L'Agnello,

    la vittima immacolata,

    è condotto a morte

    per tutti noi

    S. Cirillo di Alessandria

    agnellovittima

    Dobbiamo spiegare chi sia colui che si sta avvicinando e per quali motivi sia sceso dal cielo in mezzo a noi. «Ecco», esclama l'evangelista, «l'Agnello di Dio» che il profeta Isaia ci predisse dicendo: «Come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori» (Is 53,7). Un tempo lo prefigurò la legge di Mosè. Ma allora salvava in parte, non effondeva su tutti la sua misericordia: era tipo e figura; ora invece quell'Agnello, un tempo prefigurato simbolicamente, viene condotto come vittima immacolata a essere ucciso per tutti, onde togliere il peccato dal mondo, abbattere colui che aveva portato la rovina sulla terra, distruggere la morte morendo per tutti, riscattando così gli uomini dalla maledizione e facendo cessare finalmente quel «polvere tu sei e in polvere tornerai!» (Gen 3,19).

    Volle diventare quel secondo Adamo, non di terra ma dal cielo (cfr. 1 Cor 15,47), per essere il principio di ogni bene della natura umana: salvatore dalla rovina, mediatore della vita eterna, causa del ritorno a Dio, principio di pietà e di giustizia, via al regno dei cieli.

    Un solo agnello è morto per tutti, salvando tutto il gregge umano per riportarlo al Padre; uno per tutti, per sottomettere tutti a Dio: uno per tutti per salvare tutti, «perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro» (2 Cor 5,15).

    Eravamo immersi in molti peccati e perciò soggetti alla morte e alla corruzione; perciò il Padre diede il Figlio suo per la nostra redenzione, uno per tutti, perché tutte le cose sono in lui ed egli è al di sopra di tutto. Lui solo è morto per tutti, perché tutti viviamo in lui. La morte che aveva inghiottito l'Agnello ucciso per noi, tutti in lui e con lui restituì. Tutti infatti eravamo in Cristo, che per noi e al nostro posto è morto, ma è anche risuscitato. Ora, distrutto il peccato, chi poteva impedire che anche la morte, sua conseguenza, venisse distrutta? Seccata la radice come poteva conservarsi il germe? Morto il peccato, quale causa di morte rimaneva per noi? Infatti, riguardo all'uccisione dell'Agnello di Dio, diciamo con solenne esultanza: «Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?» (1 Cor 15,55).

    «Vedono i giusti e ne gioiscono - canta il salmista - e ogni iniquo chiude la sua bocca» (Sal 106,42), né potrà più accusare quelli che peccano per fragilità, perché «Dio giustifica» (Rm 8,33): «Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi» (Gal 3,13) affinché fuggiamo la maledizione del peccato.