Eucaristia:
centralità e senso
nell'Ortodossia
Atanasie Rusnac *
Alla base della fede sull'Eucarestia, la Chiesa Ortodossa, come tutta la Chiesa del primo millennio, c'è l'insegnamento di Cristo, sulla necessità del mangiare il Suo Corpo e bere il Suo Sangue (Gv 6, 51-58) e il rimanere in Lui (Gv 15, 1-8), e il comando del Signore dato nell'Ultima Cena o, come amiamo chiamare noi, la Cena del Mistero (Mc 14, 22-25; Mt 26,26-29; Lc 22, 14-20) e come specificato in particolare dall'apostolo Paolo in 1 Cor 11, 23-26: «il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Il fondamento è Dio
Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga (vv. 23-26). Il fondamento di ogni azione liturgica e sacramentaria per la Chiesa Ortodossa è sempre Dio che, in modi diversi ha parlato a noi nel corso dei secoli (Eb 1,1-2), e negli ultimi tempi ha parlato Personalmente nel Figlio Suo Unigenito.
Nel corso dei secoli i Padri della Chiesa hanno sottolineato la profondità e l'unicità del valore intrinseco di questo Mistero di Amore e Comunione. Parlando di questo Mistero lo hanno cantato come incommensurabile dono di misericordia, perché, nonostante la nostra sconfinata indegnità, Dio viene a noi per abitare e guarire e santificare le nostre vite, tutto il nostro essere: anima e corpo. Infatti, l'Eucarestia è stata sempre percepita dalla Chiesa non solo come il Sacramento della presenza del Cristo in mezzo ai Suoi discepoli, nella comunità dei credenti; non semplicemente come le Specie (pane e vino), divenute Corpo e Sangue del Cristo per la potenza dello Spirito Santo, attraverso cui il Verbo Incarnato viene a dimorare in noi, nel nostro corpo per renderlo dio, divinizzarlo, e ridonargli così quell'immagine originaria che aveva prima del peccato. L'autentica Tradizione della Chiesa crede che l'uomo rinasce sì a vita nuova mediante il Battesimo e il sigillo dello Spirito Santo, ma è Cristo che conferma il dono della rinascita quando ci chiama alla comunione con Lui, la comunione eucaristica: essa è il Segno non solo dell'intimo legame che si instaura tra noi e la Santa Trinità, ma è anche lo strumento che unisce noi alla Chiesa, alla comunità dei credenti, che in Cristo formano un solo Corpo. L'Eucarestia è perciò stesso il Sacramento/ Mistero dell'unità della Chiesa. È per questa ragione che noi non possiamo comunicare all'eucarestia di altre confessioni cristiane finché non verrà ristabilita la piena unità di cui Cristo Eucaristico ne è il sigillo.
È indiscutibile il valore, come vedremo, dell'Eucarestia come Pane del cammino, come rimedio per la guarigione delle ferite dell'anima e anche del corpo (poiché la potenza del Corpo e Sangue di Cristo può guarire anche le ferite corporali) eccetera, ma è indiscutibile che Essa, l'Eucarestia, è il Segno anche dell'Unità tra l'uomo e Dio Uno e Trino, e tra gli uomini uniti nell'unica fede: un solo pane un solo corpo: Pensate al calice per il quale ringraziamo Dio: quando lo beviamo ci mette in comunione col sangue di Cristo; e il pane che spezziamo ci mette in comunione con il corpo di Cristo. Vi è un solo pane e quindi formiamo un solo corpo, anche se siamo molti, perché tutti insieme mangiamo quell'unico pane (1 Cor 10,16-17). Il fatto di non partecipare alla comunione eucaristica quando ci incontriamo nelle celebrazioni con altri cristiani non è un segno di disprezzo, anzi, è il voler sottolineare che la comunione tra di noi quando sarà piena, troverà nell'Eucarestia il suo Sigillo.
Detto ciò, come avevo anticipato, l'Eucarestia è il Sacramento che non solo ci unisce alla Trinità Santissima, ma ci dona la forza di vivere, all'interno delle nostre comunità di fede, l'esperienza del Dio con noi, che ci guarisce e ci santifica; ci illumina con la Sua Parola e ci guida; ci chiama ad essere con Lui e ci manda nel mondo come ministri della speranza. Senza dubbio la Chiesa, i credenti in Cristo, hanno la consapevolezza di dover vivere la propria esperienza di fede in un mondo ostile, ingannevole e percepisce che alla propria debolezza viene in aiuto lo stesso Signore, il Risorto, presente, Corpo e Sangue, nelle specie Eucaristiche: Egli è la forza per vincere le sfide del mondo; Egli è la medicina quando siamo contagiati, infettati, feriti, colpiti, come da un morbo insidioso, e a volte mortale, dal secolo, cioè da un mondo in cui la logica non è quella di Dio, dove il fine non è il Regno ma il proprio interesse. Alcune espressioni dei Padri ci aiutano a capire quanto importante è il dono dell'Eucaristia e la sua forza sanatrice.
Rimedio per eccellenza
I santi Padri, infatti, vedono nell'Eucaristia non solo un rimedio, ma il rimedio per eccellenza, capace di guarire tutti i mali legati al peccato. «non vi è malattia che non rinvii alla virtù di questo rimedio», afferma San Giovanni Crisostomo. «Abbiamo gustato ciò che disgrega la nostra natura, abbiamo necessariamente bisogno di ciò che riunisce gli elementi separati. Questo rimedio, penetrando in noi, scaccia, con il suo effetto contrario, l'influsso funesto del veleno già introdotto nel nostro corpo. Qual è dunque questo rimedio? Nient'altro che questo corpo glorioso che si è mostrato più forte della morte, divenuto per noi fonte di vita», scrive San Gregorio di Nissa. San Nicola Cabasilas definisce l'Eucaristia come l'«unico rimedio ai mali della nostra natura». «Dobbiamo ricorrere a questo rimedio non una sola volta ma continuamente [...]; occorre che il medico ci prodighi continuamente le sue cure per guarirci», aggiunge più avanti. «Che le tue sante specie guariscano la mia anima e il mio corpo», chiede al Cristo il fedele prima di comunicarsi, in una preghiera composta da San Basilio. La stessa richiesta è espressa nella prima preghiera dopo la comunione. E ancora in un'altra preghiera, il cui autore è san Giovanni Crisostomo, il comunicando presenta al Cristo questo augurio: «Che la mia anima e il mio corpo siano resi alla piena salute». San Giovanni di Gaza, a proposito dei santi misteri, scrive: «I peccatori che si avvicinano come dei feriti che hanno bisogno di soccorso, proprio questi il Signore guarisce».
Il corpo e il sangue del Cristo ricevuti dal comunicando, per la proprietà che le sacre specie hanno di spandersi nel suo corpo e nella sua anima e mescolarsi intimamente a essi (G. Crisostomo), manifestano il loro potere terapeutico in tutto l'essere. Essi purificano l'anima e il corpo del comunicando (Basilio di Cesarea) da ogni peccato e da ogni sozzura (Giovanni Damasceno), lo guariscono da ogni malattia spirituale che ha potuto colpirlo dopo il battesimo per sua negligenza nel comportarsi secondo i suoi doni.
La penitenza e la lotta contro i peccati costituiscono già certamente dei rimedi, ma si dimostrano inefficaci se non vi si aggiunge questa terapia fondamentale che costituisce l'Eucaristia (Nicola Cabasilas). Le sante specie, nota San Nicola Cabasilas, hanno il potere di riparare [in noi] l'immagine [di Dio] appena questa sta per deformarsi, di restaurare la bellezza della nostra anima, di guarire la nostra materia allorché sta per corrompersi e di raddrizzare la nostra volontà che si è piegata. Essi hanno il potere di riunificare l'essere umano diviso, sconquassato dal peccato, e gli restituiscono l'integrità. «Abbiamo assaporato ciò che disgrega la nostra natura, abbiamo bisogno necessariamente di ciò che ne riunifichi gli elementi separati», scrive San Gregorio di Nissa ricordando questo rimedio eucaristico. Tali divine specie, hanno, inoltre, come affermano le preghiere che precedono e seguono la comunione, il potere di far scomparire completamente i falsi ragionamenti dell'uomo, i suoi cattivi pensieri, nonché di ostacolare tutte le cattive abitudini. «Esse lo proteggono contro ogni male e contro tutti gli attacchi diabolici» (G. Crisostomo). «Essi sono la salvaguardia dell'anima del corpo» (G. Damasceno). (...) Per l'uomo rappresenta anche l'unica fonte di vita (Gv 6,52). «Spetta esclusivamente al sacramento dell'altare far rivivere coloro che hanno ceduto al peccato e sono morti per il peccato», scrive san Nicola Cabasilas. (...) Attraverso questo sacramento, l'uomo riceve da Dio, Cristo stesso (Gv 6,57), la stessa vita divina.
«Senza dubbio il nutrimento materiale fa vivere, spiega san Nicola Cabasilas, ma non alle stesse condizioni del pane eucaristico: difatti, non avendo la vita in se stesso, esso non ci comunica alla vita da se stesso [...], mentre il pane di vita ha la vita nel Cristo stesso, ed è per mezzo di lui che vivono coloro che vi si comunicano». Nel primo caso, «La natura materiale è assimilata da colui che l'assimila [...]. Nella comunione, avviene il contrario: è il Pane di vita che cambia, trasforma e assimila a sé colui che lo mangia» (G. Crisostomo). La comunione permette così all'uomo di vivere eternamente (Gv 6,51.58), rendendolo incorruttibile. È per questo che Clemente d'Alessandria lo chiama «rimedio d'immortalità», così come Sant'Ignazio d'Antiochia che lo definisce anche «antidoto per non morire, bensì per vivere in Gesù Cristo per sempre».
Comunicare spesso con il Santo Corpo
Sulla scia dell'insegnamento dei santi Padri, anche le nostre Chiese invogliano i cristiani a comunicare spesso con il Santo Corpo ed il Preziosissimo Sangue di Cristo. Nel passato, probabilmente a causa di un approccio superficiale alle Santissime Specie, veniva posto un freno alla comunione. Nel corso del tempo però, recuperato il senso benefico che ha sull'anima e su tutta l'esistenza/ cammino cristiano il nutrirsi di Cristo, ricordiamo le parole del Signore: senza di Me non potete far nulla (Gv 15,8), precisato che si è indegni sempre di accostarci al Redentore, ma si è colpevoli di sacrilegio quando ci accostiamo con superficialità e apatia, il padre spirituale, senza il beneplacito del quale non ci si accosta alla comunione eucaristica, incoraggia il fedele ad accostarsi a Colui che sostiene con potenza (la potenza della Sua presenza sacramentale) il suo cammino. Solo Cristo e il camminare con Lui ci è garanzia per il Regno.
Sull'argomento degno di nota è un estratto tratto dal De Sacramentis di sant'Ambrogio di Milano, che al capitolo 5 della Mista gogia, dopo aver spiegato la grandezza del Mistero dell'Eucarestia, della trasformazione del pane e vino in Corpo e Sangue di Cristo, trasmutazione possibile perché è Cristo stesso, per mezzo dello Spirito le trasforma in Pane di Vita, aggiunge: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Ricordo le mie parole quando vi spiegavo i sacramenti. Vi ho detto che prima delle parole di Cristo ciò che viene offerto è pane; ma quando sono state pronunciate le parole di Cristo, non si chiama più pane, ma corpo di Cristo. Perché dunque nella preghiera del Signore, che segue subito dopo la preghiera di consacrazione, si parla di «pane nostro»? 11 Signore ha detto sì «pane», ma «epiousion», cioè «sostanziale». Questo non è il pane che entra nel corpo, ma è quel pane di vita eterna che sostiene la sostanza della nostra anima. Perciò in greco dice «epiousios». I Latini invece hanno chiamato «quotidian» questo pane.
In ogni caso sembrano ugualmente utili sia il termine latino sia il termine greco.
La medicina è il celeste e venerabile sacramento
Ora, se il pane è quotidiano, perché lo ricevi a distanza di un anno, come sono soliti fare i Greci in Oriente? Ricevi ogni giorno ciò che ogni giorno ti giova! E vivi in modo da essere degno di riceverlo ogni giorno! Tu senti ripetere che ogni volta che si offre il sacrificio, si annuncia la morte del Signore, si annuncia la sua risurrezione, la sua ascensione al cielo, si annuncia la remissione dei peccati. Sai tutto questo, e tuttavia non ricevi ogni giorno questo pane di vita? Chi ha una ferita, cerca la medicina. La nostra ferita è l'essere soggetti al peccato: la medicina è il celeste e venerabile sacramento. «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Se lo ricevi ogni giorno, per te ogni giorno è quell'oggi! Se oggi Cristo è tuo, egli risorge per te ogni giorno (De Sacramentis 5, 24-26).
Sulla stessa linea è san Cirillo di Gerusalemme che, al capitolo 5 delle Catechesi Mistagogiche, sottolinea l'importanza del ricevere frequentemente il sacramento del pane di Vita, dice: Conservate intatte queste tradizioni e voi stessi conservatevi irreprensibili. Non separatevi dalla comunione, e per macchia del peccato non privatevi di questi sacri e spirituali misteri. 11 Dio della pace vi santifichi totalmente. il vostro corpo, l'anima e lo spirito siano in ogni parte salvaguardati alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo, a cui sia gloria per i secoli dei secoli (Catechesi Mistagogiche 5, 23).
Quanto più ci teniamo uniti a Cristo, presente nelle Specie del Pane e del Vino, divenute Suo Corpo e Suo Sangue, tanto più si realizza in noi quella deificazione che ci rende degni di entrare in quel Regno dal quale fummo allontanati per la nostra superbia. Il fedele ortodosso è, dunque, incoraggiato, opportunamente preparato dal padre spirituale, ad unirsi e rimanere unito al Mistero Eucaristico, a Cristo Gesù, l'Unigenito Figlio di Dio, perché solo con Lui può giungere alla meta, poiché così dice il Signore: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (Gv 6, 53-56).
* Archimandrita Atanasie Rusnac, Vicario Generale della Diocesi Ortodossa Romena d'Italia
(Rocca n. 11, 1 giugno 2017, pp. 46-48)

