Il giorno della terra

    Mettere radici

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    Da dove veniamo? E dove ci sentiamo davvero a casa?
    Sono domande che possono sembrare lontane dall’ecologia, eppure hanno molto a che fare con il modo in cui abitiamo il mondo. Nel terzo giorno della creazione, la terra emerge dalle acque e comincia a generare vita: «Dio disse: “La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto”» (Gen 1,11).
    Perché qualcosa possa crescere, però, ha bisogno di un luogo. Ha bisogno di terra, di tempo, di condizioni favorevoli. Una pianta non può vivere senza radici. E forse anche l’uomo, in un modo diverso, ha bisogno di radici: di luoghi, relazioni, persone, storie e appartenenze che gli permettano di sapere da dove viene e verso dove può andare.
    Viviamo spesso con l’impressione che tutto sia provvisorio e sostituibile. Possiamo cambiare luogo, relazioni, immagini, interessi con grande rapidità. Anche il rapporto con i luoghi rischia di diventare superficiale: attraversiamo strade, piazze e paesaggi senza sentirli davvero nostri. Ma abitare non significa semplicemente stare in un luogo. Significa entrarci in relazione, conoscerlo, rispettarlo, sentirsi in qualche modo responsabili di ciò che ci è affidato.
    È qui che l’ecologia diventa anche una questione di appartenenza. Non possiamo prenderci cura di una terra che consideriamo soltanto uno spazio da attraversare o una risorsa da utilizzare. La custodia nasce quando riconosciamo che un luogo può diventare casa. E una casa non è qualcosa che semplicemente possediamo: è uno spazio che impariamo ad abitare e a custodire.
    Benedetto XVI ha richiamato più volte il rapporto profondo tra uomo, natura e ambiente. L’uomo non vive fuori dalla realtà, come se potesse costruire da solo il proprio mondo. È parte di un ordine che non ha creato lui e che riceve come un dono. La terra, allora, non è semplicemente materia a nostra disposizione: è una realtà da accogliere, rispettare e trasmettere.
    Mettere radici non significa rimanere immobili. Una pianta cresce proprio perché è radicata. Allo stesso modo, avere radici non impedisce di partire, cambiare, incontrare persone nuove e guardare lontano. Al contrario, permette di farlo senza perdersi. Chi sa da dove viene può affrontare più liberamente ciò che ancora non conosce.
    Forse anche per questo la cura dell’ambiente passa dalla riscoperta dei luoghi concreti. Non soltanto le grandi foreste o i paesaggi straordinari, ma il parco vicino a casa, il cortile della scuola, una strada, un albero che vediamo ogni giorno. La terra comincia da ciò che abbiamo sotto i piedi. E imparare a custodirla significa anche smettere di considerare ordinario ciò che ci sostiene ogni giorno.
    Mettere radici significa allora imparare a dire: questo luogo mi riguarda. Questa terra, questa città, questo paesaggio, questa comunità non sono semplicemente lo sfondo della mia vita. Sono parte della mia storia e, in qualche modo, anche della mia responsabilità.

    PROVIAMO A FARLO
    Chiediamo ai ragazzi di scegliere un luogo che frequentano abitualmente: il quartiere, una piazza, il cortile della scuola, un parco, la strada di casa. Ognuno prova a osservarlo con occhi nuovi e a raccogliere mentalmente tre elementi che raccontano quel luogo: un’immagine, un suono e una storia.
    Poi si condivide ciò che è stato scoperto. La domanda non è soltanto “Che cosa ho visto?”, ma: “Che cosa di questo luogo sento che mi appartiene e di che cosa, invece, dovrei imparare a prendermi cura?”
    Perché mettere radici non significa soltanto sapere dove siamo: significa iniziare a sentirci responsabili del luogo che abitiamo.

    UNA DOMANDA DA PORTARE CON SÉ
    Qual è il luogo che posso chiamare davvero casa?
    Forse abbiamo bisogno di tornare a guardare la terra non come uno spazio anonimo da attraversare, ma come una realtà che ci accoglie e ci sostiene. Avere radici significa riconoscere di non esserci fatti da soli e di ricevere qualcosa da chi e da ciò che ci ha preceduto.
    Il terzo giorno del nostro cammino può allora essere il giorno in cui impariamo che per prenderci cura di un luogo dobbiamo prima sentirci parte di esso.