L’insediamento salesiano
in Sudamerica
nella corrispondenza di
d. Luigi Lasagna con d. Bosco
Introduzione
Anche se non mancano studi e ricerche circa il primo insediamento delle opere salesiane in Argentina ed Uruguay, è sempre importante disporre di fonti sicure, autentiche, redatte da testimoni autorevoli, con piena conoscenza degli eventi narrati. Per le prime missioni salesiane è il caso degli epistolari di don Bosco, del capo della prima spedizione missionaria don Giovanni Cagliero, del primo ispettore don Francesco Bodrato, dei quali abbiamo già editato alcune lettere.
Ora è la volta di don Luigi Lasagna: direttore della grande scuola di Villa Colón presso Montevideo (1876), ispettore delle case salesiane dell’Uruguay e di quelle (future) del Brasile (1880), fondatore della prima casa salesiana del Brasile (1883), fautore della nascita dell’ispettoria delle Figlie di Maria Ausiliatrice del Brasile-Uruguay, primo vescovo titolare di Tripoli con il compito dell’evangelizzazione degli indigeni del Brasile (1893), con il compito della evangelizzazione degli indigeni del Brasile.
Nativo di Montemagno (Asti) nel 1850 ed entrato giovanissimo a Torino-Valdocco, nel 1868 si fece salesiano e nel 1873 fu ordinato sacerdote. Tre anni dopo, nel dicembre 1876, partì con la seconda spedizione missionaria in America Latina per andare a dirigere la prima casa salesiana in Uruguay. Morì in Brasile nel 1895, esattamente a Juiz de Fora, a soli 45 anni, vittima di un “problematico” incidente ferroviario assieme a sette suore, cinque sacerdoti e un fuochista.
Nei molteplici ruoli di responsabilità che gli vennero via via assegnati nei vent’anni di vita missionaria don Lasagna non ebbe vita facile sia all’interno delle comunità salesiane, spesso non all’altezza della situazione, sia all’esterno per il contesto liberal-massonico che le circondava, in paesi politicamente irrequieti come l’Argentina, l’Uruguay, il Brasile, il Paraguay dell’epoca. Né gli mancarono difficoltà con gli stessi vescovi soprattutto del Brasile, con cui dovette necessariamente interfacciarsi tanto come ispettore, quanto come vescovo. Dotato com’era di grande intelligenza, di capacità di governo, di coraggio e fiducia nel Signore, era destinato a grandi risultati nell’ambito delle missioni ad gentes se la morte non l’avesse colto anzitempo.
D lui si sono conservate oltre 500 lettere, alcune lunghissime, per la maggior parte scritte a salesiani – a don Bosco, don Rua, don Cagliero anzitutto ma anche a missionari con incarichi istituzionali – nelle quali non si fa scrupolo di confidare i suoi più intimi sentimenti, di rilevare i pregi e i limiti dei suoi confratelli, di illustrare al destinatario la situazione politica, economica, sociale, culturale, ecclesiale dei paesi nei quali si trova ad esercitare il suo mandato di superiore salesiano e di vescovo.
Fra tutte ne abbiamo selezionate tre, indirizzate a don Bosco dal missionario nei suoi primi mesi di presenza in terra uruguaiana, onde completare il quadro offerto dagli altri testimoni succitati. Nelle confidenze del devoto figlio all’amato padre, emerge ancora una volta come l’insediamento dei salesiani in America Latina in genere, e non solo in Patagonia, non si stato semplice e indolore. Solo la fiducia nella Provvidenza e in don Bosco, unito all’estremo coraggio di alcuni pionieri – mentre invero altri hanno lasciato a desiderare – ha fatto sì che la Congregazione salesiana ponesse salde radici per il futuro che ci è dato di riconoscere ed apprezzare in occasione del centocinquantesimo della prima spedizione missionaria oltreoceano.
DOCUMENTI
1. A don Giovanni Bosco
Informa della sua cagionevole salute, delle ostilità della massoneria verso la scuola salesiana che dirige a Villa Colón (Montevideo), delle difficoltà economiche, ma soprattutto della carenza di insegnanti salesiani validi per una scuola che intende competere con altre di alto livello.
Viva Maria Ausiliatrice
[Villa] Colón, 16 luglio 1877
Amatissimo Padre
La morte del nostro fratello D. Baccino ci ha colpiti tutti terribilmente! È il Signore che ci volle dare un avviso molto serio, e noi nell'amarezza e nel pianto della perdita fatta non dobbiamo, no, essere sordi alla voce del Padre celeste. «Ambulate dum lucem habetis!!». Avanti, avanti sempre finché la misericordia divina ce ne lascia il tempo e le forze! La Missione nostra è scabrosa assai, tutta irta di travagli e dispiaceri, ma perché non la compiremo con gioia, affine di cattivarci ogni dì maggiore la santa amicizia del Signore? Perché rallenteremo il passo, o ci fermeremo mentre appunto perché lavoriamo e soffriamo, il buon Gesù ci lascia l'uso di questa povera vita? Se D. Baccino, di santa memoria, non avesse faticato con zelo e costanza eroica potrebbe ora presentarsi al Padron della Vigna mistica con tanta fiducia e richiedere il guiderdone meritato? Animati tutti dal desiderio di far molto bene a noi coll'esercizio della carità e della mortificazione seguiamo lavorando con amore e fedeltà alle regole che lei ci ha tracciato.
Tutti i confratelli stanno assai bene, e dopo le prime prove, a dir vero un po' dure, già tirano innanzi con piè fermo e volto sereno. Io poi sono stato alcuni giorni gravemente molestato da un assalto di nefralgia, il quale passò lasciandomi i forti principi del dolorosissimo mal de' calcoli, che sarà il mio purgatorio su questa disgraziata terra. Il Signore avrà pietà d'un suo figliuolo che vuol vivere unicamente per Lui, e Maria Ausiliatrice non mi abbandonerà nell'ora dell'angoscia e del tormento. La lotta mutò varie volte d'aspetto, ma non cessò ancora e non cesserà mai.
Però il Signore sta con noi e la vittoria ci arride. Non potendo vincerci sul campo della fiducia pubblica, troppo energicamente manifestata fin dal primo porre che facemmo il piè in terra, la massoneria prese una tattica perfidissima, che il Signore volse in sua confusione. Appena si aprì il Collegio Pio i primi che fecero inscrivere i loro figli furono i tre Grandi Orienti della Massoneria Uruguaya con altri ed altri addetti. Con questa schiuma di bricconi dentro cercarono di frastornare la disciplina e farci cadere sul capo l'edificio che volevamo innalzare; ma l'aiuto del Signore e la costante vigilanza e fermezza avendo infrenato la ribellione fin dal nascere, stanchi ed impotenti mi ritirarono quasi in massa i loro figli e sono più di 15 che uscirono, accusandoci per troppo giovine età e scarsi studi incompetenti nell'insegnamento che avevamo promesso di dare.
Al pericolo accorse D. Cagliero inviandomi D. Bourlot in aiuto, perché veramente noi eravamo troppo pochi e nella maggior parte incompetenti. Così rialzammo la bandiera e tirammo innanzi imperterriti, facendo vedere che certuni non era la poca istruzione che rammaricassero, sibbene il sistema educativo che osteggiavano [?] e nella splendida accademia che preparammo per il giubileo Pontificio, la folla sorprendente di Signori che accorse per giudicarci rimase confusa del progresso e delle franche e spigliate maniere dei nostri allievi ed i nemici non ebbero altro partito migliore che tacere e preparare altre botte. Al tempo stesso gli uomini spregiudicati aprirono gli occhi, e ci raddoppiarono la stima e l'affezione, ed il Collegio non perdette, ma mutò allievi, e durò sempre pieno e completo da non poterne ricevere di più .
Sapendo tutti che se quest'anno c'è molto a desiderare, così non sarà per l'avvenire, aspettando noi rinforzi da Torino. Ora tocca a Lei, o buon Padre, a far sì che non siano illuse le nostre aspettazioni e quelle dei nostri amici. Ci mandi un scelto personale, e raccoglieremo una messe abbondantissima. Tutti i Collegi massonici vacillano ed uno, chiamato il Politecnico, molto lodato e stimato già fece bancarotta. La libertà d'insegnanza concessaci è d'un valore inestimabile, e siccome qui gli studi legali si fanno in solo due anni nella disordinata e massonica Università dello Stato, così molti ci animarono fortemente ad aprire presto noi stessi i corsi di Diritto. Se Lei avesse una testa come D. Bertello pel diritto delle genti, internazionale, costituzionale, per l'economia politica e diritto amministrativo, con un avvocato Prete per una cattedra di processi giudiziali noi saremmo sicuri di una stupenda riuscita, mirabilmente fruttuosa, potendo noi ottener qui ciò che i Gesuiti avevano ottenuto all'Equatore, nel Paraguay e nel Chili. Ma di questo basti, avendoglielo solo accennato perché lo faccia oggetto di mature riflessioni, e perché ai nostri volonterosi confratelli di costì possa rivelare di che importanza sia la nostra missione di questa giovane repubblica, vittima fino ad oggi della ignoranza sua, e degli scandali di cento avventurieri che fan traffico indegno della scienza, della morale, della giustizia e di quanto vi ha di più sacro sulla terra.
Faccia dunque un appello ai nostri cari confratelli e formato un drappello dei più intrepidi ed intelligenti ce li mandi presto che li aspettiamo a braccia aperte. Tra le 4 elementari ed il corso commerciale adesso non ho che 2 maestri, D. Fassio e Ghisalbertis, e per compiere il vuoto mi occorrono almeno 2 di più e valenti. Farina dà lezioni di piano a 14, ha due classi consecutive di canto, scuola di geografia nel ginnasio, ed aritmetica nel ginnasio e nel tecnico. D. Bourlot ha la classe di francese 2 volte la settimana, classe di storia idem, classe di italiano idem, classe di religione idem, classe di algebra e geometria tre volte per settimana. D. Mazzarello latino e grammatica castellana ed una classe di francese. Il Direttore rettorica e spiegazione di classici spagnuoli. Noti poi che D. Mazzarello fa da economo e sta molto occupato per la disciplina generale; io poi sono oppresso dalle corrispondenze, dai lavori di fabbrica, delle reclamazioni, pretenzioni di moltissimi parenti, la direzione degli studi, e dei cuori ecc.
Amatissimo Padre, può vedere così che il lavoro non ci manca e che noi non ci dormiamo sopra. Ghisalbertis ha pure classe di musica, di disegno lineare, e di calligrafia in tutte le classi. Un altro anno bisogna che lasci la rettorica per spiegare la filosofia; bisognerà pure aprire scuola di storia naturale, di fisica e chimica, e per tutto questo io ho già promesso ai padri di famiglia che Lei ci avrebbe mandato alcun valente ed ilustrado doctor. Oh se potessi avere D. Rocca o per lo meno D. Bretto?... Si ricordi di mandarlo con tutta la pratica e tutti gli strumenti di agrimensore, perché è qui la carriera più breve, più comune e più necessaria; giacché nel popolarsi queste sterminate pianure c'è bisogno di misurare e fissare possedimenti estesissimi.
D. Bretto e D. Rocca dovrebbero quindi occuparsi moltissimo nell'algebra, geometria e trigonometria e per la fisica e storia naturale io conterei su D. Bourlot, ma questi entra nei calcoli di D. Bodrato per la Patagonia e dovrà Lei provvedermi uno di egual abilità per lo meno. E per le rettoriche? Per carità mi mandi qualche pezzo grosso!! Qui ci stanno molto alle apparenze, e ci bisogna qualcuno dalla facile parlantina, dal tratto nobile, e di gusto squisito affinché nelle nostre accademie possa risplendere con qualche bel discorso o poesia. Io non so se Bonora potrebbe venire o D. Cagliero; ma se mi mandasse uno di questi io sarei garante dell’immenso credito che deve pigliare questo Collegio.
Che vuole? Era tanta la necessità dei figli di D. Bosco in questi paesi, che il collegio che Lei pose, a differenza di tutti gli altri non ebbe infanzia alcuna, e subito dovette mostrarci nel vigore della virilità. Ci sarebbe da soccombere sc non ci venisse aiuto. D. Bourlot tutte le mattine fa 3 miglia a cavallo per recarsi ad una cappella dove celebra e confessa molto tutti i giorni. Io ho sulle mie spalle la chiesa che è pubblica, e che mi dà molto lavoro colla predicazione e confessione. Il Vescovo mi invitò già a dar missioni in città; mi ha già invitato di dare con lui una corsa per le campagne in vacanza per predicare missioni, ma colle gravissime occupazioni e colla mia vacillante salute non accettai. Solo per comando di D. Cagliero ho accettato il panegirico della Visitazione nella bellissima chiesa delle Salesiane in Montevideo. Vede adunque che ho strettissimo bisogno di un professore di matematiche, uno di storia naturale e fisica; uno di rettorica, storia e geografia universale; due per le elementari e tecniche, e poi per provvedere ad una esigenza molto grande di questa gente bisogna che mi mandi De Dominicis od un altro di egual capacità per incaricarsi della scuola di ginnastica e di scherma, che è voluta e pretesa da tutti i parenti in massa. Se occorre a questo De Dominicis faccia pigliare lezioni alle scuole di Torino perché sappia far bene. Potrei esporle altri bisogni, ma li lascio per un altro anno, affinché non si dimentichi di questi già dichiarati.
E per questi sei passaggi? Mi occupo a gran forza, e busso instancabile a tutte le porte. Mi sono già presentato due volte al Presidente della Repubblica che mi dié segno di apprezzarci molto, mi son presentato pure al presidente del Ministero, e se non fecero subito è solo perché non possono. Hanno diritto su ogni vapore di due posti ma per andare, non già per venire; e per ottenere questo bisogna che ricorrano col cappello in mano alle potenti società di Londra. Orbene, la Compagnia del Pacifico, dopo quelli concessi l'altro anno per noi si ricusò e quella della Mala Reale Royal Male concesse uno di andata e ritorno per D. Cagliero, da potersi cedere ad altro sacerdote qualunque, e tre di venuta che son quattro. Ma c'è la difficoltà che questi vapori non si fermano in nessun porto di Europa tranne Lisbona. Cosicché i nostri confratelli dovranno venire colà per imbarcarsi. Adesso faccio istanze per ottenerci due altri che partono da Genova; ho probabilità di riuscita; se no sarò certo di ottenerli da una compagnia di Olanda che parte dall'Havre. Ho già i 4 biglietti e valgono fino a tutto dicembre di questo anno. Il biglietto di D. Cagliero è fisso pei 2 di agosto cosicché ai primi di settembre potrà già aspettarlo in Torino. Oh che fortuna poter ribaciare la mano al nostro caro Padre!! Se non fosse male io l’invidierei!... Pazienza! sarò sempre unito con più forti vincoli della gratitudine e della venerazione figliale.
Le spese d'impianto, la adattazione del locale, il risanamento, la cinta dei cortili; la piantazione del giardino, la compra dei mobili, e più la fabbrica d'ingrandimento mi stremano le forze. Fin d'ora nessuno ci aiutò di un dito. Un ricco Signore, padre di 15 figli, tutti vivi ed ottimi, di cui tre in collegio, aveva già raccolto una commissione per aiutarmi; egli si era sottoscritto il primo per 12 scudi al mese; ma la settimana scorsa un colpo fulminante di apoplessia lo uccise a tavola mentre mangiava, e con lui il progetto e le mie speranze; perché invano cercherei altri di egual influenza e buona volontà. Ho già 20 mila lire di debiti!! Tuttavia un 5.000 lire in oro equivalenti a 5.500 di Italia gliele darò già a D. Cagliero perché si possa provvedere al corredo de' viaggiatori ed agli strumenti per l'insegnamento della fisica e chimica e storia naturale. Più tardi se potrò raggranellare qualche cosa ce lo manderò.
Nella lettera che finalmente ho ricevuto da D. Rua fummi detto che D. Ghivarello mi spedì un disegno di fabbricazione, ma finora non lo vidi, le dico però che nell'edificare già seguo un piano datomi gratis da un valente architetto, figlio di Genovesi, certo Capurro, e le confesso che è molto adatto e giudizioso. Fin ora non c'è di fatto che la cinta, la portineria con due grandi sale attigue ed un officio per il prefetto. Adesso si tratta d'ingrandire le scuole, di fare i portici innanzi e di innalzare il tutto di un piano per fare una camerata di 40 giovani, e che già sia pronta per l'anno venturo,
Per convenienze che sarebbe lungo spiegarle, e che udirà da D. Cagliero stesso, questo [benefattore] ha stabilito di collocare in un locale attiguo al nostro 6 Figlie di Maria Ausiliatrice, per aprire una scuola e pigliarsi cura della lingeria e della cucina. Una buona Signora mi ha già promesso il danaro del viaggio e delle spese occorrenti e sarà facile perciò che possa mandarle per mezzo di D. Cagliero otto o dieci mila lire.
La questione della casa di artigianelli è certo che si scioglierà in bene. Il Governo ci darebbe fin di domani locale e tutto se volessimo ammettere la sua ingerenza nel regime, ma siccome non vogliamo, pare che non cederà. Ad ogni modo se egli non si occupasse, la Signora che provvede alle monache ed altri son entusiasmati di vederla presto iniziata e son così ricchi e così buoni che lo faranno e presto. Cominci adunque a preparare il personale. Se io dovessi scegliere un direttore abilissimo, opportunissimo per questa casa provvidenziale, destinata a grandi cose, io sceglierei senza pericolo di errare D. Belmonte. Pensi sempre, o caro Padre, che se Buenos-Ayres ha la fortuna di tener grandi collegi, e grandi case di Gesuiti, Bajonesi, Lazzaristi, Domenicani, Francescani, Capuccini, Salesiani, Montevideo non ha nulla nulla, e può esser certo di far opera graditissima al Cor di Gesù provvedendo di apostoli la gioventù, e gli adulti di questa gran capitale. Che se volesse mandar subito D. Belmonte per aiutarmi nelle trattative d'impianto, ora che parte D. Cagliero, Lei farebbe a meraviglia bene, e colle sue particolari istruzioni potrebbe gettare solidissime basi ad una cosa, che dev'essere la fonte di immenso bene. La casa di artigianelli ci darebbe buone e sicure vocazioni, mentre dal mio collegio si potrà ricavare un frutto molto scarso per lo stato ecclesiastico.
Ma basti così, perché a dirle quanto ho in cuore non la finirei più. I nostri giovani sono docili e divoti e le mandano di gran cuore i loro saluti; tutti posseggono il ritratto di Lei e desidererebbero vederla e molti già dissero di voler per questo fare un viaggio a Torino. Li benedica tutti, o amatissimo Padre, e fra tanti non si dimentichi di pregare e di scrivere una volta a' suoi figli di Colón tra cui il più devoto ed aff.mo sarà sempre
il suo
Luigi Lasagna
P.S. Tanti saluti a tutti i confratelli ed a D. Rua dica che celebrammo in giugno 185 Messe per l’Oratorio. Saluti per me il Signor Betto e la Marchesa Fassati, quando n'abbia l'opportunità.
2. A don Giovanni Bosco
Nel mutilo manoscritto don Lasagna indica come “fosse grossolana l'illusione fattaci in sul partire, d'aver da fare con popoli rozzi, inculti ed ignoranti. Anzi… Siamo in mezzo ad un popolo affogato in una civiltà raffinata e sensuale che di tutto vuol sapere, di tutto vuol imparare a suon di sterline”; con l’ovvia conseguenza della necessità di insegnanti ben preparati – richiesta urgente di un vero maestro di musica – si prepara la venuta delle Figlie di Maria Ausiliatrice
Villa Colón, 19 di ottobre 1877
Amatissimo Padre,
Finalmente ho visto nell'Unità Cattolica l’annunzio del felice arrivo del Padre Cagliero, la qual cosa ci tolse di grandissima pena. Deo gratias!! Al giungere questa mia lettera forse tutti o in parte i Missionari saran già partiti alla volta di America. Dio voglia che siano tali da rispondere alle altissime aspettazioni di queste genti, ed ai bisogni di questo povero Collegio.
È vero, amatissimo Padre, che non bisognerebbe fidare solo nelle forze umane, e sperare di più nella divina assistenza, nondimeno sono così grandi le difficoltà che si frappongono al libero e fruttuoso esercizio del nostro apostolico ministero, che abbisogniamo più che mai di uomini fermi, istrutti e zelanti. Il Padre Cagliero gli avrà fatto capir per bene quanto fosse grossolana l'illusione fattaci in sul partire, d'aver da fare con popoli rozzi, inculti ed ignoranti. Anzi, è ben differente la cosa. Siamo in mezzo ad un popolo affogato in una civiltà raffinata e sensuale che di tutto vuol sapere, di tutto vuol imparare a suon di sterline. Quindi per poterci sostenere nella concorrenza di tanti professori ciarlatani ci vuol abilità ed una certa apparenza che appaghi l’orgoglio nazionale di questo popolo. In altre mie lettere le avrò già forse detto della frenesia con che studiano la musica, e qui mi trovo veramente imbrogliato su questo punto. Sono dodici allievi che pagano 20 lire al mese solo per 2 ore di lezione di piano alla settimana, e sarebbero 10 se fossero contenti del Maestro; ma il ch. Farina è un ragazzo, con tutta la leggerezza, instabilità ed avventatezza propria di un ragazzo. Trascura gli allievi, non studia lui per insegnare epperciò insegna male e molti si stancarono ed alcuni perfino si ritirarono dal Collegio unicamente per questo. La conseguenza che io deduco è questa; che se Lei potesse mandarci per 4 anni Dogliani, farebbe un gran bene a tutti i collegi d'America ed all'Oratorio. Ai nostri collegi perché potrebbe allevare su dei buoni allievi Salesiani che poi farebbero da sé, e con onore, all'Oratorio perché io potrei assicurargli uno stipendio di 3.500 franchi almeno, perché tra allievi di piano, di violino e di flauto non saranno meno di 40 fin di quest'anno. Se non viene lui questi danari dovrò spenderli in far venire qualche valente Maestro da Montevideo. All’oratorio troverebbero facilmente chi lo supplisse, sotto la valente guida di D. Cagliero, di Devecchi, e di altri Professori esterni, ed egli qui in America, potrebbe formarsi due o tre valenti allievi di piano, violino e di armonio e poi tornarsene a Torino. Ponderi bene questo progetto e se lo può attuare, faccialo subito.
Appena si cominciò a sapere della prossima venuta delle Suore, i nostri amici si allarmarono per il pericolo a cui si esporrebbe infallantemente la fama del Collegio, a malgrado della completa separazione. Ma la Signora Jackson non si scoraggiò per questo ed è disposta ad aiutarci a fabbricare di proposito una casa per loro dove apriranno scuola pubblica a distanza di 400 metri del Collegio. D. Bodrato che stette qui sei giorni or sono caldeggiò molto questo affare, ed io seguito le fila che mi pose in mano la divina Provvidenza. Intanto per riceverle in sul principio il Signor Fynn mi presta una sua casa abbastanza adatta e decente, più distante pure dal Collegio.
La solenne distribuzione dei premi si farà il giorno del SS. Natale, in cui spero prenderà Messa il chierico Scavini. Le Suore potran partite ai 14 di dicembre con Dogliani? Agli undici di novembre verrà il Vescovo a pontificare e festeggeremo solennissimamente il dottorato di S. Francesco di Sales con un triduo di prediche e gran panegirico e si darà anche la cresima. Farò invito ai benefattori…
[D. Lasagna]
3. A don Giovanni Bosco
Amplissima informazione in due tempi del buon esito degli esami degli allievi, del grato ricordo che conservano gli allievi in vacanza, dell’apprezzamento di un ministro in visita alla scuola, della difficile situazione delle opere salesiane a Buenos Aires, delle imprudenze di don Fagnano a San Nicolás, dell’arrivo e sistemazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, della situazione dei confratelli della casa e dei nuovi venuti: un’interessante panoramica della realtà salesiana e dei possibili progetti futuri
Tutto per Gesù!
[Villa] Colón. 3 di gennaio 1878
Amatissimo Padre
Gli esami pubblici ebbero un esito tale che superò le nostre aspettazioni lasciando soddisfattissimi ed entusiasmati e professori e personaggi che vi concorsero. Il tribunale esaminatore era sempre presieduto da qualche personaggio celebre di questi paesi; Signori e Signore accorsero in buon numero a tutte le sezioni ed i giovani si mostrarono franchi, spigliati e ciò che più conta ben padroni delle materie su cui erano interrogati con una insistenza che sarebbe parso una persecuzione se non avessimo avuto garanzia dell'equità dei Professori esterni che esaminavano. Nella matematica specialmente gli allievi furono trattenuti 45 minuti ciascuno a sciogliere i più ardui problemi, e questo sopra una cattedra isolata con in faccia il consesso degli esaminatori, e da un lato una folla di curiosi rispettabilissimi. La sala era inbandierata, ed adorna con una profusione di ghirlande e di fiori che non può immaginarsi. Per sette giorni sventolarono sulla torre le tre bandiere del Papa, della Repubblica e dell'Italia. Ma l'ultimo giorno, nella solenne proclamazione dei voti, preceduta da altra brillante accademia il concorso è stato stragrande e non poterono tutti entrare nel gran salone, malgrado che in fondo avessimo innalzato una tribuna capace di 200 persone essa sola. La festa riuscì splendida, e le mie parole di congratulazione e di commiato furono accolte con universale commozione e simpatia. Tutti partirono contenti e fino ad ora non so di uno solo, noti bene, neppure di un solo che pensi a non ritornar più. È tanto l'affetto che nutrono pel collegio che al dì seguente già avevamo visita dei giovani allievi che lasciano la capitale e vengono spessissimo a passare alcune ore con noi, e molti a ricevere i SS. Sacramenti.
L'edifizio nuovo presto sarà a tetto, e già si fanno le scavazioni per l'ala destra e per le colonne del grandioso porticato. La forma del contratto, l'industria con cui si procurarono i fondi, l'assistenza ai lavori fa sì che con poco danaro si farà un'opera grande, e notevolissima, per non dire unica in questi paesi. Molti accorrono già a visitarla, e stamattina alle 6 e mezzo antimeridiane il Presidente stesso del Ministero certo D. Jose M. Montero, che volle vedere, informarsi e toccare per così dire colle sue mani i miracoli che si fanno dai Salesiani.
Non mi fermo in particolari intorno all'arrivo dei nuovi confratelli perché quasi tutti le scrivono, le notizie loro le avrà più care da loro stessi. Io mi restringo a ringraziarla vivamente per quanto fece, e farà per questo suo Collegio. Il personale venuto pare di molto buona volontà, e di soda virtù in genere; ma dovrebbe essere di tutti perché qui i pericoli per la moralità e per la rilassatezza sono incredibili. Questo fare libero, repubblicano; questo modo di vestire immodestissimo, la procacità e petulanza delle donne, ecc. fanno vacillare anche le più salde colonne, nonché le fragili canne de' nostri giardino. Se dunque non vuol ricevere notizie dolorosissime di defezioni e apostasie, mandi più che può anime già provate al fuoco ed alla mitraglia!!
D. Ghisalbertis pare che sia rinsavito per bene, ma la sua testa vulcanica mi fa sempre un po' paura. Ha già fatto molta amicizia con Graziano…. che Dio li benedica e li mantenga sulla buona via. D. Mazzarello zoppicando tira innanzi ben bene. D. Fassio, qui lo chiamato il bendito cìoè tre volte uomo dabbene, che viene a dire dabben uomo e bonomo in piemontese. Però le assicuro che la sua virtù è di stimolo e di edificazione a tutti. D. Bourlot con Farina sono già affidati alle mani di D. Bodratto.
(il vapore parte e finirò un'altra volta)
Buenos-Ayres, 11 gennaio
Ripiglio la mia lettera in Buenos-Ayres dove mi son recato ai 7 di gennaio per tener conferenze, per visitare la prima volta queste nostre case e per cercare invano 3 cassoni che si perdettero in quest'ultima spedizione. Ho ricorso alla Agenzia del Savoie, alla dogana argentina e dell'Uruguay, ma le mie indagini furono inutili. Mi rimane l’ultima speranza che questi oggetti siano stati trattenuti a terra nel porto di Genova, o per sbadataggine, o per mancanza di tempo. Dunque se non vuol perdere un valore tanto considerevole raccomandi al caro Giuseppe Rossi che con tutta la sua nota attività intavoli le pratiche necessarie per iscoprirli e mandarceli al più presto. Ecco ciò che è:
1. Il pianoforte di D. Bettinetti.
2. Una cassa piena tutta di oggetti di disegno coi modelli della Signora Fynn.
3. Un baule di Bettinetti con entro musica e disegni.
Ma di questo basti.
Quantunque anch'io mi trovi ben squattrinato per le ingenti spese della fabbrica, pure portai 500 e più lire in aiuto al povero D. Bodrato il quale ha da tribolare non poco per gl'imbrogli economici, materiali e morali che lo assediano e lo soffocano. All'Oratorio, con poca responsabilità sulle spalle, aiutato, sostenuto da cento braccia più robuste delle sue, il poverino manteneva imperturbabile la sua calma e la sua serenità, ma qui in questo mare sconvolto, sopraggiungono certe procelle turbinose che fan perdere la bussola. Ha da fare con certe teste!!... Che il buon Gesù non gli lasci perdere la sua!!... Dico questo perché in questi pochi giorni mi faceva proprio compassione. D. Fagnano e Tomatis lo stringono da un lato, Rabagliati lo angustia dall'altro; Scavini e Musso cozzano contro lui da tutte le parti, e non ha tutto il torto se qualche volta si disanima e si confonde.
A Buenos-Ayres son due anni che si lavora in case non nostre, sempre indecisi e sempre nelle strettezze, malgrado cento bei progetti che non so come si potranno realizzare. Andate a monte le trattative per ottenere il Collegio Governativo de Huérfanos, ora siam tutti di parere di accettare la Chiesa di S. Carlo e di comprare il terreno attiguo per gettarvi le fondamenta della casa di artigianelli; ma le difficoltà sono spaventevolmente grandi. Benefattori non se ne hanno e non s'incontrano: i laboratorii son senza lavoro: io benché abbia un bell'avvenire adesso ho debiti che mi legano mani e piedi, il povero D. Fagnano è in pessime acque. Adesso che veggo come vanno le cose a S. Nicolás ho perfino paura di una catastrofe o bancarotta. Ella pigli pure le cose sul serio e faccia avvertire D. Fagnano che cammini più cauto e più adagio. Se io fabbrico è per questo che noi abbiamo l'unico Collegio della Repubblica: ma lui circondato da due floridissimi Collegi di Gesuiti, da due altri di Bayonesi e Scolopi ed altri dei Lazzaristi e cento privati, che può sperare lui in una cittaduccia di provincia, da uno Stato che tra poveri e ricchi, tra selvaggi e colti non ha che due milioni e mezzo di abitanti?... Si contenti dunque di coltivare cd educare cristianamente gli esterni di S. Nicolás ma non profonda il danaro per preparare un suntuoso collegio per convittori che non potrà aver mai numerosi e in un terreno che non possiam ancor dire nostro. Qualcuno poi le avrà detto che ha troppo il fare di speculatore e trafficante e se questo nuocerebbe poco al buon nome ed al prestigio di un Economo, getta sempre un po' di ombra sinistra sul ministero di un direttore. La venuta di sua sorella che lui ricevette e fece scopare pubblicamente in Collegio per due giorni; suo cognato ecc. non 95 gli fece niente di bene alla sua Missione; e se ancor venisse suo padre e sua madre?...
Alla Misericordia poi, senza casa nostra, non padroni della chiesa, mi pare che sia poco prudente far calcoli di noviziati, mentre un capriccio altrui potrebbe buttarci in mezzo alla strada. Eppure se non si aprono scuole, due preti hanno da intisichire nell'ozio. Poiché il lavoro, come in una parrocchia, sovrabbonda nelle grandi feste, è più che bastevole la domenica, ma nei giorni feriali quando si ha detto la messa e l'uffizio, e se pur si vuole, confessato due o tre persone, che fanno poi tutto il giorno i nostri due preti? Io spero di dare presto alcuni novizi dal mio collegio; ma se non hanno una casa un po' comoda, con cortili e sfoghi, crede Lei che potranno resistere alle tentazioni della noia e della monotonia? Se la Misericordia fosse nostra, se avessimo casa propria attigua e nelle condizioni volute, qui sarebbe eccellente luogo pei novizi, che approfittando essi darebbero buona occupazione a D. Costamagna e Vespignani. Ma finché mancano le condizioni che le accenno non so come si potrò fare. Io le comunico sinceramente le mie impressioni perché le unisca e le confronti con quella di altri e ne ricavi quei provvedimenti che possono tomare a maggior gloria di Dio.
Prima di finire non vo' tacerle che se fosse in Montevideo, il collegio di artigiani che c'è qui, come pure il personale che c'è qui, avrebbe dieci volte di più di probabilità e di mezzi per vivere, svilupparsi e trionfare. Ma adesso la cosa è fatta, e vedendo da vicino come stenta il povero D. Bodratto per mancanza di benefattori e di buon personale e per quest'ultimo motivo specialmente, penso che dobbiamo andar molto guardinghi in aprir trattative per fondare in Montevideo il collegio cotanto desiderato, e da me per l’innanzi così caldeggiato. Però su questo aspetto sue particolari istruzioni o la venuta di D. Cagliero.
Il locale per le Suore di Maria Ausiliatrice me lo diede il Signor Fynn, non so se in dono, in prestito o vendita, benché credo che sia il primo. Siccome era occupato da inquilini non poté darmelo subito, così le Suore le feci ritirare al Monastero della Visitazione dove imparano a parlare, a cucire ed a pregare. Domani m'imbarcherò per Montevideo e se la cinta della casa è finita le condurrò a pigliar possesso della loro dimora definitiva. Queste saranno come il nucleo intorno a cui si raggrupperanno altre e poi altre per dividersi le missioni più ardue nell'educare specialmente le ignorantissime popolazioni delle Campagne. Se ne avessi ben venti già saprei dove collocarle fin d'oggi. Quindi nelle nuove spedizioni può mandare una valente superiora generale con Maestre istrutte. La Signora Elena Jackson è quella che m'aiuta ad installarle e provvederle del necessario. Ho pensato quest'anno di mandare tutte le mattine e tutte le sere una vetturina a pigliarle e ricondurle perché possano così colle dovute precauzioni di clausura fare due di loro la cucina del collegio e poi tornarsene la sera alla loro comunità. Così si salverebbe la capra e i cavoli. Quest’idea l’ho ancor da maturare bene prima di eseguirla.
Quest'anno si studiò molto poco la teologia e non si poté dare nessun esame. Adesso sono risoluto di sacrificare tutto ma di coltivarla e farla coltivare. Pure!!... se vedesse che cumulo di occupazioni e di lavori per l’anno venturo!! Vennero molti, ma inesperti dell'idioma spagnuolo non potranno spiegare tutta la loro abilità ed io dovrò portare la mia croce!! Tutto questo lo vedrà dal programma particolareggiato che ho fatto stampare e che le manderò dopo dimani da Montevideo, col nome dei confratelli e degli ascritti. Ci benedica o caro Padre
Suo aff.mo
D. Lasagna
Di salute sono stato un po' male dopo gli esami, ma adesso sono già alquanto sollevato. La mia vita la pongo nelle mani della Vergine. Ella ne faccia quanto crede.

