Aldo Giraudo
SCRIVO A VOI GIOVANI...
Appunti di spiritualità salesiana
12. Eucaristia, adorazione e servizio
Ho insistito molto perché i giovani imparassero a prendere parte con fede, attenzione e amore all’eucaristia. A Valdocco mettevamo in atto tutti i mezzi utili per rendere belle e fruttuose le nostre messe: il clima raccolto e la partecipazione attiva, i canti e le preghiere, la cura dell’ambiente e il servizio liturgico organizzato.
Mi preoccupava soprattutto che ognuno fosse cosciente di quanto avviene nella celebrazione eucaristica e partecipasse attivamente, portando l’intera sua vita alla mensa della Parola e del Pane di vita.
Volevo che si sentisse l’eucaristia come il cuore e la sorgente della famiglia oratoriana. Che la comunione al corpo e al sangue di Gesù, vissuta nella fede, fosse tale da permettere allo Spirito Santo di costruire atteggiamenti di carità e di comunione nel cuore e nei pensieri di ognuno.
Invitavo i giovani ad aprire pienamente il loro spirito alla presenza di Gesù, Maestro e Servo obbediente per amore, offerto al Padre per la nostra salvezza nel santo e immacolato sacrificio. Li stimolavo a chiedere aiuto per essere liberati da ogni colpa e da ogni male e per mantenersi sempre fedeli alla legge di Dio. E li incoraggiavo a rispondere all’amore del Padre offrendo sé stessi con disponibilità.
Per superare la difficoltà di una piena comprensione del rito (che in quel tempo era tutto in latino), nel libro di preghiera dei giovani avevo tracciato un itinerario che permettesse la partecipazione cosciente nella lode, nell’offerta e nella comunione. Ogni momento della messa era descritto nel suo significato e tradotto in preghiera, perché ciascuno potesse prendervi parte con piena intelligenza, raccoglimento e adesione.
In particolare, cercavo di aiutarli ad ascoltare con frutto l’annuncio e la spiegazione della Parola di Dio. Suggerivo di prepararsi alla prima lettura con l’invocazione: «Infiamma, o Signore, il cuor mio del tuo santo Amore, affinché io ti ami e ti serva tutti i giorni della mia vita». Per la proclamazione del Vangelo proponevo questa preghiera: «Io sono pronto, o Signore, a confessare la fede del Vangelo a costo della mia vita, professando le grandi verità, che ivi sono contenute. Dammi grazia e fortezza per fare la tua divina volontà e per fuggire tutte le occasioni di peccato». Ritengo infatti che questa sia la risposta più adatta a fare di noi degli ascoltatori fecondi della Parola.
Mi premeva soprattutto che la comunione non fosse un atto formale o peggio un’azione sacrilega. Educavo i giovani, anche i più piccoli, a coltivare un ardente desiderio di ricevere Gesù nel loro cuore, accompagnandolo con uno stile di vita sempre più degno e luminoso. In questa prospettiva li invitavo a percorrere cammini di purificazione interiore e di sincero pentimento attraverso il sacramento della penitenza, regolarmente celebrato; li orientavo all’impegno nella carità e alla crescita nelle virtù.
Non avevo timore di valorizzare anche la loro affettività e i loro sentimenti.
Nel prepararsi alla comunione proponevo loro: «Fermatevi un poco a considerare chi state per ricevere: Gesù Cristo, Dio di grandezza e di maestà infinita, Dio di bontà e di misericordia, viene a noi, misere creature, poveri peccatori; e viene per farsi nostro padre, nostro fratello, amico e sposo dell'anima nostra. Vuole farsi nostro medico, maestro e cibo».
Per il ringraziamento e per l’adorazione suggerivo sentimenti e pensieri mirati a unire la partecipazione all’eucaristia con una vita sempre più cristiana: «Mio caro e buon Gesù, io ti ringrazio di così grande favore, ti lodo, ti benedico dentro me stesso. Per l'avvenire tu sarai sempre la mia speranza, il mio conforto; tu solo la mia ricchezza, il mio piacere, il riposo dell'anima mia; tu solo il mio bene, il possesso, il tesoro del cuor mio. Vorrei poterti dare tutta la lode e la gloria che ti danno i santi in Paradiso. Poiché non posso fare tanto, ti offro tutto me stesso: questa volontà, affinché non voglia altre cose se non quelle che a te piacciono; ti offro le mie mani, i miei piedi, gli occhi miei, la lingua, la bocca, la mente, il cuore. Tutto offro a te. Custodiscimi perché ogni pensiero, ogni azione non abbia altro obiettivo se non vivere nella tua amicizia e attuare i tuoi progetti d’amore».
Con queste indicazioni, molti giovani hanno imparato a costruire efficacemente la loro personalità accanto a Gesù e hanno raggiunto il vertice della vita cristiana.
Di qui nasceva l’ilarità, la gioia interiore che traspariva in tutte le azioni di Domenico Savio e di quanti hanno saputo corrispondere con amore al dono eucaristico. Di qui scaturiva il loro bisogno di raccogliersi spesso davanti al tabernacolo in adorazione. Di qui sono nate molte vocazioni generose e coraggiose, che hanno portato in tutto il mondo il vangelo per la salvezza e la santificazione dei giovani.
Rifletti e confrontati
• Don Bosco indica alcune modalità e condizioni per una partecipazione attiva e feconda all’eucaristia: ti paiono possibili oggi?
• Perché egli mette in stretta relazione la comunione eucaristica con un certo stile di vita?















































