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    Aldo Giraudo

    SCRIVO A VOI GIOVANI...

    Appunti di spiritualità salesiana

    10. Amicizia e dialogo con Dio

     


    Sono convinto che la preghiera sia indispensabile per un cristiano. Quando la trascuriamo ci tagliamo fuori dalle fonti della vita spirituale e diventiamo facile preda della dissipazione e della tentazione.
    Come si deve pregare? Pregare è innalzare il proprio cuore a Dio, e intrattenersi con lui per mezzo di santi pensieri e devoti sentimenti. Perciò ogni pensiero di Dio e ogni sguardo a lui è preghiera.
    Chi pensa al Signore o alle sue infinite perfezioni, e in questo pensiero prova un affetto di gioia, di venerazione, di amore, di ammirazione, costui prega. Chi considera i grandi benefici ricevuti dal creatore, conservatore e padre, e sente il cuore colmo di riconoscenza, costui prega. Chiunque nei pericoli, conscio della propria debolezza supplica il Signore ad aiutarlo, costui prega. Chi infine nella contrizione del cuore si rivolge a Dio e ricorda che ha oltraggiato il proprio Padre e ha perduto il più gran bene, e implora perdono e propone di emendarsi, costui prega.
    Il pregare è perciò cosa assai facile. Ognuno può in ogni luogo, in ogni momento sollevare il suo cuore a Dio.
    Questo modo di concepire la preghiera ci è stato insegnato dalla tradizione della Chiesa. È una spiritualità molto semplice, ma sostanziosa, caratterizzata da un continuo sforzo di innalzamento, che pervade il modo di pensare e di comportarsi. Si tratta di “sentirsi in Dio”: cioè di vedere sé stessi, la propria vita, il proprio destino, il proprio lavoro quotidiano, gli affetti e le relazioni, i desideri e i problemi, ma anche la propria miseria e il proprio peccato, sotto gli occhi amorosi di Dio.
    Quando, con un piccolo sforzo quotidiano, ci abituiamo all’idea di essere amati personalmente dal Signore, si spalanca un grande orizzonte interiore che ci conduce a vivere con libertà, serenità e purezza. Siamo portati, infatti, a “trascenderci” sempre, ad andare oltre noi stessi, ad avere una visione soprannaturale del significato della nostra vita. Il pensiero e il sentimento sono orientati a Dio e si ispirano a lui, anche nelle piccole cose.
    Ho constatato nella mia vita, in quella dei ragazzi e della gente incontrata, l’efficacia della preghiera. Non si tratta solo di ottenere ciò di cui abbiamo bisogno, quanto di entrare in una dimensione spirituale trasformante.
    Fra i doni, di cui Dio arricchì Domenico Savio, era preminente il fer¬vore nella preghiera. Il suo spirito era così abituato a conversare con Dio, che in qualsiasi luogo, anche in mezzo ai più clamorosi tram¬busti, sapeva raccogliere i suoi pensieri e affetti sollevando il cuore a Dio.
    Per giungere a tanto è necessario un cammino spirituale, che parta dalla purificazione della mente per arrivare all’unione abituale con Dio, alla facilità di raccogliersi in preghiera.
    Innanzitutto si deve coltivare un controllo attento di sé, una pulizia accurata dei pensieri e dei sentimenti, scrollandosi di dosso la mentalità di “questo mondo”, così pesante e ingombrante, e l’affetto alle passioni. Diversamente non è possibile alcun innalzamento e intrattenimento con Dio.
    È necessario poi rettificare, nell’amore, le nostre intenzioni, il motivo e il fine per cui operiamo le scelte, ci relazioniamo con le persone, agiamo e parliamo. Il cuore va educato, evangelizzato, “elevato a Dio”.
    Ne scaturisce una preghiera che è innanzitutto interiore, cioè non formalista, fredda o intellettuale, ma fervorosa, calda, che ci spinge a “guardare a Dio”, a sentirlo vicino, a far tutto per lui e a vedere tutto in riferimento a lui e a vivere coscientemente alla sua presenza.
    «Dio ti vede»: è un’espressione che da bambino ho udito tante volte dalle labbra di mia madre. L’ho ripetuta spesso ai giovani e l’ho persino trascritta su cartelli appesi qua e là negli ambienti di Valdocco.
    Non intendevo soltanto ammonirli a tenere, in ogni istante, un comportamento degno, sotto lo sguardo di un Dio che è insieme padre misericordioso e giudice giusto. Volevo aiutarli a coltivare la consapevolezza dell’amore divino che ci avvolge istante per istante. Noi esistiamo perché Dio ci ha pensati amandoci; viviamo perché sostenuti dalla sua grazia e dalla sua misericordia; da lui siamo chiamati a realizzare una nostra personale vocazione di pienezza e di santità.
    Il pensiero di Dio presente infonde coraggio e forza nelle difficoltà, scuote nei momenti di fiacchezza e di pigrizia, difende nelle tentazioni, aiuta a ritrovare la strada smarrita, eleva nel trambusto dell’agitazione e della banalità quotidiana e spalanca orizzonti luminosi verso i quali orientare le proprie aspirazioni.
    Se questo pensiero ci diventa familiare e spontaneo, siamo condotti ad un rapporto di intimità costante con il Signore, di dialogo amichevole con lui. Veniamo trasferiti in un clima tutto spirituale, in uno stato interiore di costante fervore.
    Così ogni momento della nostra giornata può essere vissuto consapevolmente in Lui, con Lui e per Lui. L’intenzione per cui agiamo, i sentimenti e i pensieri più profondi, i discorsi che facciamo, non possono fare a meno di essere continuamente confrontati con Dio, corretti e purificati in Lui. E in questo confronto, ci sentiamo stimolati alla virtù, chiamati alla perfezione, invitati alla santità, spinti alla generosità e all’operosa carità.
    Il montanaro Francesco Besucco, nella sua semplicità di quattordicenne, per questa strada era giunto ad un’elevata vita spirituale. Egli era così amante della preghiera, e si era tanto abi-tuato ad essa, che appena rimasto solo o disoccupato qualche momento si metteva subito a dialogare con il Signore. Nello stesso tempo della ricreazione non di rado si metteva a pregare, e come trasportato da moti involontari talvolta scambiava i nomi dei giochi in giacu¬latorie. Queste cose, mentre da una parte erano motivo di riso fra i compagni, dall'altra dimostravano quanto il suo cuore gioisse della preghiera, e quanto egli fosse padrone di raccogliere il suo spirito per elevarlo al Signore. Questo, secondo i maestri spirituali, rivela un grado di elevata perfezione che raramente è raggiunto dalle persone di grande virtù.

    Rifletti e confrontati

    • La preghiera è vissuta e insegnata da Don Bosco come innalzamento dei pensieri e degli affetti a Dio, come coscienza coltivata della presenza di un Dio d’amore: che cosa può significare questo per la tua preghiera personale e comunitaria?
    • Quanto può rivoluzionare la visione di sé e del mondo, tale tipo di preghiera?



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