Missione

    dei discepoli

     discepoli

    Gli apostoli hanno ordine di non portare il bastone: questo è quanto Matteo ha creduto di dover scrivere (cf. Mt 10,10). Cos`è il bastone, se non l`insegna della potestà che si porta innanzi, e lo strumento che vendica il dolore? Quindi ciò che l`umile Signore, - "nell`umiliazione" infatti "il suo giudizio è stato innalzato" (Is 53,8), - ciò che l`umile Signore, ripeto, ha prescritto ai suoi discepoli, essi lo adempiono con la pratica dell`umiltà. Li ha inviati infatti a seminare la fede non con la costrizione, ma con l`insegnamento; non spiegando la forza del potere, ma esaltando la dottrina dell`umiltà. Ed ecco, egli ha giudicato opportuno aggiungere all`umiltà la pazienza; egli infatti, conforme alla testimonianza di Pietro, "ingiuriato non ricambiava l`ingiuria, percosso non restituiva il colpo" (1Pt 2,23).

    "Siate miei imitatori" (Fil 3,17), significa dunque questo: abbandonate il piacere della vendetta, rispondete ai colpi dell`arroganza non restituendo l`ingiuria ma con magnanima pazienza. Nessuno deve imitare quanto rimprovera negli altri; la mansuetudine colpisce ben piú gravemente gli insolenti. Un simile colpo di pugno il Signore ha restituito a colui che ha colpito, quando ha detto: "A chi ti colpisce la guancia, porgigli l`altra" (Mt 5,39). Finisce infatti in questo modo che uno si condanna col suo proprio giudizio, e ha il cuore come punto da uno stimolo, quando vede che al torto che ha fatto, l`altro risponde con la premura...

    "E per via non saluterete nessuno" (Lc 10,4).

    Qualcuno troverà forse in queste parole durezza e orgoglio, poco conformi ai precetti del Signore dolce e umile; egli che pure aveva prescritto di cedere il posto a tavola (cf. Lc 14,7ss), ecco che ora ordina ai discepoli: «per via non saluterete nessuno», quando invece questo è un uso di gentilezza. E` in questo modo che le persone inferiori usano guadagnarsi il favore dei potenti; anche i Gentili usano con i cristiani questo scambio di cortesia. Perché il Signore vuole estirpare quest`usanza civile?

    Ma considera che egli non dice soltanto: «non saluterete nessuno». Non è senza ragione che aggiunge: «per via». Anche Eliseo, quando mandò il servitore a deporre il suo bastone sul corpo del piccolo morto, gli disse di non salutare nessuno per strada (cf. 2Re 4,29): gli ordinò di far presto, perché potesse compiere l`incarico relativo alla risurrezione da effettuare, perché nessuno scambio di parole con qualche passante ritardasse la missione che doveva eseguire. Dunque, anche qui non si tratta di abolire la reciproca cortesia del saluto, ma di togliere di mezzo l`ostacolo che potrebbe intralciare l`incarico; in presenza del divino, l`umano deve essere temporaneamente messo da parte. E` bello il saluto: ma il compimento delle opere divine è tanto piú bello quanto piú è rapido, e il ritardarlo spesso genera scontento. Per questo si vieta anche lo scambio di cortesie, nel timore che le civili usanze ritardino e danneggino il compimento di un dovere che non può essere rimandato senza colpa.

    Ed ecco un`altra virtù: non passare da una casa all`altra con volubile facilità; conservare la costanza negli stessi sentimenti di ospitalità e non spezzare con leggerezza i legami di una amicizia già annodata; portare sempre dinanzi a noi un annunzio di pace.

    (Ambrogio, In Luc., 7, 59.62 s)