Il mercato del lavoro,
il sistema scolastico
e l'esclusione di genere
Scheda dal 26° Rapporto Eurispes 2014
«L'ESCLUSIONE SOCIALE IN ITALIA
SI ALIMENTA CON RIFERIMENTO
ALLE CONDIZIONI SUL MERCATO DEL LAVORO;
È INTENSA, COLPISCE I GIOVANI E LE DONNE,
CONDUCE ALL'AUTOMARGINALIZZAZIONE.
LA SEVERA DEPRIVAZIONE MATERIALE
COMPROMETTE SERIAMENTE LA POSSIBILITÀ
DI UNA VITA DIGNITOSA:
GLI INDICATORI SEGNALANO
PER IL NOSTRO PAESE
UNA SITUAZIONE DI GRAVE SOFFERENZA.
I GIOVANI E LE DONNE
SONO LE PRINCIPALI VITTIME
DELL'ESCLUSIONE DAL MERCATO DEL LAVORO:
IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE
HA VALORI RECORD RISPETTO ALL'EUROPA;
IL PIÙ ALTO GENDER GAP SI HA NEL TASSO DI DISOCCUPAZIONE
DI LUNGA DURATA, CHE È L'ANTICAMERA
DI UN'ESCLUSIONE PERMANENTE».
Il mercato del lavoro. Il tasso di occupazione è il rapporto percentuale tra occupati tra i 20 e 64 anni e la popolazione della stessa classe di età. Dal 2005 al 2007, in Europa (non vi sono differenze significative tra i due aggregati Ue28 e Area Euro) vi è un miglioramento dell'indicatore, ma la crisi lo ha riportato, nel 2012 (61%), al livello del 2005 (61,6%). Gli obiettivi fissati da Europa 2020 per l'Europa (Ue28) e l'Italia sembrano assai lontani. L'Italia, ad esempio, dovrebbe incrementare l'occupazione in 8 anni di ben 6 punti percentuali. In riferimento ai quattro grandi paesi europei l'Italia mantiene un gap costante con Francia e Regno Unito, mentre con la Germania il divario è cresciuto del 20%. In Italia la condizione meridionale risulta molto peggiorata rispetto a quella del Centro-Nord, dove si mantiene in posizione privilegiata il Nord-Est. In particolare, nel 2012, i territori con maggiore occupazione sono Provincia autonoma di Bolzano (76,9%), Emilia Romagna (71,8%), Valle d'Aosta (70,6%), mentre quelli con minore occupazione sono Campania (43,7%), Calabria (45,2%) e Sicilia (44,9%). Andando ancora più in profondità, a livello provinciale (Province a statuto ordinario), possiamo individuare i picchi superiori e inferiori tra Centro-Nord e Mezzogiorno nel 2012. Nel Centro-Nord, i record positivi riguardano: Modena (69,4%). Bologna (68,4%), Forlì-Cesena (67,6%); mentre quelli negativi sono nel Lazio: Frosinone (48.6%), Viterbo (53,1%) e Latina (53,2%). Nel Mezzogiorno i record positivi riguardano L'Aquila (59,7%), Olbia Tempio (57,5%), Teramo e Pescara (entrambe con 5-.4%); mentre quelli negativi sono Napoli (36,6%), Crotone (36.9%) e Vibo Valentia (38,3%).
Il tasso di disoccupazione è il rapporto percentuale tra le persone in cerca di occupazione dai 15 anni in su e le forze di lavoro. Nel 2012 tale tasso era al 10,7%, maggiore di tre punti rispetto al 2005. L'Italia ha mantenuto una posizione relativamente migliore rispetto all'Area euro e all'Ue28. In particolare, la Spagna ha più che raddoppiato la sua distanza dall'Italia, mentre la Germania in sette anni ha ribaltato la sua posizione rispetto all'Italia: nel 2005 il tasso di disoccupazione tedesco era pari a una volta e mezzo quello italiano, mentre nel 2012 è pari solo alla metà. La Francia, che partiva da una posizione peggiore rispetto a quella italiana, nel 2012 ha fatto registrare un valore simile. Infine il gap con il Regno Unito si è ridotto. A livello regionale i record negativi appartengono a Campania (19,3%), Calabria (19,3%) e Sicilia (18,6%), mentre i territori meno colpiti da questa piaga sono le Province autonome di Bolzano (4,1%) e Trento (6,1%) e la regione Veneto (6,6%). Il gap di disoccupazione non solo è rilevante (con valori del Centro-Nord pari a circa la metà di quelli del Mezzogiorno) ma, soprattutto, tende ad aumentare nel tempo. A livello provinciale i record positivi appartengono al Centro- Nord: Verona (4,5%), Reggio Emilia (4,8%), Modena (5,8%); mentre quelli negativi sono Massa Carrara (13%) e le province laziali di Latina (13,9%), Frosinone e Viterbo (entrambe con 12,8%). Nel Mezzogiorno i record positivi riguardano Isernia (8,6%), L'Aquila (9,6%), Teramo (9,8%); mentre i record negativi si riferiscono a Crotone (25.4%), Napoli (22,6%), Enna (22.4%). Per disoccupati di lunga durata l'Istat intende persone in cerca di occupazione da almeno un anno (12 mesi). L'Italia, partendo, nel 2005, da una posizione relativamente migliore rispetto all'Europa, è indietreggiata raggiungendo nel 2012 un valore pari a 5,61%.
Il tasso di disoccupazione giovanile è il rapporto percentuale tra le persone in cerca di occupazione in età 15-24 anni e le forze di lavoro (occupati e persone in cerca di occupazione) della corrispondente classe di età. L'Italia ha un gap preoccupante rispetto all'Europa durante tutto il periodo considerato e raggiunge nel 2012, con un valore del 35,3%, un distacco di 10 punti. Il confronto con Germania, Francia, Spagna e Regno Unito è impietoso. A livello regionale i valori più bassi appartengono a Bolzano, Trento e Veneto (con valori pari, rispettivamente, a 11,6%, 20,5% e 23,7%); quelli più alti a Calabria (53,5%), Basilicata (49,5%) e Sicilia (47,3%). Nel 2012, i record positivi del Centro-Nord appartengono a Reggio Emilia (17,6%), Parma (19,2%), Verona (19,7%); quelli del Mezzogiorno a Barletta-Andria-Trani (21,5%), Isernia (24,4%) e Teramo (26,9%). I record negativi del Centro-Nord sono quelli di Massa Carrara (64,2%), La Spezia (52,3%), Viterbo (44,6%); mentre quelli del Mezzogiorno sono Crotone (68%), Cosenza (62,5%) ed Enna (60,5%).
Il tasso di scoraggiamento è il rapporto percentuale tra popolazione che ha rinunciato a cercare lavoro perché scoraggiata e forza lavoro. Nel 2012, rispetto al tasso italiano, quello tedesco è pari a circa un quarto. quello francese e del Regno Unito a un decimo, quello spagnolo alla metà, anche se quest'ultimo è cresciuto con la crisi. Tale fenomeno in Italia è andato sempre crescendo dal 2005 e la crisi ne ha soltanto accelerato la dinamica.
Esclusione e istruzione. L'altro importante canale di esclusione e inclusione è il sistema scolastico. La prima variabile considerata è il tasso di abbandono scolastico che misura la percentuale della popolazione 18-24 anni con al più la licenza media e che non frequenta altri corsi scolastici o svolge attività formative superiori ai 2 anni. Nel confronto europeo l'Italia ha migliorato notevolmente la sua posizione dal 2005 al 2012 passando dal 22,3% al 17,6%. Per questo il target del 15% nel 2020 sembra raggiungibile. La situazione italiana resta, comunque, di forte ritardo rispetto ai grandi paesi europei: Germania, Francia, Regno Unito presentano valori pari a circa due terzi. La Spagna, che ha avviato un rilevante processo di catching-up nei confronti dei suddetti paesi, negli ultimi anni ha visto volgere a proprio favore il confronto con l'Italia. L'evidenza empirica a livello di ripartizione geografica ripropone il classico dualismo CentroNord,Mezzogiorno, ma nel 2012 lo scenario è leggermente più articolato per le regioni virtuose, che sono Molise (10%), Provincia autonoma di Trento (12%), Abruzzo (12,4%); mentre quelle più colpite dal disagio sono Sardegna (25,5%), Sicilia (24,8%) e Campania (21,8%). La Puglia è la regione che ha avuto in questo periodo il maggior decremento, pari a circa 10 punti percentuali, passando dal 29,2% del 2005 al 19,7% del 2012. A contare veramente sono, ovviamente, le competenze acquisite nel percorso scolastico. Secondo l'indagine Ocse-Pisa l'Italia ha livelli abbastanza al di sotto della media dei paesi Ocse, e, nello specifico. di Francia e Regno Unito, mentre è rilevante il divario negativo in matematica e scienze con la Germania, e siamo lievemente al di sopra della Spagna. Considerando la variazione percentuale media annuale dalla prima rilevazione Ocse-Pisa (2012), l'Italia presenta un andamento molto positivo rispetto alla media, ad eccezione, però, della Germania per quanto concerne i punteggi in lettura perché in quel paese il miglioramento è stato il triplo rispetto a quello italiano. La disaggregazione a livello di ripartizione geografica evidenzia come gli studenti settentrionali abbiano perfomance molto al di sopra della media, mentre quelli meridionali gravemente al di sotto: infatti, data la media Ocse pari a circa 495, il Nord ha punteggi maggiori di 500, e il Meridione inferiori a 480.
I Neet (Not in Education, Employment or Training) rappresentano «la quota di popolazione in età 15-29 anni né occupata né inserita in un percorso di istruzione o formazione. Tali individui sono soggetti ad una esclusione dal mercato del lavoro e dal sistema scolastico o formativo (formale o informale) che, se prolungata, compromette seriamente la probabilità di assunzione nel futuro. Il confronto dell'Italia con l'Europa è molto grave: con riferimento alla medie dell'Ue28 e dell'Area Euro, la differenza, che era di 5 punti percentuali nel 2005, è raddoppiata nel 2012, con un valore italiano pari al 27%, oltre un quarto dei giovani tra i 15 e i 29 anni. Nello specifico il gap coi quattro grandi paesi europei (Germania, Francia, Regno Unito e Spagna), già molto elevato, è ulteriormente aumentato nel periodo della crisi. Il caso più eclatante è quello tedesco: il tasso nel 2005 era pari al 75% di quello italiano, nel 2012 è circa un terzo. I divari regionali sono costanti e rilevanti con un Mezzogiorno che, nel 2012, aveva una percentuale di oltre il doppio di quella europea. Le regioni più virtuose sono le Province autonome di Bolzano (con un valore "europeo" del 10,6%) e Trento (16,4%), e la Lombardia (19,1%); le regioni più colpite sono Sicilia (39,9%), Campania (38%) e Calabria (37,8%).
Esclusione di genere. Dal confronto europeo, emerge che in Europa il gender gap è quasi inesistente per quanto riguarda la disoccupazione, mentre il tasso di occupazione delle donne europee è di circa il 20% in meno di quelli degli uomini. In Italia, invece, nel mercato del lavoro esiste un grave problema di esclusione di genere: caso eclatante è quello della disoccupazione di lunga durata, che colpisce le donne per quasi il 30% in più degli uomini. A livello regionale si nota come il gender gap nel tasso di occupazione meridionale sia molto inferiore a quello del Centro-Nord. Vi è, invece, un preoccupante gender gap nel tasso di disoccupazione giovanile nelle regioni del Centro Italia (poco più del 120%).
Nel Centro-Nord, il record positivo di tasso di occupazione appartiene a Ferrara (differenza percentuale tra il tasso maschile e quello femminile del 9,2%), Modena (9,8%) e Bologna insieme ad Aosta (9,9%); mentre il record negativo riguarda due province laziali, Frosinone (26,7%) e Latina (24,9%), e, in Lombardia, Sondrio (25,2%). Nel Mezzogiorno, i record positivi riguardano tre province sarde, Ogliastra (10,7%). Sassari (15,3%). Nuoro (16,2%); mentre i record negativi riguardano due province pugliesi Barletta-Andria-Trani (33,9%) e Taranto (29,9%) e, in Sicilia, Trapani (16,2%). L'abbandono in Europa come in Italia è una questione che riguarda prevalentemente i maschi, per cui il gender gap è a sfavore di questi ultimi. In Italia le femmine che abbandonano precocemente gli studi sono pari al 70,7% dei maschi.
(Analisi su dati Istat ed Eurostat)

