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     L’esperienza educativa

    non è improvvisazione

    Sollecitazioni e stimoli
    sulle orme di John Dewey

    Materiali e spunti di lavoro

    rock

    Visione del film
    School of Rock. USA 2003, di Richard Linklater

    Dewey Finn è uno squattrinato musicista che sogna di diventare un divo del rock. Un giorno, fingendosi il suo coinquilino Ned, ottiene un posto da supplente in una delle più ricche scuole elementari della città. Avendo bisogno di soldi per pagare l'affitto, accetta il lavoro, rivelandosi un insegnante pigro e noncurante delle regole e delle norme che i bambini tentano di spiegargli.
    Aggirandosi per la scuola, passa per caso davanti al laboratorio musicale e notando le doti enormi dei ragazzi, in qualche modo limitate dalla rigida compostezza della musica classica, si fa venire un'idea: fondare un gruppo con i talentuosi ragazzi e partecipare ad una battaglia tra rock band. Grazie all'ascolto di canzoni e alla visione di filmati sulle band che hanno fatto la storia del rock, i ragazzi cominciano ad emozionarsi all'idea e partecipano con passione al progetto. Una volta divisi i ruoli della band, Dewey fa in modo che la loro preparazione e le prove della canzone avvengano senza che la fiscalissima preside Rosalie Mullins lo venga a sapere.

    Spunti per la discussione
    - L’esperienza vissuta dagli studenti della Horace Green con il finto prof. Schneebly ha dello “stra-ordinario”: quali gli elementi che irrompono nell’ordinarietà dei ragazzi e segnano l’inizio di una uova esperienza educativa?
    - Nella sua incoscienza Dewey mette in atto spazi e tempi educativi: quali sono? Come vengono proposti e organizzati?
    - Quali le ritualità poste in atto?
    - Il protagonismo del corpo dei ragazzi: traccia il mutamento della postura dei ragazzi dall’inizio alla fine del film. Cosa cambia? Quale gli elementi positivi e quali invece negativi?
    - Il linguaggio: perché ha un ruolo così nevralgico? Di cosa è segno e simbolo?

    Se apparecchi bene, mangi meglio

    La qualità delle esperienze educative passa attraverso la cura del setting pedagogico, costituito principalmente da spazi, tempi, ritualità, oggetti e linguaggi. Per renderci conto della potenza di questi fattori proviamo a svolgere un esercizio molto semplice ma di grance efficacia.
    Chiediamo a ciascun educatore di organizzare una cena importante e di stilare una lista molto dettagliata di tutte le “cose da fare”. L’attenzione dovrà focalizzarsi principalmente sugli spazi da preparare (la tavola e la sala giusta), i tempi da stabilire (i tempi di cottura e delle portate), gli oggetti da adoperare (stoviglie, posate & Co.) e il linguaggio da utilizzare (“a tavola niente rutti!”).
    Dopo aver preparato con estrema precisione la “to di list”, si chiede a ciascuno di condividerla così da far emergere il valore della dimensione pragmatica-materiale delle esperienze educative.

    Mappatura fluviale

    “Come nessun uomo vive e muore per se stesso, nessuna esperienza vive e muore per se stessa. In completa indipendenza dal desiderio e dall’intenzione ogni esperienza continua a vivere nelle esperienze future” (Dewey, 1949, p. 14). Per poter predisporre esperienze educative nei confronti dei propri ragazzi è indispensabile guardare alla propria storia e alle esperienze vissute che hanno “in-segnato” (segnato nel bene e nel male) qualcosa. Seguendo uno dei due assi proposti da Dewey ovvero quello della categoria della continuità dell’esperienza, proviamo ad individuare tutte quelle esperienze che nella nostra vita sono state feconde e creative per esperienze future.
    Ciascuno provi a disegnare su un foglio A4 (o più grande) una mappa di un fiume, che ha come origine un’esperienza educativa nevralgica, che ne ha generate altre, e altre ancora. Bisogna fare molta attenzione a seguire tutti rigagnoli più inaspettati e nascosti, ma anche le interruzioni brusche o le cascate impreviste. Diamo un nome a ogni fiume, a ogni lago, a ogni cascata e a ogni diga, così da mappare le proprie esperienze educativamente feconde e infruttuose.

    #educarealbello

    È di estrema importanza sensibilizzare gli educatori giovani ed adulti ad avere un’attenzione particolare alla cura del bello negli spazi in cui si realizzano le esperienze educative. Dopo lo stimolo video di Peppino Impastato tratto dal film I 100 passi (https://www.youtube.com/watch?v=b5cZlvjssNI) è possibile iniziare una discussione sul valore che ciascuno attribuisce al bello e alla sua importanza nell’educare. E perché no, si potrebbe lanciare un hashtag con cui si potrebbero taggare delle foto significative di esperienze educative che mirano ad educare alla bellezza.



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