Jean-Luc Nancy
Non toccarmi
Stefano Cazzato
Lo scorso ventiquattro agosto (2021) è morto un grande filosofo, uno degli ultimi grandi filosofi europei capace di confrontarsi, nell'epoca del nichilismo, con le condizioni di possibilità della verità.
Jean-Luc Nancy era conosciuto al di fuori della stretta cerchia degli addetti ai lavori non solo per lo stile antiaccademico, ma soprattutto perché con il saggio-testimonianza L'intruso aveva trasformato il suo trapianto di cuore in un tema filosofico inerente al rapporto tra identità ed estraneità, tra l'io e l'altro. Ed è difficile negare che sia stato questo, seppur proposto in tante forme, il tema trainante della sua riflessione che, prendendo le mosse dalle suggestioni di Nietzsche, Heidegger, Derrida, Blanchot Bataille, Foucault, Levinas, Deleuze, ha finito per sviluppare un'ontologia radicale, di carattere aperto e pluralistico, in contrasto con l'ontoteologia tradizionale, cioè con il discorso sull'essere formulato nei termini dell'ente, della presenza oggettiva che si rende disponibile, anche attraverso la tecnica, anzi soprattutto attraverso la tecnica, al soggetto.
Una verità che ci interpella
Su questa strada Nancy si è andato confrontando con la tradizione cristiana in un libro uscito in Italia nel 2005 (La dis-chiusura. Decostruzione del cristianesimo) in cui critica il tentativo di molte proposte tardo-religiose di colmare il vuoto di senso della modernità attraverso un ritorno alle religioni e alla logica del significato unico e identitario.
Al cristianesimo Nancy riconosce peraltro il merito di contenere in sé un auto-decostruzione, cioè la prospettiva del proprio superamento nella tensione di una verità che non è mai rivelata ma continuamente rivelabile. Dis-chiusura dunque come senso che si distende e viene incontro all'uomo nella forma di un dono inaspettato, di un trapianto dell'essere e sull'essere: la grazia dell'essere insieme.
Più che un oltre-uomo di Nietzsche, sostiene Nancy, dovremmo attendere la venuta di un oltre-Dio che invece di rassicurarci con la sua indiscussa presenza ci interpella, ci interroga, ci richiama a una verità inesauribile.
Sul tema di una verità che sfiora senza legare, che provoca senza prove e che prende senza presa Nancy si era già soffermato in un piccolo ma prezioso saggio del 2003 dedicato a quell'ambiguo e dibattuto «non toccarmi» che Gesù, appena fuori dal sepolcro e poco prima di partire per sempre, rivolge a Maria di Magdala.
Ebbene, Noli me tangere vive sulla contrapposizione tra un credere che presuppone il provare, il toccare con mano la presenza (l'ontoteologia, appunto) e la fedeltà a un essere che annuncia, già nel momento del suo arrivo, la necessità spirituale del suo distacco materiale: contrapposizione tra presenza e assenza, tra oggettivazione e pratica ermeneutica, tra definizione razionale da parte di un soggetto che prende possesso della cosa, del corpo e ascolto rispettoso di una parola che ci è indirizzata.
Esseri singolari e plurali
Sin dai tempi di Essere singolare plurale, la sua opera più importante, sicuramente la più conosciuta, Jean-Luc Nancy è convinto che la parola sia il modo in cui ci si indirizza a qualcuno. Quel libro inizia peraltro con un meraviglioso verso di Hölderlin, un verso che sintetizza il lungo e coerente percorso del filosofo francese in quella terra di confine che connette l'ontologia con l'etica e con la politica: «È bene sorreggersi agli altri. Poiché nessuno sostiene da solo la vita».
C'è sempre il tema dell'altro nella filosofia di Nancy: Dio, l'intruso, l'ospite, lo straniero, il diverso, l'ignoto, il cuore che batte. E, in modo complementare, il tema della parola che unisce senza legare.
Nelle pagine di una raccolta di scritti, uscita nel 2013, che l'editore italiano Moretti&Vitali ha voluto titolare programmaticamente Prendere la parola, Nancy ritorna sull'importanza di una parola «inviata, lanciata, destinata» perché «parlare da soli non è parlare, poiché non ci si rivolge la parola: si tenta di farla risuonare, se ne raccoglie una specie di eco, ma è solamente un'allusione molto debole a ciò che rappresenta la parola vera, ossia quella indirizzata ad altri».
In «Rive, bordi, limiti della singolarità» parla di un soggetto impegnato a superare se stesso nell'esperienza dell'attraversamento, un soggetto il cui conatus non è la resistenza e la chiusura ma l'incontro e lo scambio. In «L'ospitalità dei viventi» guarda alla legge di Dio come «espansione, disseminazione e ospitalità».
In «Prendere la parola, prendere il potere» afferma che fin dai tempi di Aristotele il soggetto della parola è «il noi della città, il noi del corpo politico e il noi della democrazia». Da cui segue il fatto che «la comunità, la koinonia, l'assemblea contrattuale non può dirsi attraverso la voce di uno solo» ma attraverso «l'arte di dire noi». In «Fraternità» ragiona sulla triade repubblicana francese (uguaglianza, libertà, fraternità) per sostenere il fatto che i primi due termini rappresentano diritti mentre il terzo indica probabilmente un dovere, un'aspirazione, un ideale verso cui l'umanità dovrebbe tendere.
Ego cum
La rivoluzione filosofica compiuta da Nancy sta evidentemente nel passaggio dal cartesiano ego sum all'ego cum, dal soggetto assoluto a un soggetto distribuito, dalla semplice e piatta esistenza del singolo alla coesistenza plurale e arricchente dei diversi. Per tutte queste ragioni, è uno di quei pensatori su cui dovremmo continuare a riflettere, anche per la particolarità della sua scrittura che è la spia di una nuova ricerca ontologica: una scrittura che abbatte i confini tra i saperi e le discipline, che mescola logos e pathos, argomentazione e poeticità, immagine e parola, che alterna analisi, interpretazione, retorica; discontinua e frammentaria come si deve a un oggetto che si ritrae alla significazione e può essere solo alluso e evocato, cercato - come la filosofia, come l'amore - ma mai definitivamente catturato.
Per leggere Nancy
Jean-Luc Nancy, Essere Singolare plurale, Einaudi, Torino 2001.
Id., La comunità inoperosa, Cronopio, Napoli 2002.
Id., Corpus, Cronopio, Napoli 2004.
Id., L'intruso, Cronopio, Napoli 2005.
Id., Sull'agire, Heidegger e l'etica, Cronopio, Napoli 2005.
Id., Noli me tangere. Saggio sul levarsi del corpo, Bollati Boringhieri, Torino 2005.
Id., La dischiusura. Decostruzione del cristianesimo, Cronopio, Napoli 2007.
Id., Ego sum, Bompiani, Milano 2008.
Id., Prendere la parola, Moretti&Vitali, Bergamo 2013.
Su Nancy
(a cura di U. Perone), Intorno a J.L. Nancy, Rosemberg&Sellier, Torino 2012.
S. Piromalli, Nudità del senso, nudità del mondo. L'ontologia aperta di Jean-Luc Nancy, Il Poligrafo, 2012.
T. Tuppini, J.L. Nancy, Le forme della comunicazione, Carocci, Roma 2012.
(Rocca 23/2021, pp. 52-53)

