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    16 agosto

    Rocco

    Mostra le tue piaghe

    Anselm Grün

    sanrocco

    San Rocco è, assieme a san Sebastiano, il patrono contro la peste. In molte località questo santo popolare viene annoverato tra i quattordici santi ausiliatori. È anche il patrono dei medici. In molti luoghi ci sono delle confraternite che portano il suo nome. È raffigurato con il vestito e il bastone del pellegrino. Nell'iconografia lo si vede nell'atto di sollevare la veste che gli copre la parte superiore della coscia e indicare con il dito il bubbone della peste. Ai suoi piedi c'è un cane con il pane in bocca. Il nome Rocco significa 'l'avveduto' o 'l'uomo forte'. La sua memoria ricorre il 16 agosto.
    La leggenda ci racconta così la sua vita: Rocco nacque nell'anno 1295 da un ricco signore di nome Giovanni. Al momento della nascita si notò che sul petto del bambino era impressa una croce. Il fatto venne da tutti considerato un grande segno di grazia. I genitori di Rocco morirono quando aveva vent'anni. Suo padre gli aveva raccomandato di non farsi accecare dalla ricchezza, ma di condividerla con i poveri, per cui Rocco fece dono di tutte le sue proprietà e tenne per sé solamente una tunica, un bastone da pellegrino e un sacco. Poi andò in pellegrinaggio a Roma. Quando giunse in Lombardia, sentì che in quella regione infuriava la peste. Rocco fece visita ai malati, li curò e si prese cura di loro con tutte le sue forze. La peste era entrata anche a Roma. Anche nella città santa Rocco aiutò i malati in tutti i modi che poté. Nel ritorno arrivò nella città di Piacenza. Qui, curando gli appestati, venne lui stesso contagiato dal morbo, ma non c'era nessuno che lo potesse assistere. Al contrario, egli veniva solamente oltraggiato da tutti. Lasciò allora di nascosto la città e cercò una capanna di legno isolata dove poter morire, ma venne un angelo che curò le sue piaghe. Dalla capanna scaturì una sorgente alla quale poteva attingere ristoro. Un giorno un giovane signore stava andando a caccia. Il suo cane da caccia prese un pane in bocca e lo portò al malato. Il giovane si meravigliò del comportamento del cane che rimase con Rocco finché fu completamente guarito. I due ritornarono a Piacenza e qui guarirono molti malati. Poi Rocco tornò nel-
    la sua città natale. Siccome la malattia lo aveva sfigurato in tutto il corpo, nessuno più lo riconobbe. Fu accusato di essere una spia e fu gettato in carcere, dove rimase cinque anni. Poco prima di morire chiese di poter incontrare un sacerdote. Il sacerdote rimase sorpreso per la luce che avvolgeva il santo. Riferì al giudice della città quello che aveva visto e il giudice corse al carcere, ma trovò Rocco disteso per terra, morto, circondato da una luce splendente. Arrivarono molte persone. Quando ebbero spogliato il morto, scoprirono la croce sul petto. Riconobbero allora in questo straniero il figlio di Giovanni e gli diedero onorata sepoltura.
    In tutte le raffigurazioni Rocco indica la sua piaga. Un simile atteggiamento è incoraggiante. Noi preferiamo nascondere le nostre ferite. Peste e lebbra indicano qualcosa che dobbiamo occultare agli altri, perché abbiamo paura di essere rifiutati e cacciati. Rocco sperimentò questo rifiuto quando fu lui stesso contagiato dalla peste. Si ritirò allora per conto suo, ma non si lamentò della sua solitudine. Sopportò se stesso. E così conobbe di non essere solo, ma vide vicino un angelo. Se ci accettiamo nella nostra solitudine, le piaghe della nostra lebbra, dell'espulsione e del rifiuto possono guarire. Spesso è un circolo vizioso. Non riusciamo ad accettarci perché ci reputiamo di scarso valore. Siccome non ci accettiamo, ci sentiamo rifiutati dalle persone che ci circondano. Interpretiamo le loro parole e i loro sguardi come rivolti a noi. Ci sentiamo cacciati e ci isoliamo sempre di più. Rocco vuole incoraggiarci a porci dinanzi alle nostre piaghe. Se abbiamo il coraggio di considerare la nostra miseria e di mostrarla anche agli altri, siamo già guariti nel profondo del nostro cuore. Naturalmente l'artista è stato affascinato dal fatto che un santo non additi il suo splendore di gloria, ma un bubbone purulento, la sua piaga. Nelle raffigurazioni Rocco è ritratto nel gesto di alzare la sua veste, di denudarsi la coscia e di attirare il nostro sguardo sulla sua piaga. Può farlo perché sa di essere custodito in Dio e perché – come dice il suo nome – è un uomo forte. Sa che la sua piaga non lo esclude, ma lo apre, sa che grazie alla piaga è possibile istituire una relazione.
    Noi sentiamo dentro l'impulso a nascondere le nostre piaghe. Forse anche tu ti opponi a mostrarle agli altri. Pensi che se lo facessi ne usciresti indebolito. La gente parlerebbe male di te, ti disprezzerebbe e ti escluderebbe dalla sua società. E vero però il contrario. Se trovi il coraggio di mostrare le tue piaghe, vedrai come le persone vengono a te e ti parlano delle loro ferite e delle loro piaghe. Diventi un consigliere per glialtri. La tua piaga si trasforma in una perla preziosa, per te stesso e per gli altri. Certo, non devi mostrare a chiunque la tua piaga e hai bisogno anche di una veste con la quale coprire la tua ferita e sottrarla agli occhi dei curiosi. Abbi il fiuto giusto per capire dove è opportuno mostrare le ferite e dove è meglio coprirle.

    (da: Scoprire i Santi per la nostra vita, Queriniana 2004, pp. 217-221)



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