Sono andato lontano
e tu eri qui

«Penetri da lontano i miei pensieri, mi scruti quando cammino e quando riposo. Ti sono note tutte le mie vie» (Sal 138,2-3). Perché da lontano? Mentre sono ancora in cammino, prima ancora che giunga lassù in patria,tu hai conosciuto il mio pensiero. Tu attendi con ansia quel figlio minore, poiché anch'egli è divenuto corpo di Cristo, Chiesa che viene a te da tutti i popoli. Il figlio minore infatti era andato lontano.
Un padre di famiglia aveva due figli: il maggiore non si era allontanato, ma lavorava nel campo, e rappresenta i santi che nel tempo della legge compivano le opere e i precetti della legge.
Ma poi il genere umano,volgendosi ai culto degli idoli, aveva vagato lontano. Qual cosa è tanto lontana dal tuo Creatore quanto la rappresentazione che te ne sei fatto da te stesso? Il figlio minore,dunque, partì per un paese lontano, portando con sé tutti i suoi averi, e, come sappiamo dall’evangelo, li dissipò vivendo con prodigalità; tormentato dalla fame, si rivolse a un signore di quel paese, il quale gli affidò l'allevamento dei porci;desiderava saziarsi con le loro carrube, ma non poteva.
Allora, dopo la fatica, la stanchezza, la tribolazione, la miseria, si ricordò del padre e decise dì tornare; disse: «Mi leverò e andrò da mio padre» (Lc 15,18). Riconosci ora la sua voce che dice: «Tu sai quando seggo e quando mi alzo» (Sal 138,2). Mi sedetti nella miseria, mi rialzai nel desiderio del tuo pane. «Penetri da lontano i miei pensieri»: perciò il Signore dice nell’evangelo che «il padre gli corse incontro» (Lc 15,20). Giustissimo, perché aveva penetrato da lontano i suoi pensieri: «Mi scruti quando cammino e quando riposo». Tu dunque conosci il mio cammino; quale, se non quello perverso ohe aveva seguito per andare lontano dal padre, come se potesse rimanere nascosto agli occhi di colui che poteva punirlo? Ma non avrebbe potuto essere logorato da quella miseria, nè essere posto a pascolare i porci, se il padre non avesse voluto castigarlo lontano per riaverlo vicino. Perciò, come un fuggiasco messo alle strette, inseguito dal giusto castigo di Dio che ci punisce nei nostri affetti in qualunque luogo saremo andati e dovunque saremo arrivati, esclama: «Mi scruti quando.cammino e quando riposo. Ti sono note tutte le mie vie».
Prima ancora di andarvi, prima che io vi camminassi, tu le hai previste, hai permesso che percorressi con dolore le mie vie affinché, per non soffrire, tornassi sulle tue. Dice: «Non c'è inganno sulla, mia lingua» (Sal 138,4 Volg.). Perché? Perché ecco, lo confesso: ho seguito il mio cammino, mi sono fatto straniero a te; mi sono allontanato da te con quello che mi sembrava un bene e che invece, senza di te, divenne per me un male. Infatti, se fossi stato bene senza di te,forse non avrei voluto tornare a le. Perciò, confessando i suoi peccati, costui disse in persona del corpo di Cristo giustificato, non per sé, ma per la grazia di Lui: «Non c'è inganno sulla mia bocca».
Dal «Commento sui salmi» di sant'Agostino, vescovo.

