Pietro fa una chiara
professione di fede
in Cristo

«Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: Chi sono io secondo la gente?» (Lc 9,18). Dunque il Salvatore e Signore di tutti mostrava se stesso ai discepoli come modello di vita santa quando pregava da solo con loro soli. Ma forse c'era qualcosa che turbava i discepoli e provocava in loro pensieri non giusti. Vedevano infatti pregare come tutti gli altri uomini colui che il giorno prima avevano visto compiere prodigi in maniera divina. Non sarebbe stato dunque irragionevole sussurrare: che cosa strana! Dobbiamo ritenerlo Dio oppure uomo? Per calmare perciò il tumulto di tali pensieri e tranquillizzare la loro fede quasi scossa, Gesù fa una domanda, ben conoscendo ciò che si diceva sul suo conto da coloro che non erano giudei e anche dagli stessi Israeliti. Voleva così distoglierli dall'opinione dei più e stabilire in loro una fede sicura. «Chi sono io secondo la gente?» (Lc 9. 18).
Ancora una volta interviene per primo Pietro, facendosi portavoce di tutto il gruppo, e pronuncia parole piene di amore di Dio con una chiara e perfetta professione di fede in lui, dicendo: «Il Cristo di Dio» (Lc 9,21). II discepolo è annunziatore attento e molto prudente delle sacre verità. Infatti non dice semplicemente che è un cristo di Dio, ma il Cristo; molti, come consacrati da Dio, con diversi significati sono chiamati cristi alcuni sono unti come re, altri come profeti; altri ancora, e cioè noi, avendo ottenuto la salvezza per mezzo di Cristo Salvatore universale ed essendo unti dallo Spirito Santo, abbiamo ricevuto il nome di Cristo. Di conseguenza molti sono i cristi, ma questo è un nome che designa una condizione, mentre uno solo è il Cristo di Dio Padre.
Dopo che il discepolo ebbe pronunciato la professione di fede, «egli ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno» aggiungendo che «il Figlio dell'uomo deve soffrire molto, essere riprovato ed esser messo a morte e risorgere il terzo giorno» (Lc 9,21.22). Ma perché non conveniva che i discepoli lo predicassero dovunque? Non era forse questa l'opera di coloro che erano stati consacrati da lui per l'apostolato? Ma come dice la Scrittura «a suo tempo ogni cosa sarà riconosciuta buona» (Sir 39, 34 ), era conveniente che lo annunciassero dopo che tutti gli avvenimenti non ancora compiuti si adempissero: la passione, la crocifissione, la morte in croce, la risurrezione dai morti; questo grande e glorioso miracolo avrebbe con fermato che l'Emanuele è vero Dio e figlio naturale di Dio Padre. Difatti distruggere la morte e la corruzione, spogliare l'inferno abbattendo la tirannide del diavolo, togliere il peccato dal mondo e aprire agli uomini le porte del paradiso congiungendo terra e cielo, tutto questo dimostra che l'Emanuele è vero Dio. Perciò egli ordina che il mistero sia per qualche tempo adorato nel silenzio, fino a che tutto il processo dell'economia divina giunga alla sua conclusione. Perciò,dopo che fu risuscitato dai morti,comandò di rivelare il mistero al mondo intero, offrendo a tutti la giustificazione mediante la fede e la purificazione col santo battesimo. Infatti disse: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni,fino alla fine del mondo» (Mt 28,18-20).
Il Cristo dunque è con noi e abita nelle nostre anime per mezzo dello Spirito Santo. Per lui e con lui, sia lode e potenza a Dio Padre con lo Spirito Santo per tutti i secoli. Amen.
Dalle «Omelie su Luca» di san Cirillo d'Alessandria, vescovo.

