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    Il sorriso di Dio
    Benedetto XVI

    Cari fratelli e sorelle,

    ci ritroviamo anche quest’anno per una celebrazione tanto familiare, il Battesimo di 13 bambini, in questa stupenda Cappella Sistina, dove la creatività di Michelangelo e di altri insigni artisti ha saputo realizzare capolavori che illustrano i prodigi della storia della salvezza. E vorrei subito salutare tutti voi che siete presenti: i genitori, i padrini e le madrine, i parenti e gli amici che accompagnano questi neonati in un momento così importante per la loro vita e per la Chiesa. Ogni bambino che nasce ci reca il sorriso di Dio e ci invita a riconoscere che la vita è dono suo, dono da accogliere con amore e da custodire con cura, sempre e in ogni momento.

    Il tempo di Natale, che proprio oggi finisce, ci ha fatto contemplare il Bambino Gesù nella povera grotta di Betlemme, amorevolmente accudito da Maria e Giuseppe. Ogni figlio che nasce, Dio lo affida ai suoi genitori: quanto è importante allora la famiglia fondata sul matrimonio, culla della vita e dell’amore! La casa di Nazaret, dove vive la Santa Famiglia, è modello e scuola di semplicità, di pazienza e di armonia per tutte le famiglie cristiane. Prego il Signore perché anche le vostre famiglie siano luoghi accoglienti, dove questi piccoli possano crescere non solo in buona salute, ma anche nella fede e nell’amore verso Dio, che oggi con il Battesimo li rende suoi figli.

    Il rito del Battesimo di questi bambini si svolge nel giorno in cui celebriamo la festa del Battesimo del Signore, ricorrenza che, come dicevo, chiude il tempo natalizio. Abbiamo ascoltato poco fa il racconto dell’evangelista Luca, che presenta Gesù confuso tra la gente, mentre si reca da Giovanni Battista per essere battezzato. Ricevuto anche Lui il battesimo, “stava, ci dice san Luca, in preghiera” (3,21). Gesù parla col Padre suo. E siamo sicuri che Egli ha parlato non solo per sé, ma anche di noi e per noi; ha parlato anche di me, di ognuno di noi e per ognuno di noi. E poi l’evangelista ci dice che sopra il Signore in preghiera si aprì il cielo. Gesù entra in contatto col Padre, il cielo è aperto su di Lui. In questo momento possiamo pensare che il cielo sia aperto anche qui, sopra questi nostri bambini che, per il sacramento del Battesimo, entrano in contatto con Gesù. Il cielo si apre sopra di noi nel Sacramento. Quanto più viviamo in contatto con Gesù nella realtà del nostro Battesimo, tanto più il cielo si apre sopra di noi. E dal cielo - ritorniamo al Vangelo – in quel giorno venne una voce che disse a Gesù: “Tu sei il mio figlio prediletto” (Lc 3,22). Nel Battesimo, il Padre celeste ripete queste parole anche per ognuno di questi bambini. Egli dice: “Tu sei il mio figlio”. Il Battesimo è adozione e assunzione nella famiglia di Dio, nella comunione con la Santissima Trinità, nella comunione col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo. Proprio per questo il Battesimo va amministrato nel nome della Santissima Trinità. Queste parole non sono solo una formula;  sono realtà. Segnano il momento in cui i vostri bambini rinascono come figli di Dio. Da figli di genitori umani, diventano anche figli di Dio nel Figlio del Dio vivente.

    Ma dobbiamo adesso meditare una parola della seconda lettura di questa liturgia nella quale san Paolo ci dice: Siamo salvati “per la misericordia di Dio mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo” (Tt 3,5). Un lavacro di rigenerazione. Il Battesimo non è soltanto una parola; non è solamente una cosa spirituale, ma implica anche la materia. Tutta la realtà della terra viene coinvolta. Il Battesimo non concerne solo l’anima. La spiritualità dell’uomo investe l’uomo nella sua totalità, corpo e anima. L’azione di Dio in Gesù Cristo è un’azione ad efficacia universale. Cristo assume la carne e questo continua nei sacramenti nei quali la materia viene assunta ed entra a far parte dell’azione divina.

    Adesso possiamo chiedere perché proprio l’acqua sia il segno di questa totalità. L’acqua è l’elemento della fecondità. Senza l’acqua non c’è vita. E così, in tutte le grandi religioni l’acqua è vista come il simbolo della maternità, della fecondità. Per i Padri della Chiesa, l’acqua diventa il simbolo del grembo materno della Chiesa. In uno scrittore ecclesiastico del II-III secolo, Tertulliano, si trova una parola sorprendente. Egli dice: “Cristo non è mai senza acqua”. Con queste parole Tertulliano voleva dire che Cristo non è mai senza la Chiesa. Nel Battesimo siamo adottati dal Padre celeste, ma in questa famiglia che Egli si costituisce c’è anche una madre, la madre Chiesa. L’uomo non può avere Dio come Padre, dicevano già gli antichi scrittori cristiani, se non ha anche la Chiesa come madre. Vediamo così nuovamente come il cristianesimo non sia una realtà solo spirituale, individuale, una semplice decisione soggettiva che io prendo, ma sia qualcosa di reale, di concreto, potremmo dire qualcosa anche di materiale. La famiglia di Dio si costruisce nella realtà concreta della Chiesa. L’adozione a figli di Dio, del Dio trinitario, è contemporaneamente assunzione nella famiglia della Chiesa, inserimento come fratelli e sorelle nella grande famiglia dei cristiani. E solo se, in quanto figli di Dio, ci inseriamo come fratelli e sorelle nella realtà della Chiesa, possiamo dire “Padre nostro” al nostro Padre celeste. Questa preghiera suppone sempre il “noi” della famiglia di Dio.

    Ma adesso, dobbiamo ritornare al Vangelo dove Giovanni Battista dice: “Io vi battezzo con l’acqua, ma dopo di me viene uno più forte di me che vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco” (Lc 3,16). Abbiamo visto l’acqua; adesso però s’impone la domanda: in che cosa consiste il fuoco a cui san Giovanni Battista accenna? Per vedere questa realtà del fuoco, presente nel Battesimo con l’acqua, dobbiamo osservare che il Battesimo di Giovanni era un gesto umano, un atto di penitenza, un protendersi dell’uomo verso Dio per chiedere il perdono dei peccati e la possibilità di iniziare una nuova esistenza. Era solo un desiderio umano, un andare verso Dio con le proprie forze. Ora, questo non è sufficiente. La distanza sarebbe troppo grande. In Gesù Cristo vediamo che Dio ci viene incontro. Nel Battesimo cristiano, istituito da Cristo, non agiamo solo noi con il desiderio di essere lavati, con la preghiera di ottenere il perdono. Nel Battesimo agisce Dio stesso, agisce Gesù mediante lo Spirito Santo. Nel Battesimo cristiano è presente il fuoco dello Spirito Santo. Dio agisce, non soltanto noi. Dio è presente qui, oggi. Egli assume e rende suoi figli i vostri bambini.

    Ma, naturalmente, Dio non agisce in modo magico. Agisce solo con la nostra libertà. Non possiamo rinunciare alla nostra libertà. Dio interpella la nostra libertà, ci invita a cooperare col fuoco dello Spirito Santo. Queste due cose debbono andare insieme. Il Battesimo rimarrà per tutta la vita dono di Dio, il quale ha messo il suo sigillo nelle nostre anime. Ma sarà poi la nostra cooperazione, la disponibilità della nostra libertà a dire quel “si” che rende efficace l’azione divina.

    Questi bambini vostri, che ora battezzeremo, sono ancora incapaci di collaborare, di manifestare la loro fede. Per questo assume valore e significato particolare la vostra presenza, cari papà e mamme, e la vostra, cari padrini e madrine. Vegliate sempre su questi vostri piccoli, perché crescendo apprendano a conoscere Dio, ad amarlo con tutte le forze e a servirlo fedelmente. Siate per loro i primi educatori nella fede, offrendo insieme con gli insegnamenti anche gli esempi di una coerente vita cristiana. Insegnate loro a pregare e a sentirsi membri attivi della concreta famiglia di Dio, della comunità ecclesiale.

    Un aiuto importante potrà offrirvi lo studio attento del Catechismo della Chiesa Cattolica o del Compendio di tale Catechismo. Esso contiene gli elementi essenziali della nostra fede e potrà essere strumento quanto mai utile e immediato per crescere voi stessi nella conoscenza della fede cattolica e per poterla trasmettere integralmente e fedelmente ai vostri figli. Soprattutto, non dimenticate che è la vostra testimonianza, è il vostro esempio a incidere maggiormente sulla maturazione umana e spirituale della libertà dei vostri bambini. Pur presi dalle quotidiane attività spesso vorticose, non tralasciate di coltivare, personalmente e in famiglia, la preghiera che costituisce il segreto della perseveranza cristiana.

    Alla Vergine Madre di Gesù, nostro Salvatore, presentato nell’odierna liturgia come il Figlio prediletto di Dio, affidiamo questi bambini e le loro famiglie: vegli Maria su di loro e sempre li accompagni, perché possano realizzare fino in fondo il progetto di salvezza che Dio ha per ciascuno. Amen.



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