, bello, bravo. « Perché era lui, perché ero io»: così Montaigne si spiegava l'amicizia che lo legava a La Boétie. Non è af fatto cieco, l'amore, se vede questa cosa che nessuno vede: la «tuità» di te, ineffabile, senza repliche possibili. Nel linguaggio comune si chiama anima.

