Flow – Un mondo da salvare
Juri Saitta *

In un mondo apparentemente senza esseri umani, un gatto si trova in mezzo a un'inondazione giunta all'improvviso. Per sopravvivere, il protagonista salirà su una barca insieme ad altri animali. Inizialmente, la convivenza non sarà facile, ma gradualmente i personaggi impareranno a convivere e a collaborare.
Presentato con successo a Un Certain Regard al 77° Festival di Cannes, Flow – Un mondo da salvare è il secondo lungometraggio del regista lettone Gints Zilbalodis, che dopo Away (2019) torna con un film d'animazione privo di dialoghi ma dal grande dinamismo visivo, reso possibile da una regia ricca di movimenti di macchina e piani sequenza.
Questo in un'opera “aperta” e stratificata che affronta tematiche come la crisi climatica e i conflitti tra diversi senza alcun didascalismo, ma, anzi, trasmettendo agli spettatori diversi elementi che possono far formulare ipotesi, ampliare ragionamenti e generare discussioni.
Tutti elementi che rendono tale lavoro particolarmente adatto alla realizzazione di laboratori di approfondimento con i ragazzi, in particolar modo della fascia 10/14, ai quali si potranno proporre in sala o in classe incontri di discussione guidata corredati da attività più ludiche e creative, quali quiz, elaborazione di possibili sequel e la scrittura di schede critiche.
L'assenza di dialoghi e il comportamento non completamente antropomorfo degli animali non devono spaventare: anche se all'inizio, lo spettatore, specie quello più giovane, potrà avere una reazione più fredda e distaccata, con il procedere del racconto è molto probabile che si lascerà coinvolgere dal dinamismo visivo e narrativo del film.
Nell'articolo che segue saranno suggeriti tre possibili approcci per approfondire quest'opera: uno prevalentemente narrativo legato al genere e al filone di riferimento; uno contenutistico sui temi del cambiamento climatico e dei conflitti tra diversi; uno più tecnico e linguistico sui i movimenti di macchina, il piano sequenza e l'animazione.
Il genere cinematografico
Un primo approccio per iniziare a sviluppare un ragionamento sul film è individuare insieme ai ragazzi il suo genere cinematografico di appartenenza.
In prima istanza, è consigliabile dir loro cos'è un genere cinematografico ed elencarne i più importanti, sottolineando inoltre che l'animazione non è un genere, ma una tecnica – o meglio, un insieme di tecniche - con cui realizzare un film.
Successivamente, si può indicare il genere di appartenenza di Flow, ovvero l'avventura, in quanto, secondo la definizione della Treccani, è la «tipologia di film destinata al divertimento e all'evasione, basata sul racconto di imprese rischiose e piene di imprevisti, inserite all'interno di viaggi in luoghi misteriosi e pieni di pericoli» [1] .
Anche se non può essere considerata soltanto di evasione e intrattenimento, l'opera di Zilbalodis contiene diversi dei punti sopra citati, come dimostra il suo plot, basato su personaggi che compiono un viaggio pericoloso in luoghi perlopiù sconosciuti nel tentativo di salvarsi da un naufragio.
Inoltre, all'interno del genere di riferimento si può individuare un filone al quale il film sembra richiamarsi: quello post-apocalittico, una sorta di sottogenere vicino anche alla fantascienza.
Infatti, Flow sembra ambientato in un futuro prossimo in cui gli esseri umani sono assenti, ma la cui presenza è costantemente evocata da oggetti (statue, specchi, collane), edifici e persino da una camera da letto. Una serie di elementi che porta lo spettatore a pensare che gli umani abbiano abitato quei luoghi ma che siano scomparsi per non ben specificati motivi (guerre o, più probabilmente, i cambiamenti climatici suggeriti dall'inondazione stessa).
Appartenente al filone post-apocalittico è anche la divisione dei personaggi in gruppi chiusi e ostili tra loro, che nel film sono formati dai cani, dai lemuri e dagli uccelli. Un aspetto narrativo che, come vedremo nel paragrafo successivo, rimanda a temi più ampi come il razzismo e i conflitti etnici, ma che in ogni caso è comune a molti film del sottogenere di riferimento, si pensi per esempio al recente Furiosa: A Mad Max Saga di George Miller.
Qui, si può quindi sottolineare, con l'ausilio di immagini tratte dal film e di una discussione guidata, come il genere e il filone d'appartenenza si riescano a individuare sia da aspetti puramente visivi (oggetti, edifici) sia da elementi narrativi, come la divisione in gruppi e i pericoli corsi dai personaggi.
Il cambiamento climatico e la collaborazione tra diversi
Il genere e, soprattutto, il filone individuati rimandano a una serie di elementi tematici di grande attualità su cui riflettere con i ragazzi, come il cambiamento climatico e i conflitti etnici.
Se la scomparsa degli esseri umani è probabilmente dovuta a una catastrofe naturale, l'inondazione che colpisce i protagonisti sembra proprio essere il sintomo di un mondo climaticamente sempre più fragile e incerto, nel quale la natura risulta imprevedibile e “ostile”. Va in tale direzione anche la fine dell'allagamento: pur essendo un evento positivo che salva i personaggi, il modo totalmente improvviso con cui avviene conferma la totale instabilità di un clima che sembra ormai impazzito.
E anche se il film porta tali dinamiche alle estreme conseguenze, non si può non pensare alle alluvioni violente che hanno recentemente colpito diverse zone italiane e spagnole, oltre che agli scenari catastrofici sull'alzamento delle acque previsti da molti climatologi nel caso in cui non si rimedi in tempo all'inquinamento e al riscaldamento globale.
Un altro elemento contenutistico qui molto importante è la divisione degli animali in gruppi ostili tra, divisioni che rimandano naturalmente al razzismo e ai conflitti etnici tra gli esseri umani.
E anche se nell'opera lo scenario è futuristico e post-apocalittico, in realtà tale tematica ha degli evidenti punti di connessione con la contemporaneità: non solo le guerre tra Israele e Palestina e Russia e Ucraina, ma anche e soprattutto i tanti episodi di razzismo e di discriminazione che avvengono nelle nostre società multiculturali, nelle quali la povertà diffusa e la mancanza di integrazione portano spesso a sentimenti di rabbia e ad atti di violenza.
Qui, però, il film lascia anche un segnale di speranza, in quanto i protagonisti, tutti appartenenti a specie diverse, mettono gradualmente da parte i loro istinti conflittuali riuscendo prima a convivere, poi a collaborare e, infine, a stringere un legame affettivo, anche contro i rispettivi gruppi di appartenenza.
In questa direzione, va sottolineato che gli animali, pur non essendo antropomorfi, assumono nel corso del racconto degli atteggiamenti e delle reazioni emotive sempre più “umane”, in quello che sembra essere il sintomo della loro graduale civilizzazione, che passa dall'istinto alla collaborazione, dalla pura lotta per la sopravvivenza e all'amicizia.
Nell'affrontare tali tematiche, potrà essere utile ribadire ai ragazzi i concetti di allegoria e metafora, in modo che possano comprendere i significati più pregnanti dell'opera, che, in fondo, è una sorta di favola moderna, dove gli animali non sono altro che il simbolo degli esseri umani.
I movimenti di macchina, il piano sequenza e l'animazione
Flow è un film molto elaborato anche dal punto di vista tecnico e formale e fornisce quindi molteplici spunti per poter trasmettere ai minori alcuni elementi del linguaggio audiovisivo.
In primo luogo, l'opera contiene diversi movimenti di macchina che servono a seguire le azioni o gli sguardi dei personaggi e a rendere il film visivamente molto dinamico e in linea con la vicenda avventurosa che racconta.
Un elemento che in fase di discussione guidata può essere approfondito partendo da un'introduzione più generale sulle inquadrature e sulle loro distinzioni (campi/piani, fisse/mobili, angolazioni dal basso, dall'alto, ecc.), da sviluppare in modo più o meno dettagliato a seconda della fascia d'età alla quale è rivolto l'incontro.
Quello che in questa sede risulta importante evidenziare è come in Flow i movimenti non sono una scelta casuale, ma hanno anzi delle funzioni assolutamente legate al racconto e al tipo di fruizione che l'autore ha scelto di proporre al pubblico.
In fondo, il titolo stesso del film rimanda al flusso, al fluire, quello dell'acqua, degli animali e, in generale, del tempo e della natura, e i tanti movimenti di macchina sembrano evidenziare proprio tale concetto.
Molto collegato all'argomento, è il frequente ricorso da parte di Zilbalodis al piano sequenza, opzione formale da illustrare ai ragazzi all'interno di un discorso più ampio sul montaggio e sulle opzioni ad esso alternative.
Naturalmente, anche i piani sequenza, come i movimenti di macchina che spesso li compongono, hanno qui la funzione di seguire i protagonisti e sottolineare il concetto di flusso indicato dal titolo del film.
Legata alla questione delle inquadrature, vi è anche la particolare animazione digitale, che qui crea delle immagini suggestive grazie alla forte attenzione ai riflessi di luce e al tratto “pennellato” con sui sono realizzati i personaggi.
Un elemento da approfondire attraverso la visione e il commento di alcune immagini tratte dal film e che può essere il punto di partenza per accennare ai ragazzi questioni più ampie come le tecniche d'animazione e, più indirettamente, la gestione della luce nel cinema, quindi la fotografia cinematografica e il ruolo del direttore della fotografia.
Da sottolineare, infine, la ricchezza di un film che riesce a coniugare gusto per l'avventura e stratificazione tematica, risultando per questo adatto allo sviluppo di incontri e laboratori con i ragazzi per approfondire questioni tematiche attuali e introdurre alcuni elementi della narrativa e del linguaggio cinematografici.
NOTE
https://www.treccani.it/enciclopedia/film-di-avventura/
* Critico cinematografico e socio del CGS Club Amici del Cinema di Genova.








































