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    Aldo Giraudo

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    Appunti di spiritualità salesiana

    2. Il gusto della vita spirituale



    Nella mia storia ci sono stati degli eventi importanti che hanno segnato l’entrata e il progresso nella vita spirituale.
    Anche un bambino, ben preparato, può vivere con grande intensità l’incontro con Gesù nella confessione e nella comunione. Per l’adulto, come per il bambino, si tratta di creare le condizioni ideali. È necessario un clima di raccoglimento. Ed è importante avere coscienza di quanto si fa. Mettersi consapevolmente alla presenza di Colui che si dona a noi.
    Il ruolo dei genitori e dei formatori è determinante quando si è ragazzi. Più tardi tutto dipende da noi, dalla nostra capacità di interiorizzazione.
    Ricordo come mia madre mi preparò alla prima confessione. Mi insegnò a passare dal senso di colpa (un fatto psicologico) al senso del peccato (uno sguardo di fede e di concezione cristiana della vita). Mi accompagnò in chiesa. Cominciò a confessarsi lei stessa e mi presentò al confessore. Poi mi aiutò a fare il ringraziamento. Continuò a prestarmi questa assistenza fin quando mi giudicò capace di fare bene da solo.
    Non potrò mai dimenticare la sua attenzione per creare il clima adatto alla mia prima comunione. Avevo undici anni. Anche in quel tempo la prima comunione era un evento: in mezzo alla moltitudine era impossibile evitare la dissipazione. La mamma mi seguì con cura.
    Nella quaresima mi aveva condotto per tre volte alla confessione. Più volte mi disse parole che segnarono positivamente il mio rapporto con Dio: «Giovanni mio, Dio ti prepara un gran dono. Cerca di prepararti bene, di confessarti: sii pentito di tutto, non tacere alcuna cosa al confessore, e prometti a Dio di farti più buono in avvenire». La sua assistenza industriosa mi ha veramente aiutato. A casa mi faceva pregare, leggere un buon libro, mi dava consigli utili.
    Il mattino della festa non mi lasciò parlare con nessuno. Mi accompagnò all’altare. Fece con me la preparazione e il ringraziamento. In quella giornata creò in casa un clima speciale, con momenti di raccoglimento, di lettura, di preghiera. Alla fine mi disse parole che sono rimaste impresse per sempre nel cuore: «Mio caro, questo è stato per te un grande giorno. Sono persuasa che Dio abbia veramente preso possesso del tuo cuore. Ora promettigli di fare quanto puoi per conservarti buono per tutta la vita…».
    Quella intensa esperienza spirituale, per me ragazzino, ha avuto un effetto positivo e maturante. Ho preso coscienza di molte cose. Sono cresciuto nel modo di giudicare i valori. C’è stato un miglioramento visibile nel mio comportamento e nelle mie relazioni.
    Ma l’evento determinante della mia storia interiore è avvenuto alla soglia dei quindici anni. Fu quando ebbi la fortuna di incontrare un maestro di vita, che mi ha aperto gli occhi dello spirito: don Giovanni Calosso.
    Devo a lui se sono passato da una fede generica, superficiale, alla vita spirituale. Quel buon prete si è fatto carico di me con generosità, mi ha dato una mano a risolvere i problemi di studio. Ho sentito che mi voleva bene e mi potevo fidare di lui.
    È stata un’avventura intensa, nuova: ho capito cosa vuol dire avere un grande amico, un padre dall’amore forte e spirituale. Così mi sono messo nelle sue mani. Gli ho fatto conoscere tutto me stesso: ogni parola, ogni pensiero, ogni azione. In tal modo, con fondamento, mi ha potuto guidare.
    Mi ha introdotto in una dimensione prima insospettata. Mi ha fatto incontrare il Signore dentro di me, nella stanza interiore della mia anima. Da quel tempo ho cominciato a gustare la vita spirituale, poiché prima agivo materialmente, come una macchina che fa una cosa senza saperne la ragione.
    Ho sperimentato che cosa vuol dire avere la guida stabile di un fedele amico dell’anima, perché prima ne ero privo. Don Calosso, non soltanto ha corretto certi miei errori di prospettiva, ma mi ha incoraggiato a fare bene e regolarmente la confessione, mi ha istruito sul modo di accostarmi con gioia e con frutto all’Eucaristia.
    Mi ha insegnato a dedicare ogni giorno un po’ di tempo alla meditazione, con l’aiuto di una lettura spirituale. Andavo spesso a trovarlo e passavo molte ore con lui. La meditazione, la lettura della Parola di Dio e dei maestri spirituali, la conversazione con don Calosso, mi hanno aperto gli occhi, reso cosciente. Mi hanno introdotto nella comprensione profonda delle cose, mi hanno insegnato a guardare in alto, a individuare le radici del male nel mio spirito per strapparle via e sperimentare una gratificante libertà interiore. È stata un’esperienza esaltante e decisiva.

    Rifletti e confrontati

    Giovanni Bosco ragazzo è passato da una fede superficiale alla vita spirituale grazie a don Calosso, sua guida.
    • Ci sono state esperienze spirituali “forti” nella tua vita?
    • Chi influisce o ha influito sulla tua maturazione interiore?
    • Che cosa significa l’espressione «gustare la vita spirituale»?



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