Aspettavo senza sapere

    di essere atteso

    Federico Rocca *

    Fine ottobre 2004, oratorio san Bernardino di Chiari (BS).
    Mi ritrovo ad un evento MGS della mia ispettoria "Lombardia Emilia" a causa di un raggiro di una suora salesiana della casa di Lecco (delle quali sono onoratissimo ex-allievo).
    Prima di quel momento non avevo mai incontrato un salesiano e di Don Bosco ne sentivo parlare ogni tanto durante il “buongiorno”: momento iniziale di ogni giornata che, insieme alla “buonanotte”, è caro a tutta la famiglia salesiana.
    L’accoglienza che i salesiani hanno riservato a tutti i ragazzi venuti all'evento mi ha colpito a tal punto da volerne conoscere uno da vicino.
    Allora mi sono informato con chi potessi fare una chiacchierata. Mi dicono di aspettare fino alla fine delle attività. OK, aspetto. Verso mezzanotte un tizio mi accompagna al bar dell’oratorio e mi dice che di lì a un po' arriverà don Erino. Che nome strano…
    Ormai sono in ballo e aspetto!
    Ed ecco che entra un giovane prete tutto trafelato, con una lunga sciarpa che gli arriva fino a terra. Posa i fogli su un tavolino, si avvicina e mi fa: “Sei Federico?” “Sì.” “Vieni, facciamo due passi in cortile…”.
    Una volta fuori, mi prende sottobraccio: “Dai, raccontami!”.
    Per un momento mi sento spaesato, poi mi faccio coraggio e: “Scusi, ma lei chi è?”.
    “Ah già, scusa! Mi sono dimenticato di presentarmi… sono don Erino! Mi hanno detto che mi cercavi e mi sa che ti ho fatto aspettare un bel po'…”.
    Il mio incontro, il mio vero incontro con Don Bosco è andato proprio così…
    Attendere qualcuno, per poi scoprire, durante l’incontro, di essere atteso. Da quella volta in poi Don Bosco è il mio santo. È entrato nella mia vita come un treno in corsa, mi ha letteralmente smontato in modo che potessi vedermi per quello che sono, mi ha posto davanti una meta che mai mi ero immaginato di desiderare davvero, mi ha fatto capire che io, proprio io, potevo o dovevo vivere "alla grande", cioè essere felice, essere santo.
    Potrei dire adesso, come ho poi scoperto in una pagina della Bibbia: “mi hai sedotto e io mi sono lasciato sedurre”.
    E questa seduzione ha portato a scelte concrete nella mia vita. Innanzitutto il vivere la Spiritualità Giovanile Salesiana nel quotidiano e col quotidiano: lavoro, fidanzamento, relazioni amicali, disponibilità ordinaria (e qualche volta anche straordinaria, come dicono i miei... beh, a dire il vero loro dicono "troppo") a livello territoriale nel MGS.
    Ma la scelta più grande e più bella è stata quella di abbracciare totalmente lo stile salesiano di vivere la vita, di affrontare le gioie e le sofferenze di ogni giorno. Saper meditare su ciò che accade nella mia esistenza ma anche mettersi in gioco e darsi da fare.
    In ogni posto in cui vado Don Bosco è con me e nel mio piccolo cerco sempre di lasciare un pezzo di Paradiso a tutti: non fa male, anzi aggiusta tutto!
    Con la donna che Dio mi ha posto accanto abbiamo deciso che tutta la nostra vita sarà all’insegna dell’amore di Dio ai giovani e che la nostra via per la santità passerà proprio attraverso lo stile salesiano: con la promessa di "felici nel tempo e nell’eternità"! (ecco, attraverso la foto dichiaro che noi due siamo una sola scelta).
    Di padre in figlio (o di coppia in figli), se Dio vorrà.
    Don Bosco per me è vivo, davvero vivo, perché l’ho incontrato. Gesù è davvero vivo perché Don Bosco me lo ha mostrato!

    * 29 anni, laureato in ingegneria matematica, lavora come programmatore industriale.
    È membro uscente della consulta nazionale MGS e attivissimo - per quello che lavoro e preparazione al matrimonio permettono - nelle attività territoriali del MGS.