23 maggio: Beatificazione di Mons. Oscar A. Romero

    Pensieri e consigli

    Oscar A. Romero

     

    La preghiera

    «Tutti noi che predichiamo la verità del Vangelo, subiamo le stesse conseguenze che ha subito Cristo. L'oscurità non sopporta la Luce e cerca di spegnerla, come dice san Giovanni nel suo Vangelo. Mi dispiace vedere tanti cattolici che sono tali soltanto di nome e non di vita, capaci di tradire i loro stessi fratelli. Preghiamo per loro chiedendone la conversione. Nemmeno Gesù ha potuto evitare persone simili: nel suo gruppo ha avuto un Giuda.
    Il frutto delle sue preghiere è evidente: infatti in nessun altro modo se non per l'abbondante grazia del Signore ho sentito una grandissima forza morale. Appena mi sarà possibile verrò in quella santa casa per un ricco scambio d'impressioni e un bagno interiore di rinnovamento. Frattanto, ogni giorno spero che ci troveremo molto uniti nella preghiera, fonte sicura per alimentare il nostro servizio del Signore, come esercizio del nostro amore a Lui e alla sua Chiesa».

    «Sulla base della fede la supplico di restarmi vicino nella preghiera, affinché la luce del Signore s'intensifichi, nel grande compito di costruire il suo Regno», «e perché nel nostro peregrinare brilli la speranza cristiana che trasforma in gioia le difficoltà».

    «Il fatto che siamo uniti nella preghiera m'incoraggia, perché essa è fonte di speranza, che ci mantiene nell'equilibrio per analizzare serenamente le difficoltà».

    «Restiamo in comune preghiera, affinché Cristo Eterno Sacerdote conceda a tutto il clero dell'arcidiocesi un'azione pastorale che non si allontani mai dalla vera vocazione evangelica dell'uomo».

    «Nella Chiesa abbiamo tutti una missione grandissima. Ciascuno la svolge secondo le proprie possibilità personali. La preghiera è molto importante. Tutti noi che siamo immersi nell'attività costante ne abbiamo bisogno e abbiamo bisogno delle sue preghiere».

    «Voglio approfittare di questa opportunità per mandarvi un piccolo messaggio: la forza del Vangelo vi mantenga uniti, guardando gli uni alle necessità degli altri, condividendo gli uni con gli altri non soltanto il pochino che avete, ma soprattutto la vostra fede viva, in modo che quelli che si sentono un poco scoraggiati, vedendovi e ascoltandovi, riprendano coraggio per continuare a seguire Cristo, che in questi momenti è cosa così difficile: ma tanta difficoltà sia la prova della fede. Non serbate rancore a nessuno, per grande che sia il male che può aver arrecato alla comunità, ma piuttosto pregate affinché quella persona si converta, apra gli occhi e trovi la verità».

    «Cristo, Eterno Sacerdote, ci mantenga uniti attraverso la preghiera, anima di ogni apostolato».

    «Coraggio, padre, andiamo avanti fermi in una stessa fede, speranza e amore. Non siamo soli: il Signore è e sarà sempre con noi. Restiamo in uno stesso sentire con la Chiesa, in orazione costante, fermi al nostro posto di pastori».

    Parola, vita e sacramento

    «Le mando con grande piacere la Bibbia che mi ha chiesto. Faccia in modo di studiarla con rispetto e attenzione. La parola di Dio va presa sul serio e applicata alla vita. Vi troverà la via sicura per essere felice a questo mondo. Gesù nei Vangeli ci insegna come dobbiamo vivere noi figli di Dio. Cerchi di leggerla spesso e di condividerne la lettura con altre compagne, familiari e vicini. Cerchi orientamento col suo parroco»

    «Vi ringrazio per la bella lettera con cui mi manifestate il vostro sollievo per il fatto che la Chiesa attraverso la mia persona e il mio ministero veglia sulla porzione più amata dal Signore, ovvero i poveri. È il Signore Gesù a darcene l'esempio, infatti Egli è stato sempre disposto ad aiutare il misero e l'emarginato. Perciò, fratelli, vi invito a sforzarvi, in quanto famiglia cristiana, ad essere davvero un segno della grande famiglia dei figli di Dio, la Chiesa, che ha per missione il servizio dei fratelli».

    «Più importante della costruzione della cattedrale è la costruzione della Chiesa in ciascuno di noi. Tutti noi cristiani dobbiamo giungere a formare un vero tempio di adorazione nel servizio e nella dedizione agli altri, specie ai più poveri, sull'esempio di Gesù, nostro fratello maggiore. La cattedrale è un simbolo di unità, una chiamata a formare la Chiesa viva».148

    Partecipare alla messa
    «Su ciò che lei mi chiede riguardo all'ascoltare le mie omelie, devo dirle che se le è facile essere presente alla santa messa della sua parrocchia, questo ha più valore. Infatti la santa messa richiede la presenza della persona. Se è così, quello che lei può fare è scegliere un'ora per partecipare alla santa messa che sia diversa dalla celebrazione domenicale in cattedrale, se vuole ascoltare la mia omelia. Ma se le due cose avvengono contemporaneamente, deve sapere che parte della mia omelia domenicale viene ripetuta dalla radio Ysax, al lunedì, poco prima delle sei del mattino.
    Le chiedo di pregare molto e sempre il Signore per me, poiché soltanto la forza della preghiera può darmi il vero coraggio necessario per guidare il popolo di Dio con rettitudine».

    «La invito a restare sempre unita a Gesù nell'Eucaristia. Questa unione si noterà se sarà unita anche alle altre persone che frequenta.
    La prima Eucaristia che si è celebrata è stata nell'Ultima cena che Gesù ebbe con i suoi apostoli. Quel giorno Gesù dimostrò a tutti quanto è grande il suo amore verso di noi. Spezza il pane in segno di donazione agli altri, per condividere. Così ci vuole Lui: persone che si donano nel servizio degli altri senza attendere alcuna ricompensa. Ed è a questo che ci impegniamo quando facciamo la comunione.
    Ogni volta che si comunica, si ricordi che prende l'impegno di servire gli altri con amore».

    Studiare la parola di Dio
    «Sono contento che lei continui a partecipare alla comunità cristiana. In essa imparerà a vivere la comunione con la Chiesa locale, a condividere come ci insegna il Vangelo, a sentire con la Chiesa e con il popolo, a scoprire Cristo che ci chiama a seguirlo ogni giorno».

    «Riguardo al luogo in cui lavora, lei deve analizzare se l'aiuta o non l'aiuta a vivere cristianamente, o se è un ostacolo serio ad essere cristiano. Dobbiamo tenere come norma di vita Gesù, e i due comandamenti che Egli ci ha insegnato: amare Dio e amare il prossimo. Se un impiego che si occupa, per quanto ben remunerato, è di ostacolo a condurre una vita cristiana, bisogna lasciarlo e cercarne un altro.
    Legga i santi Vangeli. Vi troverà la forza necessaria e l'orientamento per vivere una vita più autenticamente cristiana».

    Ricorrere alla Vergine Maria
    «Le sono molto grato per la delicatezza di inviarmi lo scapolare che ha accluso alla sua bella lettera. La ringrazio ancora di più per le preghiere che, unite alle buone opere, saranno preziose agli occhi del Signore.
    Utilizzerò quel segno che è il suo scapolare con fiducia nella protezione della santissima Vergine, e ne approfitto per dirle che l'uso dello scapolare come uno dei segni della nostra "devozione popolare" non va accompagnato da una fede superstiziosa, poiché la superstizione è sgradita a Dio, ma serve invece a esprimere in modo semplice e popolare la nostra fede e fiducia nella Divina provvidenza e nell'intercessione di Maria».

    «Lodo il suo consapevole e perseverante atteggiamento di vegliare per il benessere dei più umili del popolo.
    Mentre si avvicina la venuta di Cristo, il massimo liberatore, ravviviamo la nostra fede e supplichiamolo con preghiera perseverante di salvare la patria dagli eccessi, affinché tutti noi salvadoregni siamo fedeli costruttori del suo Regno».

    Solitudine e solitudini

    Sofferenza che libera
    «Vedo dalle sue parole che conduce una vita molto disgraziata, rinchiusa in sé stessa. Quando una persona si chiude in sé stessa, non può essere felice, poiché il Signore ci ha creati come esseri capaci di comunicare con gli altri, a sua immagine e somiglianza. Dio non si chiude mai in se stesso.
    Dio si dà agli altri, e la prova più grande che ne abbiamo è che abbia donato il suo stesso Figlio per la salvezza degli altri. Vuole che facciamo esattamente lo stesso.
    La sofferenza che Cristo ha patito non lo ha reso disgraziato ma, al contrario, è stata il passo necessario per la risurrezione, vale a dire per la vita.
    Le consiglierei di cominciare seriamente a riflettere sulla sua vita. Lei è stata creata da Dio per essere felice. Non troverà questa felicità da sola, immergendosi nei suoi problemi. La troverà nella misura in cui scoprirà che ci sono altre persone che, come lei, a loro volta soffrono e hanno bisogno di lei, per trovare insieme un senso positivo alla loro vita.
    Dio non desidera mai un male per noi, né ci dimentica, ma è sempre disposto a perdonarci e a insegnarci come dobbiamo vivere. Legga il Vangelo con calma e cerchi di compenetrarsi nelle sue parole. Chieda al Signore di illuminarla, e si avvicini a persone che possano aiutarla. Veda se nella sua parrocchia ci sono Comunità cristiane e cerchi di prendervi parte».

    «Credo che la grande fiducia che lei ha nel Signore sia il mezzo più potente per far fronte alla situazione attuale, poiché quella fiducia, che è fede, ci dà la convinzione che Dio nostro Padre ci conosce e ci comprende, e che ci accetta come siamo quando guarda i nostri desideri di donarci a Lui.
    La sua fede cresca ogni giorno un po', e non si senta sola. Cristo ci accompagna e aiuta nelle nostre difficoltà, sebbene possa metterci alla prova per un periodo, a nostro beneficio».

    La solitudine che rende schiavi
    «È così giovane e ha già sofferto abbastanza. Non bisogna disperare. Tragga profitto dalle esperienze passate. Gli uomini molte volte non sono sinceri e cercano soltanto di soddisfare il proprio istinto. Ne tenga conto.
    Quanto al caso suo: lei si è allontanata dai suoi genitori e ritiene di averli ingannati dando retta a un uomo che non l'ha mai apprezzata. La donna può essere forte e coraggiosa. Guardi la Vergine Maria, una ragazza della sua età. È l'esempio della donna forte e coraggiosa che ha saputo trovare il suo posto e prendere una grande responsabilità nella vita.
    Non è mai tardi per ricominciare. Lei può rifarsi una vita. Torni accanto ai suoi genitori e ne segua i consigli. Un giorno incontrerà un uomo che l'amerà davvero e farà un focolare cristiano con lei. Le raccomando di leggere il Nuovo Testamento, dove troverà la strada per essere felice».

    «È per me motivo di gioia avere la riprova del fatto che in molti luoghi del nostro Paese vivono cristiani speranzosi, dediti al bene degli altri.
    Sono contento di sapere che in quel carcere è giunta la parola del Signore ed è stato un lampo di speranza nell'asprezza della reclusione. Continui a collaborare al benessere dei nostri fratelli detenuti.
    Esistono carceri molto più dure, come le carceri del nostro intimo. Il Vangelo ci esorta a infrangere quelle carceri. Attualmente c'è tanto carcere apparentemente senza sbarre: la fame, la miseria, lo sfruttamento. Il Vangelo secondo san Matteo, al capitolo 25, ci parla della nostra responsabilità di cristiani davanti a queste situazioni».

    La preghiera che libera
    «Mi dispiace che lei si trovi in quella triste situazione. Con grande piacere sono disposto ad aiutarla economicamente perché possa ottenere la libertà condizionata.
    Non si scoraggi. La schiavitù più forte è quella interiore, ed è questa a corrompere gravemente la vita propria e altrui. È questa schiavitù che deve preoccuparci. Il carcere, quando si è innocenti, non corrompe l'uomo nell'intimo, ma ne va tratto profitto per riflettere sulla propria esistenza, e se questa è conforme alla volontà di Dio, vale a dire al servizio dei fratelli.
    Il Vangelo dà una grande forza per vivere. Le raccomando di leggerlo e di riflettere spesso su di esso».

    «Colgo dalla sua lettera che si sta impegnando nelle visite in carcere. Le sono grato per il servizio che presta in un campo che amo particolarmente, e mi congratulo con lei che coltiva questa grande opera di misericordia. Anch'io sono sempre andato a visitare i detenuti, tutte le volte che ho potuto.
    La preghiera delle persone incarcerate è di grande aiuto e non va perduta. Bisogna aiutarli a comprendere che se si assumono la loro sofferenza con rassegnazione, offrendola e unendola al sacrificio di Cristo sulla croce, procureranno molte grazie per la Chiesa e molto bene per la società.
    Lei può mettere i condannati in contatto con Cristo tramite la sua parola di speranza e la sua presenza, tutte le volte che le sarà possibile. Gesù la ricompenserà per il fatto che lei l'abbia riconosciuto in uno di quei poveri».

    La malattia che ci resuscita
    «Le consiglio di sfruttare questo periodo di malattia per avvicinarsi di più al Signore. Legga il libro di Giobbe, nella Bibbia, e i Vangeli».

    «Offra tutti i suoi dolori per noi che siamo sulla prima linea della Chiesa. Resti sempre unita al Signore con la preghiera, e agli altri col servizio».

    «Quando si spende una vita nell'amore per Dio e per i fratelli che Egli pone sulla nostra strada, la morte non si attende con paura ma come un passaggio sicuro alla casa del Padre, dove ormai non esisteranno più disparità, ma saremo tutti una cosa sola nel Signore».

    «La malattia è un tempo di cui si può approfittare per riflettere più profondamente sulla nostra vita e sul senso che la permea, così come la si può anche associare alle sofferenze di Cristo per la salvezza di tanti fratelli, specie per la conversione di molti».

    «Non si scoraggi, il cristiano dev'essere un uomo forte, deve imparare a sperare contro ogni speranza; non deve arrendersi mai, perché anche quando veda l'impossibile dal punto di vista umano, la fede deve fare scoprire possibilità che soltanto il Signore può avverare in noi se ci presentiamo a Lui con una fede risoluta».

    Grano e zizzania

    «Ad arrecare la pace, a vincere le difficoltà, è il lavoro costante e onesto. Vada avanti sulla strada dell'onestà, da cristiano consapevole di seguire la parola illuminante di Gesù, e vedrà che chi le sta intorno verrà attratto dal suo esempio».

    «Tutte le volte che leggo nel Vangelo della compagnia e dell'aiuto che quelle pie donne davano a Gesù col loro amore grande e puro, penso che il Signore continua a ispirare altre pie donne di tutti i tempi affinché continuino ad accompagnare a aiutare con nobile affetto i suoi rappresentanti nel pascere la sua Chiesa.
    È un peccato che anche oggi, come ai tempi di Gesù, nascano le difficoltà, le rivalità, le ambizioni riguardo al suo Regno. Anche a me dispiace molto ciò che lei mi racconta, così addolorata, sui membri del consiglio parrocchiale. Ma non accontentiamoci di biasimare e rimuginare. Tenendo in conto che nella Chiesa di Cristo ci saranno sempre grano e zizzania, seguiamo il consiglio che Egli stesso ci ha dato per affrontare il male: pazientare, aspettando la conversione di coloro che non hanno fede e non lavorano per amore; e, al tempo stesso, dar loro buon esempio e pregare per loro.
    E io la prego di non ritirarsi definitivamente dalla Comunità. Se non la lasciano lavorare in modo materiale, ci sono molte altre cose da fare per forgiare sempre meglio lo spirito di fede, di speranza, di preghiera, di riflessione sulla parola di Dio. Ricordi che il tempio materiale conta meno dello spirito cristiano della Comunità. E sebbene il tempio sia necessario e Dio benedica quel lavoro, è più necessario il lavoro pastorale che un sacerdote non può fare da solo: deve contare su coloro che già hanno quello spirito».

    Spogliamoci della zizzania
    Troviamo nel Vangelo che Gesù dice a Nicodemo: «Se uno non rinasce dall'alto... da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio». E san Paolo ci dice: «Deponete l'uomo vecchio e rivestitevi dell'uomo nuovo», e con ciò vuol dirci di togliere dalle nostre vite le tante scorie che vi rimangono, per esempio l'egoismo, l'avidità, i vizi. Dunque ciò che dobbiamo fare è vivere i valori cristiani che sono l'unità, l'amore, la giustizia, il perdono, la condivisione, la benevolenza reciproca, l'attenzione, la diligenza; e in questo modo andremo rinascendo, quindi, rinnovandoci nell'intimo, facendo quel cambiamento esistenziale che il Signore ci chiede».

    «La calunnia è un male molto grave e purtroppo molte persone cadono in questo peccato. Gesù stesso, nella sua vita, è stato costantemente calunniato; Lui però non ha mai assunto un atteggiamento di rivalsa, ma piuttosto ha taciuto quando era necessario. La sua risposta alle calunnie è stata la sua stessa vita. Non gli hanno mai potuto imputare un peccato, e invece gli hanno visto condurre una vita di donazione illimitata, senza ambizioni o interessi egoistici. Una vita semplice, limpida, sempre amabile con tutti.
    Le consiglio di leggere continuamente il Vangelo. Contemplare la vita di Gesù le darà un grande aiuto. Coraggio! In questa vita non manca mai qualcuno che nelle nostre buone intenzioni scorge cattiverie che non ci sono. L'importante è che noi siamo capaci di amare anche coloro che ci offendono, e perdonarli, come il Signore perdona noi».

    Conversione

    «Sono lieto di notare nella sua lettera la preoccupazione che tutti i salvadoregni siano davvero fratelli. È la preoccupazione di tutta la Chiesa; per questo essa parla annunciando come dobbiamo vivere secondo la parola di Dio, e denunciando tutto ciò che si oppone al piano divino. Ne deriva una chiamata alla conversione: dobbiamo cambiare il nostro modo egoistico di vivere e di pensare, per mettere tutte le nostre capacità al servizio degli altri, specie dei più poveri».

    Non disperare
    «Non si scoraggi. Le crisi sono buone, infatti aiutano a chiarire l'ideale e la profondità della donazione a Cristo. L'importante è trarre profitto da tutto ciò che la vita ci propone, positivo o negativo che sia. L'importante è essere disposti a vivere il Vangelo con tutta la fedeltà di cui siamo capaci, con autenticità».

    «Riguardo al favore che mi chiede, ovvero parlare col generale Romero affinché le dia un aiuto economico, non credo che avrà alcun effetto. Non ho con lui un'amicizia tale da indurlo a soddisfare una richiesta del genere. "Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do", dice san Pietro a un invalido che gli chiede aiuto sulla soglia del tempio. Con la presente le mando un assegno, spero che l'aiuterà nella sua situazione.
    Cerchi di non disperarsi per il suo problema. Non lasci che siano i nervi a governare la sua situazione. Con pazienza e tranquillità si trovano soluzioni più adeguate. Pensando a togliersi la vita non migliorerà il suo problema, e invece i suoi figli soffriranno moltissimo. Cerchi di trovare una casa più economica, di organizzare meglio le sue entrate. Vada dal parroco e gli faccia sapere il suo problema. Non si lasci vincere dalla disperazione. È il nostro stesso peccato che ci rende infelici. Dio vuole che siamo felici. Egli ci ama ed è sempre pronto a perdonarci. E quando noi cominciamo a cercare il regno di Dio e la sua giustizia, tutto il resto arriva in aggiunta. Coraggio!».

    Non guardarsi indietro
    «Le dico che Gesù ci invita a guardare avanti e non indietro. "Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è degno di me".
    Del passato si occupa Dio. Non importa quanto sia stato buio. Egli ci ha salvato col suo sangue. Non per i nostri meriti, ma per i suoi. Quindi, dobbiamo guardare avanti. Ciò che è alle nostre spalle è nelle mani di Dio. Egli le vuole molto bene, e conta su di lei per molte cose. Può fare molto bene. Guardi i suoi peccati con umiltà. Si confessi e faccia la comunione. Faccia dell'apostolato. Coraggio! E avanti! Il suo parroco l'aiuterà a orientarsi».

    «A proposito del suo problema voglio dirle che Dio è nostro Padre che ci ama, e che, conoscendoci, inoltre ci perdona. Dio vede la sua conversione, ed è questo che importa. Pertanto lasci il passato nelle mani di Dio.
    La vita apostolica e il lavoro pastorale che lei svolge è già una buona penitenza. Continui! Ricordi che ormai non deve più dire a nessun altro questa questione, visto che è già nelle mani di Dio».

    «Chi comincia a camminare non deve fermarsi. L'importante è rialzarsi e proseguire. In questo nuovo percorso abbia molto presente la parola di Dio. Le darà la forza per proseguire con entusiasmo e fortezza, le indicherà la strada migliore. Se un giorno passerà in arcivescovato sarò contento di regalarle una Bibbia».

    «Quel che ora conta è che lei vuole correggersi, ed è davvero un gesto apprezzabile. Non viviamo per dichiararci sconfitti. Siamo chiamati a valutare perché ci sono state mancanze, e come devono essere evitate in futuro.
    Pensi che anzitutto lei deve rafforzarsi nella virtù, perfezionarsi come donna cristiana, dimostrare a chi ha esagerato le sue piccole mancanze che lei si avvia a una vita cristiana più seria e responsabile. Che vuole essere artefice consapevole di un destino davvero meritevole.
    Lasci stare le dicerie e s'incammini verso la sua meta di moglie esemplare, senza concedersi di giocare con fidanzamenti inconsistenti».

    Guardare avanti
    «Può darsi che la via che percorriamo, oltre che sofferenza, ci richieda umiltà, pazienza e maggior conversione, ma se quel percorso ci porta verso Gesù non dobbiamo scoraggiarci, bensì vivere la nostra speranza nella nostra vita concreta, con fede in Colui che è l'unico a poter soddisfare totalmente le nostre ansie».

    (da: «La Chiesa non può stare zitta». Scritti inediti 1977-1980, a cura di Jesús Delgado, EMI 2015, passim)