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    Aldo Giraudo

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    Appunti di spiritualità salesiana

    8. Un attento lavoro su di sé

     


    L’entusiasmo può spegnersi in fretta. È necessario tradurre gli slanci in atteggiamenti permanenti, i propositi in virtù acquisite.

    Chi desidera crescere spiritualmente deve tenersi d’occhio e coltivare il proprio organismo interiore con l’esercizio e lo sforzo. Infatti, i nostri lati deboli sono molto tenaci e tendono a riaffiorare sempre. Il cuore va purificato, la volontà consolidata, per contenere le passioni, costruire le virtù e crescere nella carità.
    Se non vuoi illuderti, devi essere molto esigente nei riguardi di te stesso, con dolcezza e concretezza. Gesù ci ha insegnato che la strada della vita è stretta e faticosa. Chi vuol essere suo discepolo deve abbracciare la propria croce con amore e seguirlo.
    Ogni atleta sa che non può ottenere successi senza esercizio quotidiano e disciplina. Ma i risultati a cui tende, lo sport che pratica, lo appassionano talmente che non sente la fatica ed affronta ogni sacrificio con gioia e determinazione.
    La luminosità del valore a cui aderisci, la coscienza di ciò che sei chiamato ad essere e che realmente puoi diventare e la risoluzione ad abbracciare con tutto il tuo cuore la vita cristiana, sono sufficienti per sostenere e rendere piacevole il tuo impegno. Non è una fatica, ma una gioia vivere da cristiani, quando l’amore di Dio ti alimenta.
    Dopo aver vestito l’abito ecclesiastico ho dovuto faticare non poco per vincere la mia natura irrequieta. Dovevo rendere libero il mio cuore, purificandolo da quanto lo impacciava e orientandolo a Dio. Leggendo le Memorie dell’Oratorio qualcuno potrebbe stupirsi e ritenere esagerato il mio impegno ascetico nel periodo del seminario e la totale rinuncia ad ogni divertimento.
    Ti assicuro che per me era necessaria una radicale riforma di vita: più tardi, raggiunta la piena libertà di spirito e l’unificazione del mio essere su Dio, avrei ripreso quanto avevo lasciato come strumento e metodo per raggiungere le finalità educative e formative della missione tra i giovani. Non puoi immaginare quanta efficacia pastorale acquistino il gioco, lo sport, le escursioni, le passeggiate, le allegre compagnie, le feste, la musica, il teatro, l’arte, la scienza, la letteratura… quando vengono vissute in un orizzonte interiore, affettivo e mentale liberato da ogni atteggiamento consumistico attraverso un lavoro ordinato e profondo di rigenerazione.
    I mezzi utili per questo lavoro di purificazione e di costruzione sono molti. Ho tratto molto vantaggio dall’esame quotidiano di coscienza, dai propositi sistematici mirati a superare i difetti dominanti del carattere e le debolezze dovute alle passioni, dalla confessione frequente e regolare, dalla direzione spirituale, dalla correzione fraterna. Mi hanno sostenuto e dato forza la preghiera quotidiana comunitaria e personale, la meditazione, l’eucaristia e l’adorazione, la devozione mariana, i ritiri spirituali mensili e gli esercizi spirituali annuali. Sono stato spronato dalle buone amicizie, da letture solide e interessanti…
    Più tardi ho insegnato ai giovani a fare altrettanto, ciascuno secondo la sua sensibilità, il suo gusto e le necessità personali. Soprattutto ho insistito perché tenessero sotto controllo i sensi, accettassero con forza le difficoltà e i contrattempi quotidiani, fossero fedeli agli impegni presi e celebrassero con cura i sacramenti della penitenza e dell’eucaristia. Li ho esortati affinché, oltre alle preghiere consuete del mattino e della sera, prendessero l’abitudine e il gusto della lettura di autori spirituali, ma specialmente della Parola di Dio, meditata e studiata con amore.
    Per evitare il rischio di confondere uno stato d’animo psicologico con la vita spirituale autentica, ho cercato di suggerire ad ognuno un programma personalizzato.
    A Michele Magone ho proposto la regolarità nella preghiera e nei doveri quotidiani. Gli ho chiesto una seria vigilanza sulla sua prorompente sensualità, con la custodia dei sensi, specialmente degli occhi e della gola, una certa austerità di vita e la cura per evitare letture, spettacoli e compagnie leggere o pericolose. Ma ho voluto che affiancasse l’impegno interiore con una grande vitalità e con un’industriosa carità verso i compagni, rendendosi attento e servizievole verso tutti nelle concrete circostanze della quotidianità.
    Con Francesco Besucco, più timido ed impacciato, ho insistito maggiormente sull’allegria e la partecipazione alla ricreazione tra i compagni, sulla cura delle relazioni, sulla precisione nello studio e l’esatta occupazione del tempo, sulla fedeltà e la diligenza nei piccoli servizi quotidiani, sullo spirito di preghiera, invitandolo a superare l’ansia con atti di fiducia e di sereno affidamento in Dio.
    A Domenico Savio, tutto preso da una travolgente tensione verso la santità, dal bisogno di raccoglimento e di grandi orizzonti spirituali, ho chiesto di controllare gli eccessi emotivi, di mantenere una costante e moderata allegria, di perseverare nell’adempimento del dovere quotidiano, di partecipare sempre alla ricreazione tra i compagni. Ho orientato il suo bisogno di totalità proponendogli di farsi apostolo tra i compagni, prendendosi cura dei più dissipati, e di animare un gruppo dei più fervorosi spronandoli alla qualità di vita e alla fermentazione positiva dell’ambiente, collaborando attivamente nella missione educativa e pastorale dell’oratorio.

    Rifletti e confrontati

    • Anche oggi si può dire che l’ascesi e la vigilanza sono assolutamente necessarie per la vita cristiana? A quali obiettivi deve mirare il controllo su di sé e l’impegno ascetico?
    • Quali sono i mezzi più adatti a te per questo lavoro di purificazione e di costruzione?
    • Perché è indispensabile tracciare un programma spirituale personalizzato?



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