L'essere umano
non è la risultante
dei suoi diritti
Tarcisio Bertone
Sono lieto di prendere la parola in questo atto solenne che celebra il 60mo Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo adottata dalle Nazioni Unite. Si tratta di un momento significativo al quale si unirà personalmente il Santo Padre Benedetto XVI per sottolineare, ancora una volta, l'importanza che
Vorrei anche esprimere la mia sentita gratitudine al Cardinale Renato Raffaele Martino e al Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace per l'organizzazione di questo significativo evento.
1. Nel momento in cui veniva adottata,
2.
Non siamo di fronte solo ad una proclamazione, ma piuttosto ad una nuova considerazione e collocazione della dignità umana da parte della Comunità internazionale e delle diverse Comunità politiche che la animano, fino ad allora poco inclini ad ammettere la persona come protagonista. Un approccio che si presenta ancora valido e non sostituibile perché chiama la persona a vivere i propri diritti con un atteggiamento di condivisione dei diritti altrui, e a guardare ogni suo simile non come termine di contrapposizione o di limite, ma riconoscendone la "sostanziale uguaglianza" e impegnandosi a vivere in "spirito di fratellanza" (Cfr. Dichiarazione Universale, art. 1).
3.
La stessa idea dei diritti fondamentali ha una radice profonda nella tradizione cristiana sin dall'iniziale annuncio della "Buona Novella", che arricchisce i precetti del Decalogo con l'invito ad essere solidali verso ogni persona (Cfr. Mt 25, 35-36), senza alcuna distinzione: "non conta più l'essere giudeo o greco, né l'essere schiavo o libero, uomo o donna, perché tutti sono una sola cosa in Cristo Gesù" (Gal 3,28).
Nella dottrina della Chiesa, poi, la tutela della persona umana evoca la sussidiarietà quale principio regolatore dell'ordine sociale e che partendo dalla persona garantisce diritti e libertà individuali come pure quelli legati alla dimensione comunitaria con la libertà di associarsi, di dar vita alle formazioni sociali, agli enti intermedi, fino alla realtà dello Stato e quindi alla Comunità internazionale con le sue istituzioni.
4. I Sommi Pontefici hanno espresso in molte occasioni l'apprezzamento della Chiesa per il grande valore della Dichiarazione Universale dei Diritti umani del 10 dicembre 1948. Vorrei almeno ricordare qui gli insegnamenti di Paolo VI, di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI in occasione dei loro interventi davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il 4 ottobre 1965, Paolo VI così si espresse di fronte ai Rappresentati delle Nazioni: «Perché voi qui proclamate i diritti e i doveri fondamentali dell'uomo, la sua dignità, la sua libertà e, per prima, la libertà religiosa». Giovanni Paolo II parlò per due volte davanti all'Assemblea delle Nazioni Unite. Nella prima, il 3 ottobre
Benedetto XVI, parlando a sua volta davanti all'Assemblea delle Nazioni Unite, il 18 aprile 2008, e ricordando esplicitamente l'evento che oggi celebriamo, ossia il 60mo anniversario della Dichiarazione, ha detto: «È evidente che i diritti riconosciuti e delineati nella Dichiarazione si applicano ad ognuno in virtù della comune origine della persona, la quale rimane il punto più alto del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia. Tali diritti sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell'uomo e presente nelle diverse culture e civiltà. Rimuovere i diritti umani da questo contesto significherebbe restringere il loro ambito e cedere ad una concezione relativistica, secondo la quale il significato e l'interpretazione dei diritti potrebbero variare e la loro universalità verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti».
5. Oggi, di fronte ad un preoccupante quadro globale che è anzitutto il riflesso di strutture economiche non rispondenti al valore dell'uomo, i diritti basilari sembrano dipendere da anonimi meccanismi senza controllo e da una visione che si rinchiude nel pragmatismo del momento, dimenticando che la cifra del futuro della famiglia umana è la solidarietà.
Ci si chiede, allora, se siano le strutture economiche e i loro recenti mutamenti la causa del diniego dei diritti o se non si tratti piuttosto di un abbandono della visione della persona che da soggetto è diventata sempre più un oggetto dell'agire economico, spesso ridotta a rivendicare i soli diritti legati alla sua funzione di consumatore e non di persona.
6. Di fronte alla dimensione globale che segna la nostra era, è l'universalità della persona – come ricordava il Santo Padre all'ONU – il criterio che fornisce ai diritti umani la caratteristica di essere universali, così da evitare applicazioni parziali o visioni relative. Questo significa che ogni Comunità politica è chiamata a dare realizzazione ai contenuti della Dichiarazione Universale analizzando obiettivamente la propria situazione, ma avendo chiaro che quell'atto non è privo di forza perché adottato ed elaborato in un contesto sociale, politico e giuridico differente da quello in cui oggi operiamo: anzi, trae tutta la sua permanente efficacia dalla "connaturalità" alla storia di ogni persona umana.
La mancata tutela dei diritti umani che spesso si evidenzia nell'atteggiamento di tante istituzioni e funzioni dell'autorità, è il frutto della disgregazione dell'unità della persona intorno alla quale si pensa di proclamare diritti diversi, di costruire ampi spazi di libertà che però rimangono privi di ogni fondamento antropologico.
Trascorsi ormai sessant'anni da quel 10 dicembre 1948, non sembra più possibile garantire i diritti se si trascura la loro indivisibilità e non si abbandona la convinzione che la tutela dei diritti civili e politici passa per un "non fare" degli apparati istituzionali, mentre l'impegno per quelli economici, sociali e culturali è da considerare solo programmatico.
7. Un'attenzione particolare
È un dato di tutta evidenza che il fatto religioso abbia un'influenza diretta nello svolgersi della vita interna degli Stati e di quella della Comunità internazionale. Questo nonostante si percepiscano sempre di più indicazioni e tendenze che sembrano voler escludere la religione e i diritti ad essa connessi dalla possibilità di concorrere alla costruzione dell'ordine sociale, pur nel pieno rispetto del pluralismo che contraddistingue le società contemporanee.
La libertà religiosa rischia di essere confusa con la sola libertà di culto o comunque interpretata come elemento appartenente alla sfera privata e sempre più sostituita da un imprecisato "diritto alla tolleranza". E questo ignorando che la libertà religiosa quale diritto fondamentale segna il superamento della tolleranza religiosa, che era saldamente ancorata ad una visione relativa della verità e ad un individualismo senza limiti.
Analogamente, proprio la prospettiva internazionale lascia emergere la tendenza a relegare il fatto religioso alla dimensione della cultura o ad accomunarla alle pratiche ed ai saperi tradizionali ai quali non è estranea una visione sincretista, dimenticando che la religione, e le libertà e i diritti ad essa collegati, sono un'esperienza di vita, un indicatore delle aspirazioni più profonde che la persona attraverso il suo agire vuole raggiungere.
8. Un aspetto sul quale diventa necessario volgere la nostra attenzione è quello dell'esatta natura dei diritti che
Anche una volta riconosciuti e perfino fissati in una eventuale convenzione, i diritti umani hanno sempre bisogno di essere difesi. Hanno bisogno di fedeltà da parte nostra, perché possono essere persi di vista, reinterpretati in modo restrittivo o addirittura negati. La pedagogia alla quale dobbiamo la loro formulazione è la stessa di cui hanno bisogno per essere conservati. Il Santo Padre ci ricorda spesso che il progresso morale dell'umanità ha bisogno di essere sempre nuovamente intrapreso. Non essendo un fatto materiale esso non può avvenire per accumulo. Ciò vale anche per i diritti umani, che hanno bisogno di essere ogni giorno ribaditi, rifondati nella nostra consapevolezza e rivissuti.
9. Rispettare e rinvigorire i diritti fondamentali sarà un modo concreto attraverso cui contrastare le forme, differenti e diffuse, di abbandono dei cardini di ordine morale nei rapporti sociali, dalla dimensione interpersonale sino a quella delle relazioni internazionali. Infatti, è sempre più difficile prevedere una tutela dei diritti, efficace e universale, senza un collegamento a quella legge naturale che feconda i diritti medesimi ed è l'antitesi di quel degrado che in tante nostre società ha interesse a mettere in discussione l'etica della vita e della procreazione, del matrimonio e della vita familiare, come pure dell'educazione e della formazione delle giovani generazioni, introducendo unicamente una visione individualistica su cui arbitrariamente costruire nuovi diritti non meglio precisati nel contenuto e nella logica giuridica.
I diritti, dunque, non possono essere dei contenitori che secondo i momenti storici, culturali e politici si riempiono di significati e di elementi diversi. Anzi è l'assenza di valori a cui legare i diritti la causa principale della loro inefficacia e della loro violazione. La legge naturale, invece, consente a tutti di trovare una radice comune, anche di fronte a posizioni che pur avendo un diverso fondamento etico non sono disposte a cedere di fronte all'abbandono di quella verità che è comune al genere umano.
Solo una visione debole dei diritti umani può ritenere che l'essere umano sia la risultante dei suoi diritti, non riconoscendo che i diritti restano uno strumento creato dall'uomo per dare piena realizzazione alla sua dignità innata.
10.
Tra i diritti umani, a rigor di termini, non esiste una gerarchia. Essi sono un tutt'uno, sono come un unico diritto: il diritto a poter diventare uomo o, come scriveva Paolo VI, a poter diventare più uomo.
Tutti i diritti dell'uomo si sostengono insieme, "simul stabunt, simul cadent", ma anche le loro violazioni, purtroppo, si sostengono insieme. Il principio della indivisibilità vale sia nel bene sia nel male.
Nei discorsi pronunciati all'ONU che ho brevemente ricordato, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno precisato che il motivo ultimo e fondamentale per il quale
Come ha ribadito Benedetto XVI domenica scorsa, «Per le popolazioni sfinite dalla miseria e dalla fame, per le schiere dei profughi, per quanti patiscono gravi e sistematiche violazioni dei loro diritti,
Per il credente, e per quanti ripongono la loro fede nella dignità umana, la piena tutela dei diritti non può che coincidere con un modello di vita e di ordine sociale in cui si realizza l'attesa di quei nuovi cieli e quella terra nuova nei quali trova stabile dimora la giustizia (Cfr.
(Intervento per il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo)

