La pace nei Messaggi

    per la Giornata mondiale

    (1968-2013)

    Ricerca, progetto e traguardo

    Vittorio V. Alberti 

     gmp

    IL SIGNIFICATO DELLA PACE

    Tra le infinite riflessioni sulla pace e sulla guerra, ricordo che S. Freud sostenne che la guerra è «uno tra gli inconvenienti dell'esistenza», e che G.W.F. Hegel scrisse che «la storia si scrive con il sangue, la storia è un mattatoio». Ricordo inoltre un celebre aforisma di B. Spinoza, secondo il quale «la pace non è assenza di guerra: è una virtù, uno stato d'animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia»: un'idea, questa, che ricorda tanto l'enciclica Pacem in terris.
    I concetti e le realizzazioni della pace e della guerra - basti pensare al capolavoro di L. Tolstoj, che le richiama entrambe in modo lapidario - accompagnano e determinano l'intera storia della cultura, della religione, della politica: l'intera storia umana.
    Di recente ho avuto l'opportunità di avere un colloquio con il card. Roger Etchegaray, il quale mi ha raccontato che, una ventina di anni fa, intervenendo in un simposio a Roma, ha posto alla platea due domande: «Chiesa, che dici oggi della pace? Chiesa, che fai oggi per la pace?». A tali questioni ha aggiunto che, sebbene la pace sia sulla bocca di tutti, pochissimi portano nel cavo della propria mano i suoi semi. Questo, per dire che la pace - se guardata sul piano storico, metastorico, filosofico e teologico - altro non è che un processo, e un processo è qualcosa di dinamico, in cammino: un cammino, beninteso, il più delle volte frenato, ostacolato, represso, schiacciato brutalmente dal suo opposto, la guerra, sia che si tratti di guerra - come si dice - esteriore, che interiore: la guerra nell'animo umano.
    Come rispondere alle due domande del card. Etchegaray? Innanzitutto nella consapevolezza che, dal punto di vista ebraico e cristiano, è la Bibbia, fin dall'inizio, a offrire una lettura particolarmente cruda. La storia di Caino e Abele o, prima ancora, la lotta di coscienza che avviene in Adamo ed Eva, sono lì a ricordare che la guerra è questione incommensurabile nei fatti e nel tempo, e che la pace, la costruzione della pace, è appunto una costruzione, un itinerario che è sempre davanti a noi.
    Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa dedica amplissimo spazio e analisi al concetto di pace, vero e proprio architrave della dottrina e pratica cristiana. Basta ricordare una riga che apre un passaggio breve ma fondamentale. Al numero 490, si legge che: «La pace è il traguardo della convivenza sociale».
    Cos'è un traguardo? Un orizzonte verso il quale ci si muove. E come ci si muove? Attraverso la conversione (metànoia) e il discernimento. Cosa significa, questo, dal punto di vista della Chiesa cattolica? Che la Chiesa non offre soluzioni tecniche, ma centra la questione nell'essere umano: per traguardare la pace prospetta una visione e un percorso antropologici.
    Chi legge la Pacem in terris di Giovanni XXIII non troverà stratagemmi specifici e circoscritti in un tempo determinato per tirarci fuori da una guerra (sebbene il riferimento non poteva che essere, allora, la crisi dei missili a Cuba e, più in generale, la guerra fredda). L'Enciclica, in questo senso, si muove in una prospettiva metastorica. Giovanni XXIII, per così dire, ha compiuto l'operazione di Archimede: «datemi una leva e vi solleverò il mondo», cioè si è posto al di fuori della contingenza storica per centrare l'attenzione sulla natura del soggetto umano e sulla sua educazione alla pace che, in questo senso, è da intendersi come un processo dinamico di ricerca. E la ricerca è libertà e liberazione (lo si vede molto bene anche in Dante, per fare solo un esempio tratto dal cattolicesimo profondo).

    DESTINATARI E CONTENUTI DEI MESSAGGI

    È utile ricordare che i Messaggi per la giornata mondiale della pace sono diretti, ogni inizio anno (1 gennaio di ogni anno), ai governanti, ai diplomatici e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, e tracciano un orizzonte di temi intorno ai quali le argomentazioni si muovono e sviluppano non in modo tecnico, ma sul piano, appunto, dell'educazione umana, dunque sul piano dei principi morali alla luce del Vangelo. Va inoltre ricordato che si giunge (non tutti lo sanno) alla definizione del titolo, che alla fine è scelto dal Papa, attraverso una delle attività più interessanti del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace: una riunione inter-dicasteriale che riunisce i rappresentanti di tutto il governo della Santa Sede (della Curia romana), durante la quale avviene uno scambio libero e ricco sui problemi del mondo letti in molteplice chiave: teologica, politica, sociologica, ecc.
    Sui Messaggi, ciò che più mi sta a cuore è specificare l'intimo senso del miglioramento e della ricerca che imprimono al concetto di pace.
    Cosa significa? A breve elencherò i titoli dei Messaggi in mo do tale che il lettore, oltre ad avere sottomano una comoda elencazione - peraltro non facile da reperire - possa rendersi conto di un fatto molto semplice: che i Messaggi per la Giornata mondiale della pace riuniscono in sé la constatazione di un problema storico contingente e un impulso (cf. cammino, itinerario, ricerca, progetto, orizzonte, traguardo) di miglioramento nella storia. In questo senso, il cristiano (o anche il non cristiano che voglia prendere sul serio quanto affermato nei Messaggi) si sente coinvolto e motivato all'azione, al dinamismo, al movimento per migliorare lo stato di cose che, come detto precedentemente, il più delle volte risente dello stato di guerra, sia esteriore che interiore: beninteso, guerra che non va confusa con la dialettica che, invece, permette il dispiegarsi della libertà dei processi.
    Per restare alla comprensione del significato immediato della pace, come cioè condizione opposta a una guerra armata o a un violento conflitto sociale, è sempre presente, nei Messaggi, il riferimento al diritto, che poi è - dopo il Vangelo - la vera arma, anche della diplomazia della Santa Sede. Il diritto e la prevalenza della politica e, direi, del multilateralismo (in una parola, del dialogo) è, infatti, ciò che la Chiesa incessantemente raccomanda, teorizza, auspica, al quale forma.
    Cito ancora il Compendio, al n. 433: «La convivenza tra le Nazioni è fondata sui medesimi valori che devono orientare quella tra gli esseri umani: la verità, la giustizia, la solidarietà e la libertà» (cf., anche su questo, la Pacem in terris) e, ancora, al n. 434: «Il diritto si pone come strumento di garanzia dell'ordine internazionale, ovvero della convivenza tra comunità politiche che singolarmente perseguono il bene comune dei propri cittadini e che collettivamente devono tendere a quello di tutti i popoli, nella convinzione che il bene comune di una Nazione è inseparabile dal bene dell'intera famiglia umana. Quella internazionale è una comunità giuridica fondata sulla sovranità di ogni Stato membro, senza vincoli di subordinazione che ne neghino o ne limitino l'indipendenza. [.. .] La valorizzazione delle differenti identità aiuta a superare le varie forme di divisione che tendono a separare i popoli e a farli portatori di un egoismo dagli effetti destabilizzanti».
    A questo punto, abbiamo sommato più elementi chiave per capire i Messaggi che, al di là di tanta pubblicistica apologetica, si deve ammettere che, purtroppo, non sono molto letti e studiati, esattamente come le encicliche. Mea culpa, dunque, per tanti cattolici, laici o ecclesiastici.

    I TITOLI E LA SUCCESSIONE DEI MESSAGGI NEI TRE PONTEFICI

    Una piccola premessa di carattere generale: il primo è del 1968 ed è scritto da Paolo VI con alle spalle la potenza del concilio Vaticano II. L'ultimo è del primo gennaio 2013, ed è di Benedetto XVI. I Messaggi, dunque, finora sono 46.
    Riporto di seguito l'elenco che, lo ripeto, mette in evidenza il senso della ricerca e del miglioramento. Non impongono ma invitano. Non ordinano, ma incoraggiano. Spesso ho sentito dire anche da sacerdoti che, sulla pace, anche la Santa Sede fa tante chiacchiere ma risolve poco. Chi dice così trascura il fatto che al di qua di un Messaggio c'è la consapevolezza che l'individuo è libero. E se è libero, può o non può seguire quanto contenuto in tale messaggio. La Chiesa cattolica non è una potenza totalitaria: il cristianesimo è una realtà che cambia il cuore, per dirla con Carlo Maria Martini. Certo, è corpo mistico e anche secolo, ma la Santa Sede non è paragonabile a una formazione statuale come le altre. Credo sia bene comprenderlo a fondo. Ed ecco i titoli, per i quali è bene tenere a mente quanto detto da s. Francesco d'Assisi: «Signore fa' di me uno strumento della tua pace». Strumento, dùnque mezzo che richiama l'azione e la dinamica del pensiero e della ricerca libera.

    Paolo VI

    1968, Primo gennaio, Giornata Mondiale della Pace
    1969, La promozione dei diritti dell'uomo, cammino verso la pace
    1970, Educarsi alla pace attraverso la riconciliazione
    1971, Ogni uomo è mio fratello
    1972, Se vuoi la pace, lavora per la giustizia
    1973, La pace è possibile
    1974, La pace dipende anche da te
    1975, La riconciliazione, via alla pace
    1976, Le vere armi della pace
    1977, Se vuoi la pace, difendi la vita
    1978, No alla violenza, sì alla pace

    Giovanni Paolo Il

    1979, Per giungere alla pace, educare alla pace
    1980, La verità, forza della pace
    1981, Per servire la pace, rispetta la libertà
    1982, La pace, dono di Dio affidato agli uomini
    1983, Il dialogo per la pace, una sfida per il nostro tempo
    1984, La pace nasce da un cuore nuovo
    1985, La pace ed i giovani camminano insieme
    1986, Nord-Sud, Est-Ovest: una sola pace
    1987, Sviluppo e solidarietà: chiavi della pace
    1988, La libertà religiosa, condizione per la pacifica convivenza
    1989, Per costruire la pace, rispettare le minoranze
    1990, Pace con Dio Creatore, pace con tutto il creato
    1991, Se vuoi la pace, rispetta la coscienza di ogni uomo
    1992, I credenti uniti nella costruzione della pace
    1993, Se cerchi la pace, va' incontro ai poveri
    1994, Dalla famiglia nasce la pace della famiglia umana
    1995, La donna, educatrice alla pace
    1996, Diamo ai bambini un futuro di pace
    1997, Offri il perdono, ricevi la pace
    1998, Dalla giustizia di ciascuno nasce la pace per tutti
    1999, Nel rispetto dei diritti umani il segreto della pace vera
    2000, Pace in terra agli uomini, che Dio ama!
    2001, Dialogo tra le culture per una civiltà dell'amore e della pace
    2002, Non c'è pace senza giustizia non c'è giustizia senza perdono
    2003, Pacem in terris: impegno permanente
    2004, Un impegno sempre attuale: educare alla pace
    2005, Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il ma le (Rm 12,21)

    Benedetto XVI

    2006, Nella verità, la pace
    2007, La persona umana, cuore della pace
    2008, Famiglia umana, comunità di pace
    2009, Combattere la povertà, costruire la pace
    2010, Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato
    2011, Libertà religiosa, via per la pace
    2012, Educare i giovani alla giustizia e alla pace
    2013, Beati gli operatori di pace.

    (Rivista di teologia morale, 179, luglio-settembre 2013)