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    Aldo Giraudo

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    Appunti di spiritualità salesiana

    7. La trasfigurazione del quotidiano

     


    Una volta che apriamo il cuore all’amor di Dio, tutto il nostro essere si illumina dal di dentro, perché la forza dello Spirito ci rigenera.

    Ti voglio raccontare quanto avvenne a Michele Magone. Dopo la sua “conversione” apparve a tutti profondamente trasformato.
    Un giorno il suo insegnante mi confidava: «Mi meraviglia moltissimo il suo totale cambiamento, sia nell’aspetto fisico che nel comportamento morale. È diventato un ragazzo maturo, senza perdere nulla della sua serenità ed allegria, della prorompente vitalità che gli è propria. Ora il suo sguardo e il suo volto rivelano un’interiorità conquistata. Il suo comportamento è diventato esemplare in tutto: potrei additarlo come modello di virtù ai compagni. Credo che questo mutamento esterno derivi da una trasformazione spirituale».
    Io che avevo seguito la sua crisi e la sua evoluzione, sapevo che era proprio così. Allorché fu accolto nel nostro ambiente non provava gusto quasi in nulla, tolta la ricreazione. Cantare, gridare, correre, saltare, schiamazzare erano le cose che appagavamo la sua indole focosa e vivace. Quando però il compagno, che gli avevo messo accanto, gli diceva: «Michele, il campanello ci invita allo studio, alla scuola, alla preghiera…», dava ancora un compassionevole sguardo ai divertimenti, poi, senza opporre difficoltà andava dove il ¬dovere lo chiamava. Infatti si era impegnato con me a far tutto con precisione.
    Ma era bello vederlo nel momento in cui il campanello annunciava l’intervallo o la ricreazione! Sembrava che uscisse dalla bocca di un cannone. Volava in tutti gli angoli del cortile. Ogni svago che richiedesse abilità fisica formava la sua delizia. Il gioco che chiamavamo barra rotta era il suo preferito. Mescolando così la ricreazione agli altri doveri scolastici egli tirava avanti le sue giornate.
    Dopo il superamento positivo della crisi interiore, mutò il suo modo di vedere le cose. Tutto acquistò per Michele un senso nuovo. Se prima sembrava un cavallo sbrigliato, incapace di reggere gli impegni quotidiani, insofferente di qualsiasi disciplina, irrequieto durante le funzioni in chiesa, ora pareva essere entrato in una nuova dimensione. La sua indole focosa, la sua fervida immaginazione, il suo cuore pieno di affetti lo portavano naturalmente ad essere vivace. Tuttavia a tempo debito sapeva contenersi e comandare a sé stesso. La ricreazione la faceva ancora con grande trasporto, ma dato il segno dello studio, della scuola, del riposo, della mensa, della chiesa, egli interrompeva ogni cosa e correva per primo a compiere i suoi doveri.
    Che cosa era capitato? La sua vita aveva trovato un centro unificante e uno scopo, alimentata dal fuoco interiore dell’amore di Dio. La fede lo aveva introdotto in un orizzonte di trascendenza e di libertà.
    Deciso a seguire e imitare Gesù, sapeva ora abbracciare generosamente il vissuto con le sue esigenze e accettare cordialmente il prossimo nella varietà dei caratteri e degli umori. Tutto vedeva nell’orizzonte della divina volontà, abbracciata e compiuta, dando ai ritmi e alle azioni del quotidiano un significato più elevato, assumendo tutto in prospettiva d’amore e orientandolo ad un fine superiore.
    Io sono profondamente convinto che una vita spirituale autentica ci rende liberi e fervidi nell’azione: motiva la diligenza nello studio, l’attenzione nella scuola, l’ubbidienza ai genitori e ai superiori; ci rende forti e sereni per sopportare le seccature della vita, superando il loro imporsi come necessità frustrante e accogliendole per amor di Dio.
    Ho sempre raccomandato l’esatto adempimento dei doveri, non per una religione del dovere, ma come espressione appassionata e responsabile di adesione alla vita, letta nella prospettiva del Figlio incarnato, che spogliò sé stesso assumendo la condizione di servo per amore.

    Rifletti e confrontati

    • Don Bosco collega inscindibilmente vita spirituale e vita quotidiana: per quale motivo?
    • Che cosa si intende dire, di fatto, con l’espressione “trasfigurazione del quotidiano”?



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