Interventi sui giovani
al Sinodo
«La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana»
7-28 ottobre 2012
L'assenza di cura per le nuove generazioni
Mons. Stanisław GĄDECKI, Arcivescovo di Poznań (POLONIA)
I nostri giovani si trovano oggi in una condizione insostenibile. Da una parte essi sono gettati con grande anticipo sulla loro età mentale in un mondo ricchissimo di informazioni, saperi, sensazioni, opportunità di incontro, ma, dall'altra parte, sono lasciati soli dagli adulti nel loro percorso di formazione.
Nessuna epoca come la nostra ha conosciuto una libertà individuale e di massa come quella che sperimentano i nostri giovani. Ma a questa libertà non corrisponde nessuna promessa sull'avvenire, perché la vecchia generazione ha disertato il suo ruolo educativo.
Il problema odierno è quello dell’assenza di cura che gli adulti manifestano verso le nuove generazioni. Non che gli adulti in generale non siano preoccupati per il futuro dei loro figli, ma la preoccupazione non coincide col prendersi cura. La preoccupazione dei genitori non è in grado di offrire sostegno alla formazione. Come in una sorte di Edipo rovesciato sono i padri che uccidono i loro figli.
Questa situazione richiede una risposta adeguata. Gli adulti - in particolare questi, quali si sono allontanati della Chiesa - devono riassumere la loro responsabilità.
Nella nostra diocesi abbiamo cercato di aiutarli in questo, proponendo una catechesi degli adulti svolta da parte degli altri adulti. Giacché le giovani generazioni di solito confrontano la loro fede con la fede degli adulti, i genitori battezzati possono di nuovo - a causa dell'amore dei loro bambini - diventare loro primi e indispensabili catechisti.
Sono gli adulti catechisti, che - come testimoni di fede, e portatori dei contenuti di fede - talvolta meglio degli sacerdoti preparano gli altri adulti al loro compito educativo.
Ciò non è possibile senza appoggiarsi alle comunità evangelizzanti, le quali aiuteranno persone evangelizzate (sia gli adulti non battezzati, i quali hanno bisogno d'essere condotti all'incontro con Cristo, sia gli adulti battezzati, i quali si sono allontanati dalla fede, sia i battezzati che desiderano approfondire la loro fede).
Le strade d'arrivo agli adulti, i quali sono smarriti non dovrebbero necessariamente attraversare le parrocchie, ma piuttosto gli ambiti ai quali loro si identificano; sia le comunità (per esempio: dei club, ospedali, carceri, le case per i madri con bambini, i genitori dei bambini che si preparano alla prima comunione o al battesimo, i luoghi dell'attività umana), sia i luoghi della loro educazione (asilo, scuola, università, il mondo della cultura, mass media).
Giovani affamati di Cristo
Mons. György UDVARDY, Vescovo di Pécs (UNGHERIA)
Nella Città di Pécs, davanti alla cattedrale si trova una grandissima piazza, dove i giovani si raccolgono quasi ogni sera e si appoggiano sulle sporgenze della chiesa. Conversano, giocano, a volte vociferano, altre volte fanno baldoria. Guardandoli mi coglie spesso il sentimento della perplessità, a volte quello dello sdegno, ma soprattutto quello della responsabilità: sono loro la “folla affamata”. Prendendo coraggio su me stesso, diverse volte sono andato giù ad incontrarli. Sono rimasto sorpreso dalla loro apertura: accettavano con grande gioia l’iniziativa di un rapporto e mi hanno raccontato molto volentieri e tanto sui loro studi, condizioni di abitazione, preoccupazioni, gioie, rapporti. Eppure questi giovani hanno formulato molte domande sincere sul senso della vita, sulla ragione, sulla verità come tali. Ed erano curiosi di avere sempre la mia opinione personale, in maniera accentata: “Signor Vescovo, dica quello che Lei pensa veramente!”. Essi vogliono conoscere Gesù. Uno dei giovani mi ha detto: “Non mi racconti come era buono Cristo, il Figlio di Dio, ma mi dica di Gesù che viveva come persona umana, come era capace di amare e diventare Figlio obbediente!”. Un altro giovane mi ha parlato in questo modo: ”Io sono stufo del fatto che tutti mi elencano le varie opinioni possibili su tutte le cose. Se guardo da questo lato, è così, se dall’altro lato, è diverso: mi dica chiaramente ciò che è buono, ciò che devo fare! Ci insegni!”
Da allora, parecchi di loro partecipano alla catechesi del primo venerdì del mese e poi all’adorazione eucaristica silenziosa. Durante questa, diversi di loro si confessano o rivolgono delle domande ai sacerdoti presenti. Infine preghiamo insieme la litania del Sacro Cuore di Gesù a cui sono molto affezionati e l’incontro si conclude con un agape.
Imparo molto da questi incontri serali, attraverso i giovani: sul modo di annunciare il Vangelo, sulla nuova evangelizzazione. Ma imparo soprattutto dal Maestro che, secondo il racconto dei discepoli di Emmaus, si associa al nostro cammino ed interpreta ed illumina gli eventi della nostra vita. Permettetemi di sottolineare alcuni elementi tra questi:
Devo mettermi a cercare le forme nuove, forse insolite dei rapporti con le persone, del modo in cui mi posso associare alloro cammino; bisogna ascoltare le domande delle persone e conviene estenderle verso la ragione, verso la razionalità; continuo ad imparare come formulare in maniera personale e convincente l’insegnamento sicuro della Chiesa, affinché esso non sia mera opinione ma vera Certezza; cerco le occasioni per esporre sistematicamente l'insegnamento della Chiesa; cerco le forme di espressione vecchie e nuove che possono aiutare le persone nella preghiera, nella consacrazione dei giorni della vita; cerco le occasioni adeguate per celebrare i sacramenti (soprattutto quello del Perdono), per la degna adorazione dell’Eucaristia.
Un approccio dinamico
Mons. Salutaris Melchior LIBENA, Vescovo di Ifakara (TANZANIA)
Nella regione dell’AMECEA, i giovani costituiscono il gruppo più numeroso della popolazione cristiana. Molti di loro vivono nell’incertezza, nella paura, nell’impotenza, nella disperazione e nella mancanza di speranza a causa delle sfide sociali, economiche e politiche con le quali si devono confrontare. Tuttavia, la Chiesa non è capace di prepararli in modo adeguato a rispondere alle questioni che emergono nel mondo attuale.
Dall’altra parte, i giovani cercano di conoscere e di comprendere la loro relazione con Cristo. Cercano di trovare un posto e un ruolo nella vita della Chiesa. Non come spettatori, ma come veri protagonisti nei limiti del loro mondo e delle loro esperienze di vita. Nonostante i numerosi sforzi per adeguare il ministero pastorale dei giovani, molti di loro si allontanano dalla Chiesa.
Occorre elaborare approcci di fede dinamici e rilevanti al ministero dei giovani, e al contempo rafforzare l’apostolato e l’animazione dei movimenti giovanili esistenti. In ogni parrocchia è necessaria la presenza di movimenti e associazioni giovanili per aiutare i giovani a discernere lo spirito di Dio. Occorre nominare cappellani idonei per i giovani, affinché li accompagnino in ogni fase della loro crescita umana e spirituale. In tutti i programmi di formazione degli istituti di insegnamento deve essere proposta regolarmente la fede. Trattandosi del gruppo che deve affrontare rapidi mutamenti nella società, occorre migliorare l’apostolato dei media.
Ovunque nel mondo i giovani sono il futuro della Chiesa e quindi devono occupare un posto di rilievo in tutti i programmi di evangelizzazione. La cura pastorale dei giovani deve essere chiaramente parte del piano pastorale di tutte le parrocchie e diocesi, affinché i giovani possano scoprire presto l’importanza del dono di sé, mezzo essenziale perché una persona raggiunga la maturità. Tutti noi abbiamo un ruolo da svolgere nell’attirare i giovani a Cristo e nell’edificare il Regno di Dio. Il modo più efficace è attraverso la testimonianza personale, l’amicizia, le celebrazioni sacramentali, la preghiera e le attività di gruppo. Non abbiamo dunque altra scelta, come Chiesa, che quella di prendere sul serio la questione dei giovani e della fede.
Tre stadi per formare i discepoli, un'esperienza con studenti universitari
Curtis A. MARTIN, Fondatore e Presidente del "Fellowship of Catholic University Students" - FOCUS (STATI UNITI D'AMERICA)
Ritengo sia utile considerare la Nuova Evangelizzazione come uno strumento per realizzare il tema centrale del Vaticano II, vale a dire l’universale chiamata alla santità.
I laici cattolici devono riconoscere la propria corresponsabilità a evangelizzare.
Nel mio lavoro con gli studenti universitari ci siamo serviti di un semplice processo in tre stadi per formare i discepoli: conquistare, edificare, inviare.
1. Conquistare - Noi, che abbiamo incontrato Gesù, usciamo e amiamo gli altri, perché Gesù ci ha amati per primo. Quando facciamo amicizia con loro, li presentiamo al nostro amico più grande, Gesù.
2. Edificare - Una volta che hanno incontrato Gesù, li prepariamo nella conoscenza e nella pratica della fede. C’è una crisi di fede e molti cattolici non hanno abbracciato il magistero della Chiesa, non sanno che Gesù è veramente presente nell’Eucaristia, né conoscono l’infallibilità della Sacra scrittura. Non hanno accettato insegnamenti difficili, come quello della Humanae vitae; senza la pienezza della fede cattolica, l’autentico rinnovamento è impossibile. Dobbiamo essere trasformati.
3. Inviare - Quando questi giovani discepoli crescono nella loro pratica della fede, vengono inviati, seguiti dalla nostra attenzione continua, a iniziare nuovamente questo processo. La santità impegna per tutta la vita, ma l’opera di evangelizzazione può iniziare subito dopo un incontro autentico con Gesù; si pensi alla samaritana accanto al pozzo.
Ecco alcuni vantaggi del discepolato:
1) Lo possono fare tutti, è universale;
2) Si fonda sull’amicizia; quindi quanti vi partecipano sono conosciuti, amati e assistiti;
3) Gli evangelizzati riconoscono le proprie vocazioni;
4) Il potere esponenziale di questo modello biblico è ineguagliabile nella sua capacità di raggiungere il mondo.
Gesù ci ha detto: “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli” (Gv 15, 8).
Agenti attivi di evangelizzazione
Fr. Alvaro Antonio RODRÍGUEZ ECHEVERRÍA, F.S.C., Superiore Generale dei Fratelli delle Scuole Cristiane (COSTA RICA)
Personalmente ritengo che le nuove generazioni, senza distinzione di continenti o di differenze culturali, debbano essere il campo d’azione privilegiato della Nuova Evangelizzazione, non soltanto come ricettori passivi, bensì come agenti attivi, ricordando le parole di Giovanni Paolo II, quando affermava che i giovani sono i migliori apostoli dei giovani. La loro presenza e una loro parola nel Sinodo probabilmente ci avrebbero permesso di avere una visione più lungimirante del futuro.
Da parte nostra è importante conoscere il loro mondo e compiervi uno sforzo di inculturazione. Conoscere i loro bisogni, le loro angosce, gli interrogativi, le aspirazioni e le speranze, e offrire loro il Vangelo che è sempre Buona Novella. È importante partire dalla vita, poiché i giovani si disinteressano al messaggio cristiano nella misura in cui esso si presenta al loro intelletto come ideologia, imposta dall’esterno in modo autoritario oppure, deduttivamente, partendo da principi svincolati dalla vita reale. Per questo il nostro ruolo principale è di aiutare ogni giovane a sentirsi amato, apprezzato, benedetto, importante e necessario per gli altri.
La Nuova Evangelizzazione per i nostri giovani e per chi li accompagna deve essere una chiamata a ritornare al Vangelo e a scoprire che il nucleo centrale della nostra fede è un incontro personale con Gesù Cristo che conduce a una comunità di discepoli. La nostra missione nei confronti dei giovani è quella di essere compagni nella ricerca, umili guide che aiutano a scoprire un cammino e a dare un senso alla vita. Più che maestri che insegnano dall’alto o giudici che giudicano e condannano dall’esterno, siamo chiamati a essere fratelli e sorelle che accompagnano dall’interno. I giovani sono una nuova notizia per il mondo, ma noi dobbiamo domandarci come fare affinché la Buona Novella di Gesù sia buona novella per loro. In un’epoca come la nostra, in cui i giovani cercano qualcosa di più e sono aperti alla spiritualità, dobbiamo educarli all’incontro con Dio nel proprio intimo, che colmerà il loro vuoto esistenziale e permetterà loro, come fece Gesù, di vedere la realtà, di commuoversi davanti ad essa e di impegnarsi in un’azione trasformatrice.
L'esperienza della GMG
Guzmán CARRIQUIRY, Segretario della Pontificia Commissione per l'America Latina (URUGUAY)
Vorrei richiamare l’attenzione su un evento importante dell’Anno della Fede, un evento che rientra nella nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede alle nuove generazioni. Mi riferisco alla Giornata Mondiale della Gioventù, presieduta, se Dio vuole, dal Santo Padre, che si terrà a Rio de Janeiro a luglio del prossimo anno.
Questo importantissimo appuntamento invita provvidenzialmente a una grande mobilitazione educativa e missionaria dei giovani latinoamericani. I nostri giovani si aspettano molto dalla Chiesa, pur essendo più o meno vicini o più o meno lontani da essa. Chi potrà dare ai giovani ragioni di vita e di speranza se non la Chiesa? Chi potrà soddisfare i loro aneliti di verità e amore, giustizia e felicità se non la testimonianza razionale, attraente e affascinante di Cristo?
Il cammino di preparazione a questo evento deve dimostrare la capacità delle comunità cristiane e dei movimenti ecclesiali di parlare al cuore e all’intelligenza di molti giovani, anche al di là dei confini ecclesiastici. Bisogna ravvivare la fede degli alunni dei nostri istituti scolastici cattolici. Non possiamo ignorare le gravi carenze nell’evangelizzazione del vasto mondo universitario. Si tratta di una buona occasione per promuovere iniziative di evangelizzazione per quel 20% di giovani latinoamericani che non studiano né lavorano e che sono emarginati, sconcertati, spesso sedotti dalla rete del traffico di droga e della violenza. Occorre coinvolgere i genitori e i nonni nel cammino dei giovani verso Rio. Infine, bisogna affrontare già da ora la sfida dell’educazione di tutti i giovani pellegrini per coniugare il loro entusiasmo con una riscoperta e un’adesione decise ai contenuti della fede cristiana.
Dal disagio alla gioia: un'esperienza forte
Chiara AMIRANTE, Fondatrice e Presidente della Comunità Nuovi Orizzonti (ITALIA)
In sei anni più di 250.000 persone hanno voluto impegnarsi nella nuova evangelizzazione per portare la rivoluzione dell’Amore nel mondo. Si sono inoltre moltiplicati i Centri e le iniziative di evangelizzazione: 174 tra Centri di accoglienza, di formazione all’evangelizzazione, famiglie aperte all’accoglienza; 152 equipe di Servizio impegnate in: comunicazione e mass media, animazione e spettacolo, formazione ed editoria, cooperazione internazionale e servizi sociali. Questo ci dà modo di incontrare una media di due milioni di persone all’anno con diverse iniziative di evangelizzazione e di renderci conto che, oggi, l’80% dei giovani che incontriamo (anche nelle scuole dei quartieri ‘in’) vivono situazioni di grave disagio. I giovani cercano la felicità nelle vie di ‘morte’ che i profeti di menzogna propongono con insistenza: successo, potere, denaro, piacere. È davvero fondamentale un rinnovato impegno nel primo annuncio, nell’utilizzazione dei media, nel testimoniare con la vita che Gesù è la via per la pienezza della Gioia, della pace, della vita.

