28 agosto
Agostino
Attingi al vecchio, abbi coraggio per il nuovo
Anselm Grün

Nessun altro teologo ha influenzato forse il pensiero dell'Occidente come Agostino. Agostino è l'uomo che cerca per antonomasia. È detto il genio del cuore, il maestro della grazia. Con la sua teologia egli ci fa partecipi della sua personale ricerca della verità, di Dio. Le sue Confessioni autobiografiche sono il chiarissimo psicodramma esistenziale che ci è stato lasciato da un uomo dell'antichità. Quest'uomo è grande anche perché ebbe il coraggio di parlare di sé e dei suoi errori, dei suoi sentimenti più reconditi e dei suoi desideri. Egli ci fa partecipare della felicità che provò quando scoprì Dio in se stesso. La sua memoria è celebrata il 28 agosto.
Agostino nacque nel 354 a Tagaste, nel Nord Africa. Suo padre, Patrizio, era pagano e si convertì al cristianesimo solamente poco prima di morire. La madre, Monica, era una pia cristiana che per l'intera vita si occupò del suo straordinario figlio. Agostino ricevette una formazione di base che gli consentì di seguire la carriera dell'insegnamento della retorica. Quest'uomo giovane e inquieto possedeva un amore ardente per la bellezza che notiamo ancora oggi nello stile del suo discorso. Agostino ha trovato delle espressioni meravigliose per esprimere il mistero della vita umana. A partire da quando aveva 18 anni, Agostino visse con una donna che gli diede un figlio a cui mise nome Adeodato, 'dato da Dio'.
Agostino legge Cicerone e viene in contatto con i gruppi dei manichei, una setta cristiana che disprezzava il corpo. Contro la volontà della madre, che nel frattempo era rimasta vedova, Agostino parte di nascosto per Roma e qui viene presto ammirato come maestro. Il prefetto della città lo invia poi a Milano con una sua raccomandazione. La madre lo accompagna a Milano. Qui Agostino studia Platone che lo affascina. Ancor più lo colpiscono le prediche del vescovo di Milano, sant'Ambrogio. Incomincia adesso a leggere la Bibbia, che sino a quel momento aveva disprezzato per il suo stile troppo semplice. La sua vita viene radicalmente cambiata da un'esperienza diventata famosa. Mentre sta in giardino, un bambino gli dice: «Tolle, lege – Prendi e leggi». Egli legge la lettera ai Romani e ne viene profondamente toccato, anzi sconvolto. È l'avvio della sua conversione. Adesso si fa battezzare da Ambrogio e si separa dalla sua (seconda) donna. Abbandona l'insegnamento che gli dava fama e si ritira a scrivere dialoghi di filosofia. Sua madre Monica muore a Ostia, mentre voleva tornare in Africa con lui. In Africa Agostino vende le proprietà paterne e fonda con alcuni amici una specie di comunità monastica. Ha bisogno di avere questi rapporti amichevoli. Sine amico nihil amicum, dice: «Senza un amico non hai nulla di amichevole». Dura solamente tre anni la tranquillità con la cerchia dei suoi amici. Il vescovo di Ippona lo consacra sacerdote e lo nomina predicatore, ma dopo soli quattro anni viene lui stesso eletto vescovo di Ippona. Da vescovo tiene delle prediche che entusiasmano i suoi ascoltatori. Segue l'attività amministrativa, che adesso lo occupa più intensamente, e continua a scrivere i suoi libri. Sono giunti fino a noi 113 libri, 218 lettere e 500 prediche, una produzione spirituale con la quale egli ha influenzato come nessun altro il pensiero della sua epoca. Nell'anno 410 deve vedere la capitale dell'impero romano conquistata dai Visigoti e assistere con la sua caduta anche al crollo di tutto un mondo culturale. Stando ancora pienamente nella cultura antica, Agostino sperimenta il crollo del mondo spirituale che lo ha plasmato. Lui stesso quindi diventa testimone di questo passaggio e, come nessun altro, influenza anche il pensiero dei secoli successivi.
Agostino viene sempre raffigurato come dottore della chiesa con un cuore trapassato da una freccia. Questa rappresentazione deriva da alcune parole scritte da lui stesso nelle Confessioni: «Tu hai colpito il nostro cuore con il tuo amore e noi portiamo in noi le tue parole come frecce conficcate nel cuore». Questo grande dottore e teologo ci permette di osservare il suo cuore ferito e ci insegna una verità perenne: la parola di Dio che noi spieghiamo non è qualcosa di esteriore su cui possiamo riflettere in maniera oggettiva. Quella parola ci colpisce nel cuore. Ci ferisce. Per fare teologia non serve una mente fredda. Si può fare teologia solamente partendo dal cuore ferito. La teologia però ha bisogno anche di una bellezza di linguaggio che sia all'altezza della bellezza dell'amore di Dio. Si può applicare ad Agostino ciò che lui diceva delle prediche esemplari del suo maestro Ambrogio: «Mentre notavo l'eloquenza del suo discorso, mi convincevo della verità dei suoi asserti». Chi annuncia la parola di Dio deve quindi preoccuparsi anche di usare un linguaggio che sia all'altezza del mistero di Dio. Nella teologia e nella predicazione dobbiamo avere il senso della bellezza, il senso della tenerezza, il senso dell'amore. Solo così raggiungeremo le persone. Agostino ci mostra questo atteggiamento nella sua vita: egli è profondamente colpito dalla rovina del mondo antico, ma non cade nella rassegnazione: attingendo all'antico, egli plasma il nuovo. Con i suoi pensieri, con la sua sincera ricerca, con il suo cuore aperto egli ha plasmato le epoche successive e ha suscitato in molti il desiderio ardente di Dio.
Ognuno può domandare a se stesso: a che cosa attingi tu? Quali sono le tue radici? Che cosa impronta il tuo pensare e il tuo sentire? E, nella vita di ogni individuo, può produrre continuamente effetti anche questo impulso positivo: guardati indietro con gratitudine, osserva ciò che hai ricevuto dalle persone che ti hanno preceduto, dai tuoi genitori e dai tuoi maestri, ma abbi anche il coraggio del nuovo, non solo il coraggio delle nuove idee che altri portano in questo mondo. Il nuovo può emanare luce sfavillante anche per opera tua. Dio è l'eternamente nuovo. Egli ha posto con te anche il tuo nuovo inizio. Per mezzo tuo egli vuole portare in questo mondo parole nuove, pensieri nuovi, soluzioni nuove. Da' forma nuova alla tua vita, come ti chiede il Dio eternamente nuovo.
(da: Scoprire i Santi per la nostra vita, Queriniana 2004, pp. 32-36)















































