Madonna povertà
e Madonna economia
Dionigi Tettamanzi

«Una Chiesa povera e per i poveri»: è un’espressione a un tempo semplicissima e formidabile che Papa Francesco ha fatto risuonare sin dall’inizio del suo pontificato e ripresa più volte con una continuità indubbiamente significativa. E non si tratta solo di parole, perché queste già stanno dicendo la loro fecondità attraverso diversi gesti e precise iniziative che le rendono ancora più concrete ed eloquenti.
L’anniversario della morte di Paolo VI (6 agosto 1978) mi ha sospinto a cercare con particolare attenzione e a sottolineare una singolare corrispondenza, su questo preciso aspetto della realtà e della vita della Chiesa, tra l’appello di Papa Francesco e il magistero di Papa Montini. E così la mia appartenenza alla Chiesa ambrosiana, l’ordinazione presbiterale ricevuta da Montini e il servizio episcopale svolto a Milano mi hanno stimolato, ancora una volta, a riprendere e a rimeditare alcuni tra i tanti interventi magisteriali e pastorali del cardinale Giovanni Battista Montini su questo argomento. Inizio dalla Ecclesia pauperum riprendendo un importante rilievo teologico fatto dal cardinale Montini in un incontro con il clero ambrosiano, tenutosi a Varese il 6 febbraio 1963 e dedicato al concilio Vaticano II. L’arcivescovo si sofferma sul tema generale della “riforma”: «Il Papa l’ha detto non una volta sola: bisogna ringiovanire, bisogna ringiovanire i nostri cuori. Dobbiamo riprendere l’entusiasmo, la forza, i propositi, l’ingenuità - direi - dei primi giorni». Nell’omelia tenuta ad Assisi il 4 ottobre 1958 troviamo una singolare preghiera rivolta a san Francesco. La trascriviamo, almeno in parte: «Francesco, aiutaci a purificare i beni economici dal loro triste potere di perdere Dio, di perdere le nostre anime, di perdere la carità dei nostri concittadini. Vedi, Francesco, noi non possiamo straniarci dalla vita economica: è la fonte del nostro pane e di quello altrui; è la vocazione del nostro popolo, che sale alla conquista dei beni della terra, che sono opere di Dio; è la legge fatale del nostro mondo e dalla nostra storia. È possibile, Francesco, maneggiare i beni di questo mondo, senza restarne prigionieri e vittime? È possibile conciliare la nostra ansia di vita economica, senza perdere la vita della spirito e l’amore? È possibile una qualche amicizia fra Madonna Economia e Madonna Povertà? O siamo inesorabilmente condannati, in forza della terribile parola di Cristo: “E’ più facile che un cammello passi per la cruna d’un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli?” (Matteo, 19,24). Anche il nostro sant’Ambrogio ci aveva detto parole tremende: “O ricco, tu non sai quanto sei povero!” (De Nabuthae, 2,4), ma non le ricordiamo più, e non le abbiamo mai bene comprese. E anche tu, Francesco, non hai insegnato ai tuoi figli a lavorare, a mendicare, e a beneficare, cioè a cercare e a trattare quei beni economici, di cui la vita umana non può essere priva?».
(©L'Osservatore Romano 5-6 agosto 2013)

